Novità fiscali del 12 marzo 2010: deduzione di costi in ritardo: prevale la sostanza sulla forma;collegato lavoro: riviste le sanzioni per le violazioni sull'orario di lavoro - sanzione penale ai committenti che non versano le ritenute dei collaboratori coordinati continuativi; rapporto di lavoro autonomo: elementi distintivi e determinazione del reddito di natura professionale

 






 


Indice:


 


1) Deduzione di costi in ritardo: Prevale la sostanza sulla forma


 


2) Collegato lavoro: Riviste le sanzioni per le violazioni sull’orario di lavoro


 


3) Collegato lavoro: Sanzione penale ai committenti che non versano le ritenute dei collaboratori coordinati continuativi


 


4) Compiti di vigilanza degli Ordini in materia di normativa antiriciclaggio: Comunicazione annuale


 


5) Rapporto di lavoro autonomo: Elementi distintivi e determinazione del reddito di natura professionale


 


6) Altre di fisco


 


 


1) Deduzione di costi in ritardo: Prevale la sostanza sulla forma


La ritardata rilevazione contabile di un costo nel bilancio, pur rappresentando un’espressa violazione di legge, non comporta la ripresa a tassazione dello stesso, laddove non vi sia alterazione dei risultati economici d’esercizio.


A tal fine, il giudice tributario può disporre, in taluni casi, la disapplicazione delle norme vigenti per motivi di giustizia sociale.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 28016 del 30.12.2009, con la quale ha espresso un saggio principio, quello della prevalenza della sostanza sulla forma anche nel campo tributario.


Peraltro, i giudici tributari sottostanti avevano, invece, accolto le motivazioni in materia presentate dall’Amministrazione finanziaria.


Pertanto, la Suprema Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, pur ammettendo che i costi andavano rilevati nell’esercizio di competenza, anziché in quello successivo.


In particolare, i costi delle merci si dovevano registrare nell’anno di spedizione (in cui è avvenuta la consegna) e non nell’esercizio successivo.


Tuttavia, nel caso di specie tale ritardo non ha comportato danni sostanziali per l’Erario, infatti, il costo non rilevato sarebbe poi stato annullato con la rilevazione del medesimo importo tra le rimanenze finali di merci (cioè, tra i ricavi del conto economico).


Infine, nell’esercizio successivo sarebbe poi stato giro contato tra le rimanenze iniziali del nuovo esercizio (cioè, tra i costi del conto economico del nuovo esercizio).


In sostanza, è stato saltato tale passaggio, poiché il contribuente ha rilevato i costi direttamente nel nuovo esercizio (cioè quello successivo alla consegna della merce).


Tutto ciò, naturalmente, poiché la merce pur essendo stata consegnata dal proprio fornitore nell’esercizio non era poi stata ancora venduta al cliente nel medesimo anno.


Per tali motivazioni la Cassazione ha deciso di non applicare le regole generali previste dal TUIR in materia (tra cui il principio della competenza economica).


 


 


2) Collegato lavoro: Riviste le sanzioni per le violazioni sull’orario di lavoro


Ammende da € 100,00 a € 750,00 euro a seconda del numero dei lavoratori e degli illeciti.


Ancora in attesa della pubblicazione in “Gazzetta” il collegato lavoro contiene anche novità in tema di sanzioni per le violazioni nell’ambito degli orari di lavoro.


Le ammende da € 100,00 a € 750,00 saranno attribuite a seconda del numero di lavoratori e di illeciti commessi.


Ma se la violazione di durata massima e riposo settimanale coinvolge più di 5 dipendenti o si è verificata per almeno tre periodi di riferimento l’ammenda sale: Da € 400,00 a € 1.500,00.


Se coinvolge più di 10 lavoratori o si verifica in almeno 5 periodi di riferimento il datore dovrà dai mille ai 5mila euro.


Anche per le violazioni sui periodi di ferie ci sono novità.


La sanzione base è da 100 a 600 euro: 


– scatta con più di 5 lavoratori o perché si è verificata per almeno 2 anni un’ammenda che va da 400 a 1.500 euro;


– scatta con più di 10 lavoratori o perché si è verificata per almeno 4 anni un’ammenda che va da 800 a 4.500 euro.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 11.03.2010)


 


 


3) Collegato lavoro: Sanzione penale ai committenti che non versano le ritenute dei collaboratori coordinati continuativi


Il versamento di tali ritenute entro 3 mesi dalla contestazione evita la sanzione.


Il committente che non versa, nei termini e con modalità previste dalle norme, la trattenuta previdenziale (un terzo del totale dovuto) sui compensi dei lavoratori a progetto e dei Co.co.co. iscritti alla gestione separata Inps è perseguibile penalmente (arresto fino a tre anni e ammenda fino a 1.32 euro).


A stabilirlo è il collegato lavoro avviato alla pubblicazione in “Gazzetta”.


Ma è previsto anche che il committente o il datore di lavoro non sono punibili se versa entro tre mesi dalla contestazione o notifica.


Restano escluse le ritenute sui compensi agli associati in partecipazione e su quelli dei lavoratori occasionali che superano i 5mila euro.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 11.03.2010)


 


 


4) Compiti di vigilanza degli Ordini in materia di normativa antiriciclaggio: Comunicazione annuale


CNDCEC: In relazione alla formazione svolta nel 2009, gli Ordini dei Commercialisti dovranno comunicare i dati relativi alle iniziative formative promosse in materia di normativa antiriciclaggio, le ore di formazione effettuate ed il numero dei partecipanti – specificando se si tratta di iscritti nell’Albo, tirocinanti o dipendenti dell’ordine – a tali iniziative.


Lo prevede la nota informativa n. 17/10 del 10.03.2010 del Consiglio  Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, relativa alla comunicazione dei dati relativi alle violazioni delle disposizioni antiriciclaggio rilevate nell’esercizio della funzione discipiinare e alla formazione effettuata in materia dagli Ordini territoriali.


Infatti, il Comitato di Sicurezza finanziaria, con nota del 1.02.2010, ha richiesto al Consiglio Nazionale di fornire entro il prossimo 30 marzo i dati previsti dall’art. 5, co. 3, del D.lgs. n. 231/2007 (invio annuale al Comitato di Sicurezza finanziaria delle informazioni sull’attività di vigilanza e controllo svolta nell’anno) ai fini della predisposizione della presentazione al Ministero dell’Economia e delle finanze della relazione annuale sulla valutazione dell’attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.


Peraltro, il Consiglio Nazionale, in base ad un’interpretazione dell’art. 37 della Direttiva 2005/60/CE (c.d. III Direttiva antiriciclaggio), ritiene che, allo stato attuale, gli Ordini territoriali non possano effettuare tale comunicazione se non con riferimento ai dati relativi alle eventuali comunicazioni inviate all’UIF sulle violazioni delle disposizioni antiriciclaggio rilevate nell’esercizio delle funzioni istituzionali (art. 9, co. 6, D.lgs. n. 231/2007) e ai dati relativi alla formazione svolta in materia ai fini della promozione dell’osservanza della normativa antiriciclaggio.


Pertanto, viene chiesto di fornire, entro il 19 marzo, i suddetti dati al fine di poter comunicare tempestivamente il dato complessivo alle istituzioni competenti.


 


 


5) Rapporto di lavoro autonomo: Elementi distintivi e determinazione del reddito di natura professionale


Tra le novità dell’Annuario 2009 (versione 2, al passo con le ultime disposizioni fiscali), una panoramica sulle novità fiscali. Un percorso è dedicato all’aspetto fiscale di lavoro autonomo.


Infatti, l’Agenzia delle Entrate, nell’Annuario del Contribuente aggiornato al 10.03.2010, tra le altre cose, ha delineato, sia pur brevemente, gli elementi che distinguono il lavoro autonomo ai fini fiscali.


Infatti, il confine tra l’attività di lavoro autonomo, quella di lavoro subordinato e quella d’impresa è spesso molto sottile.


Ad esempio, può capitare che vengano erroneamente qualificate di lavoro autonomo, attività, per lo più parasubordinate, senza che ci siano i presupposti per adottare tale forma giuridica.


Le caratteristiche che contraddistinguono il lavoro autonomo sono:


– autonomia: il soggetto svolge la propria attività senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente, avvalendosi di una propria organizzazione di lavoro e decidendone i tempi, le modalità e i mezzi necessari per il compimento dell’opera; tale aspetto lo differenzia dal lavoro subordinato


e parasubordinato;


professionalità e abitualità: si concretizzano quando il soggetto pone in essere atti e comportamenti coordinati tra loro, finalizzati verso uno scopo prestabilito, con sistematicità; tali caratteristiche lo differenziano dal lavoro occasionale;


non imprenditorialità: tale aspetto sussiste se prevale l’elemento personale rispetto al capitale e se l’attività svolta non può essere qualificata come attività d’impresa.


Dal punto di vista fiscale, sono considerati redditi di lavoro autonomo tutti quelli che derivano dall’esercizio abituale, ancorché non esclusivo, individuale o in forma associata, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle di impresa e di lavoro dipendente.


Inoltre, ci sono alcuni redditi, per così dire, assimilati a quelli di lavoro autonomi.


Si tratta:


– dei redditi derivanti dall’utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico;


– degli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione, quando l’apporto dell’associato è costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;


– degli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata;


  delle indennità per cessazione di rapporti di agenzia;


– delle attività di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali.


I redditi di lavoro autonomo e quelli assimilati si differenziano tra loro per le diverse modalità di determinazione del reddito e per i diversi obblighi contabili connessi (infatti, per quelli assimilati, non è necessario essere in possesso della partita Iva e tenere le scritture contabili).


In tutti i casi, comunque, il reddito di lavoro autonomo è soggetto a ritenuta alla fonte, applicabile nel caso in cui chi effettua il pagamento riveste la qualifica di sostituto d’imposta.


Dal punto di vista operativo, i criteri di determinazione del reddito di lavoro autonomo sono contenuti nell’articolo 54 del D.P.R. n. 917/1986.


Per i professionisti il Legislatore ha previsto specifici criteri di determinazione del reddito che si differenziano notevolmente da quelli applicabili ai soggetti che esercitano attività d’impresa.


Permangono, comunque, alcune norme che trovano applicazione sia in materia di reddito d’impresa che di lavoratori autonomi.


Si pensi ad esempio alle particolari regole in materia di strumentalità degli immobili che trovano applicazione, indifferentemente, per le imprese e per i professionisti.


Determinazione del reddito di lavoro autonomo


Il criterio generale della determinazione del reddito di lavoro autonomo nell’imputazione dei compensi percepiti e delle spese sostenute è quello di cassa.


In base a tale criterio un compenso e una spesa diventano, rispettivamente, componente positivo e negativo di reddito in un determinato periodo, solo se il compenso è stato effettivamente incassato e la spesa realmente pagata in tale periodo.


Quindi, ad esempio, se un compenso fatturato nel dicembre 2009 viene ad essere effettivamente incassato nel gennaio 2010, diventa componente positivo di reddito nell’anno 2010.


Esistono alcune eccezioni a questo principio rappresentate, ad esempio:


– dalla deducibilità tramite quote di ammortamento dei beni ammortizzabili;


– dal riconoscimento dei canoni di leasing per la sola parte maturata nel periodo d’imposta;


– dalle quote di accantonamento del TFR dei dipendenti;


– dalle quote di accantonamento del TFM per cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa se risultanti da atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto di collaborazione;


– dalla deducibilità in cinque quote costanti delle spese relative all’ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione di immobili utilizzati nell’esercizio di arti e professioni, non imputabili ad incremento del costo dei beni, per l’importo che eccede il 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili.


Plusvalenze e minusvalenze su beni strumentali


Si considera plusvalenza (o minusvalenza) la differenza, positiva (o negativa), tra il corrispettivo o l’indennità percepiti e il costo non ammortizzato ovvero, in assenza di corrispettivo, la differenza tra il valore normale del bene e il costo non ammortizzato.


A partire dal 4 luglio 2006, concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo le plusvalenze sui beni strumentali, esclusi gli immobili e gli oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione (anche se utilizzati come beni strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione), se:


1. sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso;


2. sono realizzate mediante il risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento dei beni;


3. i beni vengono destinati al consumo personale o familiare dell’esercente l’arte o la professione o a finalità estranee all’arte o professione.


Riguardo alle minusvalenze, invece, rilevano solo quelle previste nei casi 1 e 2 di cui sopra.


Rispetto a quanto previsto per le imprese, inoltre, non è possibile, per il professionista, rateizzare in più esercizi la plusvalenza realizzata.


Trattamento fiscale di alcune delle più ricorrenti spese sostenute dai professionisti: Beni immobili strumentali


Riguardo ai beni immobili utilizzati per l’esercizio della professione, il trattamento fiscale varia a seconda che si tratti di immobili utilizzati esclusivamente per l’attività professionale oppure ad uso promiscuo.


Nel primo caso (uso esclusivo), per gli immobili acquistati dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009, sono deducibili:


– le quote di ammortamento;


– i canoni di leasing, a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente ai coefficienti ministeriali e, comunque, con un minimo di otto anni e un massimo di quindici anni;


– le spese per i servizi relativi all’immobile stesso;


– le spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione non imputate ad incremento del costo, nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili, quale risulta all’inizio del periodo d’imposta dal registro dei beni ammortizzabili; l’eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque periodi d’imposta successivi;


– il canone di locazione corrisposto nel periodo d’imposta, per l’immobile detenuto in base a contratto di locazione non finanziaria.


Se gli immobili sono utilizzati promiscuamente, la deducibilità è limitata al 50% della rendita, nonché al 50% del canone e delle spese non incrementative, purché il professionista non possegga nello stesso Comune un altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione.


Quindi, le predette disposizioni si applicano per gli immobili acquistati nel periodo 1° gennaio 2007-31 dicembre 2009 ed ai contratti di locazione finanziaria stipulati in tale periodo.


È tuttavia previsto che, per i periodi d’imposta 2007, 2008 e 2009 gli importi deducibili sono ridotti ad un terzo.


In relazione agli immobili strumentali che non rientrano nella suddetta disciplina (pertanto, per gli immobili acquistati o detenuti prima del 1° gennaio 2007), sono ammessi in deduzione:


– il 50% della rendita catastale dell’immobile di proprietà o posseduto a titolo di usufrutto o altro diritto reale utilizzato promiscuamente per l’esercizio dell’attività, purché il professionista non possegga nello stesso Comune un altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione;


– la quota di ammortamento dell’immobile acquistato o fatto costruire entro il 14 giugno 1990;


– il canone di locazione corrisposto nel periodo d’imposta, per l’immobile utilizzato esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione;


– la rendita catastale dell’immobile strumentale utilizzato in base ad un contratto di locazione finanziaria, oppure il canone stesso se trattasi di contratti stipulati entro il 14 giugno 1990. La deduzione spetta nella misura del 50%, qualora l’immobile sia utilizzato promiscuamente, per l’attività professionale e per finalità personali;


– la quota di competenza dell’anno delle spese di ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione straordinaria degli immobili utilizzati nell’esercizio dell’attività professionale; tali spese sono deducibili in cinque periodi, a partire da quello di sostenimento, per quote costanti pari al 20%. Per gli immobili ad uso promiscuo, è consentito dedurre una quota pari al 50%;


– le spese per i servizi e la manutenzione ordinaria dell’immobile strumentale utilizzato in base a contratto di locazione.


La deduzione spetta nella misura del 50%, qualora l’immobile sia ad uso promiscuo e utilizzato in base a contratto di locazione anche finanziaria.


Beni mobili strumentali


I beni mobili strumentali sono rappresentati da tutte le apparecchiature, macchine, attrezzature e simili che sono utilizzate nell’attività professionale per più esercizi.


Non rientrano in questa categoria gli oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione.


Il bene deve essere inerente all’attività professionale svolta dal professionista. Il costo relativo ai beni strumentali si deduce in quote di ammortamento secondo le aliquote riportate nel D.M. 31 dicembre 1988.


Pertanto, derogando al principio di cassa, la deducibilità delle quote di ammortamento di tali beni è regolata dal principio di competenza.


Per i beni strumentali di costo unitario non superiore a euro 516,46, le somme pagate nell’anno sono interamente deducibili dal reddito di esercizio.


Inoltre, in caso di beni adibiti promiscuamente all’esercizio dell’attività professionale e a fini estranei alla stessa, la deduzione è ammessa nella misura del 50% della quota di ammortamento e, nella misura del 50% del costo sostenuto, per i beni di costo non superiore a 516,46 euro.


Beni mobili in leasing


In caso di acquisto di beni mobili (ad eccezione dei mezzi di trasporto, per cui è prevista una specifica disciplina, si veda in seguito) mediante contratti di locazione finanziaria, sono deducibili i canoni maturati nel periodo di imposta, a condizione che il contratto non sia di durata inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente alle aliquote ministeriali.


Alla scadenza del contratto il professionista può riscattare o meno il bene.


Nel primo caso, versando il prezzo del riscatto, l’utilizzatore diventa proprietario del bene e, pertanto, tale costo può essere ammortizzato secondo le regole ordinarie.


Nel secondo caso, il bene strumentale cessa di essere utilizzato senza che per questo venga meno la deducibilità fiscale dei canoni di leasing già maturati.


Mezzi di trasporto


Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto a motore (autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli), utilizzati nell’esercizio di arti e professioni, sono deducibili nella misura del 40%, sino ad un costo massimo di:


– 18.075,99 euro per le autovetture e gli autocaravan;


– 4.131,66 euro per i motocicli;


– 2.065,83 euro per i ciclomotori.


La deducibilità è ammessa limitatamente ad un solo veicolo.


Se l’attività è svolta da società semplici e da associazioni professionali la deducibilità è consentita soltanto per un veicolo per ogni socio o associato; inoltre, tali limiti sono riferiti a ciascun socio o associato.


Relativamente ai mezzi di trasporto acquisiti in leasing, la deducibilità dei canoni è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito dalle apposite tabelle ministeriali; inoltre, non si tiene conto dell’ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che eccede i limiti indicati sopra.


Invece, se i veicoli sono presi a noleggio, la deducibilità può essere calcolata su un costo massimo non superiore a:


– 3.615,20 euro per le autovetture e gli autocaravan;


– 774,69 euro per i motocicli;


– 413,17 euro per i ciclomotori.


Dette regole si applicano anche per le spese connesse all’uso dei veicoli, tra cui, ad esempio, quelle relative all’acquisto di carburanti e lubrificanti.


Apparecchi di telefonia fissa e mobile e personal computer


Le quote d’ammortamento, i canoni di locazione anche finanziaria o di noleggio e le spese di impiego e manutenzione relativi ad apparecchiature telefoniche (sia fisse che mobili), sono deducibili nella misura dell’80%.


Compensi corrisposti a terzi e a familiari


I compensi corrisposti a terzi ed inerenti l’attività professionale sono interamente deducibili.


Invece, i compensi pagati al coniuge, ai figli minori o inabili al lavoro e agli ascendenti – per prestazioni di lavoro dipendente, di collaborazione coordinata e continuativa, di lavoro autonomo occasionale – rese al professionista, nonché le quote di TFR ed i premi assicurativi, sono indeducibili.


È possibile dedurre solamente i contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori versati per i familiari.


I compensi non ammessi in deduzione dal reddito del professionista non sono imponibili in capo ai familiari percipienti.


Sono invece sempre deducibili i compensi per prestazioni professionali pagati ai familiari titolari di partita IVA, come anche le spese (stipendi, contributi previdenziali e assistenziali) sostenute per i lavoratori dipendenti (si applicano, infatti, le stesse regole valide per le imprese).


Spese di viaggio, di albergo e ristorante


Le spese di viaggio inerenti l’esercizio dell’attività professionale, se documentate, possono essere dedotte senza limiti.


Le prestazioni alberghiere e la somministrazione di alimenti e bevande, a partire dal 1° gennaio 2009, sono deducibili nella misura del 75% e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta.


Non sono interessate al predetto limite le spese di vitto e alloggio sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura, le quali sono quindi interamente deducibili.


Il predetto limite, inoltre, non si applica alle spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti.


Le spese di vitto e alloggio che costituiscono spese di rappresentanza sono deducibili nella misura del 75% e per un importo complessivamente non superiore all’1% dell’ammontare dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.


Le spese di vitto e alloggio sostenute per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale, devono essere assunte nella misura del 75% e sono deducibili nel limite del 50% del loro ammontare.


Altre spese


Sono deducibili nella determinazione del reddito imponibile, per intero, ovvero nella misura del 50%, se ad utilizzo promiscuo:


– le spese per l’acquisto di energia elettrica utilizzata nello studio professionale;


– le somme corrisposte per poter fruire di un marchio prestigioso di uno studio professionale, al fine di incrementare la propria clientela e applicare tariffe più alte;


– le altre spese, inerenti l’attività professionale o artistica, effettivamente sostenute e debitamente documentate.


          Principali spese inerenti l’attività di lavoro autonomo







































Tipo di spesa


Deducibilità


Particolarità


Acquisto autovettura (1)


40%


Limite massimo di spesa: 18.075,99 (2) (3)


Acquisto motociclo (1)


40%


Limite massimo di spesa: 4.131,66 (2) (3)


Acquisto ciclomotore (1)


40%


Limite massimo di spesa: 2.065,83 (2) (3)


Noleggio o locazione autovettura (1)


40%


Limite massimo di spesa: 3.615,20


Noleggio o locazione motociclo (1)


40%


Limite massimo di spesa: 774,69


Noleggio o locazione ciclomotore (1)


40%


Limite massimo di spesa: 413,317


Spese connesse all’uso dei veicoli


40%


 


Acquisto apparecchi di telefonia fissa e mobile

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