Novità fiscali del 30 giugno 2010: ritenuta del 10% su bonifici per ristrutturazioni edilizie ed interventi di risparmio energetico; novità dell’accertamento fiscale sintetico spiegate dall’UNGDCEC;l’accertamento deve essere sempre motivato; socio accomandante di Sas: responsabilità limitata per i debiti nei confronti del fisco; compravendita di immobili e benefici IVA: conta il classamento catastale, non l’utilizzo; nuove norme processuali: doppiamente condannato il Fisco se negligente

 






 


Indice:


 


1) Ritenuta del 10% sui bonifici per ristrutturazioni edilizie ed interventi di risparmio energetico: Proroga vicina


 


2) Le novità dell’Accertamento fiscale sintetico spiegate dall’UNGDCEC


 


3) Fisco: L’accertamento deve essere sempre motivato


 


4) Socio accomandante di Sas: Responsabilità limitata per i debiti nei confronti del fisco


 


5) Compravendita di immobili e benefici IVA: Conta il classa mento catastale, non l’utilizzo


 


6) Pubblicato in G.U. il decreto attuativo degli aiuti di Stato


 


7) Nuove norme processuali: Doppiamente condannato il Fisco se negligente


 


8) Accesso semplificato alle leggi europee sulle successioni


 


 


1) Ritenuta del 10% sui bonifici per ristrutturazioni edilizie ed interventi di risparmio energetico: Proroga vicina


L’art. 25 (rubricato “Contrasto di interessi”) del D.L. n. 78/2010 (manovra correttiva) in corso di conversione in legge prevede che a decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane SPA effettueranno una ritenuta del 10% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per usufruire di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta.


Come è stato rilevato in dottrina “la norma in esame non è completa, essendo necessario attendere l’emanazione di un apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate”.


Questo di seguito è quanto  riporta il dossier del Senato di giugno 2010:


“La RT basa la sua quantificazione sui seguenti dati e ipotesi:


spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio per le quali spetta la detrazione di imposta, sostenute nell’anno 2008: 6 mld (sulla base dei dati provvisori delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nell’anno 2009);


percentuale di incremento della base imponibile dovuto all’emersione conseguente all’introduzione della norma: 20%;


entrata in vigore della norma: giugno 2010;


termine per l’agevolazione relativa agli interventi di ristrutturazione in base alla legislazione vigente: 2012;


percentuale delle spese che verranno comunque pagate tramite bonifico bancario, in assenza di una proroga dell’agevolazione: 25%;


percentuale IVA agevolata: 10 %;


aliquota media delle imposte dirette: 30%.


Si ottiene quindi una spesa complessiva pari a circa 7,2 mld, in relazione alla quale la ritenuta operata a titolo di acconto risulta pari a: 360 mln per il 2010, 720 per il 2011 ed il 2012 e 180 per il 2013 e 2014. Considerando poi gli effetti in termini di IVA e di IRPEF/IRES/IRAP, gli effetti complessivi della disposizione determinerebbero maggiori entrate pari a 354,5 mln per il 2010, 755,5 mln per il 2011 e 559,1 mln per il 2012, mentre per il 2013 sono calcolate minori entrate per 167,7 mln e per il 2014 minori entrate per 245,5 mln. L’allegato 7 riporta i medesimi dati, fermandosi all’anno 2013, su tutti e tre i saldi.


Al riguardo, con riferimento alla quantificazione indicata si rileva che l’incremento del 20% (rispetto agli importi risultanti per l’anno 2008) ipotizzato dalla RT quale recupero di base imponibile non appare sufficientemente motivato; l’entità di tale percentuale appare rilevante, in quanto è sulla base della stessa che viene individuato l’incremento di gettito atteso dall’introduzione della norma.


Sotto questo aspetto occorre sottolineare che la RT non chiarisce le motivazioni in base alle quali la norma dovrebbe provocare un’emersione della base imponibile, tenuto conto che si va ad incidere su pagamenti mediante bonifico bancario o postale, quindi già tracciabili. Contrariamente a quanto indicato nella rubrica della disposizione, infatti, quest’ultima non sembra introdurre nuove fattispecie di contrasto di interessi.


Si osserva poi che la RT tiene in considerazione unicamente i dati riguardanti le detrazioni per il recupero del patrimonio edilizio (e per questo motivo il recupero si interrompe nel 2012, sulla base della legislazione vigente), mentre la disposizione sembra interessare un più ampio spettro di fattispecie, dal momento che si riferisce “ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta” (sembrano rientrarvi, p. es., anche i pagamenti effettuati tramite bonifico in relazione a spese deducibili, come p. es. donazioni a onlus o spese sanitarie).


Appare inoltre opportuno acquisire chiarimenti in merito alle modalità applicative dell’obbligo di rivalsa, cioè se il beneficiario del pagamento sottoposto a ritenuta possa rivalersi solo al momento della liquidazione a saldo delle imposte sui redditi, ovvero anche in compensazione.


Si segnala infine che la norma in esame determina una riduzione della liquidità delle imprese e che tale elemento potrebbe indurre alcuni soggetti a muoversi nella direzione opposta a quella auspicata dalla norma, ovvero entrando (o rientrando) in un’attività sommersa.


In ultimo, si evidenzia la perdita di gettito per l’anno 2014, il quale non rientra nell’arco di tempo considerato dall’allegato 7”.


In attesa del provvedimento attuativo, proroga vicina per le ritenute sul bonus 36%


Resta al palo la ritenuta bancaria sui pagamenti per i lavori edili (detraibili al 36%).


L’adempimento, stabilito dall’art. 25 del D.L. n. 78/2010 per fare emergere il “nero” che si forma sui lavori di recupero, sarebbe dovuto partire il 1° luglio ma probabilmente slitterà a dopo l’estate.


Secondo quanto stabilito le banche e le Poste dovrebbero operare una ritenuta d’acconto pari al 10% sui bonifici, assicurando al Fisco di recuperare qualcosa e consentendo una maggiore tracciabilità dei compensi.


Nel caso di lavori svolti in condominio, la ritenuta del 10% si sommerebbe a quella del 4% effettuata dall’amministratore.


Abi e le associazioni di categoria interessate hanno chiesto una proroga poiché in atto non é stato ancora emanato il previsto provvedimento del direttore delle Entrate con le tipologie di pagamento e le modalità esecutive.


 


 


2) Le novità dell’Accertamento sintetico spiegate dall’UNGDCEC


L’art. 22 del D.L. n. 78/2010 (manovra correttiva) in corso di conversione in legge ha apportato rilevanti modifiche al funzionamento dell’accertamento sintetico, riscrivendo i commi quattro, cinque, sei, sette e otto dell’art. 38 del DPR 600/73


In merito, l’Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Salerno, nel documento del 15 giugno 2010, ha fornito la seguente disamina:


Dall’analisi dei contenuti della Manovra correttiva appaiono molte correzioni, attese da tempo, alla vecchia struttura dell’accertamento sintetico, mentre poche sono le vere e proprie novità, che da una prima lettura destano tante perplessità.


Il Decreto cancella definitivamente dall’art. 38 il riferimento al «reddito effettivo netto» del contribuente, sostituendolo con il «reddito complessivo» dello stesso.


Tale modifica, insieme con la previsione di deducibilità degli oneri e detrazioni, rende più equo il confronto tra il dichiarato e l’accertato.


Procedendo nel riesame dello strumento di accertamento il legislatore mette fine ai dubbi interpretavi sorti sul disposto dell’ormai abrogato comma 6.


Il precedente dettato normativo, infatti, limitava la prova contraria da parte del contribuente ai soli «redditi esenti o redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta».


Tale previsione è stata di fatto superata da una giurisprudenza che ha più volte allargato l’ambito delle prove a favore del contribuente.


Da più parti, però, si avvertiva la necessità di un disposizione normativa in merito.


Di qui la previsione del nuovo comma 1, nel quale si stabilisce definitivamente che la prova, addotta dal contribuente, potrà comprendere redditi «diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta … o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile».


Tra le più attese modifiche all’accertamento sintetico vi è sicuramente l’obbligo del contraddittorio preventivo.


Il nuovo comma 3 dell’art. 38, infatti, stabilisce che l’ufficio dovrà «invitare» il


contribuente a comparire prima di «avviare il procedimento di accertamento con adesione» previsto dall’art. 5 del D.Lgs 218/97.


Dalla lettura della norma sembra che l’invito a comparire sia una fase di natura quasi esclusivamente informativa, distinta da quella – successiva – dell’adesione, dove la pretesa impositiva sarebbe ormai già elaborata.


Di fatto l’invito a comparire, previsto dal nuovo art. 38, sembrerebbe molto più vicino alla procedura d’adesione prevista dall’art. 5 del D.Lgs 218/1997.


L’introduzione del contraddittorio non ha, però, modificato la natura di presunzione legale riconosciuta all’accertamento sintetico, presunzione divenuta più temibile in base alla nuova previsione del primo comma dell’art. 38.


Una delle novità introdotte dal Decreto è, infatti, la previsione di portata «generale» secondo cui la determinazione sintetica del reddito può avvenire sulla «base delle spese di qualsiasi genere»sostenute nel periodo d’imposta dal contribuente.


Scompare, quindi, il riferimento agli «elementi e circostanze di fatto certi», per lo più legati agli indici previsti nei decreti ministeriali, per far posto ad una «presunzione» di costante legame tra una qualsiasi spesa sostenuta e il reddito prodotto.


Preoccupa l’ampia portata del dettato normativo che, sul piano pratico, sembra non porre limite al tipo di spesa contestabile dal fisco, con un notevole aggravio per il diritto di difesa del contribuente.


In alternativa al principio generale, l’accertamento sintetico potrà sempre fondarsi sugli elementi di capacità contributiva indicati dagli appositi decreti ministeriali.


Dopo un lungo periodo di attesa, sembra essere giunta la fine degli indicatori e dei coefficienti previsti dal DM del 1992.


I nuovi elementi di capacità contributiva, che dovranno essere aggiornati ogni due anni, si fonderanno su un’analisi di «campioni significativi di contribuenti» e dovranno dare opportuna rilevanza al nucleo familiare dello stesso nonché alla sua localizzazione territoriale.


L’esperienza degli studi di settore dovrebbe, però, far riflettere sul connubio tra gli strumenti parametrici basati su calcoli statistici e la natura di presunzione legale ad essi normativamente riconosciuta.


Una più completa valutazione potrà, però, essere effettuata solo successivamente all’approvazione dei nuovi decreti.


Novità (invero poco attesa) riguarda la diminuzione dal 25% al 20% dello scostamento tra reddito sinteticamente determinato e reddito dichiarato, valevole ai fini della legittima emissione dell’accertamento.


Tale scostamento potrà sussistere anche solo per un periodo d’imposta. Termina quindi con il Decreto in commento l’annosa querelle, che ha interessato prassi e giurisprudenza, sulla consecutività o meno dei «due periodi d’imposta» precedentemente previsti.


La soluzione prevista dal legislatore però, non sembra risolvere l’obiezione secondo la quale le spese sostenute in un solo periodo d’imposta potrebbero avere natura «contingente» e, quindi essere lontane da una qualsiasi prova d’evasione.


Ulteriori preoccupazioni vengono dall’eliminazione delle modalità di accertamento nel caso di incrementi patrimoniali.


Sparisce la presunzione di formazione del reddito (che si presume sia stato posseduto per il sostenimento della spesa) per quote costanti nell’anno in cui la spesa è stata sostenuta e nei quattro precedenti.


É legittimo chiedersi come verranno «valutate», dinanzi alla nuova presunzione di sostenimento in un solo periodo d’imposta, uscite che, per loro natura, impongono una previsione di risparmio pluriennale.


Viene, infine, eliminata la possibilità per l’ufficio di procedere ad accertamento sintetico ove il contribuente non abbia ottemperato agli inviti di cui all’art. 32 co. 1 n. 2), 3) e 4) del DPR 600/73.


La nuova disciplina, che dovrà essere completata mediante l’emanazione di un apposito decreto attuativo, si applicherà a partire dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2009, con la conseguenza che, per il pregresso, continuerebbe ad operare l’art. 38 del DPR 600/73 nella versione ante D.L. 78/2010.


In merito, nel corso degli anni la giurisprudenza ha sempre sostenuto la natura procedimentale delle varie modifiche allo strumento di accertamento, rendendole applicabili, con le dovute tutele, retroattivamente.


(Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Salerno documento del 15 giugno 2010)


 


 


3) Fisco: L’accertamento deve essere sempre motivato


La giurisprudenza rafforza l’obbligo di rispettare le tutele a favore del contribuente.


Il diritto alla difesa deve essere garantito anche con l’accertamento; è necessario che questo sia fornito di una motivazione adeguata, coerente sulla base di ciò che viene contestato e delle disposizioni normative che l’Amministrazione finanziaria ritiene di applicare.


Se ciò non avviene l’accertamento è nullo. A ribadirlo sono state le pronunce di merito (C.T.P. di Milano, sentenza n. 126/2010), e di legittimità (Cassazione a sezioni unite n. 11722 del 15 maggio 2010, Cassazione n. 12249 del 19 maggio 2010 e n. 25197 del 30 novembre 2009).


Gli artt. 42 del Dpr 600/73, 56 del Dpr 633/72 e 52 del Dpr 131/86 prevedono che la motivazione dell’atto deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato. 


Secondo la Corte di Cassazione la motivazione dell’avviso risponde all’esigenza di rispettare i principi di informazione e collaborazione e deve garantire il pieno esercizio del diritto di difesa, giacché pone il contribuente, già dalla notifica del provvedimento, in condizione di contestarlo.


 


 


4) Socio accomandante di Sas: Responsabilità limitata per i debiti nei confronti del fisco


Il socio accomandante risponde al fisco pro quota. Qualora, tuttavia, non vi sia la prova dell’effettivo versamento di tale quota, il socio accomandante è tenuto a corrispondere al creditore una somma pari alla quota di capitale versato.


La Commissione Tributaria Provinciale di Torino con la sentenza n. 41/1/2010 ha deciso che il socio accomandante risponde dei debiti tributari della società nel limite massimo della quota di capitale versato o, in caso di impossibilità di provare l’avvenuto versamento, nel limite del capitale sottoscritto.
Con tale sentenza depositata la Commissione Tributaria Provinciale di Torino ha, quindi, stabilito che il socio accomandante risponde dei debiti della società solo nei limiti della quota conferita.


In particolare, per quanto riguarda l’IVA e l’IRAP (richieste nella cartella esattoriale alla SAS) il socio deve corrispondere pertanto al massimo la quota di capitale conferito.


 


 


5) Compravendita di immobili e benefici IVA: Conta il classa mento catastale, non l’utilizzo


Si applica l’aliquota IVA ridotta sulla compravendita di immobili accatastati dall’Agenzia del Territorio nella categoria A2 (pertanto, case di civile abitazione), indipendentemente dall’esistenza del vincolo alberghiero gravante sugli immobili al momento della stipula dell’atto.


Lo ha stabilito la Commissione Tributaria provinciale di Massa Carrara, con la sentenza n. 148 del 21 maggio 2010.


 


 


6) Pubblicato in G.U. il decreto attuativo degli aiuti di Stato


E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 146 del 25 giugno 2010, il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 febbraio 2009, recante “Criteri e modalità di funzionamento del Fondo per il finanziamento degli interventi consentiti dagli orientamenti U.E. sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficolà”.


Il Fondo é operativo, fino a esaurimento delle risorse, decorsi 10 giorni dalla pubblicazione in G.U..


Pertanto, dal 5 luglio 2010 sarà possibile per le società di capitali, medie e grandi imprese, in difficoltà economica e con i requisiti richiesti (punto 6 della delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica del 18 dicembre 2008, n. 110), presentare domanda di accesso al contributo finanziario degli aiuti di Stato.


 


 


7) Nuove norme processuali: Doppiamente condannato il Fisco se negligente


Tra i primi casi di applicazione delle nuove disposizioni in tema di pagamento delle spese processuali a seguito della riforma del codice di procedura civile di cui alla legge n. 69/2009 è emersa la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia n. 36/2010.


Secondo i giudici di merito, infatti, nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria per una propria negligenza non provveda allo sgravio di una iscrizione a ruolo per una omissione oggetto di condono documentata da parte del contribuente, può essere chiamata a rispondere oltre al pagamento delle spese processuali, anche al pagamento di una somma decisa dal giudice a titolo di risarcimento del danno subito dal contribuente.


 


 


8) Accesso semplificato alle leggi europee sulle successioni:


www.successionseurope.eu


Ogni anno in Europa si aprono 450 mila successioni, per un controvalore pari a 123 miliardi di euro, che riguardano cittadini residenti in un paese diverso da quello in cui si trovano i beni.


Per agevolare la conoscenza delle differenti norme che regolano le successioni in Europa, il Consiglio dei Notariati d’Europa (CNUE), con il supporto della Commissione Europea, ha creato un sito internet dedicato www.successionseurope.eu nelle 23 lingue ufficiali dei 27 paesi membri dell’Unione europea. In Europa, infatti, 8 milioni di cittadini vivono in un Paese diverso da quello di origine e circa 2,5 milioni di immobili appartengono a persone che vivono in Paesi diversi da quelli in cui sono situati i beni.


Il sito mette a disposizione di tutti i cittadini dell’Unione europea le informazioni necessarie per seguire e comprendere qualsiasi vicenda legata ad una successione, in qualsiasi paese europeo essa si svolga. Si tratta, quindi, di uno strumento ideale da consultare prima di contattare un notaio.


In particolare, i cittadini potranno avere una risposta immediata alle seguenti domande relative a uno qualsiasi dei 27 paesi membri dell’UE, in tutte e 23 le lingue ufficiali europee:


• Qual è l’autorità competente? A chi devo rivolgermi?


• Qual è il diritto applicabile? Posso scegliere il diritto applicabile alla mia successione?


• Chi eredita e in quali parti in assenza di testamento?


• Limiti alla libertà di disporre della successione testamentaria


• In che modo viene redatto un testamento e posso farlo registrare?


• Quando e come si diventa eredi?


• Quante tasse devo pagare per la successione?


La struttura del sito è caratterizzata da un approccio facile e immediato e i suoi contenuti verranno regolarmente


aggiornati seguendo le novità del legislatore europeo e nazionale. Sono disponibili ulteriori approfondimenti in francese, inglese e tedesco relativi a tutti e 27 stati membri per i giuristi specializzati su temi transnazionali.


Inoltre, è disponibile sul sito internet del notariato italiano (www.notariato.it) un video che illustra i diversi passaggi di una successione transfrontaliera attraverso la Rete Notarile Europea.


Secondo Roberto Barone, Presidente del Consiglio dei notariati d’Europa, il progetto nasce da una semplice osservazione: “Il numero dei cittadini che per ragioni private o di lavoro sono legati a cittadini di un altro paese è in costante aumento. Questa iniziativa è la prima nel suo genere a rispondere alla volontà delle istituzioni europee di migliorare l’accesso ai diritti dei cittadini europei e ai loro bisogni in termini di certezza legale. I notai d’Europa”, ha concluso Barone, “sono molto soddisfatti per aver lavorato a questo progetto con il supporto della Commissione europea dando un contributo concreto alla costruzione dell’Europa del diritto”.


(Notariato d’Europa, comunicato stampa Bruxelles, 28 giugno 2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it