Eliminato il riferimento alle C.F.C.

una delle importanti novità del modello Unico 2010

 

Con l’approvazione del modello UNICO Società di Capitali 2010, provvedimento Agenzia delle Entrate del 1° febbraio 2010, sono state eliminati i riferimenti alla nuova disciplina restrittiva sulle Controlled Foreign Companies (CFC).





La modifica delle istruzioni rispetto alla bozza al modello UNICO SC 2010 si è palesata con la cancellazione dalla sezione dedicata alle novità della disciplina del reddito d’impresa, dei riferimenti all’art. 13, D.L. 1° luglio 2009, n. 78.





Invece i richiami alle altre disposizioni introdotte dal decreto persistono ed in particolare si fa riferimento:







  • all’ art. 5 – all’agevolazione Tremonti-ter;



  • all’ art. 7 – nuova disciplina dei crediti risultanti in bilancio che derivano dalle operazioni di erogazione del credito alla clientela per gli enti creditizi e finanziari;



  • all’ art. 14 – tassazione separata con aliquota del 6% delle plusvalenze iscritte in bilancio derivanti dalla valutazione al cambio di fine esercizio delle disponibilità in metalli preziosi;



  • al differimento del rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, differita al 31 dicembre 2009 nei Comuni di cui all’articolo 1, comma 1, della legge n. 9 del 2007.





Parlando della rilevante modifica, si precisa che le indicazioni dell’art. 13 del D.L. n. 78/2009 riportavano le modifiche apportate alla normativa CFC (art. 167 TUIR), introdotte nel TUIR per armonizzare le disposizioni italiane con quanto già disposto in altri ordinamenti europei per evitare arbitraggi fiscali o l’accesso a regimi che possono favorire disparità di trattamento.





Si rammenta che il D.L. n. 78/2009 si è mosso secondo due linee di intervento:







  • in primis, sono state limitate le possibilità di esonero dal vigente regime CFC, relativamente alle società o enti residenti o localizzati in Stati o territori a regime fiscale privilegiato;



  • in secundis, è stata introdotta l’attrazione a tassazione in Italia dei redditi delle controllate estere, diversamente localizzate, che svolgano in via principale attività finanziaria, di gestione di beni immateriali o di prestazione di servizi infragruppo e siano inoltre soggette ad un limitato livello di tassazione effettiva.





Quindi è stata creata una disciplina CFC che è caratterizza per l’articolazione in due ambiti sensibilmente diversi, specie nei presupposti di applicazione e nelle circostanze esimenti.





Le modifiche all’art. 13 prevedono che:




  • per poter disapplicare la disciplina antielusiva si deve dimostrare il reale radicamento economico del soggetto estero nel mercato di cui si parla, mentre per le attività bancarie, finanziarie e assicurative, si considera l’esistenza del collegamento con il mercato di insediamento quando oltre la metà delle fonti, degli impieghi o dei ricavi della società controllata estera derivi da operazioni effettuate nel predetto mercato;



  • si escluda la possibilità di disapplicare la disciplina delle CFC nel caso di proventi derivanti per oltre il 50%:



  • dalla gestione, detenzione o investimento in attività finanziarie;



  • dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica;



  • dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari;



  • ci sia l’estensione della disciplina delle CFC a soggetti controllati residenti in Stati non compresi nell’attuale black list, nel caso in cui questi abbiano una tassazione privilegiata.





Si è dunque vicini ad un inasprimento delle condizioni per la disapplicazione della normativa CFC che prevede l’attribuzione del reddito di società residenti in un Paese a fiscalità privilegiata indipendentemente dall’effettiva percezione e tranne nel caso di disapplicazione previo apposito interpello.





La giurisprudenza comunitaria ha evidenziato che la disciplina delle CFC si pone in potenziale conflitto con la libertà di stabilimento.





La disciplina italiana, invero, si applica nei confronti di Stati comunitari, nell’ambito di applicazione territoriale dell’art. 43 del Trattato CE, in misura marginale: si precisa però che i vincoli del diritto comunitario assumono rilievo anche nei confronti dei Paesi terzi, qualora la partecipazione rappresenti esercizio della libertà di circolazione dei capitali.





Come sancito dalla Commissione le norme nazionali “devono essere conformi all’articolo 56 del Trattato CE e, anche nei riguardi dei Paesi terzi, essere applicate unicamente alle costruzioni di puro artificio”.





Secondo la Corte di giustizia, la libertà di stabilimento presuppone semplicemente un “insediamento effettivo della società interessata, unito all’esercizio di “attività economica reale”.





Si parla, dunque di test of economic reality, principio incentrato esclusivamente sull’oggettiva esistenza fisica dell’impresa estera: secondo la Corte di giustizia “la costituzione di una società allo scopo di fruire di una legislazione più vantaggiosa o, più specificamente, dei vantaggi fiscali legalmente offerti dalle norme in vigore in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede non costituisce abuso della libertà di stabilimento”.





Altra problematica è quella relativa alla data di entrata in vigore dell’art. 13: la non esplicita indicazione della data considera la possibilità di un’entrata in vigore già dal 1° luglio 2009 con effetto retroattivo per l’anno 2009.


La situazione così evidenziata sarebbe in contrasto con i principi stabiliti dallo Statuto del Contribuente.


Il modello citato deve essere utilizzato per dichiarare i redditi relativi al periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2009, anche per i soggetti con periodo di imposta diverso il cui esercizio è iniziato successivamente al 1° luglio 2009.





Si precisa che con comunicato stampa del 5 febbraio l’Agenzia delle Entrate ha confermato che le nuove norme sulle C.F.C. ed, in particolare, le nuove previsioni dell’articolo 167, comma 8 bis, del Testo Unico, che estende la disciplina di tassazione per trasparenza delle società controllate estere ai soggetti controllati residenti in Stati o territori non compresi nell’attuale black list, qualora gli stessi beneficino di una tassazione particolarmente privilegiata e sempre che abbiano conseguito prevalentemente passive income o proventi da attività infragruppo (articolo 167, comma 8 bis, del Testo Unico), entrano in vigore dal periodo d’imposta 2010.





10 maggio 2010


Sonia Cascarano

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