Novità nel processo tributario

le modifiche al codice di procedura civile che rilevano nel processo tributario

Novità dal codice di procedura civile che rilevano nel processo tributario


 


Premessa


La Legge n. 69 del 18.06.2009 (in G.U. n. 140/2009) ha modificato alcune disposizioni del codice di procedura civile che si applicano nel processo tributario a causa del rinvio disposto dall’art. 1, comma 2, del Decreto Legislativo 31/12/1992, n. 546.


L’Agenzia delle Entrate, a seguito delle suddette modifiche al c.p.c., ha pubblicato un lungo documento di prassi al fine di illustrare, tra le altre, le seguenti principali novità che hanno avuto impatto nel processo tributario:


– Condanna alle spese del giudizio della parte vittoriosa che in precedenza aveva rifiutato, senza giustificato motivo, la proposta di conciliazione, in caso di accoglimento giudiziale della domanda in misura non superiore alla suddetta proposta;


– esplicita indicazione nella motivazione della sentenza delle “altre gravi ed eccezionali ragioni” che inducono a compensare le spese giudiziali;


– le parti possono depositare memorie scritte, ogni volta il giudice decida di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio;


– riduzione del termine “lungo” di impugnazione (decorrente dalla pubblicazione della sentenza) da un anno a sei mesi.


Le modifiche, in base al principio generale, si devono applicare ai giudizi instaurati in primo grado dopo la data dell’entrata in vigore della Legge n. 69/2009, fissata al 4 luglio 2009.


In particolare, vediamo di seguito quali sono le novità introdotte dalla citata legge n. 69/2009 (particolarmente, sono stati evidenziati nelle seguenti tabelle, i soli nuovi articoli del c.p.c.) che rilevano nel processo tributario, ciò anche attraverso i contenuti della circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E del 31.03.2010.












                      Litispendenza e continenza di cause


Nuovo art. 39 c.p.c.


Commento


Se una stessa causa è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone con ordinanza la cancellazione della causa dal ruolo.


Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice.


Se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate.


La prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso.


Al fine di accelerare i tempi del processo, la modifica dell’art. 39 c.p.c. prevede che la litispendenza e la continenza di cause siano dichiarate dal giudice con ordinanza, anziché con sentenza.


Il legislatore fornisce altresì il criterio per individuare, in caso di litispendenza, il giudice adito per primo, dinanzi al quale la causa deve proseguire.


La priorità temporale di una causa rispetto ad un’altra, determinata, in via generale, dalla notificazione della citazione o del ricorso, deve invece essere individuata, nei giudizi incardinati davanti al giudice con il deposito del ricorso (ad es. quelli in materia di opposizione a sanzioni amministrative) avendo riguardo alla data di deposito del ricorso stesso.


 












                                          Connessione


Nuovo art. 40 c.p.c.


Commento


Se sono proposte davanti a giudici diversi più cause le quali, per ragione di connessione possono essere decise in un solo processo, il giudice fissa con ordinanza alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa accessoria, davanti al giudice della causa principale, e negli altri casi davanti a quello preventivamente adito.


La novità è relativa all’utilizzo da parte del giudice dello strumento dell’ordinanza, anziché della sentenza, ogni qual volta, nell’ipotesi di connessione di cause, debba essere fissato un termine perentorio per la riassunzione della causa accessoria davanti al giudice della causa principale o davanti a quello preventivamente adito.


 












                       Ordinanza sulla ricusazione


Nuovo art. 54 c.p.c.


Commento


L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire


quello ricusato.


La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è stata proposta


nelle forme e nei termini fissati nell’articolo 52.


Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e può condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250.


Dell’ordinanza è data notizia dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione della causa nel termine perentorio di sei mesi.


E’ stata aumentata a 250 euro la pena pecuniaria che il giudice può irrogare alla parte – e non più anche al difensore – che ha proposto la ricusazione del giudice, in caso di rigetto o di inammissibilità della ricusazione stessa.


L’attuale previsione, secondo la quale il giudice “può condannare” la parte ad una pena pecuniaria, ha recepito le statuizioni della Corte costituzionale.


 












                                      Procura alle liti


Nuovo art. 83 c.p.c.


Commento


Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura.


La procura alle liti può essere generale o speciale e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.


La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o d’intervento del precetto o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato.


In tali casi l’autografia della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore.


La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce,  o su documento informatico separato sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia.


Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel


rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica.


La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell’atto non è espressa volontà diversa.


E’ stata prevista la possibilità di conferire procura speciale ad un nuovo difensore, che si aggiunga o si sostituisca al precedente, direttamente in calce o a margine della memoria di nomina.


Viene, inoltre, previsto in modo più generico che l’incarico al difensore possa essere conferito, oltre che con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, anche “in calce o a margine di un atto del processo”.


 












                                  Condanna alle spese


Nuovo art. 91 c.p.c.


Commento


Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.


Se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha


rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 92.


Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere con nota in margine alla stessa; quelle della notificazione della sentenza del titolo esecutivo e del precetto sono liquidate dall’ufficiale giudiziario con nota in margine all’originale e alla copia notificata.


I reclami contro le liquidazioni di cui al comma precedente sono decisi con le forme previste negli articoli 287 e 288 dal capo dell’ufficio a cui appartiene il cancelliere o l’ufficiale giudiziario.


Il nuovo art. 91 c.p.c., prevede che, in caso di accoglimento della domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa rifiutata senza giustificato motivo, il giudice condanna alle spese del processo la parte che ha opposto rifiuto alla predetta proposta.


Tutto ciò riguarda anche il processo tributario, anche se la “conciliazione giudiziale” di cui all’art. 48 del D. Lgs. n. 546 del 1992 preveda una disciplina diversa dalla “proposta conciliativa” cui si riferisce l’articolo 91 c.p.c..


Nei casi in cui il contribuente ha rifiutato la proposta di conciliazione giudiziale formulata, anche a seguito di tentativo di conciliazione esperito d’ufficio dal giudice, gli uffici del fisco avanzeranno richiesta di condanna alle spese subordinandola alla circostanza che la Commissione tributaria decida in senso conforme alla proposta di conciliazione ovvero in termini ancora più favorevoli all’Ufficio.


 












        Condanna alle spese per singoli atti: Compensazione delle spese


Nuovo art. 92 c.p.c.


Commento


Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui all’articolo precedente, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla


parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui all’articolo 88, essa ha causato all’altra parte.


Se vi è soccombenza reciproca o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti.


Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione


Il nuovo art. 92 c.p.c. impone l’esplicita indicazione nella motivazione della sentenza delle “altre gravi ed eccezionali ragioni” che inducono il giudice a compensare le spese giudiziali, non essendo più sufficienti “giusti motivi” per soprassedere alla condanna della parte soccombente.


 












                                Responsabilità aggravata


Nuovo art. 96 c.p.c.


Commento


Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza.


Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza.


La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.


In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.


Viene previsto ce se la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni che liquida, anche d’ufficio, nella sentenza.


Con l’inserimento di un nuovo comma si prevede che il giudice “in ogni caso”, quando pronuncia sulle spese, possa condannare, anche d’ufficio, il soccombente al pagamento non solo delle spese di lite, ma anche di una somma equitativamente determinata a favore di controparte.


Non occorre, quindi, né l’istanza di parte né l’esatta quantificazione di un danno.


 












                              Principio del contraddittorio


Nuovo art. 101 c.p.c.


Commento


Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata e non è comparsa.


Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione.


Viene adesso previsto che, anche nei gradi di merito, le parti possono depositare memorie scritte, tutte le volte il giudice decida di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio.


Tale disposizione trova applicazione quando la Commissione tributaria intende porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio come, ad esempio, il difetto di giurisdizione ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992.


 












                               Disponibilità delle prove


Nuovo art. 115 c.p.c.


Commento


Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita.


Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.


E’ stato recepito l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale i fatti allegati da una delle parti vanno considerati “pacifici” se la controparte li abbia esplicitamente ammessi ovvero abbia assunto una posizione difensiva incompatibile con la loro negazione, ammettendone così implicitamente l’esistenza (Cass., sez. III, 14 marzo 2006, n. 5488).


La norma impone agli Uffici di contestare punto per punto, nei propri atti difensivi, i fatti enunciati nel ricorso del contribuente, evitando formule generiche (sulla costituzione in giudizio).


 












                           Pubblicità della sentenza


Nuovo art. 120 c.p.c.


Commento


Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito può contribuire a riparare il danno, compreso quello derivante per effetto di quanto previsto all’articolo 96, il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o più testate giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati.


Se l’inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, può procedervi la parte a favore della quale è stata disposta, con diritto a ripetere le spese dall’obbligato.


Adesso si prevede che il giudice, su istanza di parte, ordini la pubblicazione della decisione di merito, qualora ritenga che ciò possa contribuire a riparare il danno.


Detta pubblicità avviene a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme specificamente indicate, in una o più testate giornalistiche.


Nella nuova formulazione, il citato articolo prevede che detta pubblicizzazione possa avvenire anche tramite radio, televisione o internet e che possa essere ordinata dal giudice anche per riparare il danno nel caso di


responsabilità aggravata ex articolo 96 c.p.c..


 












                                          Notificazioni


Nuovo art. 137 c.p.c.


Commento


Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere.


L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi.


Se l’atto da notificare o comunicare è costituito da un documento informatico e il destinatario non possiede indirizzo di posta elettronica certificata, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna di una copia dell’atto su supporto cartaceo, da lui dichiarata conforme all’originale, e conserva il documento informatico per i due anni successivi.


Se richiesto, l’ufficiale giudiziario invia l’atto notificato anche attraverso strumenti telematici all’indirizzo di posta elettronica dichiarato dal destinatario della notifica o dal suo procuratore, ovvero


consegna ai medesimi, previa esazione dei relativi diritti, copia


dell’atto notificato, su supporto informatico non riscrivibile.


Se la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, tranne che nel caso previsto dal secondo comma dell’articolo 143, l’ufficiale giudiziario consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso.


Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.


Le disposizioni di cui al terzo comma si applicano anche alle comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai sensi degli articoli 133 e 136.


E’ stata disciplinata la notificazione o la comunicazione di documenti informatici, qualora il destinatario non possieda un indirizzo di posta elettronica certificata nei seguenti termini: “Se l’atto da notificare o comunicare è costituito da un documento informatico e il destinatario non possiede indirizzo di posta elettronica certificata, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante consegna di una copia dell’atto su supporto cartaceo, da lui dichiarata conforme all’originale, e conserva il documento informatico per i due anni successivi. Se richiesto, l’uffic

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