Novità fiscali del 26 marzo 2010: appalti pubblici: recepimento della direttiva comunitaria; deducibili le erogazioni liberali per le recenti calamità naturali; obbligo di ritenuta sulle somme oggetto di pignoramento: riguarda solo il pegno su crediti

 






 


Indice:


 


1) Appalti pubblici: D.Lgs. di recepimento della direttiva comunitaria


 


2) Emersione lavoro domestico: Rilascio del nulla osta per i casi di mancato rispetto dell’espulsione


 


3) Deducibili le erogazioni liberali per le recenti calamità naturali


 


4) Obbligo di ritenuta sulle somme oggetto di pignoramento: Riguarda solo il pegno su crediti


 


5) Altre di fisco


 


 


1) Appalti pubblici: Approvato il D.Lgs. che recepisce la direttiva comunitaria sulle procedure di ricorso


Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva lo schema di Decreto Legislativo che recepisce la direttiva 2007/66/CE relativa al miglioramento dell’efficacia delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici.


Il provvedimento ha apportato alcune modifiche alle disposizioni del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 163 del 2006).


Le novità riguardano tra l’altro il periodo dilatorio prima della stipulazione del contratto (articolo 11, comma 10).


Divenuta efficace l’aggiudicazione, il contratto non può essere stipulato prima di 35 giorni dall’invio dell’ultima delle comunicazioni del provvedimento di aggiudicazione definitiva.


Tale termine dilatorio non si applica: se è stata presentata o è stata ammessa una sola offerta e non sono state tempestivamente proposte impugnazioni del bando; nel caso di appalto basato su un accordo quadro o su un sistema dinamico di acquisizione.


Se invece è stato proposto un ricorso avverso l’aggiudicazione definitiva con contestuale domanda cautelare, il contratto non può essere stipulato dal momento della notificazione dell’istanza cautelare alla stazione appaltante e per i successivi 20 giorni, a condizione che non intervenga il provvedimento cautelare o la pubblicazione del dispositivo della sentenza in caso di decisione del merito all’udienza cautelare.


L’effetto sospensivo sulla stipula del contratto cessa quando il giudice si dichiara incompetente o fissa la data di discussione del merito senza concedere misure cautelari o rinvia al giudizio di merito l’esame della domanda cautelare.


Inoltre, sono stati modificati gli obblighi di comunicazione dell’aggiudicazione definitiva e le regole per l’accesso agli atti di gara (art. 79).


L’amministrazione è tenuta a comunicare l’aggiudicazione definitiva, entro un termine non superiore a 5 giorni, all’aggiudicatario, al concorrente che segue nella graduatoria, a tutti i candidati che hanno presentato un’offerta ammessa alla gara, a coloro la cui candidatura è stata esclusa se hanno proposto o sono in termini per proporre un’impugnazione, nonchè a coloro che hanno impugnato il bando, se dette impugnazioni non siano state respinte con pronuncia giurisdizionale definitiva.


L’accesso agli atti del procedimento in cui sono stati adottati i provvedimenti oggetto di comunicazione è consentito entro 10 giorni dall’invio della comunicazione dei provvedimenti stessi, mediante visione ed estrazione di copia.


Disciplina dell’arbitrato


Ulteriori modifiche hanno interessato la disciplina dell’arbitrato (art. 241).


La stazione appaltante indica nel bando se il contratto conterrà o meno la clausola compromissoria.


L’aggiudicatario può ricusare la clausola compromissoria, che in tal caso non è inserita nel contratto, comunicandolo alla stazione appaltante entro 20 giorni dalla conoscenza dell’aggiudicazione.


È vietato in ogni caso il compromesso.


Possono essere scelti come arbitri coloro che, muniti di precipui requisiti di indipendenza, non abbiano esercitato le funzioni di arbitro o di difensore in giudizi arbitrali nell’ultimo triennio.


Il compenso per il collegio arbitrale non può superare l’importo di centomila euro, da rivalutarsi ogni tre anni.


Il lodo si ha per pronunciato con la sua ultima sottoscrizione e diviene efficace con il deposito presso la camera arbitrale per i contratti pubblici.


Entro 15 giorni dalla pronuncia del lodo le parti devono corrispondere all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici una somma pari all’uno per mille del valore della relativa controversia.


Il lodo è impugnabile oltre che per motivi di nullità anche per motivi relativi al merito della controversia.


Su istanza di parte la Corte d’appello può sospendere l’efficacia del lodo se ricorrono gravi e fondati motivi.


Il Decreto Legislativo introduce alcune modifiche in tema di impugnazione degli atti.


In particolare viene previsto l’obbligo di comunicazione dell’intenzione di proporre ricorso (art. 243-bis).


I soggetti che intendono proporre un ricorso giurisdizionale ne informano le stazioni appaltanti.


L’informazione deve recare una sintetica e sommaria indicazione dei presunti vizi di legittimità e dei motivi di ricorso che si intendono articolare in giudizio, salva in ogni caso la facoltà di proporre in giudizio motivi diversi o ulteriori. L’informativa non impedisce l’ulteriore corso del procedimento di gara né il decorso del termine dilatorio per la stipulazione del contratto o la proposizione del ricorso giurisdizionale.


La stazione appaltante entro 15 giorni dall’informativa comunica le proprie determinazioni in ordine ai motivi indicati dall’interessato, stabilendo se interviene o meno in autotutela.


L’inerzia equivale a diniego di autotutela.


Gli atti delle procedure di affidamento, comprese le procedure di affidamento di incarichi e concorsi di progettazione e di attività tecnico-amministrative ad esse connesse, relativi a lavori, servizi o forniture, nonché i connessi provvedimenti dell’Autorità, sono impugnabili unicamente mediante ricorso al tribunale amministrativo regionale competente (non è più consentito il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica).


La competenza territoriale del tribunale è inderogabile e il relativo difetto è rilevato anche d’ufficio prima di ogni altra questione.


Infine il Decreto Legislativo dispone nuove regole per la sorte del contratto in seguito all’annullamento dell’aggiudicazione.


Il giudice che annulla l’aggiudicazione definitiva dichiara l’inefficacia del contratto nei casi indicati dal nuovo art. 245-bis.


Il contratto resta efficace, anche nelle ipotesi indicate, qualora venga accertato che il rispetto di esigenze imperative connesse a un interesse generale imponga che i suoi effetti siano mantenuti.


Tra le esigenze imperative rientrano, tra l’altro, quelle imprescindibili di carattere tecnico o di altro tipo, tali da rendere evidente che i residui obblighi contrattuali possono essere rispettati dall’esecutore attuale.


Fuori da tali casi, il giudice che annulla l’aggiudicazione definitiva stabilisce se dichiarare inefficace il contratto, fissandone la decorrenza, tenendo conto in particolare degli interessi delle parti, dell’effettiva possibilità per il ricorrente di conseguire l’aggiudicazione alla luce dei vizi riscontrati, dello stato di esecuzione del contratto e delle possibilità di subentrare nel contratto, nei casi in cui il vizio dell’aggiudicazione non comporti l’obbligo di rinnovare la gara e la relativa domanda sia stata proposta (artt. 245-bis e 245-ter).


Per ultimo, in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture vengono segnalate due recenti determinazioni dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, pubblicate in Gazzetta Ufficiale 20 marzo 2010, n. 66 (suppl. ord. n. 56): La determinazione n. 1 del 12 gennaio 2010 sui requisiti di ordine generale per l’affidamento di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai sensi dell’articolo 38 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 nonché per gli affidamenti di subappalti (profili interpretativi ed applicativi) e la deliberazione del 2 marzo 2010 recante il regolamento in materia di esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, forniture e servizi.


(Assonime, nota del 24 marzo 2010)


 


 


2) Emersione lavoro domestico: Nulla osta rilasciato solo per i casi meno gravi di mancato rispetto dell’espulsione


Le cause ostative alla regolarizzazione spiegate dal Ministero dell’Interno dopo le incertezze delle questure.


La durata della reclusione prevista per il reato di permanenza illegale nel territorio dello stato, determina l’esclusione dalla regolarizzazione del lavoro domestico se supera, nella misura massima, i tre anni. 


L’aver violato l’ordine di allontanamento impartito allo straniero dal questore comporta l’impossibilità di ottenere la regolarizzazione, alcune eccezioni sono previste solo per i casi meno gravi.


Sono possibili blocchi del rilascio del permesso di soggiorno anche per coloro che hanno già superato positivamente la prima fase.


Dopo le diverse interpretazioni delle questure di questi mesi il Viminale è intervenuto con la circolare n. 1843/10 per mettere un punto fermo e dettare le linee di indirizzo che consentiranno di valutare i provvedimenti da emettere.


La misura sanzionatoria oltre i tre anni rientra nella previsione dell’art. 381 del c.p.p. espressamente richiamato quale causa ostativa dall’art. 1 ter c. 13 della legge 102/09 nella considerazione che trattasi di delitto non colposo.


Non tutte le motivazioni di irrogazione della citata sanzione, previste dall’art. 14 c. 5 ter del dlgs 286/1998 (T.U. immigrazione), infatti, determinano tale misura sanzionatoria, applicandosi, nei casi meno gravi, la reclusione da sei mesi ad un anno che consentirà il buon fine della regolarizzazione.


La fattispecie riguarda la violazione dell’ordine di allontanamento impartito allo straniero dal questore la cui sanzione è graduata a seconda della gravità.


Nel primo caso, quando si tratti di espulsione o respingimento disposti per ingresso illegale nel territorio nazionale ai sensi dell’articolo 13, comma 2, lettere a) e c), ovvero per non aver richiesto il permesso di soggiorno o non aver dichiarato la propria presenza nel territorio dello Stato nel termine prescritto in assenza di cause di forza maggiore, ovvero per essere stato il permesso revocato o annullato, il reato è punito con la reclusione da uno a quattro anni;


Nel secondo caso, meno grave, quando il provvedimento sia stato disposto perché il permesso di soggiorno è scaduto da più di sessanta giorni e non ne è stato richiesto il rinnovo, ovvero se la richiesta del titolo di soggiorno è stata rifiutata, ovvero se lo straniero si è trattenuto nel territorio dello Stato in violazione dell’art. 1, comma 3, della legge 28 maggio 2007, n. 68, per i soggiorni di breve durata (visite, affari, turismo e studio), il medesimo reato, viene punito con la reclusione da sei mesi ad un anno.


Dalla circolare emerge, inoltre, che la problematica relativa all’ipotesi di condanna ostativa, ove non evidenziata prima del rilascio del parere al SUI potrà essere validamente opposta nella fase successiva del rilascio del PDS.


I due casi saranno trattati rispettivamente con il parere negativo al SUI e con l’archiviazione dell’istanza di rilascio del titolo di soggiorno e la conseguente cessazione dell’effetto sospensivo dei procedimenti amministrativi e penali pendenti.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 25 marzo 2010)


 


 


3) Deducibili le erogazioni liberali per le recenti calamità naturali


Le persone fisiche e le imprese che effettuano erogazioni liberali per finalità di rilevanza sociale possono fruire delle agevolazioni fiscali.


Tra queste rientrano quelle effettuate per il sostegno offerto alle persone colpite da calamità naturali quali il sisma che ha sconvolto la popolazione e l’isola di Haiti.


Le persone fisiche e le imprese, che contribuiscono agli aiuti per il terremoto che ha colpito la popolazione e l’isola di Haiti con erogazioni liberali, verranno premiati con alcune agevolazioni fiscali da inserire nella dichiarazione dei redditi, sia come detrazioni dall’imposta che come deduzioni dal reddito imponibile Irpef.


Come è noto, gli oneri detraibili:


– Incidono in percentuale direttamente sull’imposta lorda;


– sono rappresentati da quelle spese che possono essere portate in diminuzione dal reddito complessivo rilevante ai fini delle imposte sui redditi per la determinazione del reddito imponibile in sede di predisposizione della dichiarazione del redditi.


gli oneri deducibili:


possono essere portate in diminuzione dal reddito complessivo rilevante ai fini irpef, prima del calcolo dell’imposta sono rappresentati da quelle spese che possono concorrere a ridurre l’ammontare dell’imposta lorda dovuta.


Agevolazioni fiscali e persone fisiche


Per quanto concerne le persone fisiche è possibile:


– dedurre le liberalità in denaro o in natura nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato (e comunque nella misura massima di 70 mila euro annui), oppure, in alternativa,


detrarre dall’Irpef il 19% dell’erogazione liberale in denaro, calcolata su un limite massimo di 2.065,83 euro.


Pertanto, il contribuente deve scegliere riguardo alle suddette liberalità, se fruire della detrazione d’imposta o della deduzione dal reddito non essendo possibile cumulare entrambe le agevolazioni.


Per potere fruire degli sconti fiscali, è necessario che tali donazioni, effettuate in favore delle popolazioni colpite dal sisma:


– siano eseguite per il tramite di onlus o altri enti internazionali appositamente riconosciuti dal governo;


siano versate tramite la banca, l’ufficio postale, le carte di debito, di credito e prepagate, gli assegni bancari e circolari.


Agevolazioni ed imprese


Per quanto concerne le imprese, invece, in ipotesi di elargizione alle Onlus per godere dello sconto fiscale possono:


dedurre dalla base imponibile un importo pari al 10% del reddito dichiarato (fino a un massimo di 70 mila euro),


oppure, ma solo per le erogazioni in denaro,


dedurre le liberalità fino a 2.065 euro, o ancora dedurre il 2% del reddito d’impresa dichiarato (ai sensi dell’articolo 100, comma 2, lettera h) del Tuir).


Le erogazioni liberali e gli aiuti effettuati presso le organizzazioni internazionali e le ONLUS a favore delle popolazioni di Haiti (dunque effettuate nel 2010) andranno inserite oramai nella dichiarazione Unico 2011 nella quale produrranno i relativi benefici fiscali.


Per usufruire delle agevolazioni fiscali previste per legge, la persona fisica potrà decidere se usufruire della detrazione o della deduzione.


In particolare, supposto che il contribuente debba compilare il modello Unico PF 2010, egli potrà alternativamente:


usufruire della detrazione del 19%:


– in tal caso si dovrà inserire l’importo nel quadro RP sezione I Rigo RP 19 (inserendo il codice 20 – erogazioni liberali alle ONLUS).


usufruire della deduzione:


in tal caso si dovrà inserire l’importo nel quadro RP sezione II, Rigo RP 28 (inserendo il codice 3 – erogazioni liberali in denaro o in natura a favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di associazioni di promozione sociale e di alcune fondazioni e associazioni riconosciute).


 


 


4) Obbligo di ritenuta sulle somme oggetto di pignoramento: Riguarda solo il pegno su crediti


Non tutte le somme pagate mediante pignoramento presso terzi vanno assoggettate a tassazione ma solo quelle per le quali per legge deve essere operata una ritenuta alla fonte.


Altresì, la nuova disciplina che impone al terzo esecutato di effettuare la ritenuta del 20% si applica esclusivamente nell’ipotesi di pegno su crediti e non anche nelle ipotesi di pegni su beni.


In quest’ultimo caso, infatti, non si ha da parte del soggetto “terzo” alcun pagamento ma solo la consegna del bene del debitore ubicato in luoghi di pertinenza del “terzo”.


Lo ha precisato la Fondazione studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro con la circolare n. 5 del 25 marzo 2010.


Come è noto, l’art. 15, comma 2 della Legge n. 102/2009, ha integrato il comma 15 dell’art. 21 della Legge n. 449/1997, introducendo l’obbligo a carico del soggetto “terzo” di effettuare una ritenuta a titolo d’acconto del 20% sulle somme da questi versate al creditore pignoratizio.


Poi il 3 marzo 2010 è stato emanato il Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 34755/2010 che ha attuato la disposizione che interessa da vicino i sostituti d’imposta.


La norma distingue tra:


– Pignoramento di cose (mobili) del debitore che sono in possesso di terzi.


pignoramento di crediti verso terzi.


L’aspetto più rilevante è che la procedura espropriativa coinvolge un soggetto che è del tutto estraneo ai rapporti tra creditore e debitore, talchè viene definito dalla stessa legge “terzo”.


Peraltro, il terzo erogatore ha l’obbligo di effettuare la ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20%, anche se la legge dispone che le somme erogate configurano:


– Redditi soggetti a tassazione separata;


redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta;


 redditi soggetti a imposta sostitutiva.


Viene, in questo caso, stabilito dal Provvedimento che gli uffici finanziari procederanno a riliquidare l’imposta, ove previsto.


La norma, nel prevedere l’obbligo della ritenuta d’acconto del 20%, fa riferimento ai redditi soggetti a ritenuta ai base al titolo III del D.P.R. n. 600/1973 e successive modificazioni, nonchè l’art. 11, commi 5, 6, 7 e 9 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.


Su tale punto, viene prima evidenziato che il comma 9 del suddetto art. 11 della citata Legge n. 413/1991 è stato soppresso a decorrere dal 2001, e poi la stessa circolare ha osservato che sono da assoggettare a ritenuta le somme riferite al pagamento di:


retribuzioni di lavoro dipendente e assimilato;


trattamento di fine rapporto o indennità di fine mandato;


compensi per lavoro autonomo occasionale;


compensi per obbligazioni di fare, non fare, permettere;


– compensi professionali;


– provvigioni per intermediazioni (commissione agenzia, mediazione, rappresentanza, procacciamento d’affari);


interessi su capitali;


utili di società di capitali;


– contributi pubblici in conto esercizio;


-indennità per esproprio o cessione per provvedimenti espropriativi.


La circolare, infine, contiene taluni aspetti  critici sul citato provvedimento, tra cui viene riportato il seguente esempio:


Un professionista vanta un credito nei confronti di un suo cliente. Il cliente non paga e il professionista ottiene il pignoramento delle somme giacenti su un conto corrente intrattenuto dal proprio cliente presso una banca.


Il credito del professionista è costituito da una fattura in cui sono state addebitate al cliente:


– La prestazione professionale, soggetta a ritenuta;


le spese sostenute in nome e per conto, non soggette a ritenuta


l’Iva, non soggetta a ritenuta.


La banca “terzo erogatore” pagherà la parcella del professionista prelevando la somma dalle disponibilità giacenti su detto conto del debitore esecutato, previo trattenimento della ritenuta Irpef del 20% sulla parte imponibile della fattura, ossia l’imponibile.


E’ del tutto evidente, evidenzia la circolare, che la banca non necessariamente conosce la composizione della somma da versare al creditore pignoratizio.


Per cui il rischio di errata applicazione della ritenuta è elevato.


 


 


5) Altre di fisco:


 


– Aggiornamento dei coefficienti per i fabbricati a valore contabile ai fini dell’applicazione dell’ICI dovuta per l’anno 2010


Aggiornati i coefficienti necessari per la determinazione del valore dei fabbricati a valore contabile, senza rendita attribuita, ai fini dell’ICI dovuta per l’anno 2010.


Si tratta dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.


Il coefficiente di aggiornamento per il 2010 è risultato pari ad 1,02.


(Decreto 9 marzo 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 24 marzo 2010)


 


 


– Dichiarazione omessa: Non comporta la bancarotta


La mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di un amministratore prestanome di una società non può essere considerata idonea a integrare il reato di bancarotta fraudolenta documentale.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 11279 del 24 marzo 2010)


 


 


– Proroga per il vecchio M.U.D


Entro la fine della prossima settimana il Ministero dell’Ambiente dovrebbe emanare un provvedimento di proroga per l’utilizzo del M.U.D. cartaceo anche per le dichiarazioni 2010.


L’utilizzo del M.U.D. elettronico dovrebbe essere sospeso fino all’entrata in vigore del nuovo sistema Sistri.


 


 


– Corte Ue: Ai fini della deduzione fiscale si comprendono le ore di lavoro effettuate in un altro Stato membro


Una normativa nazionale che al fine di concedere un beneficio fiscale utilizza un criterio orario che impedisce ai contribuenti non residenti di calcolare le ore di lavoro effettuate in un altro Stato membro rischia di penalizzare tali ultimi contribuenti, ponendosi in contrasto con l’articolo 49 del Trattato Ue.


E’ in contrasto con l’articolo 49 del Trattato Ue una normativa nazionale che, con riferimento alla concessione di un beneficio fiscale (quale la deduzione a favore di lavoratori autonomi), abbia effetti discriminatori nei confronti dei contribuenti non residenti, anche nel caso in cui i contribuenti possano optare per il regime applicabile ai residenti.


È la conclusione a cui é pervenuta la Corte europea con la sentenza pronunciata nel procedimento C-440/2008.


 


 


Vincenzo D’Andò


 



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