Le misure cautelari

 

Le misure cautelari sono uno strumento volto ad evitare che i beni e le disponibilità del contribuente non vengano alienate ovvero distratte da quest’ultimo prima di una eventuale riscossione, da parte dell’erario, dei crediti accertati a seguito di un’attività ispettiva.




Tale strumento, di fatto aggredisce, attraverso l’iscrizione ipotecaria, i beni riconducibili al debitore, ed in particolare quelli contemplati dall’art. 2810 del Codice Civile oltre agli immobili, i diritti e le rendite nonché in via facoltativa, si può applicare anche il sequestro conservativo sui cespiti di proprietà del soggetto passivo della pretesa erariale.




L’adozione dello strumento delle misure cautelari avviene con la notifica dell’atto di contestazione al provvedimento di irrogazione della sanzione da parte dell’Agenzia delle Entrate ovvero dalla consegna del pvc redatto dalla Guardia di Finanza. L’Ufficio quindi, quando ha fondato motivo, (attuale e non potenziale) di perdere la garanzia del proprio credito richiede, previa istanza alla Commissione Tributaria Provinciale, l’iscrizione ipotecaria sui bei del contribuente debitore e degli eventuali coobbligati in solido.




In particolare il Comando Generale della Guardia di Finanza, ha di recente dettato, ai propri uomini e donne, le indicazioni da osservare per l’applicazione dello strumento de quo, illustrando, nel contempo, la mutuata disciplina contenuta nell’art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997.




Infatti, con l’aumento esponenziale del numero di evasori totali nonché di fenomeni elusivi, sono stati introdotti importanti novità finalizzate a tutelare maggiormente il credito erariale, ed in particolare, la disciplina è stata integrata attraverso:






  • l’art. 27 del Decreto Legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla Legge 28 gennaio 2009, n. 2;






  • l’art. 15, commi 8/bis e 8/quater, del Decreto Legge 1 luglio 2009, nr. 78, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 agosto 2009, n. 103.




Con l’inserimento dell’art. 27 del D.L. n. 185/2008, ed in particolare:






  • al comma 5, viene sancito che le misure cautelari si applicano a garanzia non solo dei crediti derivanti dalle sanzioni amministrative tributarie, ma anche dalle somme dovute per il pagamento dei tributi e dei relativi interessi connessi ai pvc. Inoltre tale disciplina recepisce il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui nella nozione di credito erariale da garantire, sono ricompresse non solo le somme dovute a titolo di sanzione, ma anche le imposte dovute e gli interessi di cui il contribuente sia debitore, in ragione dei rilievi a questi mossi da parte dell’Amministrazione Finanziaria;






  • al comma 6 dell’art. 27 del D.L. n. 185/2008, viene sancita la possibilità di applicazione delle misure cautelari nei casi di pericolo di perdita del credito erariale anche dopo la notifica del provvedimento con cui vengono accertati i maggiori tributi.






  • al comma 7, dell’art. 27 del D.L. n. 185/2008, successivamente integrato dall’art. 15, comma 8-quater, del D.L. n. 78/2009, viene previsto che gli importi iscritti a ruolo, conservano la loro validità e il loro grado a favore dell’agente di riscossione, il quale può procedere all’esecuzione sui beni sequestrati o ipotecati secondo le disposizioni del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.




Con il prefato riferimento normativo, vengono semplificate le formalità di annotazione delle misure cautelari iscritte a ruolo, rendendo più effettiva l’applicazione delle sanzioni previste al trasgressore in quanto permette di collegare in maniera più stringente le fasi dell’accertamento e della constatazione.




Successivamente l’art. 15 del Decreto Legge n. 78/2009 ha:






  • attraverso il comma 8/bis, modificato l’art. 22 – comma 1 del D. Lgs. n. 472/1997, prevedendo per l’applicazione delle misure cautelari, lo strumento bancario, già esperibile nella fase dell’accertamento delle II.DD. e dell’I.V.A.. Tale strumento però è prerogativa soltanto dell’Agenzia delle Entrate non anche per la Guardia di Finanza. Quest’ultima invece, procederà all’utilizzo dello strumento bancario nella fase pre-istruttoria, finalizzata alla scoperta di materia imponibile diretta ed indiretta sottratta al fisco.


Pertanto lo strumento investigativo dell’indagine bancaria, è stato ulteriormente incentivato da parte del legislatore, per contrastare appunto fenomeni di evasione totale, frodi e altri reati di natura penal-tributaria;






  • con il Comma 8/ter, stabilito che lo strumento dell’indagine bancaria può essere attivato anche per richiedere le misure cautelari con riguardo ai crediti afferenti le imposte e ai relativi interessi derivanti dai processi verbali di constatazione o, ancora in relazione a importi iscritti a ruolo sulla base di atti di accetamento.



Per quanto concerne i presupposti necessari per la richiesta delle misure, vi sono due fondamentali presupposti che devono coesistere e, cioè:






  1. l’indicazione dell’attendibilità della pretesa tributaria (cd. Fumus boni juris);



  2. il fondato timore di perdere la garanzia erariale (cd periculum in mora).




Il primo requisito presuppone quindi l’esistenza di un atto di contestazione, un provvedimento di irrogazione, un avviso di accertamento, un processo verbale di constatazione nel quale i verificatori dovranno circostanziare gli elementi che inducono a dare credibilità alla pretesa.




Il secondo requisito, si riferisce al pericolo della riscossione del credito, il quale deve essere attuale e non solo potenziale e, quindi, i verificatori dovranno circostanziare gli elementi che inducono a ritenere sussistente il rischio di comportamenti del contribuente preordinati a sottrarsi ad eventuali azioni esecutive da parte dell’agente della riscossione.




In particolare il pericolo deve essere attuale e può essere desunto da:






  • elementi oggettivi concernenti la consistenza quantitativa e le caratteristiche qualitative del patrimonio del debitore in rapporto all’ammontare del credito erariale;






  • dati soggettivi attinenti alla condotta del debitore, anche nella fase successiva alla conclusione del controllo, che lascino presumere l’intento di rendersi insolvente.




Qualora sussistano i predetti requisiti, i verificatori ai fini della segnalazione al competente Ufficio delle Entrate, dovranno avviare la procedura di richiesta di misure cautelari, distinguendo tra:







    1. imprese in contabilità ordinaria, per le quali dovrà essere calcolato in maniera congiunta:






  • l’indice di solvibilità – ossia il rapporto tra le componenti dell’attivo circolate ed immobilizzato ed il totale delle passività. Tale indice dovrà evidenziare un valore inferiore all’unità;






  • l’indice di indebitamento – ovvero il rapporto tra fra le passività (mezzi di terzi) ed il patrimonio netto (mezzi propri). Tale indice dovrà essere superiore a 2.






  1. imprese in contabilità ordinaria, per le quali si dovrà valutare in concreto se, in rapporto alla pretesa erariale, risulti più o meno sufficiente il valore complessivo dei beni strumentali (al netto degli ammortamenti), delle rimanenze finali, del patrimonio immobiliare e dei beni mobili registrati. Lo stesso criterio verrà applicato ai contribuenti non percettori di reddito d’impresa o esercenti arti o professioni.




Per quanto riguarda l’applicazione delle misure cautelari, la legge non prevede alcuna soglia e, quindi, l’applicazione delle stesse possono essere richieste per qualsiasi importo.




Tuttavia al fine di garantire omogeneità in termini di univocità investigativa, il Comando Generale della Guardia di Finanza, ha individuato i seguenti parametri al di sopra dei quali scatteranno le richieste di misura cautelativa:








      • in caso d’identità fra trasgressore e contribuente il parametro sarà pari ad €uro 120.000,00, il cui superamento verrà calcolato sommando le imposte sui redditi, l’I.V.A. e gli altri tributi;








      • in caso di ritenute non operate il parametro sarà pari ad €uro 60.000,00;








      • in caso di non coincidenza tra l’autore materiale della violazione ed il soggetto passivo dell’obbligazione tributaria è necessaria la la presenza di un illecito sanzionato con un minimo edittale superiore ad €uro 60.000,00.






Volendo giungere ad una conclusione, si può affermare che a prescindere dalle predette soglie, la proposta di applicazione potrà essere avanzata qualora vi possono presentare situazioni di pericolo per il credito erariale da incassare. Tali situazioni di pericolo ad esempio possono essere la natura di evasione totale del soggetto verificato, il suo coinvolgimento in meccanismi fraudolenti evasivi nonché illeciti penal tributari di particolare offensività, quali le fatture per operazioni inesistenti, la dichiarazione fraudolenta dei redditi mediante l’inserimento di documenti non veritieri o altri artifizi contabili oppure la sussistenza di precedenti specifici come pregresse insolvenze in occasione di procedimenti esecutivi promossi da privati o da altri enti pubblici.




6 maggio 2010


Paolo Giovannetti

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