Le ritenute "trasparenti", una delle novità più importanti del 2010

 

L’art. 5 del T.U. n. 917/86 disciplina l’imputazione dei redditi prodotti in forma associata dalle società di persone, dalle associazioni senza personalità giuridica per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, dalle società di fatto, da quelle di armamento e dalle imprese familiari.


Principio comune a tutte le ipotesi elencate è che i redditi prodotti dall’ente collettivo sono imputati a ciascun socio o associato, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili.


Da ciò consegue che, ai fini delle imposte sui redditi, alle società ed associazioni in parola non viene riconosciuta una soggettività piena e distinta da quella del socio, dell’associato o del partecipante, seppure su di esse gravino precisi obblighi contabili e dichiarativi (si veda al riguardo il combinato disposto degli articoli 1 e 13 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600).


Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, invece, le societa’ ed associazioni indicate dall’articolo 5 del T.U.I.R. soddisfano il requisito personale ed hanno una soggettività distinta da quella dei soci ed associati, tant’è che sono titolari di una propria partita IVA, emettono fatture in nome proprio e sono tenute al rispetto di tutti gli obblighi previsti dalla disciplina dell’imposta sul valore aggiunto.


A fronte di una soggettività limitata ai fini delle imposte sui redditi si pone il riconoscimento pieno delle società ed associazioni senza personalità giuridica in altri settori impositivi con tutti i conseguenti obblighi ed oneri.


E’ possibile che la società che subisce in proprio le ritenute, dovendo poi trasferire le stesse ai soci in proporzione alla quote di partecipazione, possa avocare a se’ le ritenute che residuano dopo il loro scomputo dall’IRPEF dovuta dai soci medesimi, che, in tal caso, si trasformano al momento della dichiarazione inevitabilmente in un credito d’imposta compensabile dalla società ai sensi dell’articolo 17 del D.lgs. n. 241 del 1997. E’ questa la posizione quindi assunta con la circolare n. 56/E del 23 dicembre 2009 dall’Agenzia delle Entrate.


I soci o associati alle società ed associazioni di cui all’art.o 5 del T.U.I.R. possano acconsentire in maniera espressa a che le ritenute che residuano, una volta operato lo scomputo dal loro debito IRPEF, siano utilizzate dalla società o associazione, sicchè il credito ad esse relativo, inevitabilmente maturato dalla società o associazione per assenza di imposta a debito, possa essere dalle stesse utilizzato in compensazione per i pagamenti di altre imposte e contributi attraverso il modello F24”.


Le condizioni essenziali sono quindi il preventivo assenso e il credito deve risultare dalla dichiarazione




Le ultime precisazioni della circolare n.12/2010.


Quadro di sintesi



Lo studio associato, che subisce in proprio le ritenute, e che deve poi provvedere al trasferimento delle stesse agli associati in proporzione alle quote di partecipazione, può avocare a sé le ritenute che residuano dopo il loro scomputo dall’IRPEF dovuta dai medesimi, per utilizzare in compensazione il credito ad esse relativo, purché i soci diano il loro assenso con atto avente data certa o nell’atto costitutivo. Relativamente al momento in cui l’assenso degli associati deve essere manifestato, lo stesso deve precedere l’utilizzo in compensazione da parte dello studio associato del credito relativo alle ritenute residue. Nulla osta a che il credito relativo alle ritenute residue subite nell’anno 2009 sia utilizzato in compensazione dallo studio associato già a partire dal 1° gennaio 2010 (mediante lo specifico codice tributo), purché l’atto di assenso degli associati abbia data certa antecedente la data di compensazione, ed il credito risulti dalla dichiarazione annuale dello studio associato da presentare entro il termine di ordinario del 30 settembre 2010.


I soci o associati possono consentire – in maniera espressa – che le ritenute relative ai redditi da partecipazione, che residuano una volta operato lo scomputo dal debito IRPEF, siano ritrasferite alle società o associazioni che le hanno subite, perché sia utilizzato in compensazione il credito che da esse deriva. Il socio – prima di ritrasferire le ritenute residue alla società – può trattenerne un’ulteriore quota da utilizzare per il pagamento di altri debiti di imposta o contributivi. Diversamente, una volta che la società ha avocato a sé le ritenute residue, non è ammesso il ritrasferimento dalla società ai soci di eventuali importi residui di credito. Inoltre, anche in presenza di ulteriori ritenute rispetto a quelle attribuite dallo studio associato, non sussiste alcun criterio di priorità per l’imputazione delle ritenute da compensare.




  • Nell’ipotesi in cui il socio abbia utilizzato erroneamente le ritenute, senza scomputare totalmente il proprio debito IRPEF, ed abbia, quindi, ritrasferito all’associazione un ammontare di ritenute residue superiore rispetto a quelle spettanti, non può configurarsi una responsabilità solidale della società per l’errore compiuto. Resta inteso, naturalmente, che il socio dovrà assolvere mediante il pagamento diretto il debito residuo IRPEF non scomputato dall’ammontare delle ritenute oramai ritrasferite alla società;



  • con riguardo alle modalità con cui i soci o gli associati possono formalizzare il loro assenso a che la società o associazione utilizzi in compensazione il credito relativo alla ritenute residue, nulla osta all’utilizzo dello strumento della posta elettronica certificata (PEC), in quanto tale strumento risulta idoneo ad attestare la certezza della data in cui viene manifestata la volontà di autorizzare la compensazione.


Non rileva ai fini tributari il modo in cui i soci recuperano il credito da loro vantato, per aver consentito alla società medesima di avocare a sé le ritenute che residuano una volta operato lo scomputo del debito IRPEF, al fine di compensare il credito che da esse deriva. Tali partite di giro hanno natura finanziaria e non sono, pertanto, soggette ad alcun tipo di tassazione.




2 aprile 2010


Francesco Buetto

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