Numerosi chiarimenti dall'Agenzia Entrate

Fisco: Numerosi chiarimenti dalle Entrate


 


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 12/e del 12.03.2010, ha fornito numerosi chiarimenti in materia fiscale.


Vediamone di seguito la sintesi in formato tabella:


 


















                        Apposizione del visto di conformità


 


Modifica della compagine sociale


 


Nella società di servizi, in caso di più di due soci, tenuto conto che nessuno dei soci potrebbe possedere la maggioranza assoluta, la norma prevede la possibilità che la stessa sia posseduta da più professionisti che siano abilitati all’apposizione del visto di conformità.


Il requisito della maggioranza assoluta, proprio perché sottintende che le attività siano state effettuate sotto il diretto controllo del professionista che rilascia il visto, deve sussistere per l’intero periodo d’imposta e fino al rilascio del visto.


In assenza del suddetto requisito temporale, ricorre una delle ipotesi in cui le scritture contabili sono tenute da un soggetto che non può apporre il visto di conformità e, in base alla circolare n. 57 del 2009, il contribuente potrà comunque rivolgersi ad un CAF-imprese o a un professionista abilitato all’apposizione del visto esibendo ai predetti soggetti la documentazione necessaria per consentire la verifica della conformità dei dati esposti o da esporre nella dichiarazione al fine di consentire lo svolgimento dei controlli previsti.


 


Adempimenti concernenti il visto di conformità


 


Nel caso in cui il credito d’imposta destinato dal contribuente all’utilizzo in compensazione sia pari o superiore al volume d’affari deve essere effettuata l’integrale verifica della corrispondenza tra la documentazione e i dati esposti nelle scritture contabili.


Per gli altri contribuenti che non rientrano in tale condizione la verifica deve riguardare la documentazione rilevante ai fini dell’IVA con imposta superiore al 10% dell’ammontare complessivo dell’IVA detratta riferita al periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione.


In sostanza, il soggetto che appone il visto, deve verificare quali fattispecie hanno generato l’eccedenza di imposta anche integrando la check-list con altre fattispecie idonee a generare l’eccedenza di imposta.


In tale ottica, deve essere verificata la corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili nonché alla verifica della documentazione.


E’ stato, inoltre, chiarito che tale verifica non comporta valutazioni di merito, ma il solo riscontro formale della loro corrispondenza in ordine all’ammontare delle componenti positive e negative relative all’attività esercitata e rilevanti ai fini dell’Iva.


 


Copertura assicurativa per l’attività prestata dai singoli professionisti


 


Riguardo al professionista che svolge l’attività nell’ambito di uno studio associato, è stato precisato che è possibile utilizzare la polizza assicurativa stipulata dallo studio medesimo per i rischi professionali, purché la stessa preveda un’autonoma copertura assicurativa per l’attività di assistenza fiscale con l’indicazione dei professionisti abilitati e rispetti le previste condizioni.


Anche in questo caso, il massimale della polizza assicurativa deve essere non inferiore a euro 1.032.913,80 e comunque adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciati, indipendentemente dal numero dei professionisti associati.


Viene, inoltre, previsto l’obbligo della polizza di assicurazione anche per i centri di assistenza fiscale.


 


Check list dei controlli da eseguire per il rilascio del visto


 


La circolare 57/E del 2009 ha indicato una check list dei controlli da eseguire per il rilascio del visto di conformità.


Tranne il caso in cui il credito d’imposta da utilizzare in compensazione sia superiore al volume d’affari (poiché  in tale evenienza deve essere effettuata l’integrale verifica della corrispondenza tra la documentazione e i dati esposti nelle scritture contabili), per la generalità dei contribuenti la verifica deve riguardare soltanto la documentazione rilevante ai fini dell’IVA con imposta superiore al 10% dell’ammontare complessivo dell’IVA detratta riferita al periodo d’imposta a cui si riferisce la dichiarazione.


Ad esempio, in caso di ammontare complessivo IVA detratta di euro 100.000, devono essere controllate tutte le fatture d’acquisto con imposta superiore a euro 10.000.


Al fine di attestare lo svolgimento dei controlli previsti, il soggetto che appone il visto deve conservare copia della documentazione controllata.


Inoltre, deve attestare l’effettuazione della verifica della fattispecie che ha generato l’eccedenza di imposta.


A fine esemplificativo, è stata fornita una check-list contenente le fattispecie che, in linea generale, sono idonee a generare l’eccedenza di imposta e che sono presenti nel modello di richiesta di rimborso VR.


In tale ottica, la prevalenza delle operazioni va considerata in funzione della capacità di generare il credito nel caso concreto.


L’indicazione della fattispecie che ha generato il credito è sempre dovuta.


 













































                  Applicazione delle norme sulle compensazioni


 


Compensazioni per crediti superiori a 10.000 euro


 


Secondo la circolare n. 1/E del 2010 i crediti Iva emergenti dalla dichiarazione relativa all’anno 2008 e dalle istanze infrannuali relative ai primi tre trimestri del 2009 possono essere utilizzati in compensazione senza scontare i previsti vincoli (art. 10 del D.L. n. 78 del 2009).


Quindi, per tali crediti si continua ad applicare la precedente normativa, fino a quando non viene presentata la dichiarazione annuale relativa all’anno 2009, in cui i predetti crediti confluiscono nella liquidazione dell’imposta dovuta o dell’eccedenza a credito relativa all’anno 2009.


 


Utilizzazione dei servizi telematici per compensazioni di crediti che superano il limite


di 10.000 euro


 


Come chiarito dalla circolare n. 1/E del 2010, assodato l’obbligo di utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia per le compensazioni che superano il limite di 10.000 euro (singolarmente o per cumulo con le precedenti), è comunque opportuno utilizzare tali servizi anche per le compensazioni che non hanno ancora superato il predetto limite.


Tale comportamento garantisce al contribuente la tempestiva comunicazione dell’esito della trasmissione.


 


Obbligo nelle procedure concorsuali di rispettare gli adempimenti concernenti le


nuove disposizioni in materia di crediti IVA superiori ai 10.000 euro


 


In assenza di una specifica norma che escluda il curatore o il commissario liquidatore dagli obblighi ordinari previsti ai fini IVA (come ad es. l’art. 74-bis del DPR n. 633/1972 che esonera i curatori dall’obbligo di prestare garanzia nel caso di rimborsi IVA), i medesimi devono rispettare gli adempimenti previsti dalle nuove disposizioni concernenti la compensazione dei crediti IVA superiori ai 10.000 euro.


 


Deroga all’inclusione della dichiarazione annuale IVA nel modello UNICO


 


L’obbligo di presentare la dichiarazione annuale Iva all’interno del modello Unico esiste solo per i contribuenti che determinano un saldo Iva a debito (o pari a zero), salvo che non esistano altre cause di esclusione (ad esempio periodo d’imposta ai fini delle imposte sui redditi non coincidente con l’anno solare o partecipazione alla liquidazione Iva di gruppo).


 


Ipotesi di versamento insufficiente


 


Occorre considerare, ai fini della liquidazione dell’imposta relativa al mese di gennaio, l’eccedenza IVA a credito dell’anno precedente, applicando – in presenza di operazioni esenti – la percentuale di detraibilità definitiva che emerge dalle scritture contabili annuali e che deve essere poi evidenziata nella dichiarazione annuale IVA, e non certo alla percentuale provvisoria emergente dalle sole scritture relative all’ultima liquidazione periodica.


Pertanto, verificandosi l’ipotesi di versamento insufficiente, il contribuente ha la possibilità di regolarizzare ciò mediante l’istituto del ravvedimento operoso, pagando la differenza del tributo e la sanzione corrispondente, pari al 30%, ridotta ad 1/12 ovvero ad 1/10 a seconda del termine entro cui regolarizza la violazione.


 


Compensazione dei crediti Iva sotto soglia


 


Il ricorso ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate è obbligatorio solo in caso di utilizzo di crediti Iva in compensazione “esterna” superiori a 10.000 euro.


Tuttavia, qualora il contribuente intenda destinare in compensazione l’intero credito, ad. es. di 25.000 euro, è opportuno che lo stesso utilizzi comunque i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, anche per i crediti il cui ammontare in compensazione non ha ancora raggiunto la soglia dei 10.000 euro.


Rientrano nella fattispecie della compensazione “esterna” le compensazioni dei crediti Iva con imposte, contributi, premi e altri versamenti diversi dall’Iva dovuta a titolo di saldo, acconto e di versamento periodico, ossia tutte le compensazioni che necessariamente devono essere esposte nel modello F24.


Conseguentemente non configurano compensazioni “esterne” le compensazioni dei crediti Iva con l’Iva dovuta a titolo di saldo, acconto e di versamento periodico, la cui esposizione in F24 rappresenta un’alternativa alla detrazione in dichiarazione.


 


Credito annuale sotto soglia


 


I controlli vanno effettuati distintamente per ciascuna tipologia di credito (annuale o infrannuale) in base all’anno di maturazione.


Non è richiesta l’apposizione del visto di conformità sulle istanze trimestrali; tale onere ricade solo sulle dichiarazioni annuali da cui emerge un credito Iva di importo superiore a 15.000 euro che il contribuente intende utilizzare in compensazione.


Pertanto, esemplificando (il contribuente presenta la dichiarazione annuale per il 2009 con un credito Iva di € 14.000 computato a nuovo. Nel primo trimestre 2010, matura un credito infrannuale rimborsabile di € 10.000 che intende utilizzare in compensazione), se il contribuente nel corso del 2010 utilizza in compensazione “esterna” tutto il credito a disposizione, complessivamente pari a 24.000 euro, per l’utilizzo dei 14.000 euro di credito annuale, non superando il limite dei 15.000 euro, non è obbligatoria l’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione.


 


Compensazione crediti pregressi


 


Le nuove disposizioni si applicano a decorrere dal 1 gennaio 2010 e riguardano il credito Iva emergente dalla dichiarazione annuale relativa al 2009 e i crediti Iva chiesti in compensazione con le istanze trimestrali relative al 2010.


Sull’utilizzo in compensazione del credito annuale Iva 2008 e dei crediti trimestrali 2009 continuano pertanto ad applicarsi le vecchie disposizioni.


Ciò comporta che il credito annuale Iva 2008 e i crediti trimestrali 2009 possono essere utilizzati in compensazione senza i vincoli imposti dalle nuove disposizioni, fino alla data di presentazione della dichiarazione 2009, da cui emergerà il credito sottoposto alla nuova disciplina.


 


Esclusione dal modello F24 delle compensazioni utilizzate per i versamenti IVA


periodici in acconto e in saldo


 


Le nuove disposizioni introdotte dal D.L. n. 78 del 2009 riguardano, genericamente, l’utilizzo in compensazione di crediti Iva tramite modello F24.


La normativa ha individuato un particolare tipo di compensazioni a cui le predette disposizioni non si applicano: Le compensazioni utilizzate per i versamenti Iva periodici, in acconto e a saldo.


Ciò in quanto, per tale tipo di pagamenti, l’esposizione della compensazione nel modello F24 rappresenta solo una modalità alternativa.


 


Possibilità di utilizzare le ritenute subite per compensare debiti dell’associazione o


della società


 


Il credito relativo alle ritenute residue subite nell’anno 2009 può essere utilizzato in compensazione dallo studio associato già a partire dal 1° gennaio 2010 (mediante lo specifico codice tributo), purché l’atto di assenso degli associati abbia data certa antecedente la data di compensazione, ed il credito risulti dalla dichiarazione annuale dello studio associato da presentare entro il termine di ordinario del 30 settembre 2010.


 


Modalità per operare le ritenute e loro utilizzo in compensazione dei crediti tributari


 


Il socio, prima di ritrasferire le ritenute residue alla società, può trattenerne un’ulteriore quota da utilizzare per il pagamento di altri debiti di imposta o contributivi.


Dopo che la società ha “preso” le ritenute residue, non è ammesso il ritrasferimento dalla società ai soci di eventuali importi residui di credito.


 


Scomputo delle ritenute per le associazioni professionali e ritrasferimento in capo


all’associazione


 


L’errore è solo del socio che ha utilizzato erroneamente le ritenute, senza scomputare totalmente il proprio debito IRPEF, ed abbia, quindi, ritrasferito all’associazione un ammontare di ritenute residue superiore rispetto a quelle spettanti


Per tale fattispecie la società non ha responsabilità. Naturalmente, il socio dovrà assolvere mediante il pagamento diretto il debito residuo IRPEF non scomputato dall’ammontare delle ritenute oramai ritrasferite alla società.


Con riguardo alle modalità con cui i soci o gli associati possono formalizzare il loro assenso a che la società o associazione utilizzi in compensazione il credito relativo alla ritenute residue,  è possibile utilizzare lo strumento della posta elettronica certificata (PEC), giacché tale strumento é idoneo ad attestare la certezza della data in cui viene manifestata la volontà di autorizzare la compensazione.


 


Recupero credito vantato dai soci per effetto del ritrasferimento in capo alla società


 


Non rileva ai fini tributari il modo in cui i soci recuperano il credito da loro vantato, per aver consentito alla società medesima di fruire delle ritenute che residuano una volta operato lo scomputo del debito IRPEF.


Tali partite di giro hanno natura finanziaria e non sono, pertanto, soggette ad alcun tipo di tassazione.


 





























                       Altri chiarimenti in materia di Iva


 


Inversione contabile su operazioni non imponibili o esenti


 


Nell’ipotesi di operazioni non imponibili o esenti, effettuate in Italia da soggetti non residenti nei confronti di cessionari o committenti nazionali, questi ultimi provvedono all’autofatturazione indicando in fattura, anziché l’IVA dovuta, gli estremi normativi in base ai quali l’operazione risulta non imponibile o esente.


Il suddetto documento deve essere annotato nel registro delle fatture emesse e in quello delle fatture di acquisto, ma non deve essere riportato nel quadro VJ della dichiarazione annuale, trattandosi di fattura senza esposizione di IVA.


 


Integrazione fattura fornitori Ue


 


A decorrere dal 1° gennaio 2010, le prestazioni di servizi cosiddette generiche, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di territorialità, rese da soggetti passivi stabiliti all’estero nei confronti di soggetti passivi stabiliti in Italia, si considerano territorialmente rilevanti nel territorio dello Stato (cd. criterio del luogo del committente).


In particolare, in ambito comunitario, la prestazione di servizi continua ad essere documentata dal prestatore con fattura, ancorché trattasi di operazioni “fuori campo” IVA.


Il committente (nonostante la norma contenuta nella bozza di decreto legislativo faccia riferimento all’autofattura) ha la facoltà di integrare il documento ricevuto dal prestatore con l’IVA relativa, fermo restando l’obbligo di rispettare le regole generali sul momento di effettuazione dell’operazione.


 


Trasporti extraUe


 


Impresa italiana commissiona una prestazione di trasporto di merci dalla Svizzera alla Turchia.


Secondo la nuova disciplina, tale prestazione, ancorché avente ad oggetto beni trasportati tra due paesi extracomunitari, è territoriale in Italia, paese del committente.


Nel caso di specie i beni trasportati non formano oggetto di una operazione di esportazione, transito, importazione temporanea o definitiva.


Pertanto, a tale prestazione di trasporto si applica il regime di imponibilità.


 


Rimborso ai non residenti


 


Il rimborso non è ammesso se durante il periodo di riferimento del rimborso, il soggetto passivo abbia effettuato unicamente operazioni esenti o non soggette, che non danno diritto alla detrazione dell’imposta.


Nell’ipotesi in cui il soggetto passivo abbia effettuato solo in parte operazioni esenti, l’ammontare del rimborso è ammesso in misura proporzionale alle operazioni che danno diritto alla detrazione, conformemente a quanto disposto dalla direttiva che espressamente richiama il concetto di pro-rata dell’importo dell’IVA rimborsabile.


 


Rimborso del credito finale IVA per cessata attività


 


Per la richiesta di rimborso del credito IVA, va utilizzato l’apposito modello VR, da presentare a decorrere dal 1° febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento e fino al termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale IVA, anche in forma unificata (è, comunque, considerato valido il modello VR presentato entro 90 giorni dalla scadenza del termine).


Pertanto, il soggetto passivo che ha cessato l’attività, può indicare il predetto credito IVA nel quadro RX del modello Unico dell’anno successivo, quale credito proveniente da precedenti periodi d’imposta.


Ciò facendo, infatti, “la validità del credito viene rigenerata ed equiparata a quella dei crediti formatisi nello stesso periodo”, con possibilità di una sua utilizzazione in compensazione.


 


Concessionario competente per rimborso credito Iva annuale


 


Il passaggio alle Direzioni regionali dell’attività di accertamento e controllo dei contribuenti di grandi dimensioni non ha mutato l’ambito territoriale di competenza del concessionario della riscossione che rimane, pertanto, invariato.


 


Regolarizzazione di violazioni concernenti il plafond


 


In merito alle modalità per regolarizzare l’acquisto di beni e servizi senza applicazione d’imposta oltre il limite del plafond.


Il contribuente che emette autofattura è obbligato, tra l’altro, a versare, mediante il modello F24, l’imposta e gli interessi con il codice tributo relativo al periodo in cui erroneamente è stato effettuato l’acquisto senza applicazione dell’IVA (nel caso in esame, codice tributo 6009), nonché le sanzioni (codice tributo 8904) in misura ridotta ad 1/10 in caso di ravvedimento operoso, entro il 30 settembre 2010.


L’autofattura deve essere annotata nel registro degli acquisti e un esemplare deve essere presentato al locale ufficio delle entrate.


Attraverso tale procedura, l’imposta oggetto di regolarizzazione confluirà nell’ammontare dell’imposta in detrazione della dichiarazione annuale relativa al 2009 e nell’ammontare dei versamenti effettuati.


Al fine di evitare la doppia detrazione dell’imposta regolarizzata sarà necessario indicare nella dichiarazione annuale l’imposta regolarizzata anche in una posta di debito, ossia nel quadro VE tra le variazioni e arrotondamenti di imposta.


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