Gli enti sportivi dilettantistici

 

L’Agenzia delle Entrate è tornata sulle problematiche interpretative che riguardano talune norme tributarie concernenti il mondo associativo dello sport dilettantistico.


Si tratta, in effetti, di un settore intorno al quale si sviluppa un grande interesse, come dimostra la risoluzione in commento, che fornisce chiarimenti su quattro questioni, attraverso la forma stilistica delle domande e risposte.





Lo sconto Irpef non spetta soltanto agli atleti


L’articolo 69, comma 2, del TUIR stabilisce che non concorrono alla formazione del reddito i compensi erogati dal Coni, o dal altre federazioni sportive nazionali, per “l’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche”, ex articolo 67, comma 1, lettera m), del TUIR.


Con la risoluzione del 26 marzo 2001, numero 34/E, l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito che con l’espressione “esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche” il legislatore ha voluto ricondurre nel regime agevolativo in argomento “i compensi corrisposti ai soggetti che partecipano direttamente alla realizzazione della manifestazione sportiva a carattere dilettantistico”.


In particolare, la stessa risoluzione aveva chiarito che la disposizione è riferita a tutti quei soggetti le cui prestazioni sono funzionali alla manifestazione sportiva dilettantistica, determinandone, in sostanza, la concreta realizzazione.


L’articolo 35, comma 5, del D.L. 207/2008 ha però stabilito che devono essere ricomprese tra tali attività anche quelle di formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica.


L’Agenzia delle Entrate chiarisce ora, nella risoluzione, che le disposizioni del D.L. 207/2008 hanno comportato, di fatto, un ampliamento del novero delle prestazioni riconducibili all’esercizio “diretto di attività sportive dilettantistiche”, eliminando il collegamento fra l’attività resa dal percipiente e l’effettuazione della specifica manifestazione sportiva.


Alla luce di tali considerazioni, pertanto, è stato chiarito che rientrano nell’agevolazione fiscale di cui all’articolo 69, comma 2, del TUIR, anche i compensi erogati dagli enti espressamente individuati dal succitato articolo 67 nei confronti di soggetti che svolgono le attività di formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica, ossia di soggetti che non svolgono un’attività durante la manifestazione, ma rendono le prestazioni indicate – formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica – a prescindere dalla realizzazione di una manifestazione sportiva.


Si tratta, in particolare, dei compensi erogati a favore di atleti dilettanti, allenatori, giudici di gara, commissari speciali che durante le gare o manifestazioni, aventi natura dilettantistica, devono visionare o giudicare l’operato degli arbitri, nonché dirigenti delle stesse associazioni sportive dilettantistiche.


Peraltro, tale interpretazione dell’Agenzia delle Entrate è coerente con quella fornita dall’ENPALS, nella circolare del 9 novembre 2009, numero 18, secondo cui “… anche sulla scorta dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in ordine alla corretta interpretazione del citato art. 35, comma 5 – per la connotazione della nozione di «esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche», di cui all’art. 67, comma 1, lett. m), del TUIR, non assume alcuna rilevanza la circostanza che le attività medesime siano svolte nell’ambito di manifestazioni sportive ovvero siano a queste ultime funzionali”.





Decommercializzazione anche per le società sportive dilettantistiche


L’articolo 148, comma 3, del TUIR, prevede che anche per le associazioni sportive dilettantistiche “non si considerino commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”.


Tale disposizione consente, quindi, di non assoggettare a tassazione le attività sopra indicate, purché sussistano congiuntamente i seguenti requisiti:




  1. le attività agevolate devono essere effettuate dagli organismi associativi tassativamente indicati;



  2. le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere rese in favore degli “iscritti, associati o partecipanti” ovvero “di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che (…) fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”;



  3. le stesse attività devono essere effettuate “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”.


L’Agenzia delle Entrate, a tal proposito, ha innanzitutto ricordato che gli statuti delle associazioni interessate a tale agevolazione fiscale devono essere conformi ai dettami imposti dall’articolo 148, comma 8, del TUIR, ed, inoltre, che tali enti sono tenuti ad inviare all’Amministrazione Finanziaria un’apposita comunicazione – modello EAS – attraverso la quale vengano comunicati i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali.


La Direzione Centrale Normativa ha poi puntualizzato, nel documento di prassi, che le agevolazioni fiscali applicabili nei confronti delle associazioni sportive dilettantistiche riguardano anche le società di capitali senza fini di lucro.


Infine, è stato precisato che il beneficio fiscale di cui all’articolo 148, comma 3, del TUIR, si rende applicabile soltanto qualora le attività siano effettuate nei confronti di soci o associati, ovvero di tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali.


Diversamente, “Qualora, invece, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi vengano effettuate nei confronti di soggetti che non rivestono la qualifica di soci né siano tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, le stesse assumono rilevanza ai fini reddituali”.





Bagno turco e idromassaggio non sono agevolati


Con la terza risposta, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, all’organizzazione istante, che le prestazioni nei confronti degli associati devono essere rese “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”.


Tali scopi istituzionali – ha puntualizzato l’Agenzia delle Entrate – sono quelli che costituiscono il “naturale completamento degli scopi specifici e particolari che caratterizzano ciascun ente associativo”, come già ribadito con la circolare del 12 maggio 1998, numero 124/E.


Pertanto, le prestazioni relative al bagno turco e all’idromassaggio non possono essere considerate come naturale completamento dell’attività sportiva, potendo essere rese anche separatamente ed indipendentemente da essa.





I compensi possono anche non essere “fissi”


Con il quarto ed ultimo quesito, l’Associazione istante ha chiesto all’Amministrazione Finanziaria di sapere se i compensi erogati “ai soggetti che svolgono la propria attività professionale ai fini delle attività istituzionali delle associazioni o società sportive dilettantistiche” possano essere commisurati, per non configurare distribuzione indiretta di utili, anziché ai parametri stabiliti dall’articolo 10, comma 6, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, “ai proventi derivanti dall’attività sportiva dilettantistica, ai titoli/attestati rilasciati dall’ordinamento sportivo, all’esperienza settoriale, al ruolo ricoperto (…) con riferimento ai parametri vigenti all’interno del settore sportivo dilettantistico”.


L’Agenzia delle Entrate ha risposto che, al fine di accedere alle agevolazioni fiscali a loro riservate, le associazioni e società sportive dilettantistiche devono dotarsi di uno statuto sociale contenente particolari clausole, tra le quali quella concernente “l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi delle attività non possono, in nessun caso, essere divisi fra gli associati, anche in forme indirette”, ex articolo 90, comma 18, lettera d), della legge n. 289 del 2002.


Riguardo al concetto di “distribuzione indiretta di proventi”, non esistendo alcuna disposizione specifica in proposito, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare numero 124/E del 1998 e la risoluzione del 25 gennaio 2007, numero 9/E, aveva stabilito che doveva farsi riferimento all’articolo 10, comma 6, del D.Lgs. 460/1997, relativo alla disciplina tributaria delle ONLUS concernente l’individuare di alcune fattispecie che costituiscono distribuzione indiretta di utili o avanzi di gestione.


Rimanendo, pertanto, nei limiti posti dal succitato articolo 10, i compensi non potevano essere considerati “distribuzione indiretta di proventi”.


L’Agenzia delle Entrate, peraltro, con la risoluzione 294/2002 e la circolare 59/2007, aveva stabilito che tale disposizione doveva considerarsi antielusiva e, pertanto, poteva esserne richiesta la disapplicazione, ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del DPR 600/1973.


Il documento di prassi in commento chiarisce ora che “le associazioni o le società sportive dilettantistiche possano superare i parametri stabiliti dall’articolo 10, comma 6, del D. Lgs. n. 460, sempre che tali enti, esperendo la procedura sopra richiamata, dimostrino, in concreto, che la corresponsione di compensi oltre detti parametri non concretizzi distribuzione indiretta di utili, ma sia essenziale al raggiungimento di obiettivi di carattere istituzionale non altrimenti perseguibili (ad es. necessità di acquisire specifiche professionalità per l’attività sportiva a determinati livelli)”.


12 giugno 2010


Alessandro Borgoglio

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