La Legge Finanziaria 2010 cambia l’indennità per i Co.co.co.


In caso di risoluzione di un contratto a progetto, ai collaboratori, iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’INPS, che matureranno nel corso del 2010 il diritto all’indennità economica introdotta dall’art. 19, comma 2, del Decreto Legge n. 185 del 29 novembre 2008, saranno richiesti requisiti diversi (previsti dall’art. 2 comma 130 citata legge finanziaria) rispetto a coloro che hanno maturato il medesimo diritto nel 2009 per i quali restano fissati, oltre ai requisiti vigenti al 31 dicembre 2009, anche la misura del trattamento.


L’indennità – riconosciuta una tantum – nei casi di fine lavoro, è pari al 30% del reddito percepito l’anno precedente (nel limite dei 4000 euro) e verrà liquidata in unica soluzione.


Le condizioni richieste, che devono sussistere tutte in via congiunta, sono le seguenti:




  • operatività in regime di monocommittenza;



  • con riferimento all’anno precedente aver conseguito un reddito lordo non superiore a 20.000 euro e non inferiore a 5000 (prima, un reddito superiore a 5000 euro e pari o inferiore al minimale di reddito di cui all’art. 1, comma 3, L. 2 agosto 1990, n. 233) e accreditamento di almeno tre mensilità presso la predetta gestione separata



  • con riguardo all’anno di riferimento, accreditamento presso la gestione separata di un numero di mensilità non inferiore ad uno ;





      • Essere da almeno due mesi senza contratto di lavoro.



La previsione riguarda, in via sperimentale, il periodo 2010-2011; le somme stanziate devono rientrare nel limite di 200 milioni di euro per ciascun anno.


Non rientrano tra i destinatari coloro che sono già scritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria ed i liberi professionisti senza albo e cassa professionale. Ulteriore elemento necessario perché operi il beneficio è la sottoscrizione da parte del collaboratore della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale da presentare all’Inps insieme alla domanda.


Ricordiamo, inoltre, che il decreto anticrisi aveva previsto, sempre in via sperimentale, per il triennio 2009-2011, una somma, da liquidare in unica soluzione, pari al 10% del reddito percepito nell’anno precedente, poi incrementata di un ulteriore 10% ,dal comma 2 bis del’art. 19 della legge n. 2/2009.



Il contratto a progetto.


Definizione e campo di applicazione



I “contratti a progetto”, detti anche “contratti di collaborazione per
programma”, rientrano tra le tipologie di contratto di lavoro introdotte dalla c.d. Legge Biagi ( artt. da 61 a 69 del D. Lgs. n. 276/2003). In essi il lavoratore viene individuato come un collaboratore autonomo la cui attività è appunto legata realizzazione di un progetto (o programma di lavoro, o fasi di esso).
Il suddetto art. 61 del Decreto Legislativo n. 273 del 10 settembre 2003 (attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, 30) delinea così il collaborare a progetto: ” ferma restando la disciplina per gli agenti e i rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’art. 409, n.3(1), del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa”.


I contratti di lavoro a progetto devono avere la forma scritta, indispensabile ai fini dell’eventuale prova della natura del contratto e del’esistenza del relativo progetto, come stabilito dall’articolo 62 del decreto legislativo 276/2003.


La legge non ne prevede una specifica durata ma lega quest’ultima al tempo necessario per la realizzazione del programma


Nel contratto deve essere definito:




  • la durata determinata o determinabile del progetto;



  • il contenuto del progetto o programma di lavoro (o delle fasi di esso);



  • il corrispettivo (e i criteri per determinarlo);



  • i tempi e le modalità del pagamento;



  • la disciplina dei rimborsi spese;



  • le modalità del coordinamento con il committente relative all’esecuzione, anche temporale della prestazione lavorativa;



  • le eventuali misure per la tutela e la sicurezza del collaboratore a progetto.




Disciplina fiscale delle co.co.co.



Il contratto a progetto rientra, dal punto di vista fiscale, nell’ambito delle collaborazioni coordinate e continuative di cui all’art. 50 comma 1, lett. c bis, e 52 del DPR 917/1986.


Le collaborazioni coordinate e continuative si distinguono in “rapporti tipici o nominali” e in “altri rapporti di collaborazione” detti anche “rapporti atipici



Ambito soggettivo



Nella prima categoria “rapporti tipici o nominali” sono ricompresi :





    • uffici di amministratori, sindaci, revisori di società, associazioni o enti;



    • le collaborazioni a giornali, riviste, enciclopedie e simili ( escluse le prestazioni che danno origine a redditi inquadrabili nei diritti d’autore);



    • partecipazione a collegi e commissioni, se non derivanti da incarichi attributi in relazione alla qualifica di dipendente o nell’esercizio di pubbliche funzioni e anche percepiti dai seguenti soggetti: componenti di organi collegiali in rappresentanza di confederazioni sindacali, componenti di commissioni o collegi arbitrali;



    • pensionati componenti di commissioni giudicatrici di esami;



    • amministratore di condominio che non svolga attività di lavoro autonomo;



    • sportivi professionisti.



Nei rapporti di collaborazione “non tipici” rientrano i rapporti relativi alle prestazioni dei traduttori, linotipisti, correttori di bozze e altri prestatori di collaborazione materiale o intellettuale.


Le attività derivanti dalle co.co.co., producono redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente ma è richiesto dalla legge che non si collochino nell’ambito delle prestazioni istituzionalmente dovute, in quanto incluse nelle mansioni proprie del lavoro dipendente, o nel’esercizio dell’arte o della professione esercitata dallo stesso contribuente.





Ambito oggettivo



I rapporti inquadrabili nelle co.co.co. devono distinguersi nell’ avere le seguenti caratteristiche:





  • permanenza nel tempo del rapporto lavoratore-datore di lavoro. La collaborazione, quindi, non deve essere occasionale ma inserita in un rapporto unitario con il datore di lavoro, più precisamente non deve trattarsi dello svolgimento di uno o più affari isolati;



  • prevalenza del contributo personale del lavoratore, cioè assenza di mezzi dallo stesso organizzati;



  • assenza di un rapporto di subordinazione con il destinatario dell’attività ( Il datore di lavoro interviene soltanto dando direttive di massima);



  • previsione di una retribuzione periodica prestabilita tra le parti;



  • non appartenenza all’attività artistica eventualmente svolta dal lavoratore.



Il contenuto delle prestazioni può essere anche manuale e non necessariamente artistico o intellettuale.


Il contratto a progetto rientra, insieme al volontariato civile – quando quest’ultimo non è equiparato al lavoro dipendente – nella tipologia delle collaborazioni coordinate e continuative atipiche.


Se manca uno dei requisiti oggettivi indicati – a seconda dei casi – i redditi derivanti da tali prestazioni saranno catalogate, per attrazione, tra i redditi di lavoro dipendente o tra quelli lavoro autonomo occasionale, a seconda dei casi.


I redditi derivanti da co.co.co. sono tassati in maniera diversa a seconda che i collaboratori siano residenti o no.


Ai collaboratori residenti, si applicano le regole relative alla determinazione del reddito di lavoro dipendente in quanto ad esso assimilato, ai collaboratori non residenti si applica sui compensi imponibili una ritenuta del 30% a titolo d’imposta.


Anche l’indennità di fine rapporto segue regole differenti a seconda che il diritto relativo derivi da atti aventi data certa anteriore all’ inizio del rapporto – ipotesi in cui è soggetta a tassazione separata ordinaria, previa ritenuta d’acconto del 20%, a i sensi dell’art. 17 del D.P.R. n. 917 del 1986 – o posteriore – caso in cui viene sottoposta a tassazione ordinaria, previa ritenuta d’acconto sula base delle aliquote progressive .



Le prestazioni occasionali (cd. mini co.co.co.)



L’art. 61 della Legge Biagi precisa poi, al comma 2, che sono prestazioni occasionali le attività lavorative che rispettano i seguenti ti parametri e che, quindi, sono escluse dalle previsioni di cui al primo comma :





  • non superano i 30 giorni lavorativi nel corso dell’anno solare con lo stesso committente;



  • non comportano, in ogni caso, la percezione di un compenso complessivamente superiore a 5000 euro.



La circolare 4 del Consiglio dei Ministri del 15 luglio 2004 ha chiarito che i due parametri devono riferirsi ad un unico committente. L’assenza di questi elementi determina l’applicazione automatica delle disposizioni di cui al primo comma dell’art. 61 citato.


Quindi dal punto di vista fiscale e previdenziale scaturiscono le seguenti conseguenze.


Per le collaborazioni che superano i limiti di cui al comma 2 dell’art. 61 in argomento, le imprese devo fissare un progetto. Fiscalmente tali prestazioni produrranno reddito assimilato al reddito di lavoro dipendente e, dal punto di vista previdenziale, saranno soggetti all’obbligo d’iscrizione alla gestione separata INPS.


I redditi derivanti dalle prestazioni di lavoro autonomo occasionale rientrano, invece, nella categoria dei redditi diversi e sono tassati tramite applicazione di una ritenuta d’acconto del 20%. In questo caso non sussiste nessun obbligo d’iscrizione alla gestione separata INPS per i redditi annui che non superano 5000 euro.



NOTE



1) Art. 409, comma 3, cpc “altri rapporti di collaborazione che si concretino in un prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato.



24 marzo 2010


Cinzia Bondì

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