Realizzazione di fabbricato rurale adibito ad agriturismo e imposte indirette

 

Recentemente è stato posto da un Utente del Forum del CT un quesito in merito alla possibilità di chiedere l’applicazione dell’IVA al 4% alle fatturazioni derivanti da un contratto di appalto finalizzato alla realizzazione di fabbricato residenziale da destinarsi all’accoglienza di ospiti di una attività di agriturismo (vai al forum).


Premesso che nella fattispecie esposta tale regime agevolativo non è applicabile, si ritiene il quesito di interesse generale e pertanto meritevole di una più approfondita discussione.


In materia deve essere tenuto presente il combinato disposto del n.21-bis) e del n.39) della Tabella A, parte II, allegata al D.P.R. 633/1972, che individua la possibilità di fruire dell’aliquota IVA al 4% solo (rispettivamente) in caso di cessione o di costruzione (tramite contratto di appalto) di fabbricati rurali destinati ad uso abitativo del proprietario del terreno o di addetti alla coltivazione dello stesso, o all’allevamento del bestiame e alle attività connesse, fermo restando anche il rispetto dei requisiti di cui all’art.9, comma 3, lett.c) ed e) del DL 557/1993, convertito con modifiche nella legge 133/1994 (ossia, che il terreno, cui è asservito il fabbricato, abbia superficie non inferiore a 10.000 metri quadrati e sia censito al catasto terreni con attribuzione di reddito agrario e che il fabbricato abitativo non abbia le caratteristiche delle unità classificate nelle categorie A/1 ed A/8, ovvero le caratteristiche delle abitazioni “di lusso”- di cui al D.M. 2 agosto 1969).


Pertanto, una delle condizioni essenziali per applicare l’aliquota IVA ridotta è relativa al fatto che l’immobile rurale costituisca abitazione di uno dei soggetti individuati (in via tassativa) dalle citate disposizioni del DPR 633/1972, ossia, alternativamente:




  • del proprietario del terreno,



  • di altri addetti alla coltivazione dello stesso,



  • di altri addetti all’allevamento del bestiame e/o alle attività connesse.


Per quanto riguarda i fabbricati destinati ad attività di agriturismo, verrebbe a mancare tale requisito, costituendo gli stessi immobili strumentali ad un’attività commerciale “connessa” a quella agricola. In tal senso, l’art.9, comma 3-bis, del citato DL 557/1993, nel confermare il carattere di ruralità, tra gli altri, dei fabbricati destinati all’agriturismo, li definisce comunque come “costruzioni strumentali necessarie allo svolgimento dell’attività agricola, di cui all’articolo 2135 del codice civile”, con ciò “qualificandoli” come immobili rurali strumentali.


Per completezza, ed a supporto dell’interpretazione sopra accennata, va anche tenuta presente una Nota della DRE della Lombardia che, per quanto non abbia rilevanza nazionale, è molto pertinente alla fattispecie, poiché affronta proprio il caso dell’applicabilità dell’aliquota IVA al 4% alla costruzione, in appalto, di un fabbricato destinato ad agriturismo.




Nota Min. Fin. Dip. Ent. Dir. Reg. Entrate Lombardia, n. 1165/97


Costruzioni rurali


Quesito – Una impresa nostra associata ha sottoscritto un contratto di appalto per la costruzione di un immobile rurale il cui progetto approvato, prevede due piani fuori terra ed uno seminterrato aventi le seguenti destinazioni:




  • 1° piano fuori terra mq. 120 abitazione del coltivatore del fondo e della sua famiglia;



  • 2° piano fuori terra mq. 120 attività di agriturismo esercitata dall’agricoltore quale attività complementare di quella agricola;



  • piano seminterrato mq. 200 circa pertinenze ai due piani superiori quali: celle frigorifero, deposito, lavanderia, 2 box ecc.


L’immobile è intestato all’agricoltore regolarmente iscritto come impresa agricola nonché in regola con il pagamento dei contributi previdenziali.


La concessione edilizia è stata rilasciata dal Comune nel rispetto del vincolo di asservimento del suolo previsto dalla legge della Regione Lombardia sull’agriturismo n. 3 del 31 ottobre 1992, infatti sono stati vincolati ad attività agricola mq. 27.000 di superficie, in ogni caso l’immobile possiede i requisiti previsti dall’art. 9 c. 3 lett. “c” ed “e” del D.L. n. 557 del 30 dicembre 1993.


Per l’agricoltore l’abitazione costituisce prima casa in quanto esistono le condizioni di cui alla nota 1 bis dell’art. 1 della tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986.


In considerazione che l’attività di agriturismo è complementare a quella agricola, l’immobile destinato a tale attività, a parere della Scrivente, può essere considerato un bene strumentale e quindi tutto l’immobile ha i requisiti previsti dal p. 21 bis della Tab. A parte II allegata al D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972.


Con riferimento a quanto sopra


SI CHIEDE


se l’aliquota agevolata 4% può essere applicata sull’intero fabbricato ai sensi del nominato p. 21 bis Tab. A parte II D.P.R. n.633/72 o, diversamente, quali aliquote tornano applicabili per ciascuna unità immobiliare di cui trattasi.




Risposta – In base al combinato disposto dei punti 39 e 21-bis della tabella, parte II, allegata al D.P.R. n. 633/72, sono soggetti all’aliquota IVA del 4% gli appalti aventi ad oggetto la realizzazione di “costruzioni rurali destinate ad uso abitativo del proprietario del terreno o di altri addetti alla coltivazione dello stesso o all’allevamento del bestiame o alle attività connesse“.


Nel caso prospettato il trattamento agevolato si applica senz’altro alla parte del fabbricato (e relative pertinenze) destinata ad abitazione del coltivatore del fondo e della sua famiglia.


Non si applica, invece, alla porzione di fabbricato (e relative pertinenze) destinata ad ospitare i clienti dediti all’agriturismo (non trattandosi, ovviamente, di “addetti”, cioè di persone impiegate per l’esercizio di tale attività); i corrispettivi riferibili a questa parte della costruzione andranno assoggettati ad aliquota IVA ordinaria.




6 aprile 2010


Massimo Pipino

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