Novità fiscali del 23 giugno 2010: nei conferimenti il “realizzo controllato” apre ai gruppi societari e familiari; crediti d’imposta rimborsati in ritardo: decide il giudice tributario anche sul risarcimento del danno; nuovo accertamento fiscale di tipo sintetico; la sentenza fiscale ammette la sospensiva; il fisco agevolerà solo i bonus dei contratti di secondo livello; software GERICO 2010: versione aggiornata al 21 giugno; studi di settore: approvata modifica a specifiche tecniche; modello F24: istituito codice tributo per liti fiscali pendenti; lettera di comunicazione di iscrizione a ruolo: ricorso possibile in Commissione Tributaria; è pronta la procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010; grande distribuzione organizzata: deducibili gli ammanchi di cassa; Irap delle holding industriali: dalle coperture deducibilità piena

nei conferimenti il “realizzo controllato” apre ai gruppi societari e familiari; crediti d’imposta rimborsati in ritardo: decide il giudice tributario anche sul risarcimento del danno; nuovo accertamento fiscale di tipo sintetico; la sentenza fiscale ammette la sospensiva; il fisco agevolerà solo i bonus dei contratti di secondo livello; software GERICO 2010: versione aggiornata al 21 giugno; studi di settore: approvata modifica a specifiche tecniche; modello F24: istituito codice tributo per liti fiscali pendenti; lettera di comunicazione di iscrizione a ruolo: ricorso possibile in Commissione Tributaria; è pronta la procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010; grande distribuzione organizzata: deducibili gli ammanchi di cassa; Irap delle holding industriali: dalle coperture deducibilità piena; in G.U. il decreto di determinazione dei proventi da allevamento di animali; il fisco agevolerà solo i bonus dei contratti di secondo livello; manovra, Commercialisti, abolire termine 150 giorni per riscossione

 






 


Indice:


 


1) Nei conferimenti il “realizzo controllato” apre ai gruppi societari e familiari


 


2) Crediti d’imposta rimborsati in ritardo: Decide il giudice tributario anche sul risarcimento del danno


 


3) La tassa sarda sul lusso è incostituzionale: Bocciata della Consulta dopo il no della Corte di Giustizia


 


4) Nuovo accertamento fiscale di tipo sintetico


 


5) In G.U. il decreto di determinazione dei proventi da allevamento di animali


 


6) La sentenza fiscale ammette la sospensiva


 


7) Il fisco agevolerà solo i bonus dei contratti di secondo livello


 


8) Software GERICO 2010: Versione aggiornata al 21 giugno; studi di settore: Approvata modifica a specifiche tecniche


 


9) Modello F24: Istituito codice tributo per liti fiscali pendenti


 


10) Lettera di comunicazione di iscrizione a ruolo: Ricorso possibile in Commissione Tributaria


 


11) E’ pronta la procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010


 


12) Manovra, Commercialisti, abolire termine 150 giorni per riscossione


 


13) Attivate le Direzioni provinciali di Napoli


 


14) Grande distribuzione organizzata: Deducibili gli ammanchi di cassa


 


15) Cessione di bombole di gas medicinali con Iva al 4% poiché ad uso terapeutico


 


16) Irap delle holding industriali: Dalle coperture deducibilità piena


 


 


1) Nei conferimenti il “realizzo controllato” apre ai gruppi societari e familiari


Applicabilità ampia per la speciale disciplina tributaria sullo scambio di partecipazioni da conferimento quando un vincolo legale, o statutario, impone il controllo della società conferitaria.


In virtù della matrice comunitaria della norma, infatti, e in accordo con le sue specifiche finalità “riorganizzative”, la disciplina é destinata ad attuare un’aggregazione di imprese tra soggetti terzi ed all’interno dello stesso gruppo, svincolandosi di fatto dall’ambito meramente soggettivo.


Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la circolare 33/E del 2010.


Sui gruppi societari effetto governance


In questo caso, quindi, l’operazione da conferimento, distinta per la presenza d’un vincolo legale o statutario, acquisisce un carattere rilevante, fino a incidere sugli assetti del controllo societario, anche all’interno di gruppi societari e/o “familiari”, ridisegnandone di fatto la governance.


Corrispettivi e guadagni, spazio al “realizzo controllato”


Per determinare le variazioni reddituali in capo al soggetto conferente, a seguito del conferimento, trova quindi applicazione il criterio del “realizzo controllato”.


In pratica, l’entità di eventuali corrispettivi o guadagni, o perdite, dipende dal comportamento contabile adottato dal soggetto conferitario che, tradotto in termini numerici, corrisponde alla quota delle voci di patrimonio netto che risultano formate per effetto del conferimento.


Conferitaria arbitra nel calcolo del “realizzo controllato”


A questo punto, tre sono le opzioni sul tavolo per il calcolo di eventuali guadagni, o perdite, in capo alla società conferente.


Innanzitutto, si realizzerà una plusvalenza qualora il valore della partecipazione iscritto dalla conferitaria risulti superiore all’ultimo valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione, azioni o quote, scambiate.


Viceversa, si realizzerebbe una minusvalenza nell’ipotesi in cui, per effetto del conferimento, la società conferitaria aumentasse il proprio patrimonio netto ma per un ammontare inferiore al valore fiscalmente riconosciuto in capo al conferente.


Il caso della neutralità fiscale “indotta”


Qualora, invece, l’incremento di patrimonio netto effettuato dalla società conferitaria risultasse pari all’ultimo valore fiscale delle partecipazioni conferite, si concretizzerebbe l’eventualità d’una neutralità fiscale “indotta” che comporta l’esclusione sia di plusvalenze che di minusvalenze.


Comunque, anche in questo caso è la società conferitaria a far da arbitro, indirizzando il calcolo finale in relazione al suo comportamento contabile.


 


 


2) Crediti d’imposta rimborsati in ritardo: Decide il giudice tributario anche sul risarcimento del danno


Rientra nella giurisdizione del giudice tributario non solo la richiesta relativa all’indebita detrazione dal credito IRPEF di interessi non corrisposti o insufficientemente versati su crediti d’imposta rimborsati in ritardo, ma anche la richiesta del risarcimento dell’ulteriore danno e della refusione dell’importo pagato per la prestazione di cauzione.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 14499 del 16/06/2010)


 


 


3) La tassa sarda sul lusso è incostituzionale: Bocciata della Consulta dopo il no della Corte di Giustizia


La Corte Costituzionale con sentenza ha bocciato l’imposta regionale sarda sullo scalo turistico degli aeromobili e delle unità da diporto.


La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della c.d. tassa sul lusso alla luce della pronuncia della Corte di Giustizia CE, causa C-169/08.


L’art. 4 della legge della Regione Sardegna n. 4/2006 (quale sostituito dall’art. 3, comma 3, della legge regionale n. 2/2007) disciplina l’imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto, applicabile, nel periodo dal 1° giugno al 30 settembre di ogni anno, al soggetto avente domicilio fiscale fuori dal territorio regionale che assume l’esercizio dell’aeromobile o dell’unità da diporto.


La decisione è arrivata il 17 novembre 2009: con sentenza C-169/08, i giudici lussemburghesi hanno bocciato la norma tributaria sarda perché costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi (in quanto grava unicamente sugli operatori aventi il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, che esercitano sia aeromobili adibiti al trasporto privato di persone sia imbarcazioni da diporto, senza assoggettare alla stessa imposta gli operatori stabiliti nel territorio sardo) e viola i principi della libera concorrenza.


All’interpretazione della normativa comunitaria fornita dalla Corte di Giustizia consegue la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione: poiché l’art. 4 citato, è incompatibile con la norma interposta dell’art. 49 CE come interpretata dalla Corte di Giustizia, esso deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 117, comma 1, Cost.


(Corte Costituzionale, sentenza n. 216 del 17/06/2010)


 


 


4) Nuovo accertamento fiscale di tipo sintetico


L’accertamento sintetico “nuovo” consente di individuare, oltre alle posizioni fiscalmente “insostenibili” degli imprenditori e dei professionisti, anche coloro che hanno speso somme non proporzionate agli importi dichiarati.


Anche se parte di dottrina, non ritiene così scontato che dall’assunto “spesa = reddito tassabile” si possa facilmente arrivare ad accertamenti “automatici” (fatti dal computer ed estesi ad una vasta platea di contribuenti), con il D.L. n. 78/2010 (Manovra 2010), il Legislatore si intende dirigere verso tale direzione.


Determinazione sintetica del reddito


L’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, a seguito delle modifiche apportate dal D.L. n. 78/2010, prevede che l’Ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate in tema di accertamento analitico del reddito delle persone fisiche e accertamento dei redditi professionali e d’impresa, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente.


L’aggiunta dell’avverbio “sempre” pare evidenziare l’assoluta autonomia di questa procedura di accertamento sintetico rispetto a ogni altra già presente


nell’ordinamento.


Spese del contribuente


La nuova formulazione dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, a seguito delle modifiche apportate dal D.L. n. 78/2010, facendo espresso riferimento alle “spese di qualsiasi genere” che il contribuente abbia effettuato nel corso del periodo d’imposta, abbandona la bipartizione tra spese correnti e spese per incrementi patrimoniali.


Pertanto l’Ufficio valuterà in maniera più specifica le spese sostenute a qualsiasi titolo.


La prova contraria


In generale, la legge introduce una presunzione semplice, secondo la quale la spesa netta è finanziata con redditi tassabili conseguiti nello stesso periodo di imposta in cui la spesa è stata effettuata.


Il contribuente dovrà alternativamente dimostrare che la determinata tipologia di spesa è stata finanziata da redditi non tassabili,  ovvero con redditi già tassati in precedenti periodi di imposta.


Secondo dottrina, con la prova contraria si potrà dimostrare (come peraltro già previsto nella precedente formulazione dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973) il possesso di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta e, come tali, legittimamente non ricompresi nel reddito complessivo IRPEF.


Adesso in maniera esplicita si potrà dimostrare il possesso di redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile, quali ed esempio la parte dei dividendi erogati da società di capitali e per legge esclusi dalla formazione dell’imponibile, piuttosto che di redditi derivanti da attività tassate secondo criteri forfettari o convenzionali.


Nuova è la previsione secondo cui si può dimostrare che le spese nette sono state finanziate finanziate da redditi conseguiti in altri periodi di imposta.


L’attuale assetto probatorio è certamente più logico e razionale, ma introduce evidenti elementi di complessità a carico del contribuente, il quale dovrebbe dimostrare che – negli anni pregressi – ha dichiarato redditi che gli permettono


un normale sostentamento e gli consentono altresì di maturare una “eccedenza” idonea a finanziare future spese.


Un problema che è stato rilevato in dottrina consiste nel fatto che non è per nulla agevole dimostrare la destinazione del risparmio, ai fini della prova contraria.


Il contribuente non ha particolari obblighi contabili o documentali, non necessariamente fa transitare il denaro nei conti correnti bancari e nei depositi a risparmio, da cui dimostrare prelievi di disponibilità pregresse.


Non è neppure chiaro fino a quando ci si può spingere all’indietro per fornire una dimostrazione convincente.


Insomma, ad una prima lettura, la prova ammessa sembra, all’atto pratico, veramente di difficile applicazione.


Il nuovo redditometro


Il D.L. n. 78/2010 impone la revisione delle modalità tecniche di funzionamento del redditometro, nel quale la determinazione sintetica si fonda sul contenuto induttivo di elementi individuati mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza


La valorizzazione della tipologia di spese


Dottrina consiglia all’applicatore di tale sistema automatico di non cadere nella


tentazione di utilizzare questo strumento per finalità, per così dire, di carattere etico: una volta stabilito il livello della spesa da valorizzare, è del tutto indifferente, ai fini della giustificazione del suo finanziamento, la tipologia della spesa stessa.


Che si tratti di spese telefoniche per i cellulari, che si tratti dell’iscrizione a un circolo di tennis o a una palestra, piuttosto che di spese dentistiche, il problema che si vuole affrontare con lo strumento del redditometro non è quello di indirizzare il contribuente verso comportamenti socialmente ritenuti più meritevoli di altri, o di colpire tipologie di consumo ritenute voluttuarie, quanto semplicemente di capire la provenienza del denaro che ha finanziato tali spese, se frutto o meno di attività regolarmente assoggettate a tassazione.


Il redditometro non può cioè avere – pena una sua evidente illegittimità, valutabile anche sotto il profilo costituzionale della libertà della persona – finalità pseudo-punitive rispetto a scelte di consumo individuali.


Può ben essere, specie nell’attuale sistema sociale basato sull’immagine di sé agli occhi della collettività, che alcuni soggetti privilegino spese assolutamente voluttuarie, rispetto ad altre apparente più necessarie, pur di ben figurare in pubblico.


Le statistiche dicono del decremento delle spese alimentari, ma – pur in tempi di crisi economica – della tenuta di spese per viaggi o per la cura del corpo.


 


 


5) In G.U. il decreto di determinazione dei proventi da allevamento di animali


Pubblicato il decreto che fissa i parametri per la determinazione dei proventi da allevamento di animali.


E’ apparso in Gazzetta Ufficiale il Decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 10 maggio 2010 che ha fissato, per il biennio 2009-2010, i parametri per stabilire lo “steccato”, in base al numero di capi allevati, tra le due categorie.


Parametri che restano ancorati a quelli stabiliti nell’omologo decreto del 20 aprile 2006 e alle allegate tabelle 1, 2 e 3 (riferimento per la determinazione sia del numero dei capi allevabili entro il limite dell’articolo 32 del Tuir, sia dell’imponibile da attribuire a ciascun capo eccedente tale limite).


Allevamento a cavallo tra categorie reddituali


L’attività di allevamenti di animali, esercitata da persone fisiche, produce reddito agrario se svolta “con mangimi ottenibili per almeno un quarto dal terreno” (articolo 32 del Tuir). La parte eccedente si considera reddito d’impresa.


Per entrambe le categorie, la determinazione del reddito segue un criterio “forfetario” (a meno che l’allevatore non opti per la determinazione analitica della componente d’impresa).


In particolare, il reddito relativo alla parte eccedente il limite fissato dal citato articolo 32 del Tuir concorre a formare il reddito d’impresa per un importo che si ottiene moltiplicando il numero di capi eccedenti per il valore medio del reddito agrario per, ancora, un coefficiente idoneo a tener conto delle incidenze dei costi relativi alle diverse specie allevate.


In tale contesto, il decreto del 10 maggio 2010 ha confermato i parametri (numero dei capi rientranti nel limite del reddito agrario, valore medio del reddito agrario riferibile a ciascun capo allevato entro il medesimo limite e coefficiente moltiplicatore) già stabiliti con il decreto interministeriale del 20 aprile 2006.


Naturalmente, nel caso il contribuente eserciti altra attività d’impresa, nella compilazione dei quadri RF o RG di Unico (contabilità ordinaria o semplificata) non dovrà, chiaramente, tenere conto dei componenti relativi ai redditi da allevamento, in quanto determinati “forfetariamente”.


 


 


6) La sentenza fiscale ammette la sospensiva


La Corte Costituzionale con la sentenza n. 217 del 17 giugno 2010 ha precisato che anche nel processo tributario può essere sospesa l’esecutività della sentenza.


Nel dichiarare inammissibile la questione di legittimità della norma che sembrava vietare questa sospensione, i giudici hanno fornito un’interpretazione orientata a consentire la possibilità di ottenere la sospensione degli effetti delle sentenze


 


 


7) Il fisco agevolerà solo i bonus dei contratti di secondo livello


Dal 2011 potranno beneficiare della detassazione solo i premi di produttività previsti da accordi o contratti collettivi di secondo livello.


E’ la principale novità contenuta nell’art. 53 del D.L. n. 78/2010 che ha riscritto la disciplina della tassazione agevolata dei premi introdotta nel 2008 e poi prorogata nel 2009 e 2010.


Domanda via web per lo sgravio


L’Inps, con il messaggio n. 16214 del 2010, ha reso noto che dalle ore 15 di lunedì 21 giugno 2010 parte la possibilità di presentare le istanze per chiedere l’agevolazione sui premi pagati nel 2009. Non verrà fatta una graduatoria; tutte le pratiche accettate verranno pertanto finanziate. Il tetto della retribuzione su cui è possibile chiedere lo sgravio è pari al 2,25% ma la quota potrà essere ridotta per soddisfare tutte le richieste.


 


 


8) Software GERICO 2010: Versione aggiornata al 21 giugno


Il prodotto software GERICO 2010 consente il calcolo della Congruità per i 206 studi di settore in vigore per il periodo d’imposta 2009.


La versione 1.0.3 del 21 giugno 2010:


Aggiornamento territorialità del livello delle retribuzioni per i comuni cha hanno subito cambiamenti delle coordinate amministrative per gli studi : UD05U, UD15U, UD17U, UD22U, UD23U, UD29U, UD30U, UD31U, UD36U, UD37U, UG38U, UG46U, UG48U,  UG52U, UG53U,  UG69U, UG76U, UG78U, UG73A, UG73B, UG77U, UG79U, UG88U, TG98U, UM11U, UM12U, UM13U, UM17U, UM23U, UM24U, UM31U, UM34U, UM37U ,UM39U, UM43U, UM44U, UM45U, UM48U, TM87U, TM88U


Approvata modifica a specifiche tecniche


Approvata la modifica alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore UG40U, UG46U, UG69U, UG82U, UD30U e UK23U e alle istruzioni per la compilazione della modulistica.


Con il provvedimento del 18 giugno 2010 sono state sostituite le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore UG40U, UG46U, UG69U, UG82U, UD30U e UK23U, da utilizzare per il periodo d’imposta 2009 e che costituiscono parte integrante della dichiarazione Unico 2010.


L’approvazione si è resa necessaria per correggere delle anomalie riscontrate successivamente alla pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate delle specifiche tecniche approvate con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 maggio 2010.


Gli interventi riguardano:


– per gli studi UK23U, UG40U e UG69U, l’eliminazione di un controllo bloccante sul fattore correttivo;


– per lo studio UG46U, l’adeguamento del controllo bloccante della valorizzazione delle spese in presenza di soci amministratori;


– per lo studio UD30U, l’adeguamento dei controlli tra gli elementi contabili ed il personale dipendente;


– per lo studio UG82U, l’adeguamento dei riferimenti relativi ai cluster territoriali.


Inoltre, viene previsto che nella compilazione dei modelli relativi agli studi di settore, evoluti a partire dal periodo d’imposta 2009, l’indicazione della percentuale relativa all’apporto di lavoro prestato dai soci amministratori deve tenere conto anche delle eventuali altre attività prestate dai medesimi soci per le quali non è prevista una retribuzione o un compenso.


Infine, vengono riapprovate le istruzioni dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore UK23U e VK21U, in precedenza approvate in modo incompleto per mero errore materiale. In particolare per lo studio UK23U, è stata integrata la sezione “Generalità” ed inserito il paragrafo “Cause di esclusione”, mentre per lo studio VK21U, è stata integrata la sezione “Generalità”.


 


 


9) Modello F24: Istituito codice tributo per liti fiscali pendenti


Istituito codice tributo per il versamento, tramite modello “F24-Versamenti con elementi identificativi”, di somme a titolo di definizione delle liti fiscali pendenti ai sensi dell’articolo 3, comma 2-bis, lettera b), del decreto-legge del 25 marzo 2010, n. 40.


L’articolo 3, comma 2-bis, del decreto-legge del 25 marzo 2010, n. 40, introduce norme volte a contenere lo svolgimento dei processi tributari e, in particolare, alla lettera b), prevede che “le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione possono essere estinte con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia determinato ai sensi dell’articolo 16, comma 3, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, e contestuale rinuncia ad ogni eventuale pretesa di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89. A tal fine, il contribuente può presentare apposita istanza alla competente segreteria o cancelleria entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con attestazione del relativo pagamento…”


Ciò premesso, il versamento delle somme indicate dal comma 2-bis, lettera b), dell’art. 3, del predetto d.l. n. 40 del 2010, è effettuato, esclusivamente, tramite il modello “F24-Versamenti con elementi identificativi”, utilizzando il seguente nuovo codice tributo:


“8109”– denominato “Definizione delle liti fiscali pendenti ai sensi dell’articolo 3, comma 2-bis, lettera b), del decreto-legge del 25 marzo 2010, n. 40” In sede di compilazione di detto modello di versamento, il codice tributo è esposto nella sezione “Erario ed altro”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”, con indicazione quale “Anno di riferimento” dell’anno in cui si estingue la controversia, nel formato “AAAA”.


Inoltre, nel campo “tipo” è inserito il valore “R”, mentre nel campo “elementi identificativi” è riportata la sigla “DLF” (definizione liti fiscali).


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 53/E del 21/06/2010)


 


 


10) Lettera di comunicazione di iscrizione a ruolo: Ricorso possibile in Commissione Tributaria


La comunicazione di iscrizione a ruolo è impugnabile innanzi al giudice tributario, anche se nell’atto viene indicato che non è ammesso ricorso giurisdizionale.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza 14373 del 15 giugno 2010.


Nel caso trattato dalla sentenza, un contribuente aveva contestato la comunicazione di iscrizione a ruolo della tassa rifiuti da parte di un Comune.


Il ricorso era stato dichiarato inammissibile dai giudici di merito perché l’atto emanato non era né un avviso di liquidazione né una cartella esattoriale e, soprattutto non è elencato tra gli atti impugnabili nell’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992.


Di diverso avviso si è dimostrata la Cassazione, secondo cui sono impugnabili tutti gli atti con i quali l’Amministrazione notifica ai contribuenti una pretesa tributaria, “ancorché tale comunicazione non si concluda con una formale intimidazione di pagamento, causata dalla fattibilità in termini brevi dell’attività esecutiva”.


 


 


11) E’ pronta la procedura di controllo degli Studi di settore e Parametri allegati ai modelli Unico 2010


Si tratta della versione software: 1.0.0 del 21/06/2010 disponibile sul sito www.agenziaentrate.it


Le procedure di controllo consentono di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione e nei relativi allegati e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche e dalla circolare dei controlli.


L’installazione della “Procedura di controllo Studi di settore/Parametri” è necessaria per controllare le dichiarazioni Unico 2009 contenenti gli allegati relativi agli studi di settore ed ai parametri; per controllare dichiarazioni prive di tali allegati, è sufficiente l’installazione della sola “Procedura di controllo Dichiarazioni”.


Il controllo di una dichiarazione contenente gli allegati degli studi di settore o dei parametri effettuato in assenza dell’installazione della “Procedura di controllo Studi di settore/Parametri” ne determina lo scarto e conseguentemente il non inserimento della stessa nel file contenente le sole dichiarazioni conformi (file con estensione dcm). Di tale situazione viene comunque data evidenza nel diagnostico generato dalla procedura di controllo.


(Agenzia delle Entrate, nota del 22 giugno 2010)


 


 


12) Manovra, Commercialisti, abolire termine 150 giorni per riscossione


Mantenere l’efficacia esecutiva dell’avviso di accertamento, se necessario per una riscossione più efficiente delle entrate tributarie, ma eliminare il termine massimo di 150 giorni oltre il quale perde efficacia l’eventuale sospensione della riscossione accordata al contribuente dal giudice, nonché prevedere un termine quanto meno ordinatorio per la fissazione delle udienze di primo grado quando la sospensione della riscossione non viene accordata.


Sono queste le richieste rivolte dai Commercialisti al Parlamento, che si accinge a convertire in legge la manovra correttiva varata dal Governo. ”Diciamo sì ad una riscossione più efficiente – afferma il presidente della Categoria, Claudio Siciliotti – ma ciò non può avvenire scaricando sui cittadini i ritardi della giustizia tributaria”.


(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, comunicato stampa del 22/06/2010)


 


 


13) Attivate le Direzioni provinciali di Napoli


Il direttore dell’Agenzia delle entrate, in base alle attribuzioni conferitegli dalle norme, ha disposto (atto del 21.06.2010) l’attivazione delle Direzioni provinciali di Napoli.


Il 5 luglio 2010 sono attivate le Direzioni provinciali I e II di Napoli e sono contestualmente soppressi gli uffici locali operanti a Napoli, Casoria, Ischia, Pozzuoli, Castellammare di Stabia, Nola.


 


 


14) Grande distribuzione organizzata: Deducibili gli ammanchi di cassa


Via libera per gli operatori della grande distribuzione alla deduzione ai fini Irap e Ires degli ammanchi di cassa, dovuti, per esempio, a scontrini errati, piccoli furti e minimi arrotondamenti, se questi risultano fisiologici, inevitabili e comprovati. È questo l’importante chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 54/E del 22 giugno 2010, che ha risposto ai dubbi di un associazione di imprese della grande distribuzione organizzata.


In particolare, l’Agenzia riconosce che, in considerazione delle innumerevoli transazioni commerciali effettuate e degli elevati importi maneggiati, è plausibile e spesso inevitabile trovarsi in presenza di ammanchi di cassa.


Questi, chiariscono le Entrate, possono essere trattati come “beni, diversi dai benimerce” e, quindi, come costi deducibili sia ai fini Irap che Ires, a patto che l’impresa sia in grado di ricostruire in modo certo e preciso l’ammontare e la reale sussistenza dell’ammanco, senza la necessità, invece, di una prova documentale degli eventi che l’hanno generato.


La risoluzione spiega, infine, che il trattamento fiscale prescinde dai principi contabili adottati, nazionali o internazionali, e che quindi la deducibilità degli ammanchi di cassa è possibile anche per i soggetti Ias.


In particolare, in base all’art. 101 del TUIR, ai fini della determinazione della base imponibile Ires, è possibile dedurre le perdite di beni, diversi dai beni-merce, se sussistono elementi certi e precisi che consentono di ricostruire l’an e il quantum.


In presenza di questi presupposti, si spalancano le porte anche al riconoscimento dell’inerenza (articolo 109) di detti componenti negativi all’attività d’impresa, anch’essa condizione indispensabile alla deducibilità.


Per il Fisco, le differenze di cassa della grande distribuzione sono da ricondurre tra i “beni, diversi dai beni-merce”; in più la naturale inerenza di tali costi, perché riferibili alla particolare gestione aziendale del settore, porta ad ammetterne l’inevitabilità degli stessi, che va riconosciuta a prescindere da quelle che sono le scelte dell’imprenditore e senza la necessità di una prova documentale degli eventi che li hanno generati.


Nel caso della grande distribuzione, gli ammanchi di cassa sono fisiologici per il fatto che sarebbe quantomeno antieconomico controllarli e documentarli di volta in volta, per cui è possibile rilevarli solo in un momento successivo.


Tuttavia, nella risoluzione spuntano dei paletti. L’Agenzia ritiene che, per dissolvere ogni dubbio sulla “legalità” della deducibilità, il soggetto incaricato del controllo e il responsabile della cassa “incriminata” per l’ammanco devono sottoscrivere un verbale nel momento in cui viene rilevata la differenza tra la giacenza fisica e quella contabile. Il verbale fa prova del disavanzo.


Una volta documentato, il deficit sarà deducibile dal reddito d’impresa tenendo conto delle “comuni regole di esperienza, secondo cui ammanchi di modesto ammontare quotidiano non potranno che rappresentare oneri diversi di gestione fiscalmente rilevanti”.


 


 


15) Cessione di bombole di gas medicinali con Iva al 4% poiché ad uso terapeutico


È corretto continuare ad applicare l’aliquota Iva ridotta (4%) alle cessioni di bombole di gas medicinali, perché sono considerati miscele a uso terapeutico e quindi rientrano nei prodotti agevolati indicati al n. 32) della Tabella A, parte seconda, allegata al Dpr n. 633/1972.


Non è cambiato nulla in merito


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 55/E del 22 giugno 2010, in risposta ad una ditta che fornisce tali prodotti a ospedali, farmacie e privati per pazienti in ossigenoterapia.


 


 


16) Irap delle holding industriali: Dalle coperture deducibilità piena


I differenziali generati dal derivato si sommano integralmente ai flussi di interessi dell’elemento “assicurato”.


Nel calcolo dell’Irap delle ”holding industriali”, i differenziali di interessi, generati da derivati di copertura del rischio di tasso, si sommano senza alcun limite al provento o all’onere finanziario prodotto dall’attività o dalla passività coperta.


Sarà poi il risultato netto di tale accorpamento ad essere assoggettato alla previsione contenuta nell’art. 6, comma 9, del D.Lgs. n. 446/1997, in base alla quale per tali soggetti, al valore della produzione determinato con le regole delle società di capitale, va sommata la differenza tra gli interessi attivi e quelli passivi, assumendo questi ultimi nella misura d

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