Cartella valida se correttamente motivata

 

La cartella esattoriale deve contenere gli estremi di pubblicazione dell’atto a cui l’ufficio finanziario fa rinvio.


Quanto precede è contenuto nella sent. n. 11722 depositata il 14 maggio 20101 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione da cui emerge che la cartella esattoriale, allorché non faccia seguito ad un atto impositivo già notificato al contribuente, deve contenere l’indicazione dell’atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, riportando tutti gli elementi indispensabili per effettuare il controllo sulla correttezza dell’imposizione (rectius: estremi di pubblicazione dell’atto).


In tema di diritti riconosciuti al contribuente, l’art. 7 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), prevede al primo comma 1 che gli atti emanati dall’amministrazione finanziaria devono essere motivati, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione della stessa amministrazione. Se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama. La medesima disposizione elenca, inoltre, gli elementi che gli atti dell’A.F e dei concessionari devono tassativamente contenere (ufficio che ha emanato l’atto e responsabile del procedimento; l’organo presso cui è possibile agire in autotutela; l’autorità giurisdizionale che è possibile adire).


Si verifica un caso di mancata osservanza delle predette disposizioni, allorché l’ente locale, che ha emanato l’atto impositivo non allegando l’atto che lo richiama, non fornisce la documentazione idonea a dimostrare l’affidamento del servizio accertamento e riscossione dei tributi ad una azienda: detta omissione rende gli avvisi impugnati illegittimi e per tale motivo devono essere annullati (Cfr. CTP Enna, Sezione I, 22 dicembre 2009, n. 212; CTR Lazio, Sez. I, 22 dicembre 2009, n. 715).


Nel fattispecie in esame, l’ente locale ha impugnato le cartelle esattoriali con cui Equitalia ha chiesto il pagamento dei contributi consortili dovuti a quest’ultimo in quanto prive di sottoscrizione, dell’indicazione del responsabile del procedimento, oltre, ad una insufficiente motivazione. Il ricorso era accolto dai giudici tributario di primo grado e la decisione era stata riformata in appello, impugnate dal comune. Quest’ultimo ha proposto ricorso per cassazione eccependo che i giudici di appello hanno ritenuto erroneamente congrua la motivazione della cartella (in cui erano indicati la natura e l’importo del contributo consortile ma non i ruoli di contribuenza e il Piano di classifica) e che ci fosse, in tal modo, l’inversione dell’onere della prova, nonostante l’impugnazione del piano di classifica da parte del comune al giudice amministrativo.


I giudici di legittimità, nel richiamare una precedente pronuncia delle sezioni unite (Cass, SS. UU., 30 ottobre 2008, n. 26009: nell’affermare la natura impositiva della cartella esattoriale di cui al R.D. n. 215 del 1933 con cui il Consorzio procede alla riscossione dei tributi, i giudici hanno affermato che quando a cartella sia emessa con riferimento ad un Piano di Classifica approvato dalla Regione, è onere del contribuente, che disconosca il debito, contestare specificamente la legittimità dell’atto o il suo contenuto), hanno ritenuto che quando la cartella esattoriale non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma rappresenti il primo ed unico atto con cui l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, questa deve essere motivata alla stregua di un atto impositivo e contenere gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell’imposizione. Tale motivazione può essere ottenuta per relationem ad altro atto che rappresenti il presupposto dell’imposizione, atto del quale, devono essere indicati specificamente gli estremi, anche relativi alla pubblicazione dello stesso sui bollettini o albi ufficiali ove effettuata ai sensi di legge, al fine di consentire al contribuente di averne piena conoscenza o conoscibilità. L’atto di rinvio, quando si tratta di atti già conosciuti dal contribuente per effetto di precedente notificazione o pubblicazione, non deve essere necessariamente allegato alla cartella, sulla base di una interpretazione estensiva dell’art. 7, comma 1, della legge n. 212/2000, a condizione che nella cartella ne siano indicati gli estremi di notificazione o di pubblicazione.


Il difetto di motivazione della cartella non può comunque far scattare astrattamente la dichiarazione di nullità della stessa, nel caso in cui quest’ultima sia stata impugnata dal contribuente, il quale abbia dimostrato, da un lato, di avere avuto piena conoscenza della pretesa impositiva contestatagli e, dall’altro, non abbia allegato e provato il pregiudizio che il vizio dell’atto abbia prodotto al suo diritto di difesa.


Alla luce di quanto precede, la Suprema Corte, avendo accertato la contestazione del Piano di classifica da parte del comune e che, pertanto, il consorzio non ha assolto completamente il proprio onere probatorio con un’inversione del medesimo al comune, ha ritenuto di accogliere il ricorso di quest’ultimo cassando le sentenze dei giudici di appello e disponendo il rinvio alla competente commissione tributaria regionale.




19 giugno 2010


Enzo Di Giacomo

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