Le indagini finanziarie e patrimoniali

1. SOGGETTI A CUI SI APPLICANO LE MISURE PATRIMONIALI.


Si premette che questo tipo di indagini patrimoniali sono diverse da quelle che, in generale, vengono svolte dalle agenzie specializzate sul conto di persone o aziende al fine di fornire informazioni ai propri clienti per fini diversi (matrimoniale, finanziario, aziendale, ecc.).


Ad esempio, per quanto riguarda l’ambito familiare e matrimoniale in particolare le indagini patrimoniali mirano a individuare i beni economici di un familiare e così poterne godere dei benefici previsti dalla legge: nei casi di separazione, divorzio, passaggi di proprietà, morte, e altro.


Per quanto riguarda l’ambito finanziario invece, le indagini patrimoniali sono un elemento di sicurezza per le attività imprenditoriali, perchè permettono ai soggetti industriali di valutare in termini reali l’affidabilità dei soggetti con cui si intraprendono relazioni commerciali.


Le indagini patrimoniali hanno l’obiettivo di verificare la reale situazione patrimoniale (beni immobili, mobili, etc.) e reddituale della persona con la quale il cliente dell’agenzia specializzata intrattiene dei rapporti di lavoro o privati.




Utilizzando sistemi e tecniche avanzate e nel rispetto delle normative di legge vigenti, è possibile informare il cliente:






  1. sulla situazione patrimoniale di debitori insolventi;



  2. di potenziali acquirenti, soci e dipendenti dell’azienda dei quali non si è certi dell’affidabilità.




Nel primo caso, le indagini si rivolgono ad accertare il possesso di eventuali beni immobili, terreni, fabbricati ed aziende di proprietà del debitore, in modo da poterne quantificarne la consistenza patrimoniale e procedere con provvedimenti di esproprio per risanare debiti insoluti nel caso in cui un’azione giudiziale si riveli vantaggiosa; nonchè nel rintracciare debitori non reperibili, ricercandone la residenza, il domicilio, le abitudini.




Nel secondo caso l’indagine patrimoniale e commerciale controlla in modo preventivo l’affidabilità dell’acquirente, dei soci e dei dipendenti al fine di una corretta e vantaggiosa transazione commerciale e finanziaria.




* La legge 575/65 (Disposizioni contro la mafia) che prevede l’adozione delle misure patrimoniali (sequestro e confisca), in base all’art.1, si applica:




  • agli indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso,



  • alla camorra o ad altre associazioni, comunque localmente denominate,


che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso,




  • nonchè ai soggetti indiziati di uno dei reati previsti dall’art.51, comma 3-bis, c.p.p.:


(associazione di tipo mafioso, di cui art.416-bis c.p.;


sequestro di persona a scopo di estorsione, di cui art.630 c.p.;


associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, di cui art.74 dpr 309/90;


associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di TLE di cui art.291-quater dpr 43/73).


(Articolo così modificato dall’art. 10 del D.L. 92 del 23-5-2008, conv. con mod. dalla legge 125 del 24-7-2008.




Nell’ambito di un procedimento penale nei confronti dei soggetti indicati dall’art.1 della L.575/65 (indiziati per uno dei reati in esso indicati), con richiesta di rinvio a giudizio ex art.416 c.p.p., la Procura della Repubblica – presso il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione -, chiede alla G. di F. di svolgere accertamenti, per eventuale applicazione di misura di prevenzione patrimoniale a carico dei soggetti indagati e dei familiari conviventi:






  • sul tenore di vita, sulle disponibilità finanziarie, sul patrimonio, sull’attività economica dei soggetti del nucleo familiare dell’indagato, anche allo scopo di individuare le fonti di reddito, ai sensi degli artt.2, 2-bis e 2-ter della Legge n.575 del 31.05.65 (Disposizioni contro la mafia).





* Infatti, l’art.2 L.575/65 (Misure di sorveglianza speciale) prevede che:


1. Nei confronti delle persone indicate all’art.1


possono essere proposte dal procuratore nazionale antimafia, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, dal questore o dal direttore della Direzione investigativa antimafia, anche se non vi è stato il preventivo avviso,


le misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale, di cui al 1^ e al 3^ c. dell’art.3 della L. 1423 del 27.12.56, e successive modificazioni.





* L’art.2-bis L.575/65 (Indagini sugli indiziati) prevede che:


1. Il procuratore della Repubblica, il direttore della Direzione investigativa antimafia, il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto


in relazione ai reati previsti dall’art.51, comma 3-bis, c.p.p.


o il questore territorialmente competente a richiedere l’applicazione di una misura di prevenzione


procedono, anche a mezzo della G. di F. o della P.G., ad indagini sul tenore di vita, sulle disponibilità finanziarie e sul patrimonio dei soggetti indicati all’art.1 nei cui confronti possa essere proposta la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con o senza divieto od obbligo di soggiorno, nonché, avvalendosi della G. di F. o della P.G., ad indagini sull’attività economica facente capo agli stessi soggetti allo scopo anche di individuare le fonti di reddito. (Comma così modificato dall’art.10 del DL 92 del 23.05.2008, conv. con mod. dalla legge 125 del 24-7-2008).


2. Accertano, in particolare, se dette persone siano titolari di licenze, di autorizzazioni, di concessioni o di abilitazioni all’esercizio di attività imprenditoriali e commerciali, comprese le iscrizioni ad albi professionali e pubblici registri, se beneficiano di contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concesse o erogate da parte dello Stato, degli enti pubblici o delle Comunità europee.


3. Le indagini sono effettuate anche nei confronti del coniuge, dei figli e di coloro che nell’ultimo quinquennio hanno convissuto con i soggetti indicati al comma 1 nonché nei confronti delle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi od associazioni, del cui patrimonio i soggetti medesimi risultano poter disporre in tutto o in parte, direttamente o indirettamente.


4. Quando vi sia concreto pericolo che i beni di cui si prevede debba essere disposta la confisca ai sensi dell’art.2-ter vengano dispersi, sottratti od alienati,


il procuratore della Repubblica o il questore, con la proposta,


possono richiedere al presidente del tribunale competente per l’applicazione della misura di prevenzione


di disporre anticipatamente il sequestro dei beni prima della fissazione dell’udienza (Comma così modificato, da ultimo, dall’art. 22, d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv. in legge 7 agosto 1993, n. 356).





* L’art.2-ter L.575/65 (Sequestro e confisca dei beni degli indiziati) prevede che:


Nel corso del procedimento per l’applicazione di una delle misure di prevenzione previste dall’art.3 L. 1423 del 27.12.56 (DI SORVEGLIANZA SPECIALE DI P.S.), iniziato nei confronti delle persone indicate nell’art.1, il tribunale, ove necessario,


può procedere ad ulteriori indagini oltre quelle già compiute a norma dell’articolo precedente.


Salvo quanto disposto dagli artt.22, 23 e 24 L. 152 del 22.05.75,


il tribunale, anche d’ufficio,


ordina con decreto motivato


il sequestro dei beni dei quali la persona nei cui confronti è iniziato il procedimento risulta poter disporre, direttamente o indirettamente,


quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.


Con l’applicazione della misura di prevenzione il tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati di cui la persona, nei cui confronti è instaurato il procedimento, non possa giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica, nonchè dei beni che risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.


In particolare, il convincimento del Pubblico Ministero si fonda sui criteri per la rilevazione della illiceità dell’acquisto dei beni da sottoporre a sequestro e, quindi, confisca, enunciati dall’art.2-ter della Legge 575/65, come modificato dall’art.3, della L.256/93:




“…quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta, ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego”.




Secondo le disposizioni previste dalla L.575/65 appare chiaro che:






  • la L.575/65 si applica agli indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso;



  • per l’applicazione di una misura di prevenzione (sia personale che patrimoniale) è sufficiente la ricorrenza di “indizi di appartenenza” alla mafia;



  • per l’affermazione di responsabilità penale è necessaria l’acquisizione di prove;



  • precisando che è prova quella in presenza della quale il fatto oggetto dell’accertamento deve ritenersi certo, mentre è indizio quello in presenza del quale il fatto deve ritenersi soltanto probabile, ma non possono risolversi in meri sospetti, congetture od illazioni.




* Il D.L. 92 del 23.05.2008, conv. in L.125 del 24.07.08 (primo pacchetto sicurezza), e la L.94 del 15.07.09 (legge in materia di sicurezza pubblica), hanno inasprito ampliando il sistema delle MISURE DI PREVENZIONE CONTRO I MAFIOSI, fra cui:






  • il D.L. 92/08 ha previsto la possibilità di applicare tali misure ai soggetti indiziati di gravi reati associativi (e non soltanto di reati di mafia), come le associazioni finalizzate alla tratta di persone, ai sequestri di persona a scopo di estorsione, al traffico di droghe;



  • il D.L. 92/08 ha previsto che il sequestro e la confisca possono essere proposti disgiuntamente dalle misure di prevenzione personali. Questa modifica consente di eseguire la confisca anche in caso di morte del soggetto indiziato (in questo caso, viene eseguita nei confronti degli eredi);



  • la L.94/09 ha previsto che le misure patrimoniali possono essere applicate indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto. Viene, così, ampliato l’ambito di applicazione della confisca di prevenzione. L’ufficio procedente dovrà, infatti, limitarsi ad acquisire un unico qualificato indizio, attinente alla disponibilità di beni di valore sproporzionato al reddito o all’attività economica del soggetto, basandosi, per esempio, su una misura di prevenzione personale applicata in passato;



  • la L.94/09 ha esteso l’istituto agli indiziati di trasferimento fraudolento o di possesso ingiustificato di valori, reati spesso correlati all’infiltrazione mafiosa nell’economia legale;



  • è stata prevista la nullità degli atti fittizi di disposizione compiuti sui beni (es. trasferimenti, anche a titolo oneroso, effettuati nei due anni antecedenti la proposta della misura di prevenzione nei confronti del coniuge o della persona stabilmente convivente, nonché dei parenti entro il 6^ grado e degli affini entro 4^ grado).


* Le Misure di prevenzione (DI SORVEGLIANZA SPECIALE) nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità, in base all’art.1, della legge 1423 del 27.12.1956, si applicano:




  • a coloro che debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che sono abitualmente dediti a traffici delittuosi;



  • a coloro che per condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose;



  • a coloro che, per il loro comportamento, debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che siano dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica (Così sostituito dall’art. 2, L. 3 agosto 1988, n. 327).


* L’art.3, stabilisce che “alle persone indicate nell’art.1 che non abbiano cambiato condotta nonostante l’avviso orale di cui all’art.4, quando siano pericolose per la sicurezza pubblica, può essere applicata, nei modi stabiliti negli articoli seguenti, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza (Comma così sostituito dall’art. 4, L. 327 del 03.08.88)”.





2. CONNESSIONE TRA LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALE, DI SICUREZZA E PATRIMONIALI.


Si evidenzia che le misure di prevenzione personale (avviso orale, foglio di via obbligatorio, sorveglianza speciale della P.S., l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale o il divieto di soggiorno in uno o più comuni) si distinguono dalle misure di sicurezza, che presuppongono la commissione di un reato (salvo le ipotesi di cui agli artt.49 e 115 c.p.) e la pericolosità del soggetto, intesa come attitudine a commettere reati.


La legge 1423/1956, dettata per alcune categorie di soggetti previsti dalla legge come dediti al delitto è stata estesa dalla legge 575/65 agli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose.


* L’art.19 della L. 152 del 22.05.75 (Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico), prevede che “le disposizioni di cui alla L. 575 del 31.05.65, si applicano anche alle persone indicate nell’art. 1, numeri 1) e 2) della legge 1423 del 27.12.56”.


Infine, la legge Rognoni-La Torre n.646 del 13.09.82 innesta le misure patrimoniali nella legge 575/65.


Si evidenzia che le indagini economico-patrimoniali nei confronti dei soggetti indicati dall’art.1 della L.575/65 costituiscono un’attività obbligatoria per l’organo proponente, anche se la valutazione degli indizi per ritenere i beni siano frutto di attività illecite è discrezionale.


Come rimane discrezionale l’esercizio dell’azione di prevenzione, rispetto alla quale non è previsto un procedimento di controllo giudiziale sull’archiviazione.


Peraltro, si evidenzia che la caratteristica fondamentale delle misure di prevenzione è costituita dall’alleggerimento del carico probatorio sulla Accusa, sia in relazione al profilo della pericolosità, sia in relazione al rapporto di pertinenzialità al reato del bene.


Il documento “Prevenzione e controllo della criminalità organizzata – Strategia dell’U.E. per l’inizio del nuovo millennio”, adottato dal Consiglio di Europa e pubblicato sulla G.U. delle Comunità Europee del 03.05.2000, segnala l’esigenza di mitigare l’onere della prova circa l’origine dei beni detenuti da persona condannata o imputata di un reato connesso alla criminalità organizzata.


Secondo la convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, approvata a Palermo il 16.12.2000, “costituiscono proventi da reato qualunque bene derivato o ottenuto, direttamente o indirettamente, attraverso la commissione di un reato”.


La Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti del 1988 stabilisce che “ogni Stato considera la possibilità di invertire l’onere della prova rispetto ai proventi di reato o altri beni assoggettabili a confisca”.


Da questa premessa legislativa, emerge che nel vigente sistema della prevenzione antimafia previsto dalla legge base n. 575/1965, l’adozione delle misure patrimoniali (sequestro e confisca) sia strettamente legata, con rapporto di correlazione biunivoca, all’applicazione delle misure d’ordine personale, nel senso che le misure ablatorie concernono beni nella disponibilità di persone pericolose.




Ed infatti le indagini economico-patrimoniali possono riguardare soltanto soggetti “nei cui confronti possa essere proposta la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con o senza obbligo di soggiorno” (art. 2-bis, comma 1).




Iniziato il procedimento per l’applicazione delle suddette misure a carattere personale, il Tribunale “ordina con decreto motivato il sequestro dei beni dei quali la persona … risulta poter disporre … quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato … ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego” (art. 2-ter, comma 2).




La confisca riguarda i medesimi beni così sottoposti a sequestro e, a meno che non ne sia dimostrata la legittima provenienza, è disposta dal Tribunale con l’applicazione della misura personale di prevenzione (art. 2-ter, comma 3).




Il sequestro segue così all’apertura del procedimento di prevenzione e la confisca segue al sequestro e presuppone l’adozione della misura di prevenzione personale.




Entrambi i provvedimenti possono essere disposti anche in un secondo momento, e cioè anche dopo l’applicazione della misura di prevenzione, ma prima della sua cessazione (art. 2-ter, commi 3 e 6).




16 aprile 2010


Antonino Pernice

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