Novità fiscali del 20 maggio 2010: atti di cessione di azienda ai Commercialisti: passo indietro in Parlamento; violazioni tributarie: la falsa fatturazione non sempre è reato; benefici ICI prima: non rilevano i contratti di utenza domestica; mancata denuncia INPS: è evasione contributiva; non è valida la cartella motivata per relationem: non basta l'indicazione dell'importo dei tributi; spese di vitto e alloggio, per imprenditori e professionisti: è deducibile l’IVA non detratta per mancanza della fattura; software GERICO 2010 Beta è on line sul sito delle Entrate; adeguamento agli studi di settore: nuove istruzioni per IVA a rate

 






 


Indice:


 


1) Atti di cessione di azienda ai Commercialisti: Passo indietro in Parlamento


 


2) Violazioni tributarie: La falsa fatturazione non sempre è reato


 


3) L’ENPALS rende note le recenti indicazioni fornite da Equitalia


 


4) Benefici Ici prima: Non rilevano i contratti di utenza domestica


 


5) Società e coop senza benefici Ici


 


6) Mancata denuncia all’INPS: È evasione contributiva


 


7) Non è valida la cartella motivata per relationem: Non basta l’indicazione dell’importo dei tributi


 


8) ENPALS/INPS: Chiarimenti su inquadramento previdenziale di alcune categorie di lavoratori tra cui gli autonomi dei circoli sportivi


 


9) Spese di vitto e alloggio, per imprenditori e professionisti: E’ deducibile l’Iva non detratta per mancanza della fattura


 


10) Software GERICO 2010 Beta è on line sul sito delle Entrate


 


11) F24 Accise: Istituito il codice tributo per interessi su sanzioni a rate


 


12) Adeguamento agli studi di settore: Nuove istruzioni per l’Iva a rate


 


 


1) Atti di cessione di azienda ai Commercialisti: Passo indietro in Parlamento


Gli atti di cessione di azienda devono rimanere di competenza esclusiva dei notai.


Una nota del ministero dell’Economia ha, infatti, rivisto le novità introdotte in commissione Affari costituzionali della Camera al DDL sulla semplificazione burocratica.


 


 


2) Violazioni tributarie: La falsa fatturazione non sempre è reato


Le fatture emesse a nome di un soggetto differente da quello reale (soggettivamente inesistente), se non hanno consentito l’evasione fiscale, non costituiscono reato giacché manca il dolo specifico richiesto dal delitto tributario.
Il caso di specie ha riguardato un odontoiatra, condannato dai giudici di merito perché responsabile di aver agevolato un altro soggetto (non abilitato), nell’esercizio abusivo della professione.


In merito la Cassazione ha stabilito che il fine illecito può non essere esclusivo, nel senso che il reato sussiste se commesso anche con lo scopo di trarre un profitto personale e altre finalità possono concorrere con quella fiscale, ma quest’ultima deve sempre sussistere.


In assenza di dolo di evasione il delitto tributario non sussiste.


Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza n. 17525 del 07/05/2010)


 


 


3) L’ENPALS rende note le recenti indicazioni fornite da Equitalia


Dopo la direttiva Equitalia , arrivano le indicazioni dell’ENPALS.


L’ENPALS, con il messaggio n. 3 del 2010, ha reso note le recenti indicazioni fornite da Equitalia con la direttiva n. 10/2010.


Se il debitore dichiara che la cartella esattoriale è stata oggetto di un provvedimento di sgravio, di una sospensione amministrativa o giudiziale oppure sia stato effettuato il pagamento del debito in un momento precedente la formazione del ruolo e ciò non risulti dai sistemi informativi dei concessionari, i  concessionari potranno sospendere le iniziative di riscossione dei crediti, anche in assenza di uno specifico provvedimento  da parte dell’Ente creditore. 


I concessionari  sospenderanno le azioni di recupero intraprese e trasmetteranno, entro 10 giorni, la documentazione prodotta dal debitore all’Ente creditore, chiedendo la conferma o meno delle circostanze dal medesimo dichiarate, nel frattempo  il contribuente avrà inviato la dichiarazione corredata dei documenti comprovanti lo sgravio, la sospensione o l’avvenuto pagamento.


Spetta alle Sedi il compito di dare puntuale riscontro alla richiesta del concessionario: in caso di silenzio, le azioni di recupero continueranno a rimanere sospese.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 19/05/2010)


 


 


4) Benefici Ici prima: Non rilevano i contratti di utenza domestica


La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12050 del 17 maggio 2010, ha stabilito che le utenze (ad es. bollette luce, ecc.) intestate al contribuente non dimostrano, ai fini delle agevolazioni e dell’esenzione Ici, che si tratta di prima abitazione.


I giudici hanno così respinto il ricorso di un legale che chiedeva le agevolazioni Ici per un’abitazione in cui le utenze erano intestate a suo nome.


Agevolazione I.C.I.: Conta la dimora abituale


Tuttavia, sul caso occorre nuovamente citare  il parere n. 16 del 29 aprile 2010 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, la quale ha chiarito come in materia di agevolazioni per l’abitazione principale conta l’effettiva dimora abituale indipendentemente dalla residenza anagrafica, spetta però al contribuente vincere le presunzioni dell’Amministrazione attraverso idonea documentazione e prove oggettive.


La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, in particolare, ha risposto ad un quesito posto su tale argomento, specificando che in materia di abitazione principale, le agevolazioni ICI prescindono dalla residenza anagrafica.


Nel caso di specie la residenza anagrafica del contribuente si trova nel comune “B”, mentre la dimora abituale (cui spettano le agevolazioni ICI) si trova nel comune “A”.


La dimostrazione dell’effettiva residenza


Come ha rimarcato la Fondazione Studi, spetta al contribuente dimostrare, con documenti “alla mano” (poiché in campo tributario la prova testimoniale non è


Accettata), di avere abitato nel Comune “A” nel periodo preso in considerazione dalla cartella di pagamento.


Ad es. (è chiaro che più sono le prove, più si è convincenti) è utile produrre al Comune “A” (o alla Commissione tributaria):


– attestato del datore di lavoro che dichiara che il dipendente lavora alle sue dipendenze nel Comune “A”;


– estratti conti bancari o postali da cui si evince che domiciliazione è presso l’abitazione del Comune “A”;


– fatture di utenze domestiche (luce, gas, acqua) che, poste a raffronto con quelle della casa nel Comune “B”, dimostrino che i consumi di gran lunga maggiori sono quelli della casa nel Comune “A”;


– tessera della metropolitana del Comune “A”;


– abbonamento annuale al teatro;


– abbonamento Rai;


– collaboratori domestici assunti con riferimento all’abitazione nel Comune “A”.


Prova decisiva


Ovviamente sarà determinante dimostrare che con riferimento all’abitazione del Comune “B” il soggetto non ha sfruttato l’agevolazione ICI casa di abitazione.


 


 


5) Società e coop senza benefici Ici


L’agevolazione Ici spettante sui terreni edificabili utilizzati per scopi agro-silvo-pastorali, posseduti e condotti da agricoltori diretti e imprenditori agricoli, non spetta mai alle società di capitali e alle cooperative agricole.


L’applicazione di questi benefici, infatti, è ridotta alle sole persone fisiche iscritte in appositi elenchi comunali e soggette all’obbligo di assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia.


Ciò anche dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 228/2001 che, in presenza di particolari requisiti, considera “imprenditori agricoli” anche le società, di persone o capitali, cooperative comprese.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 11434 del 2010)


 


 


6) Mancata denuncia all’INPS: È evasione contributiva


La mancata denuncia all’INPS delle retribuzioni rientra nella fattispecie dell’evasione contributiva di cui all’art. 116, comma 8, lett. b) della Legge n. 388/2000.


Il fatto che i dipendenti siano regolarmente iscritti nei libri paga e matricola non consente di applicare la meno onerosa fattispecie dell’omissione contributiva, prevista in caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 11261 del 2010)


 


 


7) Non è valida la cartella motivata per relationem: Non basta l’indicazione dell’importo dei tributi


La cartella di pagamento deve essere completa. E’ pertanto valida la cartella esattoriale motivata per relationem, se contiene gli estremi di pubblicazione dell’atto a cui l’Amministrazione Finanziaria sta rinviando.


E’ questa la decisione delle sezioni unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 11722/2010).


Il caso ha riguardato l’impugnazione di cartelle esattoriali con le quali era chiesto ad un Comune il pagamento dei contributi consortili dovuti al consorzio. Le cartelle venivano contestate poiché prive della sufficiente motivazione.


In particolare, l’ente locale ha contestato la sentenza impugnata per aver erroneamente ritenuto che fosse congrua la motivazione della cartella e, in ogni caso, che si fosse determinata l’inversione dell’onere della prova.


Al riguardo, la Corte Suprema ha osservato che nelle cartelle erano indicati la natura (quote consortili) e l’importo del contributo preteso, ma non erano indicati i presupposti di fatto e di diritto.


Se la cartella esattoriale non segue uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisce il primo ed unico atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, come é nel caso in cui il Consorzio procede alla riscossione dei contributi, essa deve essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo, e contenere, quindi, gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell’imposizione.


Tale motivazione può essere assolta per relationem ad altro atto che costituisca il presupposto dell’imposizione, atto del quale, tuttavia, devono comunque essere specificamente indicati gli estremi, anche relativi alla pubblicazione dello stesso su bollettini o albi ufficiali che eventualmente ne sia stata fatta a sensi di legge, affinchè il contribuente ne abbia conoscenza o conoscibilità.


 


 


8) ENPALS/INPS: Inquadramento previdenziale di alcune categorie di lavoratori tra cui gli autonomi dei circoli sportivi


Chiarimenti dall’Inps per le iscrizioni di lavoratori presso le case da gioco e gli impianti sportivi.


Sugli aspetti previdenziali tra l’INPS e l’ENPALS, sono sorte problematiche in relazione all’esatto inquadramento di alcune categorie di lavoratori.


L’INPS, con la circolare n. 66 del 18 maggio 2010, si è soffermata sui criteri per l’esatta definizione del regime previdenziale riguardo a:


– impiegati e operai dipendenti dalle case da gioco, sale scommesse, sale giochi, ippodromi, scuderie di cavalli da corsa e cinodromi, prestatori d’opera addetti ai totalizzatori o alla ricezione delle scommesse, presso gli ippodromi e cinodromi, nonché presso le sale da corsa e le agenzie ippiche;


– impiegati, operai, istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitness, stadi, sferisteri, campi sportivi, autodromi.


Il Ministero del lavoro ha precisato che dal 22.04.2005 i lavoratori che prestano attività lavorativa, in qualità di impiegati e operai dipendenti dalle case da gioco e dalle sale di scommesse, devono, ai fini previdenziali, essere obbligatoriamente iscritti presso l’ENPALS, sempre che l’attività delle sale da gioco e delle sale di scommesse sia esercitata in modo esclusivo dal datore di lavoro.


L’INPS, ha precisato che ciò assunto è estensibile, per analogia, alle sale giochi.


Qualora l’attività abbia carattere promiscuo, situazione che nel settore è abbastanza frequente, tenuto conto che soprattutto le case da gioco e le sale giochi sono spesso all’interno o annesse ai pubblici esercizi, si dovrà valutare se tali attività presentino o meno il carattere dell’autonomia.


Nel caso in cui non vi sia autonomia dell’attività della casa da gioco o della sala giochi rispetto a quella del pubblico esercizio e qualora il datore di lavoro utilizzi promiscuamente i propri dipendenti per l’esercizio di entrambe le attività, gli stessi, in quanto dipendenti da imprese classificate ai fini previdenziali nel settore terziario, continueranno a essere assicurati anche ai fini previdenziali presso l’INPS.


L’iscrizione all’ENPALS dei dipendenti di sale di scommesse prescinde dal tipo di scommessa, sia essa inerente eventi ippici ovvero relativa ad altri eventi sportivi, ma riguarda esclusivamente lavoratori con contratto di lavoro subordinato.


Diversamente, nel caso dei prestatori d’opera addetti ai totalizzatori o alla ricezione delle scommesse, gli stessi sono obbligatoriamente iscrivibili all’ENPALS indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, solo in caso di scommesse effettuate presso gli ippodromi o cinodromi, ovvero presso le sale da corsa e le agenzie ippiche.


I dipendenti di palestre, sale fitness, impianti e circoli sportivi, ecc., rientrano nelle categorie obbligatoriamente iscritte all’ENPALS.


Per ciò che riguarda gli istruttori e gli addetti agli impianti e circoli sportivi e alle altre strutture, gli stessi sono soggetti all’assicurazione presso l’ENPALS a prescindere dalla natura giuridica, autonoma o subordinata, del rapporto di lavoro.


Pertanto, l’assoggettamento a contribuzione ENPALS non può discendere dalla mera denominazione dell’attività quale “palestra”.


Nel caso concreto, è necessario procedere ad un’attenta disamina dell’attività complessivamente esercitata dall’azienda e delle professionalità nella stessa impiegate al fine di valutarne il corretto inquadramento e il conseguente obbligo contributivo.


Da quanto precede, discende che le aziende che esplicano l’attività di gestione di palestre nelle quali viene svolta attività sportiva devono essere inquadrate nel settore industria con l’obbligo assicurativo dei lavoratori nei confronti dell’ENPALS; viceversa, le palestre che svolgono esclusivamente attività estetica o di recupero motorio continueranno a essere inquadrate nel settore terziario o artigiano, con l’obbligo di assicurazione all’INPS dei propri dipendenti.


Infine, i datori di lavoro esercenti l’attività di gestione piscine devono essere inquadrati nel settore industria qualora le piscine stesse vengano utilizzate per lo svolgimento di attività sportiva.


Peraltro, in analogia a quanto affermato per le palestre, qualora la piscina venga utilizzata esclusivamente per l’educazione motoria, il gestore dovrà essere inquadrato nel settore terziario o artigiano, con l’obbligo di assicurazione all’INPS dei propri dipendenti.


Istruzioni operative


Le competenti strutture territoriali dell’Inps provvederanno, in base ai chiarimenti contenuti nella circolare n. 66/2010, ad attribuire il corretto inquadramento ed i necessari codici di autorizzazione, a decorrere dal mese di aprile 2005, data di entrata in vigore del D.M. 15.03.2005.


Lavoratori soggetti al regime pensionistico ENPALS


Dette strutture dovranno provvedere ad annullare le eventuali note di rettifica emesse nei confronti delle aziende sul presupposto dell’iscrivibilità dei loro dipendenti all’INPS ma per i quali, invece, è dovuta l’iscrizione previdenziale all’ENPALS.


Le Sedi provvederanno, altresì, a seguito di apposita richiesta, al trasferimento senza interessi all’ENPALS, in applicazione dell’art. 116, comma 20, della legge 23 dicembre 2000 n. 388, della sola contribuzione IVS versata all’INPS per i lavoratori che, in ragione dell’ampliamento della categorie iscrivibili all’ENPALS, non sono più assicurabili al Fondo Pensioni lavoratori dipendenti a decorrere dal 22 aprile 2005.


Lavoratori soggetti al regime pensionistico INPS


Nei casi in cui i datori di lavoro abbiano provveduto, erroneamente, a versare la contribuzione pensionistica all’ENPALS per i propri dipendenti che, invece, devono continuare ad essere assicurati all’INPS, le Sedi dovranno invitare l’ENPALS e i predetti datori di lavoro a chiedere il trasferimento della contribuzione all’Istituto in applicazione dell’art. 116, c. 20, della citata legge n. 388/2000. Eventuali note di rettifica attive emesse per il recupero della suddetta contribuzione dovranno essere tenute in sospeso fino alla definizione del predetto trasferimento.


 


 


9) Spese di vitto e alloggio, per imprenditori e professionisti: E’ deducibile l’Iva non detratta per mancanza della fattura


E’ stata concessa la possibilità per gli imprenditori e i professionisti che vogliono dedurre l’Iva non detratta sulle spese di vitto e alloggio non avendo richiesto le relative fatture.


Tale possibilità era già stata affermata dal CNDCEC nei propri documenti di prassi ed anche da Assonime.


La scelta di optare per lo scontrino o la ricevuta, infatti, può essere giustificata da valutazioni legate alla maggiore convenienza economica.


Si può, di conseguenza, riconoscere all’Iva non detratta per mancanza della fattura la natura di “costo inerente” all’attività esercitata e, quindi, la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi.


E’ il passaggio chiave della circolare n. 25/E del 2010, con cui l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sulla deducibilità dell’Iva pagata sulle prestazioni alberghiere e di ristorazione.


In particolare, il documento di prassi ricorda che, a seguito delle novità introdotte dalla manovra d’estate del 2008 (D.L. 112), è venuta meno l’indetraibilità oggettiva dell’Iva relativa a queste prestazioni, con la conseguente indeducibilità del tributo da Irpef o da Ires.


Una circostanza, quest’ultima, che può venir meno quando l’imprenditore e il professionista – sulla base di valutazioni di convenienza economico-gestionale – optano per lo scontrino o ricevuta al posto della fattura, decidendo, così, di non detrarre l’Iva pagata per “vitto e alloggio”.


E’ il caso in cui i costi da sostenere per eseguire gli adempimenti Iva connessi alle fatture sono considerati superiori al vantaggio economico costituito dall’importo dell’Iva detraibile.


In questo caso, spiega la circolare, posto che la scelta dell’operatore si prospetta come la soluzione economicamente più vantaggiosa (il suo obiettivo è, infatti, quello di pervenire al maggior risultato economico possibile), si può riconoscere all’Iva non detratta per mancanza della fattura la natura di “costo inerente” all’attività esercitata e, di conseguenza, la deducibilità ai fini delle imposte sui redditi.


Il documento di prassi chiarisce infine che l’imposta non detratta relativa alle prestazioni di vitto e alloggio assume rilievo fiscale anche ai fini Irap, a condizione che l’onere risulti iscritto tra i costi che concorrono a determinare il valore della produzione netta.


Infine, il documento ha precisato non può invece costituire un costo inerente, e non è quindi deducibile dal reddito, l’Iva documentata tramite fattura ma rimasta a carico perché l’impresa o il professionista non hanno esercitato il diritto alla detrazione.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 19 maggio 2010)


 


 


10) Software GERICO 2010 Beta è on line sul sito delle Entrate


Il prodotto software GERICO 2010 Beta consente il calcolo della Congruità per i 206 studi di settore in vigore per il periodo d’imposta 2009.


Il prodotto pubblicato il giorno 19 maggio 2010 in versione Beta  permette l’applicazione di 206 studi di settore e non è utilizzabile per gli adempimenti degli obblighi fiscali.


(Agenzia delle Entrate, nota del 19 maggio 2010)


 


 


11) F24 Accise: Istituito il codice tributo per interessi su sanzioni a rate


Istituito per “multe” irrogate dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato a coloro che hanno offerto giochi illegali o irregolari tramite internet.


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 39/E del 2010, ha istituito il codice tributo “5213” utilizzabile per il versamento degli interessi dovuti da coloro che hanno richiesto, e ottenuto, il pagamento rateale delle pene pecuniarie, irrogate dall’Aams per le violazioni concernenti la rimozione di offerte di gioco illegali o irregolari da reti telematiche o di telecomunicazione (art. 1, comma 50, della legge 27 dicembre 2006, n. 296).


 


 


12) Adeguamento agli studi di settore: Nuove istruzioni per l’Iva a rate


Aggiornate le modalità di compilazione del modello F24 per il pagamento del maggior tributo in più soluzioni.


Già dallo scorso anno è stata data la possibilità ai contribuenti di procedere all’adeguamento rateale agli studi di settore anche per l’Iva.


Adesso, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 40/E del 2010, ha fornito le istruzioni per la compilazione del campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” dell’F24, per il versamento della maggiore imposta in più soluzioni. Adempimento per cui si utilizza il codice tributo 6494 denominato “Studi di settore – adeguamento Iva”.


Le informazioni dell’eventuale rateazione vanno riportate nel campo “NNRR” dove NN indica il numero della rata da versare e RR quello delle rate complessive.


Con le cifre “0101” si evidenzia, invece, che il pagamento avviene in un’unica soluzione.


 


 


Vincenzo D’Andò


 

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