Novità fiscali del 4 giugno 2010: per le società di comodo il contratto d’affitto ne dimostra operatività; prestazioni generiche: quando i servizi italiani sono imponibili IVA in altro paese Ue; operazioni intracomunitarie: disponibile il software gratuito per presentare i modelli Intra enti non commerciali; San Marino abolisce le società anonime; contenzioso tributario: sospensione ridotta, subito nel merito; controllo dei pagamenti: limite all’utilizzo dei contanti comunicazioni telematiche; pasti e bevande: IVA non detratta è costo deducibile; compilazione del modello F24: Agenzia delle Entrate risponde a quesiti in materia di controllo delle compensazioni IVA

 






 


Indice:


 


1) Per le società di comodo il contratto d’affitto ne dimostra operatività


 


2) Prestazioni generiche: Quando i servizi italiani sono imponibili Iva in altro paese Ue


 


3) Operazioni intracomunitarie: Disponibile il software gratuito per presentare i modelli Intra enti non commerciali (intra 12 e intra 13)


 


4) San Marino abolisce le società anonime


 


5) Fondi di investimento: Si versa in tre volte l’imposta straordinaria


 


6) Contenzioso tributario: Sospensione ridotta, subito nel merito


 


7) Procedura fallimentare: Tempi stretti


 


8) Controllo dei pagamenti: Limite all’utilizzo dei contanti comunicazioni telematiche


 


9) Pasti e bevande: L’Iva non detratta è costo deducibile, superata l’interpretazione dell’art. 99 del Tuir


 


10) Modello F24 EP (Enti Pubblici) modificato dal provvedimento del 03/06/2010


 


11) Compilazione del modello F24: l’Agenzia delle Entrate risponde a quesiti in materia di controllo delle compensazioni Iva e ad altri quesiti


 


 


1) Per le società di comodo il contratto d’affitto ne dimostra operatività


Per le società di comodo il contratto d’affitto ne dimostra operatività: In tali casi è determinante il reale contenuto dell’accordo.


In merito alla problematica della presunzione di non operatività (art. 30 della Legge n. 724/1994), la presenza di un contratto di affitto di un immobile costituisce una idonea condizione per vincere la presunzione “di società di comodo” (Commissione Tributaria di Perugia, sentenza n. 88/08/2010 depositata il 5 marzo 2010).


Riguardo la disciplina delle società di comodo stanno arrivando molti atti di accertamento per i soggetti che non si sono adeguati ai valori minimi richiesti.


L’Agenzia delle Entrate (circolare n. 5/E/2007) ritiene che la disciplina delle società non operative ha finalità antielusive.


E’ impugnabile il  diniego alle società di comodo


La Commissione Tributaria Regionale di Bari, con la sentenza n. 71 del 11 maggio 2010, ha stabilito che il diniego opposto dall’ufficio all’istanza di interpello con cui il contribuente chiede la disapplicazione della disciplina delle società di comodo è impugnabile in Commissione tributaria.


Secondo la citata Commissione Tributaria tale atto è comunque coattivo. Peraltro, la procedura della presentazione dell’istanza di interpello, a parere delle Entrate, è obbligatoria se il contribuente intende sottrarsi agli obblighi derivanti dalla disciplina delle società di comodo.


 


 


2) Prestazioni generiche: Quando i servizi italiani sono imponibili Iva in altro paese Ue


Niente Iva sui servizi resi da una società italiana nei confronti d’una ditta spagnola che affitta, tramite Internet, alloggi turistici nel nostro Paese.


Le attività di consulenza svolte dall’impresa italiana, infatti, come ha chiarito la Risoluzione 48/E del 2010 emessa dall’Agenzia delle Entrate, pur avendo relazione con gli immobili di proprietà della società spagnola non residente si considerano “prestazioni generiche” per l’assenza d’un legame “concreto ed effettivo” con il bene immobile.


Pertanto, sui servizi resi alla società spagnola non si applica l’Iva in Italia non rientrando queste prestazioni tra le attività che derogano al principio della territorialità valido in ambito comunitario.


 


 


3) Operazioni intracomunitarie: Disponibile il software gratuito per presentare i modelli Intra enti non commerciali (intra 12 e intra 13)


Tutto pronto per la presentazione dei modelli Intra 12 e Intra 13 che vanno utilizzati dal 01 giugno 2010.


Sono, infatti, scaricabili dal sito dell’Agenzia delle Entrate i software per la compilazione.


INTRA 12 (attività istituzionale)


Questo modello va inviato telematicamente dagli enti non soggetti Iva e agricoltori esonerati, che devono presentare la dichiarazione mensile per gli acquisti intracomunitari di beni e servizi.


Il modello INTRA 12 deve quindi essere utilizzato dagli enti, dalle associazioni, non soggetti passivi d’imposta, e dai produttori agricoli, che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni oltre il limite di 10.000 euro.


In sostanza, deve essere utilizzato per gli acquisti di beni e servizi effettuati nell’ambito della propria attività non commerciale (istituzionale).


INTRA 13 (attività istituzionale)


Questo modello deve essere presentato, in via telematica, dagli enti e dalle associazioni e dalle altre organizzazioni che non sono soggetti Iva, per dichiarare le singole operazioni di acquisto intracomunitario e quelle effettuate nell’anno.


In particolare, il modello INTRA 13 deve essere utilizzato dagli enti, non soggetti Iva, che intendono effettuare acquisti intracomunitari di beni soggetti ad imposta. Fino al raggiungimento del limite di 10.000 euro.


Infatti, tali soggetti, che non hanno optato per l’applicazione dell’Iva in Italia su tali acquisti ai sensi dell’art. 38, comma 6, del D.L. n. 331 del 1993, devono dichiarare, all’ufficio competente in relazione al domicilio fiscale e anteriormente all’effettuazione di ogni acquisto intracomunitario, l’ammontare dell’acquisto in corso nonché l’ammontare complessivo degli acquisti effettuati nell’anno.


Peraltro, al superamento del limite di 10.000 euro, al solo fine del pagamento in Italia dell’Iva sugli acquisti intracomunitari di beni, è necessario richiedere l’attribuzione del numero di partita Iva mediante la presentazione del modello anagrafico AA7.


Disciplina acquisti intracomunitari


Anche gli enti non commerciali devono applicare il sistema dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”), senza che rilevi il fatto che i beni o i servizi acquisiti siano utilizzati per lo svolgimento di attività istituzionali o di attività commerciali.


Tuttavia l’applicazione del reverse charge differisce nei suoi effetti sostanziali a secondo che avvenga nell’ambito dell’attività commerciale ovvero istituzionale.


Attività commerciale


Un ente non commerciale quando acquista, nell’ambito della propria attività commerciale, servizi dall’estero deve emettere autofattura (o, integrare la fattura d’acquisto con l’iva italiana) e annotare tale documento nel registro acquisti e in quello delle vendite. In tal modo l’IVA su acquisti si compensa con l’IVA su vendite.


Deve poi presentare il modello INTRA “generico” ad es. per i servizi “generici” deve presentare il modello INTRA 2 quater.


Attività istituzionale


Se, invece, il servizio è acquistato in relazione all’esercizio dell’attività attività istituzionale, l’ente deve adempiere agli obblighi di registrazione, dichiarazione e versamento dell’imposta.


In particolare, lo stesso deve annotare la fattura emessa dal prestatore UE nella contabilità istituzionale come costo.


Inoltre, deve emettere autofattura  e annotarla in un apposito registro Iva tenuto e conservato a norma dell’art. 39 del DPR n. 633/1972.


A tale documento dovrà essere, poi, attribuita una distinta numerazione rispetto a quella assegnata alle fatture relative alle operazioni “commerciali”. L’ente è, poi, tenuto a versare cumulativamente, entro la fine del mese, l’imposta relativa a tutti gli acquisti registrati nel mese precedente.


Entro lo stesso periodo, l’ente deve, poi, presentare, in via telematica, all’Amministrazione finanziaria una dichiarazione (modello INTRA 12) concernente gli acquisti di servizi registrati nel mese precedente.


Viceversa, per tali acquisti effettuati nell’ambito della sola attività istituzionale non dovrà essere presentata la dichiarazione annuale IVA.


 


 


4) San Marino abolisce le società anonime


San Marino fa un altro passo avanti per uscire dall’elenco dei Paesi black list.


Il 02 giugno scorso la Repubblica del Titano ha, infatti, abolito tutte le disposizioni di legge riguardanti le società anonime: Entro il 30 settembre 2010 dovranno rendere nominative le azioni.


Entro il 30 novembre 2010 diventeranno a tutti gli effetti società per azioni.


Il provvedimento punta a garantire una maggiore trasparenza degli assetti societari e quindi un migliore controllo del sistema delle imprese.


 


 


5) Fondi di investimento: Si versa in tre volte l’imposta straordinaria


L’art. 32 del D.L. n. 78/2010 ha ridotto al 5% l’imposta straordinaria dovuta dai fondi immobiliari familiari e/o a ristretta base partecipativa.


La misura originaria era dell’8%.


L’imposta dovrà essere versata dalla Società di gestione del risparmio qualora il fondo non possieda le caratteristiche tipiche del prodotto collettivo del risparmio.


 


 


6) Contenzioso tributario: Sospensione ridotta, subito nel merito


La manovra correttiva è intervenuta anche sulle cosiddette misure cautelari disciplinate dall’art. 47 del D.Lgs. n. 546/1997.


Anche se accolta dalla commissione tributaria provinciale la sospensione della riscossione in pendenza di giudizio non potrà superare i 150 giorni. L’accoglimento della sospensione abbrevierà anche i termini del processo tributario.


Il giudice di primo grado, infatti, con il provvedimento che accoglie l’istanza di sospensione, dovrà fissare la data dell’udienza di trattazione della vertenza che non potrà superare i successivi 30 giorni.


 


 


7) Procedura fallimentare: Tempi stretti


Tra le misure contenute nel D.L. n. 78/2010 (manovra correttiva) vi è la riduzione dei tempi per la comunicazione dei dati agli enti pubblici da parte del curatore fallimentare.


Per comunicare gli estremi della procedura i curatori avranno, infatti, 15 giorni di tempo decorrenti dall’accettazione dell’incarico.


Per effettuare la comunicazione gli stessi dovranno utilizzare il modello “ComUnica”.


 


 


8) Controllo dei pagamenti: Limite all’utilizzo dei contanti comunicazioni telematiche


La manovra correttiva (D.L. n. 78/2010) con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 31.05.2010), é subito entrata, almeno per quanto riguarda alcuni provvedimenti, mentre taluni altri sono stati posticipati dal 1° luglio 2010.


Sul fronte fiscale si è avuta la nota stretta sui pagamenti in contanti che superano i 5.000 euro, la fattura telematica per importi da 3.000 in su, il nuovo redditometro che andrà a misurare la capacità contributiva mediante nuovi indici correlati al nucleo familiare, la ritenuta di acconto del 10% operata dalle banche sui bonifici per spese soggette al 36% o 55% e molto altro ancora. 


Vengono innanzitutto aggiornate le disposizioni sull’accertamento sintentico o redditometro, che analizza le spese sostenute per auto di lusso, barche, iscrizioni a club esclusivi, leasing di beni di lusso, ecc, oppure avvalendosi di una metodologia di stima del reddito individuale basata su elementi significativi per il gruppo familiare di appartenenza.


Per quanto riguarda poi le case “fantasma”, il decreto prevede che i titolari di fabbricati non censiti, individuati attraverso la mappatura fotografica del territorio, debbano denunciare l’immobile e farlo accatastare entro il 31 dicembre 2010.


In materia di antiriciclaggio, la soglia di tracciabilità del contante, sopra la quale è obbligatorio effettuare pagamenti di beni o servizi con assegni non trasferibili, bonifici o altre modalità di pagamento bancario, postale, o mediante sistemi di pagamento elettronico, scende da 12.500 a 5.000 euro, adeguandosi alle disposizioni comunitarie.


Confermato anche, come già trapelato dalle prime indiscrezioni, il potenziamento dei Comuni alla lotta all’evasione fiscale: gli enti locali con più di 5mila abitanti devono costituire, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Consiglio tributario, che ha il compito di segnalare ad Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e INPS gli elementi utili per integrare quanto dichiarato dal contribuente al fine di far emergere maggiori imponibili fiscali e contributivi.


L’ammontare della quota spettante ai Comuni dalla lotta all’evasione, inoltre, viene innalzata dal 30 al 33% delle maggiori somme riscosse, con l’aggiunta delle sanzioni civili, applicate sui maggiori contributi, che vengono riscosse.


Tra gli altri punti figurano: il potenziamento dei processi di riscossione dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS; una ritenuta a titolo di acconto sui bonifici disposti da chi sostiene spese per le quali spettano le detrazioni in dichiarazione dei redditi (ad es., le ristrutturazioni edilizie che danno diritto alla detrazione del 36% delle spese sostenute), con l’obiettivo di utilizzare in ottica antielusiva il contrasto di interessi tra chi fornisce e chi usufruisce di servizi o cessioni di beni; allineamento alle direttive OCSE in materia di transfer pricing attraverso più trasparenza da parte del contribuente e maggiore speditezza nei controlli, nel rispetto dello Statuto del contribuente; misure sulle compensazioni, per cui dal 1° gennaio 2011 i crediti relativi alle imposte erariali non potranno più essere compensati in presenza di ruoli erariali per cui è scaduto il termine di pagamento; razionalizzazione delle disposizioni relative all’accertamento nei confronti dei soggetti che aderiscono al consolidato nazionale; fiscalità di vantaggio per il Sud, in base alla quale viene trasferito alle Regioni il potere impositivo in materia di IRAP per le nuove imprese; vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari alle aziende appartenenti alle reti di imprese riconosciute.


Limiti al contante


Le misure cardine sono tre: una maggiore tracciabilità del denaro con riduzione dell’uso del contante (il limite si riduce da 12.500 a 5mila euro) e di tutti i mezzi di pagamento (assegni bancari e circolari) che, in qualche modo, complicano l’identificazione delle parti coinvolte in un’operazione commerciale e un incremento degli obblighi di comunicazione da parte di operatori economici, intermediari finanziari e semplici cittadini nei confronti del fisco e di tutta la pubblica amministrazione.


Niente più pagamenti in contanti per importi superiori a 5mila euro.


Tutte le transazioni operate da aziende, professionisti o cittadini dovranno rispettare questa nuova soglia dalla data di entrata in vigore del decreto legge. La norma interessa anche gli assegni bancari e postali, se emessi con un importo a partire da 5mila euro, dovranno riportare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.


Anche il saldo dei libretti bancari o postali al portatore non potrà essere pari o superiore a 5mila euro: se di importo superiore i libretti devono essere estinti dal portatore, oppure il loro saldo deve essere ridotto al di sotto della soglia entro il 30 giugno 2011.


Operazioni sospette


Vengono considerati come elementi di sospetto il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante, anche se non in violazione della soglia massima di 5.000 euro, mediante operazioni di minore importo ma ripetute (c.d. operazioni frazionate).


Pertanto a fronte di una fattura di 12mila euro non sarà possibile aggirare il divieto andando a frazionare il pagamento in tre tranche di 4mila euro ciascuna.


Sotto questo profilo l’operazione di importo pari o superiore a 5mila euro se regolata con assegno sarà sempre tracciabile e dal momento in cui il titolo verrà presentato in banca per essere liquidato.


La banca, inoltre, rileverà con modalità informatiche l’operazione, per andarla poi a comunicare all’anagrafe tributaria.


Quindi il dato sarà disponibile al fisco che lo potrà utilizzare in successivi accertamenti.


Se l’operazione effettuata riguarda un acquisto di beni tra operatori economici con emissione di fattura, sarà segnalata al fisco in modo telematico con la nuova comunicazione Iva prevista dalla manovra.


Così potrà essere incrociata con la segnalazione della banca. Da questo incrocio (supportato eventualmente da ulteriori rilievi contabili) potrebbe scaturire un meccanismo che fa scattare sulle parti sanzioni amministrative e, in alcuni casi, anche penali.


Operazioni con paesi a fiscalità privilegiata


Altra novità, introdotta dal D.L. 40/2010, già convertita definitivamente nella Legge 73 del 22/05/2010 è la comunicazione telematica alla Agenzia entrate delle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata (c.d. black-list).


Si tratta di un intervento volto a limitare le possibilità di evasione attraverso l’utilizzo di strutture localizzate in paesi a bassa fiscalità, o che comunque non garantiscono un adeguato scambio di informazioni con le amministrazioni finanziarie di altri stati.


I Paesi black-list sono quelli individuati dai decreti 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001.


Il modello con le relative istruzioni per la comunicazione sarà approvato dall’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 29 maggio 2010.


I dati del soggetto estero che dovranno essere comunicati sono, in ogni caso, già delineati dal decreto: Si tratta del codice fiscale (o identificativo), della denominazione, del domicilio fiscale, dell’importo delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento e dell’imposta sul valore aggiunto riferita alle operazioni imponibili.


I periodi di riferimento sono individuati nel mese o nel trimestre, secondo gli stessi criteri già previsti per la periodicità delle comunicazioni dei modelli Intrastat.


Le comunicazioni dovranno essere inviate entro l’ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento, quindi il primo invio scadrà il prossimo 31 agosto 2010 per i contribuenti mensili e il prossimo 31 ottobre 2010 per i contribuenti trimestrali.


Fatture telematiche


Sempre sotto il profilo della tracciabilità, il decreto rinvia ad un provvedimento della Agenzia delle Entrate che individuerà le modalità e i termini per le comunicazioni telematiche della operazioni rilevanti ai fini Iva di importo non inferiore a 3.000 euro.


Si tratterebbe, forse, di un nuovo elenco clienti/fornitori telematico, riguardante le operazioni rilevanti ai fini Iva; in caso di omissione di tale nuova comunicazione, ovvero con dati incompleti o inesatti, si applicherà una sanzione da 258 a 2.065 euro.


Tracciabilità delle operazioni intracomunitarie


La manovra introduce nuovi tasselli negli interventi di contrasto alle frodi Iva internazionali.


I soggetti che intendono effettuare operazioni con altri paesi della Ue dovranno prima comunicare la loro volontà nella dichiarazione di inizio attività e il Fisco potrà negare loro l’operatività entro 30 giorni dal rilascio della partita Iva.


Le novità non hanno una decorrenza specifica e saranno quindi immediatamente applicabili dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.


 


 


9) Pasti e bevande: L’Iva non detratta è costo deducibile, superata l’interpretazione dell’art. 99 del Tuir (rilievi critici contenuti nella circolare della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro)


L’Iva concernente alberghi e ristoranti non detratta per mancanza della fattura, ma documentata da scontrino o ricevuta fiscale, si cumula con il costo e, come tale, è deducibile sia ai fini delle imposte sui redditi, sia ai fini dell’Irap.


L’agenzia delle entrate con la recente circolare n. 25 del 19 maggio 2010, ha affrontato nuovamente la specifica questione fornendo alcuni condivisibili chiarimenti aggiuntivi e per certi versi rettificativi rispetto al passato.


La rivisitazione della problematica da parte dell’Agenzia va accolta con favore (come rilevato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro con la circolare n. 09 del 03 giugno 2010) poiché di fatto fornisce, seppure indirettamente, una interpretazione della disposizione contenuta nell’articolo 99, comma 1 del Tuir, laddove prevede che “Le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione”.


Quest’ultimo passaggio viene ritenuto (dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro) non applicabile nel caso di specie poiché la rivalsa (anche facoltativa), non è riferibile all’Iva, posto che per questa imposta vi è strutturalmente solo la possibilità di detrazione e non anche l’obbligo (art. 19 del DPR n. 633/1972 e Direttiva 2006/112/Ce.).


Ha suscitato, invece, ancora qualche perplessità l’affermazione conclusiva dell’Agenzia laddove ritiene che: “Diversamente, non può costituire un costo inerente all’attività esercitata e, conseguentemente, non è deducibile dal reddito, l’IVA documentata mediante fattura e rimasta a carico dell’impresa ovvero del professionista a causa del mancato esercizio del diritto alla detrazione.”.


Non è del tutto chiaro (ha osservato la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro) per quale motivo l’iva non detratta in presenza di fattura non possa costituire, se capitalizzata sul costo, un componente negativo rilevante ai fini fiscali, dato che l’art’art. 19, comma 1, del DPR n. 633/1972 sancisce “il diritto alla detrazione dell’imposta”, e non un obbligo.


Ciò posto, e considerato quanto sopra esposto relativamente all’autonoma “valutazione” del contribuente circa la scelta di “convenienza economica” in ragione del “maggior risultato economico possibile”, è ragionevole ritenere (come rilevato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro) sussistere il rischio di un differente trattamento fiscale anche in violazione del principio costituzionale di uguaglianza, solo in ragione della diversa documentazione probatoria della spesa sostenuta, sia essa ricevuta fiscale o fattura.


Peraltro, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha sottolineato che l’Agenzia per giustificare la deducibilità redditi e Irap dell’iva non detratta, rimanda a scelte organizzative dell’impresa in base alla convenienza economica di ognuna.


Premesso ciò, non è sembrato che l’Amministrazione finanziaria possa entrare nel merito della scelta sostituendosi all’imprenditore e sindacare la convenienza o meno di non detrarre l’Iva ancorchè documentata da fattura e conseguentemente disconoscere la deducibilità del costo.


Sul punto la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro auspica una ulteriore riflessione da parte dell’Agenzia delle Entrate.


(Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, circolare n. 09 del 03 giugno 2010)


 


 


10) Modello F24 EP (Enti Pubblici) modificato dal provvedimento del 03/06/2010


Parte dal 1° luglio 2010 la nuova edizione del modello di versamento utilizzato da amministrazioni dello Stato ed enti pubblici per il versamento delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, nonché sui redditi di lavoro autonomo, che ne prevede l’impiego anche per i contributi e premi dovuti a enti previdenziali (Inps e Inpdap) e assicurativi (Inail).


Il modello di versamento F24 “enti pubblici” (F24 EP), modificato con Provvedimento del 03/06/2010, è utilizzato dagli enti ed amministrazioni per il versamento dell’IRAP, delle ritenute alla fonte, di altri tributi erariali, dei contributi assistenziali, previdenziali e dei premi assicurativie di altri tributi erariali.


Per la compilazione del modello F24 EP può essere utilizzato l’apposito software e la trasmissione del modello potrà essere effettuata direttamente dagli enti pubblici attraverso i canali telematici Entratel o Fisconline.


Gli enti di cui alla tabella A allegata alla legge n. 720/84 possono provvedere alla trasmissione telematica anche tramite i propri tesorieri, i quali sono tenuti a utilizzare il canale Entratel.


In particolare, i tesorieri già registrati al servizio telematico Entratel con tipo utente “F10” provvedono alla presentazione telematica dei modelli di versamento “F24 EP” utilizzando le credenziali di accesso ad essi attualmente attribuite. I tesorieri non registrati a Entratel richiedono l’abilitazione all’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente in base alla propria sede legale, utilizzando il modello disponibile a partire dal 15 novembre 2007 sul sito http://telematici.agenziaentrate.gov.it, nel quale dovranno specificare il nuovo tipo utente “F40” appositamente istituito. I tesorieri registrati a Entratel con tipo utente diverso da “F10” chiedono al predetto ufficio locale dell’Agenzia, utilizzando la medesima modulistica sopra richiamata, la necessaria variazione del tipo utente in “F40” al fine di aggiungere agli attuali requisiti di trasmissione la possibilità di inviare i modelli “F24 EP”. Per le attività di trasmissione telematica dei modelli “F24 EP” non è ammesso, per i tesorieri, il ricorso a società di servizi o altri soggetti intermediari.


Le ricevute di versamento saranno rese disponibili in formato elettronico nel “Cassetto fiscale”, accessibile dal sito internet dei servizi telematici dell’Agenzia, in modo da rendere rapidamente disponibile un documento valido per dimostrare l’avvenuto versamento.


(Agenzia delle Entrate, nota del 03 giugno 2010)


 


 


11) Compilazione del modello F24: l’Agenzia delle Entrate risponde a quesiti in materia di controllo delle compensazioni Iva e ad altri quesiti


Su come compilare il modello F24 in caso di compensazioni Iva e non solo è nuovamente intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29/E del 03 giugno 2010, atta a chiarire, con domande e risposte, alcuni dei dubbi relativi alla predisposizione della delega di pagamento.


La prima parte del documento fornisce istruzioni per procedere correttamente all’indicazione dei dati nei casi particolari di compensazione dell’Iva, come nell’ipotesi di adesione al regime di tassazione di gruppo o in presenza di operazioni straordinarie; la seconda parte affronta, invece, ulteriori problematiche.
Per accedere alle compensazioni è necessario presentare un F24 senza errori.


Controllo delle compensazioni Iva


Diverse le precisazioni in merito alle novità, introdotte dal D.L. 78/2009, sulle compensazioni di crediti Iva:


ai fini del raggiungimento dei limiti di 10mila e 15mila euro (come già chiarito con la circolare 1/2010) non si tiene conto delle compensazioni interne se la loro esposizione nel modello F24 è solo una modalità alternativa per esercitare la detrazione, evidenziabile nella dichiarazione annuale. Pertanto, rilevano nel computo le compensazioni in cui il credito utilizzato è relativo a un periodo successivo a quello del debito, per le quali non c’è la possibilità di indicazione nella dichiarazione.


Il codice identificativo 62 (soggetto diverso dal fruitore del credito) va utilizzato soltanto nelle ipotesi in cui il credito utilizzato non risulti dalla dichiarazione dell’utilizzatore. Non rientrano pertanto in tale casistica, ad esempio, l’utilizzo, da parte della controllante in regime di liquidazione Iva di gruppo, del credito maturato dalle controllate (la circostanza risulta, infatti, nel quadro VY della dichiarazione annuale) e l’utilizzo, da parte del soggetto partecipante, del credito ricevuto per trasparenza dalla partecipata ed evidenziato nel quadro RU di Unico.


Il codice identificativo 61 (soggetto aderente al consolidato) va indicato anche quando il credito utilizzato dalla consolidante proviene (esclusivamente o prevalentemente) dalla posizione individuale della stessa consolidante; il suo codice fiscale, pertanto, andrà riportato sia nel campo “codice fiscale”, giacché utilizzatrice del credito, sia nel campo “codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”, in quanto cedente unica o della maggior parte del credito.


Inoltre, la precisazione già fornita con la risoluzione 286/2009, secondo cui, se il credito d’imposta della stessa natura è stato ceduto da più soggetti, deve essere indicato il codice fiscale di chi ha ceduto l’importo più elevato del credito, viene confermata anche per le ipotesi di crediti diversi.


I codici identificativi 61 e 62 vanno utilizzati dalla data di istituzione (22 dicembre 2009), indipendentemente dall’anno di riferimento dei crediti compensati.


Nei casi in cui sia necessario indicare nel modello F24 due diversi codici identificativi (possibilità non ammessa), andrà riportato quello più rilevante, tenendo presente che, per le compensazioni di crediti Iva, l’assenza dei codici 61 o 62 può determinare lo scarto della delega di pagamento.


Ulteriori chiarimenti


Sciolte anche le altre incertezze sulla predisposizione del modello:


Il codice identificativo 60 (“garante/terzo datore”) va utilizzato esclusivamente per il pagamento, da parte del garante, dell’importo richiesto a seguito della decadenza dalla rateazione per insufficiente, omesso o tardivo pagamento anche di una sola rata.


Dal 18 maggio 2010 (risoluzione n. 40/E), in caso di versamento rateizzato dell’Iva dovuta per adeguamento agli studi di settore (codice tributo 6494), deve essere compilato il campo “rateazione”, indicando il numero della rata in pagamento e quello complessivo delle rate.


I contribuenti che, in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, applicano l’imposta sostitutiva alle somme percepite per premi di produttività, possono effettuarne il versamento utilizzando, anche per i periodi d’imposta 2009 e 2010, il codice tributo 1816, già istituito per i compensi ricevuti, nel secondo semestre del 2008, a titolo di lavoro straordinario, supplementare e per incrementi di produttività.


le società e associazioni che utilizzano in compensazione il credito derivante dalla riattribuzione delle ritenute che residuano dopo lo scomputo dall’Irpef dovuta dai singoli soci o associati devono indicare, nel modello F24, in corrispondenza del codice tributo 6830 (credito Irpef derivante dalle ritenute residue riattribuite dai soci ai soggetti di cui all’articolo 5 del Tuir), quale anno di riferimento, l’anno d’imposta relativo alla dichiarazione dei redditi da cui il credito emerge.


Ad esempio, per le ritenute subite nel 2009, la società espone il credito nel rigo RX19 di Unico SP 2010, relativo al periodo d’imposta 2009; nel modello F24 in cui si utilizza il credito va riportato, quale anno di riferimento, il 2009.


 


 


Vincenzo D’Andò


 

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