Novità fiscali dell'8 marzo 2010: scudo fiscale: segnalazione di operazioni sospette; rischio di frode all’IVA intracomunitaria; polizze assicurative amministratori: esenzione e deducibilità; versamento del saldo IVA per il 2009 (modello IVA 2010) entro il 16 marzo

 






 


Indice:


 


1) Scudo fiscale: Segnalazione di operazioni sospette


 


2) Rischio di frode all’Iva intracomunitaria


 


3) Polizze assicurative amministratori: Esenzione e deducibilità


 


4) Versamento del saldo IVA per il 2009 (modello IVA 2010) entro il 16 marzo


 


5) Altre di fisco (tra cui, al via il “cruscotto antievasione”, incentivi all’acquisto di auto ecologiche: Ok alla cessione del credito, Provvedimento di diniego di iscrizione e di cancellazione dall’anagrafe unica delle ONLUS: Il relativo contenzioso é di competenza delle Commissioni Tributarie)


 


 


1) Scudo fiscale: Segnalazione di operazioni sospette


Sanzione amministrativa del 40% per l’omessa segnalazione dell’operazione. Lo ha comunicato la Banca D’Italia con la nota del 24.02.2010, inviata ai Consigli degli Ordini professionale con protocollo del 01.03.2010, avente per oggetto “Operazioni di rimpatrio o regolarizzazione di cui all’articolo 13-bis del D.L. n. 78/2009 (cd. “scudo fiscale”): Segnalazione di operazioni sospette”.


Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato, il 16.02.2010, una nuova circolare avente ad oggetto l’operatività connessa con lo “scudo fiscale” di cui all’art. 13-bis del D.L. n. 78 del 2009, ai fini antiriciclaggio.


Tale circolare interviene dopo l’entrata in vigore del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, che ha prorogato al 30 aprile 2010 i termini per l’adesione allo scudo, e recepisce l’esigenza di procedere all’emanazione di una nuova circolare ministeriale che, facendo seguito a quella del 12 ottobre 2009, fornisca agli intermediari ed ai professionisti indicazioni più analitiche, idonee ad assicurare la regolare applicazione della disciplina antiriciclaggio alle operazioni di scudo fiscale.


La tematica assume particolare rilievo ai fini della prevenzione e del contrasto al riciclaggio, atteso che ingenti flussi finanziari provenienti dall’estero, e in precedenza non dichiarati vengono immessi in un ristretto arco di tempo nell’economia legale.


La circolare del Ministero rammenta che gli intermediari i quali eseguono operazioni di rimpatrio (o regolarizzazione) caratterizzate da elementi di sospetto ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. n. 231/07, omettendo di segnalarle alla UIF, potrebbero incorrere nella sanzione amministrativa pecuniaria sino al 40%


dell’importo dell’operazione non segnalata, nonché essere coinvolti nel riciclaggio stesso, qualora siano consapevoli della provenienza delittuosa delle risorse rimpatriate.


In relazione a ciò viene fatto presente che, ancorchè le operazioni siano state già perfezionate, gli intermediari e i professionisti, i quali abbiano successivamente raccolto elementi tali da indurre il sospetto che le disponibilità rimpatriate possano provenire da illeciti diversi da quelli richiamati dall’art. 13-bis del D.L. n. 78 del 2009, sono tenuti a inviare alla UIF la segnalazione di operazione sospetta.


(Nota del 24.02.2010 della Banca d’Italia – Unità di Informazione Finanziaria)


 


 


2) Rischio di frode all’Iva intracomunitaria


Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b) del D.Lgs. n. 231/2007, operatività connessa con il rischio di frode all’iva intracomunitaria.


Lo prevede la nota del 16.02.2010 della Banca d’Italia – Unità di Informazione Finanziaria.


Il fenomeno della frode all’IVA intracomunitaria consente, attraverso condotte anche penalmente rilevanti (quali l’emissione di fatture per operazioni inesistenti o le dichiarazioni fraudolente mediante utilizzo di fatture false), di sottrarre ingenti risorse finanziarie all’erario e di assicurare notevoli profitti alle organizzazioni criminali.


La frode è realizzata da entità spesso prive di effettiva organizzazione o consistenza economica, anche interposte, talora create ad hoc e successivamente chiuse ovvero costituite in Stati caratterizzati da sistemi normativi carenti dal punto di vista della regolamentazione e dei controlli.


Tali soggetti, sfruttando il principio comunitario di tassazione IVA nello Stato di destinazione del bene, per le operazioni effettuate tra imprese, acquistano beni senza IVA da un soggetto residente in un diverso Stato UE e li rivendono con IVA a un soggetto nazionale, a prezzi più bassi della media di mercato e senza riversare l’imposta incassata all’erario.


I beni possono quindi confluire nel mercato al consumo nazionale oppure, dopo


diversi passaggi, essere rivenduti al primo cedente, residente in altro Stato UE, seguendo uno schema circolare (“frode carosello”).


Dal punto di vista merceologico, la frode può riguardare qualsiasi tipologia di prodotto.


E’ stato comunque riscontrato che risulta maggiormente frequente nel commercio di beni a contenuto tecnologico, di autoveicoli e in generale di beni agevolmente trasportabili e di largo consumo (ad esempio, prodotti informatici, telefoni cellulari, elettrodomestici), venduti su ampi mercati.


Più di recente gli schemi fraudolenti si sono estesi ai servizi o alle attività miste (beni e servizi).


In relazione a ciò, vengono richiamati gli intermediari bancari e finanziari e i professionisti ad un costante e attento monitoraggio delle transazioni relative ai soggetti operanti nei settori commerciali che presentano le caratteristiche indicate, con particolare riguardo alla costituzione e liquidazione delle imprese, nonché alla apertura, gestione e chiusura dei conti alle stesse intestati, specie se l’operatività è concentrata all’estero, dal lato degli acquisti o delle cessioni.


Per agevolare tali valutazioni, viene fornito (ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b del D.Lgs. n. 231/2007) uno schema operativo, elaborato sulla base dell’analisi finanziaria effettuata su operazioni segnalate per il sospetto di frode all’IVA intracomunitaria.


Lo schema operativo descrive possibili anomalie soggettive e oggettive riconducibili al suddetto fenomeno criminoso, rilevabili, soprattutto dagli intermediari bancari, attraverso la verifica della congruità dei volumi e della frequenza delle transazioni con l’attività economica svolta dal cliente.


Nella valutazione assumono centralità le informazioni riguardanti gli assetti costitutivi e proprietari dell’impresa e la documentazione attestante le finalità economiche sottostanti alle transazioni.


Ai fini del corretto adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, da un lato, non è necessario che ricorrano contemporaneamente tutti i comportamenti descritti nello schema operativo; dall’altro lato, la mera ricorrenza di singoli comportamenti descritti nello schema non è motivo di per sé sufficiente per procedere alla segnalazione.


Qualora emergano operazioni sospette riconducibili al fenomeno descritto, è necessario segnalarle con la massima tempestività.


 


 


3) Polizze assicurative amministratori: Esenzione e deducibilità


Sul tema delle polizze assicurative degli amministratori (esenzione e deducibilità), la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con il parere n. 7 del 04.03.2010, ha fornito un quadro delle problematiche fiscali connesse alla stipula di polizze assicurative.


Polizze assicurative amministratori – quali sono esenti e deducibili


Problematica


E’ possibile conoscere un quadro delle problematiche fiscali connesse alla stipula di polizze assicurative morte, infortuni e rischi professionali con riferimento all’amministratore di una società?


In particolare, la trattazione dell’eventuale assoggettamento a tassazione in capo a quest’ultimo e i criteri di deducibilità ai fini delle imposte sui redditi da parte della società.


Parere della citata Fondazione Studi


Le problematiche connesse alla stipula di polizze assicurative, con riferimento ai collaboratori aziendali, dipendono della finalità della copertura assicurativa e dalle articolate modalità contrattuali predisposte dalle compagnie assicurative, peraltro in costante evoluzione nel tempo.


Dal punto di vista normativo le problematiche sono contenute nell’ambito dell’articoli 6, 51 e 95 del Tuir.


In atto vi sono alcuni punti di riferimento costituiti da documenti di prassi ma più recentemente una sentenza della Corte di Cassazione ha messo in discussione alcune conclusioni cui era pervenuta la dottrina e la stessa amministrazione finanziaria.


Polizze infortuni e malattie professionali


Il sostenimento da parte della società di premi per assicurazioni contratte allo scopo di risarcire l’amministratore per eventuali infortuni e malattie professionali, sono deducibili senza limitazioni per la società stessa e non formano reddito all’amministratore.


Polizze rischio azioni di responsabilità a carico dell’amministratore


I premi assicurativi corrisposti per la stipula di polizze volte a garantire la copertura delle perdite di carattere patrimoniale che gli amministratori (e i dipendenti della società) dovessero subire in seguito ad azioni di responsabilità civile intentate – nei loro confronti o direttamente nei confronti della società – da soggetti terzi lesi da atti compiuti dagli stessi amministratori (o dipendenti) nell’esercizio dei loro incarichi e funzioni, sono deducibili per la società e non concorrano alla formazione del reddito di lavoro dipendente dei soggetti beneficiari.


Fanno, tuttavia, eccezione (dunque concorrono a formare il reddito dell’amministratore) le polizze che coprono anche gli atti dolosi o fraudolenti commessi dall’amministratore (o dipendente), ovvero polizze che risarciscano gli assicurati nonostante questi abbiano ottenuto profitti o vantaggi personali o abbiano ricevuto compensi cui non avevano diritto.


Si deve giungere però a conclusioni diverse nell’improbabile caso in cui la polizza dovesse coprire la società (e non l’amministratore) da detti rischi patrimoniali, anche derivanti da atti posti in essere dall’amministratore per fini personali o comunque con dolo o frode.


Polizze infortuni extra professionali e causa morte


Circa le polizze per la copertura dei rischi per infortuni extraprofessionali ovvero per morte o invalidità dell’amministratore, laddove il beneficiario dovesse essere il lavoratore o i suoi eredi, il premio forma senz’altro reddito al lavoratore come retribuzione in natura e il costo è interamente deducibile per il datore.


L’intassabilità nei confronti del dipendente dei premi versati dal datore di lavoro deve essere verificata avendo riguardo alle risultanze del contratto, accordo o regolamento aziendale; in particolare, occorre accertare che da tali atti risulti unicamente l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere trattamenti assistenziali e non anche le modalità attraverso le quali egli deve adempiere.


Quanto al trattamento fiscale dell’indennità erogata al dipendente o ai suoi aventi diritto in dipendenza di invalidità permanente o di morte, l’Agenzia afferma che, per effetto dell’art. 6, comma 2, del Tuir, tale indennità non costituisce fattispecie reddituale a motivo della sua funzione risarcitoria


Tuttavia, sul punto va ulteriormente rappresentato che l’Agenzia delle entrate, con la successiva Risoluzione n. 200 del 4 dicembre 2001, nel rispondere ad un interpello, senza entrare nel merito della deducibilità o meno per il datore, ha fatto presente che laddove la polizza causa morte o invalidità del lavoratore preveda che il risarcimento vada alla società, se quest’ultima devolve poi il risarcimento alla vittima o ai suoi familiari, esso è tassato in capo a questi ultimi posto che l’articolo 48 del Tuir (oggi articolo 51) prevede che “Ai fini del trattamento tributario trova applicazione l’articolo 48, comma 1, del TUIR, secondo il quale “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.


Circa la deducibilità da parte del datore di lavoro dei premi assicurativi dovuti alla compagnia per infortuni del personale con qualifica di dirigente, di impiegato e di quadro, la Cassazione con la recentissima sentenza n. 28004 del 30 dicembre 2009 (emessa il 10 novembre 2009) ha stabilito che non possono essere dedotti, ex art. 75 comma 5 (oggi articolo 109), DPR n. 917/1986, dal reddito d’impresa in quanto pur se inerenti alla gestione dell’impresa, non sono


diretti alla produzione di reddito, né sono spese poste a vantaggio dei lavoratori come i costi per rassicurazione prevista da norma cogente (nel caso di specie l’obbligo dell’assicurazione era previsto solo da un accordo sindacale), rimanendo , al verificarsi dell’evento assicurato, il risarcimento di esclusiva spettanza della società.


Conclusioni


La Cassazione introduce un innovativo e opinabile criterio in base al quale il costo per essere deducibile deve essere diretto alla produzione del reddito. Premesso che è più che consolidato in giurisprudenza il principio secondo cui l’inerenza del costo non si valuta con la circostanza che esso possa produrre ricavi, ma con il fatto che sia riferibile all’attività svolta, la Corte in questo caso nell’ammettere che il costo è “inerente alla gestione dell’impresa” introduce l’innovativo principio che la deducibilità del medesimo dipende tuttavia dal suo


concorso al reddito.


Il reddito è costituito, come noto, dalla differenza tra ricavi imponibili e costi deducibili, dunque non viene compreso come il costo che è stato riconosciuto come inerente non concorra alla formazione del reddito.


Peraltro, laddove il premio assicurativo non dovesse essere deducibile per la società, allora il risarcimento assicurativo ottenuto dalla società stessa non concorrerebbe a formare il suo reddito come sopravvenienza attiva di cui all’articolo 88 del Tuir. Di ciò la Fondazione Studi dubita.


 


 


4) Versamento del saldo IVA per il 2009 (modello IVA 2010) entro il 16 marzo


Lo ha ricordato l’Agenzia delle Entrate con la nota pubblicata sul proprio sito il 05 marzo 2010.


Ecco il promemoria delle Entrate


I contribuenti soggetti ad IVA (quindi, le imprese e i lavoratori autonomi) che presentano la dichiarazione annuale, devono effettuare, entro il 16 marzo, il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione.


Il versamento va fatto, utilizzando il modello F24, esclusivamente in modalità telematica, sempre che l’importo dovuto superi euro 10,33 (10,00 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione).


Se il contribuente presenta il modello IVA in forma unificata, il versamento può essere differito alla scadenza prevista per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione Unico (quindi, entro il 16 giugno 2010 o, con la maggiorazione dello 0,40%, entro il 16 luglio 2010).


Va però ricordato che se il contribuente decide di versare l’IVA in sede di versamento per Unico, dovrà applicare la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo.


Come si calcola l’IVA annuale


L’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale risulta dalla compilazione del quadro VL del modello IVA 2010.


Il quadro VL si compone di tre distinte sezioni e precisamente:


– sezione I: determinazione dell’IVA dovuta o a credito per il periodo d’imposta;


– sezione II: credito anno precedente;


– sezione III: determinazione dell’IVA a debito o a credito relativa a tutte le attività esercitate.


Dal punto di vista pratico, ai fini del calcolo, viene ricordato che, salvo specifici settori per i quali sono previsti regimi particolari, i contribuenti IVA sono obbligati ad effettuare le liquidazioni e i corrispondenti versamenti dell’imposta, con cadenza periodica (generalmente mensile o trimestrale).


I versamenti periodici, però, costituiscono una liquidazione provvisoria del debito o del credito del contribuente; pertanto, la liquidazione definitiva dell’imposta avviene solo in sede di presentazione della dichiarazione annuale.


Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, limitando l’analisi ai soli contribuenti IVA “ordinari” (pertanto, escludendo quelli che si trovano in uno dei regimi speciali di cui si è detto), la procedura di calcolo dell’IVA annuale può essere è stata riassunta nel seguente modo:


– determinazione dell’IVA dovuta o a credito per il periodo d’imposta: tale valore si ottiene per differenza tra IVA a debito e IVA detraibile;


– determinazione dell’imposta dovuta o a credito, apportando al valore determinato al punto precedente, apposite rettifiche in aumento e in – diminuzione per tenere conto degli altri fattori che incidono sul calcolo (tra i quali, ad esempio, gli eventuali crediti dell’anno precedente portati a nuovo o compensati, i versamenti periodici effettuati nel corso del periodo d’imposta, i rimborsi infrannuali, ecc.).


Dalle predette operazioni aritmetiche deriva ammontare dell’IVA dovuta (e quindi da versare entro le scadenze accennate) o dell’IVA a credito (da utilizzare in compensazione o da riportare a nuovo).


Termini e modalità di versamento


Come sopra riportato, l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale deve essere versata entro il 16 marzo 2010.


E’ possibile, inoltre, rateizzare la somma dovuta in rate di pari importo di cui:


la prima deve essere versata entro il 16 marzo;


quelle successive devono essere versate entro il giorno 16 di ciascun mese di scadenza (16 aprile, 17 maggio, e così via) ed in ogni caso l’ultima rata non può essere versata oltre il 16 novembre.


Sull’importo delle rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso di rateizzazione pari allo 0,33% mensile (pertanto la seconda rata deve essere aumentata dello 0,33%, la terza rata dello 0,66%, la quarta dello 0,99% e cosi via).
Se il contribuente presenta la dichiarazione unificata, il versamento può essere differito alla scadenza prevista per il versamento delle somme dovute in base ad Unico, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo.


Pertanto, in sintesi, se il contribuente presenta la dichiarazione IVA autonoma, può scegliere tra:


– il versamento in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2010;


– la rateizzazione, maggiorando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima.


Se il contribuente, invece, è tenuto a presentare la dichiarazione IVA all’interno del modello Unico, può scegliere di:


– versare l’importo dovuto in unica soluzione entro il 16 marzo 2010;


– versare tale importo sempre in unica soluzione entro la scadenza per i versamenti di Unico con la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi;


– rateizzare dal 16 marzo, maggiorando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima;


– rateizzare dalla data di pagamento delle somme dovute in base al modello Unico, maggiorando dapprima l’importo da versare con lo 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivi al 16 marzo e quindi aumentando dello 0,33% mensile l’importo di ogni rata successiva alla prima.


Il versamento va, infine, effettuato utilizzando il modello F24, esclusivamente in modalità telematica, con il codice tributo 6099 – IVA annuale saldo.


 


 


5) Altre di fisco:


 


– Procedura di controllo delle compensazioni IVA: Videoconferenza del 9 marzo 2010


L’Agenzia delle Entrate ha organizzato per il giorno 9 marzo 2010, dalle ore 10,30 alle ore 13,00, presso le rispettive Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate una videoconferenza sul tema “Procedura di controllo delle compensazioni IVA – Articolo 10 del decreto legge n. 78 del 2009 – Videoconferenza del 9 marzo 2010”.


Al fine di dare massima diffusione alle corrette modalità di esecuzione delle compensazioni Iva, nel rispetto dei vincoli imposti dalla nuova normativa, sono invitati a partecipare alla videoconferenza, presso le sedi delle Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate, anche i rappresentanti degli ordini professionali e delle associazioni professionali e di categoria.


In proposito, è stata inviata specifica informativa alle Direzioni Regionali coinvolte.


 


 


– Uniemens per il pagamento diretto indennità malattia e maternità ai dipendenti non agricoli


Eliminati i mod ind mal 1 e 2: L’Inps, con la circolare n. 30 del 3 marzo 2010, ha fornito le istruzioni per il pagamento diretto delle indennità di malattia e maternità in favore dei lavoratori dipendenti a tempo pieno non agricoli e chiarisce in che modo si possono utilizzare le informazioni integrate contenute nelle denunce retributive mensili (Uniemens).


 


 


– Fondo di garanzia TFR


L’Inps ha fornito nuovi chiarimenti in merito al funzionamento del Fondo di garanzia TFR.


In particolare l’Istituto previdenziale, contrariamente al precedente orientamento, ha precisato che il Fondo di garanzia deve intervenire a tutela del lavoratore anche nel caso in cui il datore di lavoro non possa, per legge, essere dichiarato fallito.


(Inps, circolare n. 32 del 04.03.2010)


 


 


– Deduzioni sanzioni dal reddito impresa: Cassazione dice no


La Cassazione è intervenuta in merito alle spese ammesse deducibili dal reddito d’impresa ed in particolare, su quelle relative al pagamento delle sanzioni.


Secondo i giudici, le sanzioni che sono state comminate dall’autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) non sono deducibili dal reddito d’impresa.


Ciò poiché, la sanzione non deriva da un’attività connessa al corretto esercizio dell’impresa e, pertanto, non si può qualificare come fattore produttivo.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 5050/2010)


 


 


– Attivate le Direzioni provinciali di Roma


Dal giorno 8 marzo 2010 sono attivate le Direzioni provinciali I, II e III di Roma e sono contestualmente soppressi gli uffici locali operanti a Roma, Pomezia, Civitavecchia, Albano Laziale, Tivoli, Frascati, Palestrina e Velletri.


(Disposizione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, prot. 2010/26080 del 04.03.2010)


 


 


– Disponibilità di softwares delle Entrate


L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile il 04.03.2010 sul proprio sito i seguenti softwares:


 


– Comunicazione per la ricezione in via telematica dei modelli 730-4: software di compilazione (versione 1.00) e procedura di controllo (versione 1.0.0);


 


– Comunicazione per interventi di riqualificazione energetica (55%): aggiornamento software di compilazione (versione 1.0.3) e della relativa procedura di controllo (versione 1.0.2).


 


 


– Amministratori indipendenti: Raccomandazioni del Comitato per la Corporate Governance


Il 3 marzo 2010 si è riunito il Comitato per la corporate governance presso Borsa italiana, per approvare le modifiche al Codice di Autodisciplina delle Società quotate in Italia.


La Circolare Assonime n. 8 del 2010 ha commentato le raccomandazioni del Comitato in materia di requisiti di indipendenza degli amministratori.


(Assonime, circolare n. 8 del 05.03.2010)


 


 


– Disastro ferroviario di Viareggio: Dall’Inps il punto della situazione


Dopo il decreto che ha dichiarato lo stato d’emergenza a seguito dell’esplosione avvenuta nella stazione ferroviaria di Viareggio (Dpcm 3 luglio 2009) e l’ordinanza che ha adottato ulteriori disposizioni urgenti (Opcm 3834/2009), la circolare Inps n. 31 del 04 marzo 2010 ha fornito chiarimenti su sospensioni contributive e modalità di recupero e le istruzioni contabili per aziende, artigiani, commercianti, liberi professionisti e committenti iscritti alla Gestione separata.


 


 


– Cruscotto antievasione con l’attivazione delle nuove Direzioni Provinciali


La riorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate entra nel vivo, con l’attivazione delle Direzioni Provinciali e con la piena operatività del C.I.P., Cruscotto Informativo Provinciale, ultima acquisizione della Intelligence fiscale la cui diretta disponibilità è riservata solo alle Direzioni Provinciali.


In un cruscotto la mappa fiscale del territorio – Il Cruscotto è uno strumento d’ausilio che consente al Direttore Provinciale una conoscenza immediata del numero, della tipologia e delle caratteristiche dichiarative della platea dei contribuenti di sua competenza. Si tratta, quindi, di una “mappatura” del territorio, necessaria per l’avvio di analisi e selezione il cui obiettivo è di individuare aree di rischio e soggetti da sottoporre a controllo. Un vero e proprio portale, completo di dati e di informazioni, che consente di monitorare la geografia tributaria su base locale e di seguirne l’evoluzione nel tempo.


I profili tributari a misura di cruscotto – Le informazioni contenute nella base dati del Cruscotto Informativo Provinciale sono relative ai soggetti che, alla data di elaborazione, risultano essere persone fisiche che hanno raggiunto la maggiore età e soggetti diversi dalle persone fisiche in attività. In pratica, si tratta di contribuenti individuali e di imprese che costituiscono la platea dei contribuenti di competenza, per territorio, riportata in tempo reale.


Archivio anagrafico e banca dati delle dichiarazioni, le gambe del cruscotto – Le


informazioni e i dati esposti tramite l’accesso al C.I.P. sono rilevati dall’archivio


anagrafico, il cui aggiornamento sarà effettuato con cadenza mensile, e dalla banca dati delle dichiarazioni fiscali, le cui informazioni sono relative all’ultima annualità disponibile, oltre ai periodi d’imposta precedenti.


Come funziona il cruscotto – Ogni Direttore Provinciale ha la possibilità di interrogare i dati di sintesi o di navigare nell’applicazione sulla base di 4 criteri di classificazione dei soggetti. Innanzitutto, la tipologia del contribuente che consente di visualizzare la platea dei soggetti interessati ripartendola in persone fisiche e persone giuridiche.


Secondo criterio applicato è quello della distinzione relativa alla Presenza/Assenza della dichiarazione. In questo caso, la mappatura territoriale riflette la suddivisione tra contribuenti che hanno presentato una dichiarazione fiscale e coloro che non hanno presentato alcun modello di dichiarazione. Un ulteriore criterio riguarda la Titolarità della partita Iva che consente di distinguere i soggetti non titolari dai soggetti titolari di partita Iva che, a seguire, sono suddivisi in Grandi contribuenti, Lavoratori autonomi, Imprese minori e Imprese medie. Completa l’elenco dei criteri l’indicazione dell’Attività economica, una funzione che permette di ridisegnare la platea dei contribuenti per attività economica.


(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 05.03.2010)


 


 


– Incentivi all’acquisto di auto ecologiche (art. 1 del D.L. n. 5/2009): Ok alla cessione del credito


Può essere ceduto il credito maturato dalle imprese produttrici o importatrici di


auto che non trova capienza nelle imposte e nei contributi da versare, purché il


trasferimento risulti da un atto con data certa e venga notificato al Fisco.


La società che acquisisce il credito può a sua volta utilizzare le somme in compensazione con i propri debiti d’imposta o contributivi.


Sono alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 15/E del 05.03.2010, che è scaturita dalla richiesta di una casa produttrice di auto in difficoltà ad utilizzare completamente il credito d’imposta connesso agli “incentivi alla rottamazione”, dal momento che le somme vantate a credito hanno superato quelle a debito in termini di imposte e contributi da versare.


In particolare, la risoluzione ha chiarito che il credito maturato rappresenta un vero e proprio diritto di credito che l’impresa costruttrice o importatrice vanta nei confronti dell’Erario, pertanto cedibile secondo le ordinarie regole civilistiche.


Resta fermo che il contratto di cessione del credito e la relativa comunicazione all’Agenzia delle Entrate devono contenere ogni elemento utile a monitorarne l’uso corretto.


Nel dettaglio, occorre specificare il credito d’imposta ceduto con il relativo riferimento normativo, il codice tributo da utilizzare nel modello F24 e il periodo d’imposta in cui il credito si è generato.


Per l’atto di cessione di questi particolari crediti, inoltre, non sussiste l’obbligo di registrazione, poiché rientra tra quelli formati per l’applicazione o la liquidazione delle imposte.


Nel caso in cui le parti decidano comunque di registrare l’atto, l’imposta di registro è dovuta in misura fissa.


 


 


– Provvedimento di diniego di iscrizione e di cancellazione dall’anagrafe unica delle ONLUS: Il relativo contenzioso é di competenza della giurisdizione tributaria


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 16/E del 05.03.2010, la quale ha evidenziato il contenuto della recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite.


In particolare, con la sentenza n. 1625 del 27 gennaio 2010 le sezioni unite della Corte di cassazione hanno chiarito che “La controversia riguardo al provvedimento di cancellazione (o al rifiuto di iscrizione) dall’anagrafe delle ONLUS, di competenza dell’Agenzia delle Entrate, deve… ritenersi attribuita al giudice tributario, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, avendo ad oggetto un atto di revoca (o diniego) di agevolazioni (art. 19, lett. h, del citato D.Lgs.)”.


Le sezioni unite della Cassazione hanno quindi confermato la correttezza della posizione espressa dall’Agenzia delle entrate con circolari n. 14/E del 26 febbraio 2003 e n. 22/E del 16 maggio 2005.


Viene quindi superato l’orientamento della giurisprudenza che attribuiva al giudice amministrativo la giurisdizione sulle controversie relative ai provvedimenti di diniego di iscrizione e di cancellazione dall’anagrafe unica delle ONLUS.


Pertanto, in via definitiva appartengono alla giurisdizione tributaria le controversie riguardanti i predetti provvedimenti, e che gli stessi sono riconducibili alla categoria degli atti di diniego o revoca di agevolazioni fiscali previsti dall’articolo 19, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.


Nella gestione del contenzioso pendente, le strutture territoriali del fisco dovranno tenere conto dell’orientamento giurisprudenziale prima richiamato, avendo cura di segnalare nella relazione all’Avvocatura dello Stato il difetto di giurisdizione ogni qual volta il contribuente impugni i predetti provvedimenti dinanzi al giudice amministrativo o ordinario.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


 

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