Panorama fiscale dopo lo scudo

 

Il decreto legge n. 78 del 1° luglio 2009, convertito con modifiche dalla legge n. 102 del 3 agosto 2009, disciplina all’articolo 31 bis lo strumento giuridico definito “scudo fiscale”, il quale consente, ai residenti in Italia che detengono attività all’estero, in violazione delle disposizioni sul monitoraggio fiscale, di sanare la propria posizione fiscale consegnando, entro una certa data (il 15 dicembre 2009 era il termine originario), ad un intermediario abilitato, quali banche, poste o S.I.M, la dichiarazione riservata e la provvista necessaria per il versamento dell’imposta straordinaria, calcolata sulla base delle attività indicate nella dichiarazione stessa.


L’emersione delle attività detenute all’estero può avvenire tramite:




  1. il rimpatrio delle stesse in Italia;



  2. la regolarizzazione delle attività estere che sono detenute in uno Stato che garantisce un effettivo scambio di informazioni;



  3. il “rimpatrio giuridico” mediante cui, tramite una fiduciaria italiana, le attività detenute in uno Stato extra-Ue, che non garantisce un effettivo scambio di informazioni fiscali (ad esempio, Svizzera, San Marino, Liechtenstein, Principato di Monaco) sono inquadrate fiscalmente in Italia pur rimanendo fisicamente all’estero.


Successivamente il decreto legge n. 194 del 30 dicembre 2009 cd.“decreto milleproroghe”, ha previsto la proroga dello scudo fiscale fino al 30 aprile 2010, stabilendo che l’imposta straordinaria dovuta per la definizione fosse pari al 6%, per le operazioni di rimpatrio o regolarizzazione perfezionate entro il 28 febbraio 2010 e pari al 7% per le operazioni di rimpatrio o regolarizzazione perfezionate dal 1° marzo al 30 aprile 2010. Tale decreto ha stabilito:




  1. la proroga dei termini per sanare l’omessa o incompleta presentazione del quadro RW per le disponibilità finanziarie detenute all’estero derivanti dall’attività di lavoro dipendente (quali i soggetti transfrontalieri);



  2. il raddoppio dei termini di accertamento delle violazioni relative al monitoraggio fiscale relative alla errata od omessa compilazione del quadro RW del Modello Unico;



  3. il raddoppio dei termini per l’attività di accertamento degli illeciti correlati al possesso di attività in Paesi black list (o, comunque, non white list i cd. paradisi fiscali).





I risultati dello scudo fiscale sino a fine febbraio 2010 (si attendono i dati relativi alla proroga di aprile) hanno evidenziato un’emersione di base imponibile importante, pari a circa 95 miliardi di euro pari a oltre 5 miliardi di gettito per l’erario.


Il “dopo scudo fiscale” in conseguenza della stessa normativa istitutiva, è sottoposto all’innalzamento delle aliquote sanzionatorie per le violazioni dell’obbligo di monitoraggio (persone fisiche, enti non commerciali, società semplici) che vanno dal 10% al 50% degli importi non dichiarati di 1) investimenti all’estero o 2) attività estere di natura finanziaria superiori a 10.000 euro. I capitali non dichiarati in particolare, quali somme di denaro, certificati o titoli, si presumono fruttuosi salvo prova contraria da presentare agli uffici dell’Agenzia delle Entrate.


Il regime sanzionatorio previsto dall’articolo 12, del decreto legge n. 78/2009, in proposito, aveva già previsto una presunzione legale relativa, in base alla quale gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati e nei territori a fiscalità privilegiata, in violazione degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale RW, si consideravano costituite mediante redditi sottratti a tassazione (sempre salvo differente prova). Il comma 2-bis introdotto dal decreto legge n. 194 del 30 dicembre 2009 ha disposto il raddoppio dei termini per l’attività di accertamento. Si tratta dei termini previsti dall’articolo 43, comma 1 e 2 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, in materia di imposte sui redditi, e dall’articolo 57, comma 1 e 2 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di imposta sul valore aggiunto, riferite agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenute, in violazione dei predetti adempimenti, in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.


I contribuenti che hanno mantenuto le ricchezze nei paesi a fiscalità privilegiata senza adempiere agli obblighi dichiarativi (e senza utilizzare lo scudo fiscale), sono, inoltre, sanzionati dal 200 al 400% per infedele dichiarazione e dal 240 al 480% per omessa dichiarazione (la sanzione non assorbe quella relativa al monitoraggio).


L’individuazione dei Paesi a fiscalità privilegiata fa sempre riferimento ai DD.MM. 4 maggio 1999 e 21 novembre 2001, recanti rispettivamente la black list per le persone fisiche ai fini dell’applicazione della presunzione di residenza di cui all’articolo 2, comma 2-bis, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e per le C.F.C. senza peraltro tener conto delle limitazioni ivi previste.


La lotta all’evasione fiscale nella sua nuova architettura prevede, infine, il potenziamento dell’attività investigativa con la collaborazione di istituti quali Bankitalia, Consob o Isvap ed una maggiore cooperazione fiscale internazionale, mirata a ridurre i limiti dettati dal segreto bancario. In tal senso si orienta anche la normativa prevista in ambito U.E. in materia di tassazione del risparmio, che garantisce una doppia opzione alternativa tra:




  • uno scambio di informazioni automatico tra i paesi;



  • l’applicazione di una euroritenuta alla fonte da parte dello stato erogante il reddito.


(nel secondo caso è prevista una ritenuta alla fonte con aliquota al 20% fino al 1 luglio 2011 ed al 35% in seguito, pagata al 75% allo stato di residenza del titolare del redito e per il 25% allo stato erogante).


19 maggio 2010


Cosimo Turrisi

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