Novità fiscali del 6 maggio 2010: spese di rappresentanza nel Modello Unico 2010: cambia il meccanismo dichiarativo; DURC in presenza di responsabilità solidale; reddito d’impresa: rettifica dell’imputazione temporale dei componenti negativi di reddito; incarichi ai revisori: dal Cndcec un documento operativo

 






 


Indice:


 


1) Spese di rappresentanza nel Modello Unico 2010: E’ cambiato il meccanismo dichiarativo


 


2) DURC in presenza di responsabilità solidale


 


3) Evoluzione della normativa sulla tutela del made in Italy 


 


4) Summa Contabile 2010 Coop: Documento Commissione di Studio Enti non profit e cooperative


 


5) Reddito d’impresa – Rettifica dell’imputazione temporale dei componenti negativi di reddito


 


6) Incarichi ai revisori: dal Cndcec un documento operativo


 


7) Altre di fisco


 


 


1) Spese di rappresentanza nel Modello Unico 2010: E’ cambiato il meccanismo dichiarativo


E’ stato modificato il meccanismo dichiarativo delle spese di rappresentanza relative al 2009, ciò per fare fronte alle recenti novità che si sono susseguite nella normativa fiscale.


Infatti, come è stato rilevato di recente in dottrina (Pratica Fiscale n. 19/2010), quest’anno le spese di rappresentanza dovranno essere indicate, nel quadro RF dei vari Modello Unico 2010, sia tra le variazioni in aumento (per l’importo complessivo indicato in bilancio) sia tra le variazioni in diminuzione (per l’importo che è deducibile fiscalmente).


Inoltre, particolare attenzione dovrà essere posta riguardo alle specifiche colonne da utilizzare poiché, al fine di non di fare perdere la deduzione delle spese di rappresentanza dei precedenti anni, si dovranno individuare le corrette colonne dei righi del quadro RF.


Ad esempio nel Modello Unico SC 2010 (previsto per le società di capitali), nel rigo RF24 (variazioni in aumento), sia nella colonna 2 che nella colonna 3, va indicata la spesa complessiva del 2009, mentre nel rigo RF43 (variazioni in diminuzione), sia nella colonna 2 che nella colonna 4, si deve allocare solo la spesa deducibile del 2009.


Come è noto le spese di rappresentanza deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento sono commisurate all’ammontare dei ricavi e proventi della gestione caratteristica dell’impresa risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa allo stesso periodo in misura pari:


a) all’1,3% dei ricavi e altri proventi fino a euro 10 milioni;


b) allo 0,5% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 10 milioni e fino a 50 milioni;


c) allo 0,1% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente euro 50 milioni.


Si tratta di un limite quantitativo entro il quale le spese di rappresentanza sono da considerare ‘‘congrue’’ rispetto al volume dei ricavi dell’attività caratteristica dell’impresa e, come tali, deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute (c.d. plafond di deducibilità).


L’eventuale differenza è, quindi,  indeducibile nella dichiarazione dei redditi.


Si ricorda, inoltre, che le spese di vitto e alloggio sono deducibili nella misura del 75%.


 


(Variazioni in aumento)










RF24


Spese art. 108, 109


1


2


3


 


(Variazioni in diminuzione)











RF43


Spese non ded.


1


2


3


4


 


 


 


2) DURC in presenza di responsabilità solidale


L’inps ha previsto l’indicazione dell’obbligo solidale con altra azienda.


Ciò con il messaggio n. 12091 del 04 maggio 2010 sul Documento Unico di Regolarità Contributiva (D.U.R.C.), rilascio del documento in presenza di responsabilità solidale in materia di appalto. 


Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 3/2010 del 2 aprile 2010, ha affrontato la problematica della responsabilità solidale in materia di appalti e la sua rilevanza agli effetti del rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva.


In particolare, è stato ribadito che in materia di responsabilità solidale, tra appaltatore e subappaltatore, sussiste un regime di solidarietà che riguarda l’effettuazione e il versamento delle “ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente” nonché il “versamento dei contributi previdenziali e dei contributi obbligatori per infortuni sul lavoro e le malattie professionali” come disciplinato dall’art. 35, comma 28, del D.L. n. 223/2006 convertito dalla legge n. 248/2006. La responsabilità solidale si estende a tutte le somme accessorie dovute a titolo di sanzioni civili e di interessi sui debiti previdenziali e fiscali.


Con riferimento, invece, agli effetti che si producono sulla situazione di regolarità contributiva conseguente alla contestazione di un obbligo solidale, il Ministero ha chiarito che le verifiche effettuate ai fini del rilascio del D.U.R.C sono riconducibili all’unicità del rapporto previdenziale tra impresa richiedente ed Ente rilasciante, e che a tale unicità vanno riferiti tutti gli adempimenti connessi.


Pertanto il Ministero ha escluso che la sussistenza di un’esposizione debitoria conseguente al riconoscimento di un vincolo di responsabilità solidale, possa rappresentare causa ostativa al rilascio del DURC all’impresa chiamata all’adempimento per effetto dell’obbligo solidale stesso.


In tale ipotesi sussistendo le condizioni richieste dall’art. 5 del Decreto Ministeriale 24/10/2007, dovrà essere sempre attestata la regolarità contributiva dell’impresa.


Tuttavia, al fine di tutelare il credito dell’Istituto, tra le annotazioni del certificato di regolarità contributiva dovrà essere indicato che esiste un obbligo solidale con un’altra azienda, per la quale dovrà essere specificata la denominazione sociale ed il numero di posizione contributiva, laddove sia presente, nonché l’importo della sorte contributiva dovuta a titolo di obbligazione solidale e le sanzioni civili maturate sino alla data del rilascio del Durc.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 05 maggio 2010)


 


 


3) Evoluzione della normativa sulla tutela del made in Italy 


La disciplina a tutela del made in Italy è stata oggetto negli ultimi anni di una serie di interventi normativi volti a specificare gli obblighi per le imprese in materia di indicazione dell’origine dei prodotti.


La Circolare Assonime n. 17 del 2010 ha analizzato le disposizioni che hanno introdotto nel nostro ordinamento il reato relativo alle indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente italiano ed hanno previsto una sanzione amministrativa pecuniaria per determinati usi del marchio che costituiscono fallace indicazione di provenienza o di origine (D.L. n. 135/2009, convertito dalla legge n. 166/2009).


Per interpretare correttamente queste disposizioni, Assonime le inquadra nella storia delle precedenti modifiche legislative, tenendo conto degli orientamenti della Corte di cassazione (da ultimo con la sentenza del 22 aprile scorso) e dei vincoli derivanti dal diritto dell’Unione europea.


Nella Circolare viene, inoltre, illustrata la legge che introduce nuove disposizioni in materia di etichettatura e di uso della denominazione made in Italy per i prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri (legge n. 55/2010).


La nuova disciplina, le cui disposizione attuative saranno esaminate dalla Commissione europea per i profili di compatibilità con le disposizioni dei Trattati, sarà efficace a partire dal 1° ottobre 2010.


 


 


4) Summa Contabile 2010 Coop: Documento Commissione di Studio Enti non profit e cooperative


La Commissione non profit dell’UNGDCEC ha predisposto l’aggiornamento della “Summa Contabile 2010” nella parte dedicata alle società cooperative.


Il testo tratta in maniera sintetica le peculiarità di tali soggetti, con particolare riferimento agli aspetti contabili (anche con l’ausilio di “casi contabili”), ma senza tralasciare tematiche rilevanti quali la vigilanza e la fiscalità.


In estrema sintesi il documento si compone di tre parti, ulteriormente suddivise in:


Adempimenti civilistici e contabili:


– aspetti generali;


– la vigilanza sulle coop;


Aspetti contabili:


– la costituzione della società cooperativa e i conferimenti;


– i modelli di società cooperativa;


– i soci delle cooperative;


– disciplina dei ristorni;


– trattamento fiscale dei ristorni;


 libri sociali obbligatori;


Bilancio delle cooperative:


– immobilizzazioni materiali;


– partecipazioni;


– crediti verso soci;


– crediti verso cooperative e consorzi;


– rimanenze di magazzino;


– debiti verso soci;


– prestito sociale;


– debiti verso cooperative e consorzi;


– fondo mutualistico;


– capitale sociale;


– riserve;


– conto economico;


– imposte;


– schema di agevolazioni fiscali suddivise per settori;


– nota integrativa;


– relazione sulla gestione.


Imposte


Le società cooperative possono godere di alcune norme fiscali agevolative, previste dal legislatore anche al fine di riconoscere l’apposita funzione sociale della cooperazione.


Esse possono godere pienamente dei benefici fiscali loro riservati se osservano le seguenti condizioni:


– Perseguire lo scopo mutualistico;


– rispettare i cosiddetti parametri di prevalenza mutualistica di cui agli artt. 2512 e 2513 c.c.;


– includere nei propri statuti le clausole previste dall’art. 2514 c.c.;


– essere iscritte nell’Albo delle società cooperative nella sezione dedicata alle cooperative a mutualità prevalente;


– adempiere all’obbligo di versare il contributo – nella misura del 3% degli utili netti annuali – previsto dal comma 10 dell’art. 11 della legge n. 59/1992 ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.


Le norme fiscali di carattere agevolativo riservate alle società cooperative possono essere raggruppate in due macro-categorie:


– norme dettate per la generalità delle società cooperative;


– norme contemplate per specifiche categorie di società cooperative.


Fanno parte della prima categoria:


– l’art. 12 della legge 16 dicembre 1977, n. 904 (non imponibilità delle somme destinate a riserva indivisibile);


– il comma 10 dell’art. 21 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (deducibilità delle imposte sui redditi calcolate sulle variazioni fiscali);


– il comma 3 dell’art. 7 della legge 31 gennaio 1992, n. 59 (non imponibilità degli utili destinati a rivalutazione del capitale sociale entro i limiti Istat);


– il comma 9 dell’art. 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59 (deducibilità del contributo sugli utili netti annuali destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione).


Fanno parte della seconda categoria essenzialmente le norme dettate dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 (dall’art. 10 all’art. 14). Tali norme, dettate in particolare per le cooperative agricole, della piccola pesca, di produzione e lavoro e sociali, prevedono agevolazioni fiscali volte a ridurre (o addirittura azzerare nel caso delle cooperative sociali) la base imponibile ires, agendo sulle cosiddette “variazioni fiscali”.


Il regime fiscale delle società cooperative è stato oggetto, in un recente passato, di diversi interventi del legislatore fiscale volti a ridurre la portata di tali norme.


In particolare, in virtù di quanto disposto dalla legge n. 311/2004 e dal D.L. n. 112/2008 devono comunque concorrere a formare l’imponibile Ires:


a) il 20% degli utili netti annuali delle cooperative agricole e loro consorzi di cui al D.Lgs. n. 228/2001 e delle cooperative della piccola pesca e loro consorzi;


b) il 55% degli utili netti annuali delle cooperative di consumo e loro consorzi.


c) il 30% degli utili netti annuali delle altre cooperative e loro consorzi.


La stessa legge n. 311/2004 ha previsto delle ulteriori limitazioni all’applicazione delle norme contenute nel D.P.R. n. 601/1973, con specifico riferimento agli artt. 10 e 11 del decreto in oggetto.


A queste limitazioni, per espressa previsione di legge, fanno eccezione le cooperative sociali che possono continuare ad applicare le agevolazioni in misura piena, come previsto in passato.


Per alcune tipologie di cooperative (ad es. cooperative sociali) sono previste specifiche agevolazioni anche ai fini Irap.


Deducibilità dell’Ires (art. 21, comma 10 legge 449/1997)


La detassazione delle somme destinate a riserva indivisibile, essendo correlata all’utile netto accantonato e non al reddito imponibile, può produrre un effetto “imposte su imposte” in quanto anche le imposte costituiscono una variazione in aumento ai fini ires.


Per evitare tale effetto è stata prevista, per le società cooperative e loro consorzi, la non concorrenza al reddito imponibile delle imposte sui redditi riferibili alle variazioni effettuate ai sensi dell’art. 83 del Tuir, diverse da quelle riconosciute dalle leggi speciali per la cooperazione, a condizione che tale variazione in diminuzione determini un utile o un maggior utile da destinare a riserva indivisibile.


In sintesi, secondo l’Agenzia delle Entrate (circolare 18 giugno 2002 n. 53/e e circolare 15 luglio 2005 n. 34/E) l’ires rimane deducibile in misura proporzionale alla quota di utile netto non imponibile.


La manovra fiscale ex D.L. n. 112/2008


Il comma 25 dell’art. 82 del D.L. 112/2008 prevede che le cooperative a mutualità prevalente che presentano in bilancio un debito verso soci per finanziamenti (ovvero prestito sociale) superiore a 50 milioni di euro sono chiamate ad “alimentare” nella misura del 5% dell’utile netto annuale il fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti istituito dall’art. 81, comma 29 del dello stesso decreto.


Unico presupposto affinché sorga tale obbligo è costituito dalla circostanza che il debito verso soci per finanziamenti sia superiore al patrimonio netto contabile della cooperativa. Una volta verificata tale condizione, occorrerà – in sede di assemblea convocata per l’approvazione del bilancio di esercizio – deliberare la destinazione di una somma pari al 5% dell’utile netto a tale fondo.


Sugli interessi corrisposti dalle società cooperative ai soci persone fisiche relativamente ai prestiti erogati alle condizione stabilite dall’articolo 13 del DPR 29/09/1973 n. 601, è stato previsto un aumento della ritenuta a titolo d’imposta dal 12,5% al 20%, a esclusione delle cooperative che soddisfano i requisiti previsti per la definizione di piccole e microimprese di cui alla raccomandazione 2003/361/Ce del 6 maggio 2003.


 


 


5) Reddito d’impresa – Rettifica dell’imputazione temporale dei componenti negativi di reddito – Recupero delle maggiori imposte versate – Disposizioni sul contenzioso pendente


La deduzione – nel periodo di imposta di effettiva competenza – di costi oggetto di recupero per mancato rispetto del principio di competenza, può essere in ogni caso riconosciuta.


E’ questo il pensiero dell’Agenzia delle Entrate, reso noto con la circolare n. 23/E del 05 maggio 2010, che è così giunta a seguito delle seguenti considerazioni.


In applicazione del principio desumibile dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui nei casi di specie il diritto al rimborso è esercitatile soltanto dal giorno in cui lo stesso può essere fatto valere, è da ritenere che il diritto al rimborso della maggiore imposta versata con riguardo a un periodo d’imposta antecedente o successivo a quello oggetto di accertamento, decorre dalla data in cui la sentenza che ha affermato la legittimità del recupero del costo non di competenza è passata in giudicato, ovvero dalla data in cui è divenuta definitiva, anche ad altro titolo, la pretesa dell’Amministrazione finanziaria al recupero del costo oggetto di rettifica.


Da tale data, infatti, compete anche il diritto del contribuente a dedurre nel periodo di imposta di effettiva competenza il componente negativo.


L’istanza di rimborso della maggiore imposta versata può essere presentata, ai sensi dell’art. 21, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza ovvero dalla data in cui è divenuta definitiva, anche ad altro titolo, la pretesa dell’Amministrazione finanziaria al recupero del costo oggetto di rettifica.


Detta disposizione prevede che “La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione ”.


In nessun caso, ovviamente, potrà essere accolta l’istanza di rimborso del contribuente, qualunque sia la norma invocata (ex-articolo 38 del D.P.R. n. 602 del 73 oppure ex-articolo 8-bis del D.P.R. n. 322 del 1998 o, in alternativa, ex-articolo 21, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992), nel caso in cui la pretesa dell’Amministrazione finanziaria al recupero del costo oggetto di rettifica non si sia resa definitiva.


Avverso l’eventuale silenzio rifiuto dell’amministrazione è ammesso ricorso, ai sensi dell’articolo 19 del D.lgs. n. 546 del 1992, nel termine di prescrizione ordinaria decennale.


Resta inteso che il diritto al rimborso dell’imposta indebitamente versata non comporta il venir meno o la rideterminazione delle sanzioni originariamente irrogate per effetto del disconoscimento del costo non di competenza, né degli interessi dovuti.


Se, infatti, il diritto al rimborso è diretta conseguenza del riconoscimento da parte del giudice della legittimità dell’operato dell’ufficio accertatore (in applicazione di un principio ritenuto inderogabile), è fatta salva l’applicazione dell’articolo 1 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, in tema di sanzioni applicabili in caso di violazioni relative alla dichiarazione delle imposte dirette.


Resta inteso che la circolare, così come la stessa giurisprudenza di legittimità si riferisce esclusivamente al caso di specie, caratterizzato dal disconoscimento, in sede di accertamento resosi definitivo, di un costo ascrivibile alla competenza di un periodo d’imposta diverso da quello oggetto di accertamento, e che la stessa non ha implicazioni sulla disciplina generale dei rimborsi.


Il caso


Alcune Direzioni regionali hanno chiesto chiarimenti in merito alla gestione delle controversie nelle quali siano in discussione rilievi fondati sul mancato rispetto del principio di competenza nell’imputazione di componenti negativi di reddito da parte del contribuente.


Le controversie segnalate riguardano le ipotesi in cui l’ufficio accertatore abbia imputato per competenza il componente negativo di reddito ad un periodo d’imposta rispetto al quale il contribuente è decaduto dalla possibilità di emendare a proprio favore la dichiarazione già presentata, ovvero il caso in cui siano decaduti i termini per presentare istanza di rimborso della maggiore imposta versata.


In tale ipotesi il predetto componente negativo, la cui deduzione operata dal contribuente è stata disconosciuta dall’ufficio, non sarebbe più deducibile nel periodo d’imposta di effettiva competenza.


Quadro normativo


Per quanto concerne la possibilità per il contribuente di emendare a proprio favore le dichiarazioni di imposta, l’articolo 2, comma 8-bis del DPR 22 luglio 1998, n. 322 dispone che “Le dichiarazioni dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti di imposta possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare (…) non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo”.


In merito al rimborso di versamenti di imposte eccedenti quanto effettivamente dovuto, invece, l’art. 38, comma 1, del DPR  n. 602/1973, prevede che “il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare (…) istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento”.


Infine, l’art. 21, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 dispone che “Il ricorso avverso il rifiuto tacito della restituzione di cui all’art. 19, comma 1, lettera g), può essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione presentata entro i termini previsti dalla ciascuna legge d’imposta e fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto.”


Con riferimento al quadro normativo delineato e sulla base degli interventi di prassi dell’Amministrazione finanziaria, nel caso in cui nella determinazione della base imponibile delle imposte sui redditi, l’ufficio accertatore abbia imputato per competenza un componente negativo di reddito ad un periodo d’imposta diverso da quello nel quale era stato dedotto dal contribuente, quest’ultimo potrebbe operare correttamente la deduzione:


– presentando una dichiarazione correttiva con esito a sé favorevole entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo a quello in cui la deduzione doveva essere operata;


– ove il predetto termine sia scaduto, presentando istanza di rimborso della maggiore imposta versata nel periodo di imposta nel quale non ha operato la deduzione entro il termine di quarantotto mesi dalla data del pagamento eseguito in assenza dei presupposti o dal termine per il pagamento del saldo di imposta;


– ricorrendo, entro il termine di prescrizione del diritto, avverso l’eventuale silenzio rifiuto dell’Amministrazione formatosi sull’istanza di rimborso presentata nel termine di cui sopra.


Orientamenti giurisprudenziali


E’ principio consolidato presso la giurisprudenza di legittimità che il contribuente non possa essere lasciato arbitro della scelta del periodo cui imputare i componenti negativi di reddito, stanti i principi contenuti nell’art. 109 del TUIR e gli innegabili riflessi che ciò comporterebbe sulla determinazione del reddito imponibile.


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10981 del 13 maggio 2009, ha affermato che “in tema di reddito d’impresa, le regole sull’imputazione temporale dei componenti negativi, dettate in via generale dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 75, sono inderogabili, non essendo consentito al contribuente scegliere di effettuare la detrazione di un costo in un esercizio diverso da quello individuato dalla legge come esercizio di competenza, così da alterare il risultato della dichiarazione (…)”.


La stessa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6331 del 10 marzo 2008, ha inoltre specificato che “(…) la pratica conseguenza di una vietata (…) doppia imposizione, paventata dalla società ricorrente in rapporto alle circostanze del caso concreto, non risulta evento irrimediabilmente connesso all’applicazione del criterio sopra enunciato – ossia il criterio di competenza – (…), giacchè, in base ai principi generali, può essere evitata (…) mediante l’esercizio da parte del contribuente – con istanza di rimborso e conseguente impugnazione, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, del silenzio rifiuto su di esso eventualmente formatosi – dell’azione di restituzione della maggior imposta indebitamente corrisposta per la mancata esposizione nell’annualità di competenza dei costi negati in relazione a diversa imputazione temporale. Ciò, a decorrere dal perfezionamento del giudicato sulla legittimità del recupero dei costi in relazione all’annualità non di competenza, che, nella prospettiva di cui all’art. 2935 c.c. (…), segna – pur in presenza di termini per l’emendabilità della dichiarazione (cfr. il D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis, ratione temporis peraltro inapplicabile alla fattispecie) – il momento in cui il diritto al rimborso può essere fatto valere”.


Più di recente, nella sentenza n. 16023 dell’8 luglio 2009, la Suprema Corte ha ulteriormente chiarito il principio sopra affermato, nel senso che “(…) sulla base del divieto di doppia imposizione e della consolidata giurisprudenza di questa Corte in materia, la società potrà, dal momento del passaggio in giudicato della presente sentenza, presentare istanza di rimborso per recuperare la maggiore imposta indebitamente corrisposta e non potuta recuperare per non avere eseguito la corretta procedura di rimborso.”.


 


 


6) Incarichi ai revisori: dal Cndcec un documento operativo


La “Commissione per le norme di comportamento degli organi di controllo legale delle società”, del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, ha messo a disposizione dei Commercialisti uno strumento di ausilio per l’espletamento dei nuovi adempimenti previsti dal decreto legislativo sulla revisione legale dei conti.


Si tratta di una bozza di lavoro che sarà adattata dai Commercialisti nelle varie situazioni in cui si trovano quotidianamente ad operare.


(CNDCEC, nota del 05 maggio 2010)


 


 


7) Altre di fisco:


 


– Cinque per mille 2010 al rush finale


Per le iscrizioni online si chiude il 7 maggio: L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche, i cui elenchi sono curati e predisposti anche quest’anno dall’Amministrazione finanziaria, hanno tempo fino al 7 maggio per la presentazione, esclusivamente via web, della domanda di iscrizione.


La procedura deve essere effettuata anche dagli enti che avevano presentato la domanda negli anni precedenti.


Al riguardo, si rammenta che gli enti del volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche possono iscriversi utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia, fisconline o entratel.


I rappresentanti degli enti, purché siano abilitati, possono collegarsi al sito Internet www.agenziaentrate.gov.it e compilare il modulo di iscrizione seguendo le istruzioni e usando il software disponibile online. In alternativa è possibile ricorrere a un intermediario abilitato.


(Agenzia delle Entrate, comunicato del 5 maggio 2010)


 


 


– Civis apre agli utenti di Fisconline


Assistenza in un click per un milione e mezzo di contribuenti. Meno file, più feedback. Assistenza sprint non solo per gli intermediari. Civis mette il turbo e il dialogo col Fisco da oggi corre sul web anche per un milione e mezzo di singoli cittadini iscritti al servizio telematico Fisconline, che possono richiedere assistenza direttamente dal pc di casa, senza attese agli sportelli.


Il Fisco grazie a Civis conquista un nuovo traguardo sul fronte dei servizi online e permette a una platea sempre più ampia di contribuenti di risparmiare tempo e costi.


L’obiettivo è duplice: consentire anche ai semplici cittadini di compiere in rete le operazioni “di sportello” e ridurre gli accessi agli uffici, portando in casa le funzionalità del front office.


Sei mesi di Civis: come nasce e perché cresce – La piattaforma telematica, inaugurata in via sperimentale a ottobre scorso solo per i professionisti e a regime in tutta Italia da gennaio, nasce per consentire agli intermediari di richiedere assistenza sulle comunicazioni di irregolarità direttamente in rete, via Entratel, senza doversi recare fisicamente agli sportelli delle Entrate.


A sei mesi dall’avvio del nuovo canale web, visto il successo dell’iniziativa e misurata l’affidabilità del sistema, l’Agenzia ha deciso di estendere l’assistenza telematica anche agli utenti di Fisconline. Civis apre così le porte a tutti i contribuenti, compresi i cittadini italiani residenti all’estero, le società e gli enti, che sono tenuti a presentare il modello 770 per non più di 20 soggetti e non sono già iscritti a Entratel.


Filo diretto col Fisco – Per utilizzare Civis i cittadini non devono far altro che accedere a Fisconline e compilare l’apposito formulario.


La richiesta di assistenza viene presa in carico da un operatore di uno degli uffici dell’Agenzia, che segue la pratica fino alla chiusura.


(Agenzia delle Entrate, comunicato del 5 maggio 2010)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


 


 

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