L’imposta comunale sulle pubblicità

 

In tema di tassa comunale sulla pubblicità, l’art.8, c. 3 del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, consente al contribuente di limitarsi a denunciare quelle sole variazioni, intervenute successivamente alla presentazione della dichiarazione originaria, da cui possa conseguire un diverso ammontare dell’imposta, senza, quindi, dover rinnovare la propria dichiarazione anno per anno. Poichè, però, ad ogni anno solare corrisponde una obbligazione tributaria, qualora la denunzia sia stata incompleta, infedele oppure omessa, l’obbligo di formularla si rinnova di anno in anno, con la conseguenza che l’inottemperanza a tale obbligo comporta l’applicazione della sanzione anche per gli anni successivi al primo.


E’ questa la massima della sentenza della Corte di Cassazione n. 23572 del 6 novembre 2009 (ud. del 22 settembre 2009).




Il processo




Con sentenza del 6/04/2006 la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, accogliendo l’appello del Comune di Viterbo, riformava la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo che aveva accolto i ricorsi della A.S. s.r.l. avverso gli avvisi di accertamento per gli anni 2001 e 2002 relativamente alle sole sanzioni inflitte per violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, in tema di imposta sulla pubblicità.


Ha proposto ricorso per cassazione la A.S. s.r.l fondandolo su tre motivi di violazione di legge.




I motivi della decisione




La Corte ha ritenuto che la fattispecie debba essere decisa analogamente a quanto sostenuto in tema di ICI da Cass. n. 932/2009 e in tema di TARSU da Cass. n. 18122/2009.


Nel primo caso – ICI – si è ritenuto che “in tema di imposta comunale sugli immobili, l’obbligo, posto dal D.Lgs 30 dicembre 1992, n. 504, art. 10, comma 4, di denunciare il possesso ovvero di dichiarare le variazioni degli immobili dichiarati incidenti sulla determinazione dell’imposta, non cessa allo scadere del termine fissato dal legislatore con riferimento all’inizio del possesso (e per gli immobili posseduti al primo gennaio 1993 con scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 1992) ma permane finchè la relativa dichiarazione (o denuncia di variazione) non sia presentata, e l’inosservanza determina, per ciascun anno di imposta, un’autonoma violazione punibile ai sensi dell’art. 14, comma 1 dello stesso decreto“.


Nel secondo caso – TARSU – si è ritenuto che “fermo restando l’obbligo del contribuente di denunciare tempestivamente e fedelmente i dati richiesti dalla legge, senza necessità di ripetere la denunzia annualmente, senza necessità di ripetere la denunzia annualmente, salvo che si verifichino variazioni (art. 70, comma 2), bisogna considerare che ad ogni anno solare corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria (art. 64, comma 1) e che, quindi, se la denunzia fu incompleta o infedele o addirittura omessa, l’obbligo di formularla correttamente si rinnova di anno in armo; conseguentemente l’inottemperanza a tale obbligo – sanzionata dall’art. 76 – non può produrre la sanzionabilità solo per la prima annualità, dato che il comportamento omissivo è perdurato nel tempo“.


Anche in tema di imposta di pubblicità, il D.Lgs. n. 507 del 1993, prevede che “la dichiarazione della pubblicità annuale ha effetto anche per gli anni successivi, purchè non si verifichino modificazioni degli elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta“.


L’annualità dell’imposta è ribadita da Cass. n. 4399/2008, n. 1915/2007, n. 552/2007.


Sussistono, pertanto, per la Corte analoghe impostazioni normative e analoga ratio legis che impongono di addivenire alla medesima ricostruzione interpretativa.


Nè dal superiore principio della ultrattività della dichiarazione per gli anni successivi (salve le superiori mutazioni dello stato di fatto) potrebbe dedursi la conseguenza della sussistenza di una sola violazione iniziale, in caso di omessa dichiarazione protrattasi per più anni, atteso che la situazione di chi presenta regolarmente la dichiarazione non è certo simmetrica a quella di chi non la presenta.




Ricostruzione normativa




E’ l’art. 8, del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, la norma di riferimento.


In forza di tale norma, il soggetto passivo è tenuto, prima di iniziare la pubblicità, a presentare al comune apposita dichiarazione anche cumulativa, nella quale devono essere indicate le caratteristiche, la durata della pubblicità e l’ubicazione dei mezzi pubblicitari utilizzati.


La dichiarazione deve essere presentata anche nei casi di variazione della pubblicità, che comportino la modificazione della superficie esposta o del tipo di pubblicità effettuata, con conseguente nuova imposizione.


La dichiarazione della pubblicità annuale ha effetto anche per gli anni successivi, purché non si verifichino modificazioni degli elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta; tale pubblicità si intende prorogata con il pagamento della relativa imposta effettuato entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento, sempre che non venga presentata denuncia di cessazione entro il medesimo termine.




13 maggio 2010


Gianfranco Antico


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