Aliquote IVA agevolate da applicare nei confronti di una ONLUS

un interessante parere sulle aliquote IVA in edilizia

 



QUESITO



Ho qualche dubbio sulla corretta aliquota IVA da applicare per lavori di ristrutturazione eseguiti nei confronti di una Onlus.
Trattasi di lavori di vario genere che spaziano dalla pitturazione dei muri al rifacimento di pavimenti, alla piastrellazione di cucine e servizi, dall’intonacatura semplice per finire con la realizzazione di pedane per l’accesso di carrozzine ed altri lavori per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Hanno eseguito i lavori, collaborando anche in simultanea a specifici lavori, più ditte ed i diversi colleghi che le gestiscono non hanno trovato un accordo sul come comportarsi nelle fatturazione tra le ditte stesse nonché in merito alla fatturazione finale da eseguire nei confronti della ONLUS.



RISPOSTA



Dalla Sua esposizione mi sorgono alcuni dubbi interpretativi, per cui la mia risposta potrebbe non essere perfettamente calzante. In tale eventualità la pregherei di non esimersi dal chiedere ulteriori delucidazioni. Venendo al dunque: per individuare il corretto trattamento IVA delle fattispecie da Lei esposte ritengo sia utile partire da alcune brevi considerazioni in ordine ai lavori eseguiti.
Per ristrutturazione edilizia, così come definita dall’art. 31, lettera c) della Legge 457/78, così come trasfusa nel DPR 380/2001, articolo 3, lettera d) si intendono: “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica;”

A titolo esemplificativo, sono ricompresi nella ristrutturazione edilizia i
seguenti interventi:
– riorganizzazione distributiva degli edifici e delle unità immobiliari, del loro numero e delle loro dimensioni;
– costruzione dei servizi igienici in ampliamento delle superfici e dei volumi esistenti;
– mutamento di destinazione d’uso di edifici, secondo quanto disciplinato dalle leggi regionali e dalla normativa locale;
– trasformazione dei locali accessori in locali residenziali;
– modifiche agli elementi strutturali, con variazione delle quote d’imposta dei solai;
– interventi di ampliamento delle superfici.

Non mi sembra che le attività da Lei descritte possano essere fatte rientrare nelle fattispecie in parola, quanto piuttosto in quella di “manutenzione ordinaria ” e “abbattimento delle barriere architettoniche” Nel primo caso, il citato articolo 31 della Legge 457/78, ripreso dall’articolo 3 del T.U. dell’edilizia, così si esprime: sono “interventi di manutenzione ordinaria”, gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti.

Per esemplificare, sono da considerarsi interventi di manutenzione
ordinaria:
– la sostituzione integrale o parziale di pavimenti e le relative opere di finitura e conservazione;
– la riparazione di impianti per servizi accessori (impianto idraulico, impianto per lo smaltimento delle acque bianche e nere);
– rivestimenti e tinteggiature di prospetti esterni senza modifiche dei preesistenti oggetti, ornamenti, materiali e colori;
– rifacimento intonaci interni e tinteggiatura;
– rifacimento pavimentazioni esterne e manti di copertura senza modifiche ai materiali;
– sostituzione tegole e altre parti accessorie deteriorate per smaltimento delle acque, rinnovo delle impermeabilizzazioni;
– riparazioni balconi e terrazze e relative pavimentazioni;
– riparazione recinzioni;
– sostituzione di elementi di impianti tecnologici;
– sostituzione infissi esterni e serramenti o persiane con serrande,
senza modifica della tipologia di infisso (si veda anche la Risoluzione della Direzione Regionale delle Entrate Lombardia 3 marzo 1999, n. 69429/98).

Inoltre la Risoluzione Ministeriale 24 maggio 1986, n. 322465, la Risoluzione Ministeriale 16 febbraio 1989, n. 551410 e la Risoluzione Ministeriale 1° febbraio 1990, n. 551463), così esemplificano ulteriormente:
– adeguamento degli impianti elettrici e di riscaldamento;
– rifacimento di parte delle strutture portanti dei pavimenti e dei rivestimenti;
– installazione di ascensori e scale di sicurezza;
– sostituzione di serramenti interni ed esterni;
– rifacimento dell’impianto di riscaldamento;
– interventi sulle parti lignee esterne e realizzazione di poggiolate che arricchiscono la facciata principale;
– demolizione di tramezzature, nella realizzazione di nuove mura divisorie;
– chiusura di vani porta esistenti con apertura di nuovi vani;
– spostamento della cucina in altro locale, nella creazione di un bagno nuovo;
– spostamento di un bagno preesistente;
– rifacimento dell’impianto elettrico, rinnovo dell’impianto idrico sanitario dei bagni e della cucina;
– posa in opera di nuovi pavimenti e rivestimenti;
– sostituzione delle funi degli ascensori e dei pannelli al fine di adeguare l’impianto alle norme di legge (Risoluzioni Direzione Regionale Entrate Lombardia 11 marzo 1999 n. 1509/99 e 16 aprile 1999, n. 69425/98.

In relazione ad opere effettuate su parti condominiali è poi intervenuta la Risoluzione Direzione regionale Entrate Lombardia 16 aprile 1999, n. 69425/98, così esprimendosi:
– sostituzione della centralina e delle sonde per la regolazione automatica del calore distribuito dalla centrale termica;
– riparazione di perdite d’acqua delle condotte in pressione dell’impianto condominiale;
– lavori di scavo e di ripristino del piano del cortile e di posa di tubi per portare il contatore di fornitura dell’acqua potabile all’esterno della proprietà;
– sostituzione del manto di tegole previa demolizione e rifacimento dei correntizi di aggancio in calcestruzzo per diverso passo delle tegole nuove simili alle preesistenti;
– rifacimento dell’impermeabilizzazione e del piano piastrellato;
– impermeabilizzazione delle grondaie del tetto;
– verniciatura dei parapetti in metallo dei balconi.

L’enumerazione degli interventi riconosciuti come finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche lo si ritrova invece nel combinato disposto della Legge 9 gennaio 1989, n. 13 e nel D.M. 14 giugno 1989, n. 236.

Tutto ciò posto, ritengo quindi che le fattispecie da Lei menzionate possano quindi essere ricondotte non al concetto di ristrutturazione edilizia, quanto a quello di manutenzione ordinaria e, come già accennato, abbattimento delle barriere architettoniche.
Qualificato dal punto di vista urbanistico il problema, resta da identificare il corretto trattamento ai fini IVA delle fatture emesse dalle Imprese alla committenza ed, eventualmente, ad altre Imprese operanti sul posto.
Nell’ipotesi in cui si abbiano tra le Imprese rapporti riconducibili al subappalto, andrà indipendentemente dalle lavorazioni svolte, utilizzato da parte dei subappaltatori in sistema del reverse charge, così come previsto dall’articolo 17, comma 6, del DPR 633/1972, con l’emissione di fatture in esenzione IVA. Tali fatture andranno registrate dagli appaltatori sia in acquisti che in vendite con le opportune aliquote (vedi oltre).
A sua/loro volta l’appaltatore/i fatturerà/fattureranno con IVA alla committenza (la ONLUS). Per quanto attiene l’aliquota da applicare da parte del/i appaltatore/i occorre valutare se l’immobile oggetto degli interventi può essere o meno ritenuto prevalentemente ad uso abitativo (classe catastale A, categorie da 1 a 12, A10 esclusi). Dovesse verificarsi questa ipotesi (immobile prevalentemente residenziale), le fatture derivanti da contratti di appalto sconteranno l’IVA al 10% (stessa aliquota per le fatture da subappalto registrate dall’appaltatore, con l’accortezza di tenere presente il “gioco” dei cosiddetti “beni significativi” (vedi in seguito). Viceversa, se l’immobile oggetto di intervento dovesse NON essere prevalentemente residenziale, andrà applicata l’IVA con aliquota ordinaria.
Per quanto attiene invece alle fatture derivanti da contratti di appalto finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, il numero 41-ter della tabella A, parte II, del DPR 633/1972, consente l’applicazione dell’aliquota del 4%.
Ritornando, per concludere alla questione relativa al “gioco” dei beni significativi sopra accennato, va sottolineato quanto segue.
In sede comunitaria, l’agevolazione è stata concepita come misura per sostenere l’occupazione attraverso l’attenuazione del carico d’imposta sulle prestazioni ad alta intensità di lavoro. Di conseguenza, il beneficio fiscale riguarda fondamentalmente la manodopera, mentre ne sono esclusi, secondo gli atti comunitari, i beni che costituiscono una parte significativa della fornitura.
Il legislatore italiano, però, ha recepito la norma in maniera più ampia ed ha introdotto, anziché una esclusione, una limitazione dell’agevolazione per determinati beni, cosiddetti “significativi”, individuati con decreto ministeriale del 29/12/99. Si tratta dei seguenti beni (l’elencazione è tassativa):
– ascensori e montacarichi
– infissi esterni ed interni
– caldaie
– video citofoni
– apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria
– sanitari e rubinetterie da bagno
– impianti di sicurezza
Secondo la norma nazionale, se nell’intervento di manutenzione vengono impiegati i suddetti beni, il valore di essi può essere fatturato al 10% soltanto fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di manutenzione, al netto del valore dei beni significativi. In sostanza, il valore del “bene significativo” è agevolabile entro un limite che è costituito dal corrispettivo riferibile alla mano d’opera ed alla fornitura di materiali diversi dai beni significativi. La conseguenza pratica di questo meccanismo è che se il valore del bene significativo non supera il 50% del valore complessivo dell’intervento, questo è interamente agevolato. Ecco qualche esempio.

ESEMPI

1) Rifacimento del bagno, con impiego di sanitari e rubinetterie (beni significativi) per 5.000 euro
a) Costo complessivo dell’intervento: 15.000 euro
b) Valore dei beni significativi: 5.000 euro
c) Mano d’opera ed altri materiali: 10.000 euro
Il valore dei beni significativi sconta l’Iva del 10% nei limiti dell’importo sub c), e dunque fino a concorrenza di 10.000 euro; essendo il valore inferiore a tale limite, l’intero corrispettivo dell’intervento, di 15.000 euro, è soggetto ad Iva 10%.

2) Stesso intervento di recupero come sopra, con i seguenti valori:
a) Costo complessivo dell’intervento: 7.000 euro
b) Valore dei sanitari e della rubinetteria: 5.000 euro
c) Mano d’opera ed altri materiali: 2.000 euro
I beni significativi possono essere fatturati al 10% nei limiti dell’importo sub c), e dunque per lire 2.000 euro, mentre il valore eccedente tale limite, di 3.000 euro, sconta l’aliquota ordinaria.
Pertanto la fattura dovrà evidenziare distintamente l’imponibile soggetto ad aliquota del 10% (complessivamente euro 4.000) e quello soggetto al 20% (3.000).

3 marzo 2010
Massimo Pipino

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