Cambia il redditometro!


La rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche segue le regole stabilite dall’art. 38 del D.P.R. 600/1973, in base al quale l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, competente per tutti i tributi erariali interviene sulle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche se il reddito complessivo dichiarato risulta inferiore a quello effettivo.


L’accertamento sintetico, disciplinato dall’art. 38, c. 4, riguarda esclusivamente il reddito complessivo delle persone fisiche e può trovare applicazione quando si sia in presenza di indici di capacità contributiva che facciano fondatamente presumere che il contribuente sia in possesso di redditi superiori a quelli dichiarati.


Infatti, l’ufficio, in forza del dettato normativo in vigore prima delle modifiche introdotte dal D.L. n. 78 del 31.5./2010 (in G.U.n.125 del 31.5.2010), indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti all’art. 38 e del successivo art. 39, può, in base ad elementi e circostanze di fatto certi, determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente in relazione al contenuto induttivo di tali elementi e circostanze quando il reddito complessivo netto accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato. A tal fine, con decreto del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalità in base alle quali l’ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione ad elementi indicativi di capacità contributiva individuati con lo stesso decreto, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi di imposta.


Qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta, salvo prova contraria, con redditi conseguiti, in quote costanti, nell’anno in cui è stata effettuata e nei quattro precedenti.


Il contribuente ha facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.


La logica che ha condotto all’ideazione dello strumento e che presiede alla sua applicazione può essere così sintetizzata: ad ogni spesa corrisponde, di norma, un reddito; se è difficile identificare il reddito direttamente si può, tuttavia, risalire ad esso dall’ammontare (stimato) di alcune spese connesse alla disponibilità di determinati beni e servizi.




    Il nuovo redditometro



L’art. 22 del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, al fine di adeguare lo strumento al mutato contesto socio-economico, ha modificato i commi 4, 5, 6, 7 e 8 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/73, riscrivendo di fatto l’accertamento sintetico, assicurando maggiori garanzie al contribuente.


Infatti, per effetto delle modifiche apportate, che hanno valore per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del D.L. n.78/2010, l’ufficio finanziario, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti dell’art. 38 e dall’art. 39 del D.P.R.n.600/73, può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


La determinazione sintetica del reddito può essere, altresì, fondata sul contenuto induttivo di elementi di capacità contributiva, individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, con periodicità biennale.


Tali tipi di accertamenti sono ammessi a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno 1/5 quello dichiarato.


L’ultimo comma del nuovo art. 38, del D.P.R. n. 600/73 dispone che l’ufficio, prima di procedere alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di un rappresentante per fornire dati e notizie rilevanti a fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs.n.218/97.


Qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo sono deducibili i soli oneri previsti dall’art. 10 del T.U.n.917/86; competono, inoltre, per gli oneri sostenuti dal contribuente, le detrazioni dall’imposta lorda previste dalla legge.




La partecipazione dei comuni all’accertamento sintetico




Come è noto, l’art. 1 del D.L. 203/2005, conv. con modif. dalla L. n. 248/2005, ha previsto che per potenziare l’azione di contrasto all’evasione fiscale, in attuazione dei principi di economicità, efficienza e collaborazione amministrativa, la partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale è incentivata mediante il riconoscimento di una quota pari al 30% – aumentata al 33%, per effetto di quanto disposto dall’art. 18, c. 5, del D.L. n. 78/2010 – delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo, a seguito dell’intervento del comune che abbia contribuito all’accertamento stesso.


Le aree di intervento indicate nel provvedimento possono così sintetizzarsi:




  • Settore del commercio e delle professioni;



  • Urbanistica e territorio;



  • Residenze fittizie all’estero;



  • Disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.




Uno dei settori qualificanti della partecipazione delle municipalità all’accertamento erariale, quindi, è quello destinato all’accertamento sintetico.


In altri termini, sia il legislatore che la stessa Amministrazione Finanziaria ritiene che il Comune, in quanto istituzione esponenzialmente più vicina al cittadino, possa essere il soggetto deputato, più di ogni altro, alla raccolta di indici di capacità contributiva.


Come anticipato, l’art. 18, del D.L.n.78/2010 ha riscritto la partecipazione dei comuni all’attività di accertamento tributario.


Da segnalare la reintroduzione del Consiglio tributario presso ciascun Comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti ( per i Comuni con popolazione inferiore vi è l’obbligo di consorziarsi).


Inoltre, il comma 4, dell’art. 18, del D.L. n. 78/2010, è intervenuto sull’art. 44 del D.P.R. n. 600/73, prevedendo l’invio di una segnalazione, da parte degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, ai Comuni, prima dell’emissione di accertamenti cd. sintetici. Il Comune di domicilio fiscale del contribuente comunica entro 60 giorni da quello di ricevimento della segnalazione ogni elemento in suo possesso utile alla determinazione del reddito complessivo.




4 giugno 2010


Gianfranco Antico


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