Diniego di dilazione sui debiti tributari al giudice tributario

 

L’attività di riscossione dei tributi è articolata essenzialmente in tre fasi: l’iscrizione a ruolo;la consegna del ruolo all’agente della riscossione ;la formazione e la successiva notifica della cartella di pagamento, nel rispetto dei termini previsti dalla legge a pena di decadenza. Con riferimento a questo ultimo punto una volta formata la cartella di pagamento occorre procedere alla sua notificazione al contribuente, secondo le disposizioni di cui all’art. 26 del D.P.R. n. 602/1973. Tale fase riveste delicatezza e rilevanza assoluta, in quanto è solo da questo momento che il contribuente prende giuridica conoscenza della pretesa contenuta nella cartella (e del relativo ruolo) ed è solo da tale momento che iniziano a decorrere termini per la effettuazione di tutte le conseguenti attività consentite dalla legge. Infatti, dalla notifica della cartella di pagamento, quale atto di intimazione al pagamento e di avviso di mora (che, quindi, accorpa in sé le funzioni di titolo esecutivo e di precetto), comincia a decorrere il termine di legge, pari a 60 giorni, entro cui il contribuente, dopo aver preso visione delle pretese contenute nell’atto impositivo notificatogli, ha l’onere : se ritiene la pretesa legittima, procedere alla corresponsione delle somme iscritte, mediante pagamento presso gli sportelli dell’agente della riscossione o in banca o alla Posta, salva la facoltà di richiesta di rateizzazione delle somme dovute, in presenza dei requisiti di cui all’art. 19 del citato D.P.R. n. 602/1973; ovvero, qualora ritenesse le somme indebitamente pretese, presentare all’ente impositore istanza di annullamento in autotutela totale o parziale del ruolo e, in mancanza di tempestivo accoglimento della predetta istanza, ricorso giurisdizionale. Se il contribuente si trova nell’impossibilità di pagare il debito iscritto a ruolo in un’unica soluzione può chiedere alle società del Gruppo Equitalia il frazionamento del dovuto fino a un massimo di 72 rate mensili. L’importo della rata non può essere inferiore a 100 euro e la rateazione coinvolge tutte le somme iscritte a ruolo. Per le persone fisiche e giuridiche che hanno un debito complessivo d’importo fino a 5 mila euro è sufficiente presentare una richiesta motivata. Per le somme superiori a 5 mila euro sono previste delle modalità differenti di concessione a seconda che i debitori siano persone fisiche o ditte individuali o persone giuridiche (società di capitali, di persone ecc). Nel primo caso, infatti si aggiungerà alla documentazione la certificazione Isee. Per tutti gli altri soggetti si dovrà allegare una documentazione relativa alla situazione economico finanziaria comprovante la temporanea situazione di obiettiva difficoltà.


Intervento delle sezioni unite della Cassazione




Le controversie che hanno per oggetto la rateizzazione dei debiti tributari rientrano nella giurisdizione tributaria. Di fronte a una controversia che ha per oggetto la rateizzazione dei debiti, la competenza è del giudice tributario se la natura del debito è tributaria, e la competenza è di un giudice diverso se la natura del debito non è fiscale, nonostante il debito sia da considerare determinato nel suo ammontare ed è discrezionale la concessione della rateizzazione. La competenza appartiene al giudice tributario, in quanto si tratta di una rateizzazione del debito tributario «a nulla rilevando» , «che la decisione debba essere assunta in base a considerazioni estranee alla materia tributaria». E’ priva di rilievo la circostanza che potendo la rateizzazione riguardare debiti di diversa natura, «il debitore debba adire giudici diversi in relazione alla natura dei debiti stessi». Questa frammentazione dei giudizi «è un inconveniente di fatto comune all’intera materia della riscossione mediante ruoli».Tale importante assunto è stato statuito dalla Corte di Cassazione, sez. Unite, con ordinanza del 30 marzo 2010, n. 7612 .La pronuncia dei giudici di legittimità è di assoluto interesse perché pone fine ad una discussione da tempo instaurata da parte di Equitalia spa (la società di riscossione pubblica) che invece sostiene, o meglio sosteneva prima della sentenza, che il diniego di rateizzazione di pagamento andava impugnato davanti al TAR competente, essendo un provvedimenti amministrativo(1).


Trova il conforto delle sezioni unite(2) del giudice di legittimità, quindi, l’ orientamento secondo cui avverso il diniego di rateizzazione della cartella per i debiti fiscali il contribuente può proporre ricorso davanti alla commissione tributaria, che può eventualmente annullare il provvedimento ma non può concedere la rateazione (sentenza n. 437/01/09 del 24 giugno 2009 della Commissione tributaria provinciale di Cosenza; TAR Friuli Venezia Giulia con sentenza del 28/08/2008, n. 452).


In particolare, i capisaldi dell’iter logico giuridico adottato da siffatto orientamento, per affermare la giurisdizione delle Commissioni tributarie in tema di diniego di dilazione di pagamento di somme iscritte a ruolo, possono così essere puntualizzati:


a) Il ricorso avverso il diniego di dilazione di somme iscritte a ruolo concerne una controversia attinente a diritti ed obblighi di soggetti passivi di rapporti tributari la cui conoscenza è rimessa ex lege alla competenza del giudice tributario (art. 2 D.L. n. 546/92);


b) Occorre invocare sia il dato letterale dell’art. 19 comma 1, lettera h), del D. Lgs. n. 546/1992, sia l’applicazione del metodo sillogistico, che il criterio secondo cui il riparto tra giurisdizione amministrativa e Commissione tributaria si fonda sul tipo di atto impugnato; in particolare, si può argomentare quanto segue:




  • l’atto di diniego di agevolazioni è un atto autonomamente impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria ai sensi dell’art. 19, comma 1, lettera h), del D.lg. n. 546/1992; – l’atto di diniego di dilazione è equiparabile al diniego di agevolazione di cui all’art. 19, comma 1, lettera h), del D.lg. n. 546/1992; c’è equiparazione ontologica e funzionale tra l’atto di diniego espresso di agevolazioni di cui all’art. 19 del D.lgs. n. 546/1992, e l’atto di diniego di dilazione del pagamento di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973;



  • – è corretto propugnare l’impugnazione dinanzi alla Commissione tributaria di un atto che al di là della qualificazione formale (nomen attribuito) sia equipollente ad uno degli atti tipici perciò è ammesso il ricorso, atteso che la qualificazione di un atto amministrativo deve essere effettuata con riferimento al contenuto ed alle finalità che si intende perseguire; in buona sostanza, per verificare se un atto è suscettibile di autonoma impugnazione occorre fare riferimento alla sua sostanza e non al nomen attribuito


Secondo diverso ma ormai recessivo orientamento il diniego di dilazione è sindacabile dal giudice amministrativo(3) per vizi di legittimità e non assurge a diniego di agevolazione, ex art. 19, comma 1, lettera h), del D.lgs. n. 546/1992, impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria.


Trattasi di un provvedimento negativo discrezionale rispetto al quale la posizione sostanziale del richiedente è di interesse legittimo(4). Per gli atti diversi da quelli contemplati dall’art. 19 del D.lgs. n. 546/1992 il sistema di tutela giurisdizionale si diversifica in funzione della natura dell’atto e della situazione soggettiva lesa; se viene in contestazione l’uso legittimo del potere, ossia l’esercizio di un potere discrezionale e non l’esistenza del potere stesso, è configurabile la giurisdizione del giudice amministrativo. L’art. 7, c. 4, dello statuto del contribuente, costituisce una conferma della coesistenza di un ambito riservato al giudice amministrativo in materia tributaria, con particolare riferimento alle ipotesi di vizi formali di atti tributari, ovvero di cattivo uso del potere nell’esercizio di attività discrezionali anche dell’agente della riscossione; si pensi al diniego dei provvedimenti di rateizzazione della riscossione.


Occorre precisare che l’atto notificato privo delle indicazioni circa il termine di impugnazione ed il giudice competente a decidere del giudizio – ai sensi dell’art. 3, c. 4 della L. 7 agosto 1990, n. 241 – non determina la decadenza dal diritto ad impugnare (Sent. n. 1701 dell’11 dicembre 2007 dep. il 25 gennaio 2008 della Corte Cass. sez. III civile). La mancata indicazione del termine e dell’autorità cui è possibile ricorrere, a norma dell’art. 3, legge n. 241/1990, non determina l’annullamento dell’atto , ma comunque, incide sulla decorrenza del termine per ricorrere; in particolare, tale mancata indicazione può configurare errore scusabile(5) e di conseguenza la rimessione in termini del destinatario dell’atto (sentenza n. 26116 del 13 dicembre 2007 della Corte di Cassazione).


Giova precisare che nelle controversie tra giudici di diverso ordine risulta applicabile la c.d. translatio iudicii.


L’articolo 59 della legge n. 69 del 2009 detta disposizioni in materia di risoluzione delle questioni di giurisdizione, volte a conservare gli effetti sostanziali e processuali della domanda rivolta ad un giudice privo di giurisdizione, quando il processo sia poi proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione.


L’articolo in argomento non modifica il codice di procedura civile e fa espressamente salva la disciplina dell’istituto del regolamento preventivo di giurisdizione di cui all’articolo 41 c.p.c..


L’art. 59 della legge n. 69/2009, applicabile in ogni processo che si svolge avanti ad un giudice italiano ,stabilisce, in proposito, che il giudice che dichiari il proprio difetto di giurisdizione, dovrà indicare, con sentenza, il giudice esistente munito di giurisdizione non ricorrendo, quindi, il cd. difetto assoluto di giurisdizione. La pronuncia, qualora resa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (pronuncia resa in sede di impugnazione o di regolamento preventivo di giurisdizione), sarà vincolante per ogni giudice e per le parti. Entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza,resa da altro giudice diverso dalle sezioni unite, la parte interessata dovrà riproporre la domanda dinanzi al giudice indicato, facendo così salvi gli effetti sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il giudice di cui è stata dichiarata la giurisdizione fosse stato adito fin dall’instaurazione del primo giudizio, ferme restando le eventuali preclusioni e decadenze intervenute. E’ necessario ,in tal caso , secondo la tesi preferibile attendere il passaggio in giudicato. Il termine di tre mesi per riassumere la causa decorre ove la pronuncia sia resa dalle sezioni unite, essendo provvedimento che non è soggetto a mezzi ordinari di impugnazione, fin dalla sua comunicazione o notificazione. Se le sezioni unite del giudice di legittimità non si sono già pronunciate sulla questione di giurisdizione, il giudice adito successivamente potrà sollevare d’ufficio il proprio difetto di giurisdizione dinanzi alla medesima Corte di Cassazione (cd. regolamento preventivo di giurisdizione d’ufficio) entro la prima udienza fissata per la trattazione del merito .Ciò risponde al principio tradizionale in virtù del quale ciascun giudice è competente a stabilire se è o meno competente. L’atto che consente la cd. translatio iudicii deve essere compiuto con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio davanti al giudice adito in relazione al rito applicabile. L’eventuale mancato rispetto dei termini fissati per la riassunzione o per la prosecuzione del giudizio comporterà l’estinzione del processo e la non conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda .Infine, la legge n.69/2009 stabilisce, infine, che le prove raccolte dal giudice privo di giurisdizione potranno essere utilizzate come “argomenti di prova” dal giudice dinanzi al quale si ripropone la domanda.




NOTE




1)Angelo Buscema, Diniego di dilazione di pagamento di somme iscritte a ruolo in www.https://www.commercialistatelematico.com settembre 2009. Tutte le controversie aventi ad oggetto dei tributi sono soggette ad un’unica disciplina formale, quella del processo tributario, come disciplinata dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. Infatti, l’art. 2, del D.Lgs. n. 546/1992, come risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 12, c. 2, della L. 28 dicembre 2001, n. 448, prevede che le controversie in materia di tributi, di ogni genere e specie, comunque denominati, appartengano alla giurisdizione delle commissioni tributarie; ciò fino a quando non venga emanato un atto di pignoramento, che, costituendo l’inizio dell’esecuzione forzata, segna il limite della giurisdizione tributaria in favore di quella del giudice ordinario ex artt. del D.Lgs. n. 546/1992 e 57 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602. L’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992 prevede, tuttavia, un elenco degli atti e dei provvedimenti dei vari enti impositori e dell’agente della riscossione che, nel caso in cui abbiano ad oggetto dei tributi, sono suscettibili di impugnazione. Il citato articolo 2 del D.Lgs. 546/1992 attribuisce alla giurisdizione tributaria “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi – di ogni genere e specie comunque denominati”; di conseguenza le controversie riguardante la rateizzazione del debito tributario sono di competenza del giudice tributario. Non è neppure rilevante la circostanza che la rateizzazione possa riguardare i debiti di diversa natura, poiché il debitore dovrebbe adire giudici diversi in relazione alla diversa natura dei debiti stessi “essendo questo un inconveniente di fatto comune all’intera materia della riscossione mediante ruoli”.




2) Fermo restando che nel nostro sistema non esiste il vincolo al precedente (come ad esempio in Inghilterra) è configurato, sia pur implicitamente, il vincolo giuridico delle sezioni semplici al rispetto del principio di diritto fissato dalle Sezioni Unite, salva, in caso di dissenso, la possibilità di una reinvestitura di queste ultime con ordinanza motivata volta a provocarne un ripensamento (art. 374). La nuova formulazione evita la previsione espressa del vincolo ma tuttavia l’effetto rimane lo stesso. Atteso che sussiste il principio costituzionale per cui il giudice è soggetto soltanto alla legge (art. 101, c. 2, Cost.), il giudice davanti ad un principio enunciato dalle Sezioni Unite, ha tutta la possibilità di esporre le ragioni del suo dissenso e di contribuire alla rimeditazione del principio.


E’ esaltato il ruolo svolto dalle Sezioni unite della Corte, alle quali spetta il compito di pronunciare sentenze autorevoli, i cui principi siano applicati dalle sezioni semplici ovvero, consapevolmente disattesi dalle stesse, attraverso il meccanismo della rimessione alle Sezioni unite della medesima questione che s’intende decidere in maniera difforme rispetto al precedente; a tale fine, si prevede che, ove la sezione semplice non intenda aderire al precedente, debba reinvestire le sezioni unite con ordinanza motivata.




3) Avverso il provvedimento di diniego del beneficio ed entro i sessanta giorni dalla sua notificazione, è esperibile ricorso al Tribunale amministrativo regionale competente e tale indicazione deve chiaramente figurare nel provvedimento notificato, in osservanza al disposto dell’art. 7 della L. n. 212/2000 (Gianfranco Antico e Valeria Fusconi, La rateizzazione delle imposte Le diverse possibilità e forme offerte dal Fisco in “il fisco” n. 31 del 2 settembre 2002, pag. 1-4978).


Nel provvedimento finale di rigetto dovranno essere indicati il termine (60 giorni) e l’autorità (il Tribunale Amministrativo Regionale) cui è possibile ricorrere in via giurisdizionale(Direttiva di gruppo n. DSR/NC/2008/012 (prot. n. 2070) del 27 marzo 2008 Equitalia) Carlo Nocera, Direttiva Equitalia prot. n. 2008/2070 del 27 marzo 2008: Le regole per le nuove istanze e modalità di rateazione in “il fisco” n. 14 del 7 aprile 2008, pag. 2579)




4) La Cassazione ha avuto modo di precisare che non esiste una riserva assoluta di giurisdizione sugli interessi legittimi a favore del giudice amministrativo a proposito degli atti di autotutela in materia tributaria (SS.UU. n. 7388 del 27 marzo 2007, in “il fisco” n. 14/2007, fascicolo n. 1, pag. 2058).




5) Valida la cartella di pagamento senza l’indicazione del termine entro il quale il contribuente può opporsi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 15143 del 26 giugno 2009, ha respinto il ricorso di una piccola società alla quale era stata notificata una cartella di pagamento Tarsu priva delle modalità e dei termini per l’opposizione. Tale pronuncia così recita: «In tema di opposizione a sanzione amministrativa, la mancata o l’erronea indicazione nell’atto da impugnare del termine di impugnazione e dell’organo dinanzi al quale può essere proposto ricorso, non considerarsi né una mera irregolarità priva di ogni effetto né un’omissione che automaticamente rende il provvedimento impugnabile in ogni tempo, ma può, se del caso, e cioè in concorso con altre circostanze della fattispecie concreta, comportare scusabilità dell’errore eventualmente commesso dall’interessato, il quale, tuttavia, ha l’onere di dimostrare, e il giudice il dovere di rilevare, la decisività dell’errore». La mancata indicazione nell’atto amministrativo del termine di impugnazione e dell’organo dinanzi al quale può essere proposto ricorso non inficia la validità dell’atto ma comporta sul piano processuale il riconoscimento della scusabilità dell’errore in cui sia eventualmente incorso il ricorrente, con conseguente riammissione in termini per l’impugnativa, ove questa sia stata proposta tardivamente».




12 maggio 2010


Angelo Buscema




ALLEGATO


1) MODELLO ISTANZA


ALLA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI …




Riassunzione del giudizio per effetto della cd. translatio iudicii





Per: il sig. …


nel giudizio


contro: Agente della riscossione …




Il sig. … (cod. fisc. …..), rappresentato ed assistito


dall’Avv./Dott./Rag. …, per delega a margine del presente atto, ed


elettivamente domiciliato presso il suo studio in … alla Via …, n. …


– C.A.P. …




PREMESSO




che, con atto del …, impugnava dinanzi Tar di……..


… un diniego di dilazione di pagamento di somme iscritte a ruolo …, contestandone la legittimità e la fondatezza;


che il Tar adito, con sentenza del …,


dichiarava il proprio difetto di giurisdizione e nel contempo dichiarava la competenza della Commissione tributaria provinciale di …;


che è interesse dell’istante riassumere il ricorso proposto, al fine di


ottenerne l’accoglimento;


tutto ciò premesso,




RIASSUME




il ricorso, già proposto innanzi al tar …


dichiaratosi incompetente.


A tal fine, integralmente riporta il testo dell’originario ricorso del


quale chiede l’accoglimento:


(riportare il testo del ricorso iniziale, comprese le conclusioni).


CHIEDE




che codesta Ecc.ma Commissione tributaria provinciale , in accoglimento


del ricorso voglia …


Con vittoria delle spese di lite.




Si deposita:


1) copia della sentenza n. …/… del tar di …;


2) copia del ricorso iniziale;


3) copia dell’atto di diniego impugnato;


4) copia della procura (se non apposta a margine del ricorso);


5) altri documenti.




Luogo e data


Firma del difensore


(Avv./Dott./Rag. …)




2) Corte di Cassazione, sez. Unite, sentenza 30 marzo 2010, n. 7612


Ritenuto


che la (…) s.r.l, ha proposto ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di filano avverso il rigetto, da parte di (…) S.p.A., di un’istanza di rateazione del debito tributario;


che (…) S.p.A. propone due identici ricorsi per regolamento preventivo di giurisdizione, invocando la giurisdizione del giudice amministrativo;


che la società contribuente non si è costituita.


Considerato


che i due ricorsi identici vanno riuniti;


che l’art. 2 del dlgs. 31/12/92 n. 546 attribuisce alla giurisdizione tributaria “tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi – di ogni genere e specie comunque denominati”;


che, pertanto, la controversia attinente – alla rateizzazione del debito tributario- spetta a detta giurisdizione, avendo ad oggetto per l’appuntò un debito tributario, a nulla rilevando che la decisione spettante all’Agenzia delle Entrate debba essere assunta in base a considerazioni estranee alla, materia tributaria, essendo-, la giurisdizione attribuita in ragione esclusiva dell’oggetto della controversia;


che, del pari, è – priva di rilievo- la circostanza – pure valorizzata dalla ricorrente – che, potendo la rateizzazione riguardare debiti di diversa nature, il debitore debba adire giudice diversi in relazione alla diversa natura dei debiti stessi, essendo, questo, un inconveniente di fatto comune all’intera materia della riscossione mediante ruoli;


che, conclusivamente, va dichiarata la giurisdizione del giudice tributario;


che non vi è luogo a provvedere- sulle spese, in difetta di attività difensiva da parte della società resistente.


P.Q.M.


A Sezioni Unite, riunisce i ricorsi, e dichiara la giurisdizione del giudice tributario.

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