Scudo fiscale: nuovo calendario per l’adesione

Scudo fiscale: Nuovo calendario per l’adesione


 


Premessa


Scudo fiscale: Più tempo per mettersi in regola, infatti, si allungano i tempi per l’emersione di attività detenute all’estero.


Le regole e le procedure non cambiano eccettuato le aliquote per la tassazione.


E’ questa la principale precisazione contenuta nella circolare n. 3/E del 29 gennaio 2010.


Il nuovo calendario, fissa per fine aprile 2010, in ossequio di quanto disposto dal D.L. n. 194/2009, il nuovo appuntamento con il termine ultimo entro cui i soggetti interessati potranno decidere se aderire alla speciale operazione di emersione delle attività finanziarie e patrimoniali esportate o detenute all’estero in violazione della normativa in materia di monitoraggio fiscale.


Sono, quindi, confermate le condizioni e le procedure applicate in occasione della prima chiusura prevista per il 15 dicembre del 2009.


 


Novità per la disciplina dello scudo fiscale precisate nella circolare n. 3/2010



















Scadenza 30.04.2010


I soggetti interessati potranno ora regolarizzare la propria posizione con il versamento di una imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute al 31.12.2008 ed effettuare gli adempimenti richiesti per il rimpatrio o la regolarizzazione nell’arco temporale che va dal 30.12.2009 fino alla data del 30.04.2010.


Modalità per aderire immutate


I contribuenti che intendono fruire dei nuovi termini per fare emergere le attività detenute all’estero devono, quindi, presentare la dichiarazione riservata ad uno degli intermediari abilitati, utilizzando il modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28.10.2009, e fornire allo stesso intermediario la necessaria provvista per il versamento dell’imposta straordinaria.


Aliquote Imposta straordinaria: Novità


Cambia l’imposta straordinaria da applicare per tassare i redditi derivanti dalle attività finanziarie rimpatriate nel corso del nuovo intervallo temporale.


L’aliquota sintetica dell’imposta straordinaria dovuta é pari al 60% del rendimento presunto delle attività rimpatriate o regolarizzate per le operazioni effettuate dal 30.12.2009 al 28.02.2010.


Mentre per quelle effettuate dal 01.03.2010 al 30.04.2010 l’aliquota è del 70% del rendimento presunto.


In pratica, si paga l’imposta straordinaria del:


6% per le operazioni perfezionate entro febbraio;


7% per quelle perfezionate dal 01.03.2010 al 30.04.2010.


Ambito soggettivo


 


Possono accedere allo scudo fiscale sono:


– Le persone fisiche;


– gli enti non commerciali;


– le società semplici ed associazioni equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.


In tale ambito soggettivo sono compresi gli imprenditori (persone fisiche titolari di reddito d’impresa) o i professionisti (titolari di reddito di lavoro autonomo).


Sono, invece, esclusi gli enti commerciali, nonché le società (società di persone o società di capitali), eccettuate le società semplici.


Ambito oggettivo


 


Il rimpatrio ha per oggetto le somme di denaro e le altre attività finanziarie detenute all’estero.


L’operazione di regolarizzazione, invece, ha per oggetto le somme di denaro, le altre attività finanziarie nonché gli investimenti esteri di natura non finanziaria, quali, ad esempio, gli immobili e i fabbricati situati all’estero, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht, sempreché suscettibili di produrre reddito.


 


Quadro normativo


L’art. 1, commi 1, 2 e 3, del D.L. 30.12.2009, n. 194 (cd. mille proroghe), pubblicato sulla G.U. n. 302 del 30.12.2009, ha riproposto, nella sostanza, la disciplina di cui all’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009, riaprendo i termini (scaduti il 15 dicembre 2009) di effettuazione delle operazioni di emersione.


I soggetti interessati possono, infatti, porre in essere nuove operazioni a partire dal 30 dicembre 2009 (giorno dell’entrata in vigore del decreto) fino al 30 aprile 2010.


L’impianto normativo originario è stato sostanzialmente confermato, lo ha primariamente rilevato l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9/E del 29.01.2010, la quale ha, pertanto, reso applicabili le istruzioni e i chiarimenti precedentemente forniti sulla disciplina dello scudo fiscale, ad eccezione dei particolari aspetti che sono stati modificati dalla normativa.


Riapertura dei termini


Le operazioni di rimpatrio e/o di regolarizzazione delle attività patrimoniali e di quelle finanziarie, detenute all’estero a partire da una data non successiva al 31.12.2008, possono essere effettuate fino al 30.04.2010.


Restano, pertanto, tutti gli altri presupposti oggettivi che operavano fino alla data del 15.12.2009; in particolare è stato confermato che non possono essere rimpatriate o regolarizzate le attività già trasferite nel territorio dello Stato a partire dal 01.01.2009.


La riapertura dei termini, inoltre, non interferisce con le procedure di emersione già iniziate dai contribuenti e non concluse, per la presenza di cause


ostative, alla data del 15.12.2009, ferma restando l’avvenuta corresponsione entro detto termine della relativa imposta straordinaria.


Quindi, in presenza di cause ostative indipendenti dalla volontà dell’interessato che impediscono l’effettivo rimpatrio o regolarizzazione entro il 30 aprile, vale come termine definitivo il 31.12.2010 per concludere le operazioni di emersione.


Modalità di determinazione dell’imposta straordinaria dovuta


Sono state introdotte due aliquote per l’imposta straordinaria dovuta, in misura del:


– 60% del rendimento presunto delle attività da regolarizzare o rimpatriare per le operazioni svolte dal 30 dicembre 2009 al 28 febbraio 2010.


– Per le operazioni eseguite dal 1° marzo al 30 aprile 2010, invece, l’aliquota sale al 70% del rendimento presunto.


Il rendimento presunto continua ad essere è pari al 2% annuo per i cinque anni precedenti l’operazione di emersione.


In sostanza, si paga (in luogo del precedente 5%) un’imposta straordinaria del 6% per le operazioni perfezionate entro febbraio, del 7% per quelle successive.


Monitoraggio fiscale


L’ultima circolare delle Entrate (n. 3/2010) ha, inoltre, rimarcato, che la ratio della disciplina dello scudo fiscale é quella di fare rientrare nell’ambito della legalità le attività esportate o costituite all’estero in violazione della normativa nazionale sul “monitoraggio fiscale”.


Ai fini dell’accesso alla procedura dello scudo, non rileva, pertanto, la ricostruzione puntuale degli eventi che hanno dato origine alla fuoriuscita delle attività o alla loro costituzione all’estero né l’identificazione delle attività stesse quali frutto di evasione fiscale.


La condizione essenziale è, dunque, la presenza all’estero delle suddette attività alla data del 31.12.2008, anche se la costituzione delle medesime risalga ad anni precedenti.


In tale contesto, come ha già precisato la circolare n. 43/E del 10.10.2009, non viene richiesto a tali fini un nesso specifico tra le attività oggetto di emersione e l’evasione fiscale.


Lo “scudo fiscale” può, infatti, riguardare anche attività riferibili a redditi che sono stati dichiarati e tassati in Italia da parte del contribuente o che in origine non erano imponibili o non più accertabili per l’avvenuto decorso dei relativi termini.


L’unico presupposto richiesto dalla legge per avvalersi dello scudo è, semplicemente, la violazione degli obblighi della disciplina sul “monitoraggio fiscale”.


Sotto questo profilo, gli effetti previsti dall’art. 14, comma 1, lettera a), del D.L. n. 350/2001, richiamato dall’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009, operano al di fuori di una procedura di accertamento di evasione fiscale.


La conferma deriva, diversamente da quanto previsto per i condoni di cui alla L. n. 289/2002, dal pagamento dell’imposta straordinaria non è in alcun modo rapportato ad una percentuale dell’ammontare di maggiori imponibili accertati.


In definitiva, la preclusione degli accertamenti tributari e contributivi prevista dal citato art. 14 costituisce un effetto indiretto e meramente eventuale dello “scudo fiscale” che, lungi dal presupporre un’attività di accertamento, richiede espressamente, tra i presupposti legittimanti, l’assenza di un controllo fiscale avviato prima del ricorso allo scudo stesso.


Peraltro, quale ulteriore differenza rispetto ai condoni sopra richiamati, lo scudo non inibisce incondizionatamente l’esercizio dell’attività di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.


Infatti, qualora in sede di controllo vengano accertati maggiori imponibili non assoggettati a tassazione da parte del contribuente, cui possono essere riferite le attività oggetto di emersione, l’Amministrazione procederà al relativo recupero, secondo le modalità ordinarie, della quota di detti maggiori imponibili eventualmente eccedente l’importo delle attività rimpatriate o regolarizzate.


Esonero di presentazione del modulo RW


L’Agenzia delle Entrate ha nuovamente (circolare n. 3/2010) precisato  che, per le attività oggetto di rimpatrio e di regolarizzazione, i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione riservata sono esonerati dall’obbligo di indicare le medesime attività nella dichiarazione dei redditi (modulo RW) relativa al periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata, nonché per quello precedente.


Pertanto, per la dichiarazione riservata presentata all’intermediario nel 2010 (tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2010), con riferimento alle attività rimpatriate e/o regolarizzate non deve essere compilato il modulo RW relativo alla dichiarazione dei redditi per l’anno 2009 né quello relativo alla dichiarazione dei redditi per l’anno 2010.


Naturalmente per le attività regolarizzate, l’esonero della compilazione del modulo RW non è definitivo giacché, permanendo all’estero, le stesse rimangono assoggettate agli obblighi dichiarativi connessi al monitoraggio fiscale.


Redditi derivanti dalle attività finanziarie rimpatriate


Il contribuente che si avvale dell’operazione di rimpatrio delle attività finanziarie può comunicare all’intermediario i redditi derivanti da tali attività percepiti dal 01.01.2009 fino alla data di emersione delle attività.


Pertanto, tale facoltà può essere esercitata anche con riguardo ai redditi percepiti nel 2010 per quei contribuenti che si avvalgono dei nuovi termini.


Su tali redditi l’intermediario applica le imposte utilizzando il criterio analitico ovvero, in alternativa, il criterio presuntivo (art. 6 del D.L. n. 167/1990).


Proroga dei termini per accertamento e per l’irrogazione di sanzioni


Infine, il legislatore ha aggiunto i commi 2-bis e 2-ter all’artt. 12 del D.L. n. 78 del 2009 recante disposizioni in materia di “contrasto ai paradisi fiscali”.


Peraltro, tale disposizione ha introdotto una presunzione di legge in base alla quale si considerano costituiti mediante redditi sottratti ad imposizione in Italia gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute, in violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale, in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.


Con tale inserimento è stato stabilito che i termini per l’accertamento basato sulla suddetta presunzione sono raddoppiati.


Si tratta, in particolare, dei termini previsti dall’art. 43, commi 1 e 2, del D.P.R. n. 600/73 in materia di accertamento delle imposte sui redditi e dall’articolo 57, commi 1 e 2, del D.P.R. n. 633/72 in materia di accertamento dell’Iva.


Inoltre, con il successivo comma 2-ter sono stati altresì raddoppiati i termini di cui all’art. 20 del D.Lgs. n. 472/97 previsti per la notifica dell’atto di contestazione o di irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi dichiarativi del modulo RW della dichiarazione annuale dei redditi (art. 4, commi 1, 2 e 3, del D.L. n. 167/90) riferite agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenute, in violazione dei predetti adempimenti, in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato oggettivamente individuati nei decreti ministeriali del 04.05.1999 e del 21.11.2001 (anche se con riferimento soltanto a talune tipologie di enti e società).


Detta presunzione (art. 12 del D.L. n. 78/2009), incluse le suddette disposizioni relative all’ampliamento dei termini per l’accertamento e per l’irrogazione delle predette sanzioni, non opera per le attività oggetto di emersione.


Ambito soggettivo


I soggetti destinatari delle disposizioni concernenti lo scudo fiscale sono (quelli interessati dalla normativa sul “monitoraggio fiscale”):


– Le persone fisiche;


– gli enti non commerciali;


– le società semplici ed associazioni equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.


In tale ambito soggettivo sono compresi gli imprenditori (persone fisiche titolari di reddito d’impresa) o i professionisti (titolari di reddito di lavoro autonomo).


Sono, invece, esclusi gli enti commerciali, nonché le società (società di persone o società di capitali), eccettuate le società semplici.


I soggetti interessati devono essere fiscalmente residenti in Italia.


Attività per interposta persona


Allo scudo fiscale possono accedere soggetti che detengono attività e investimenti all’estero per il tramite di soggetti giuridici che fanno da schermo. Tuttavia, per tali fini occorre individuare la nozione di interposta persona.


Dottrina e giurisprudenza distinguono tra interposizione reale e interposizione


fittizia potendosi soltanto nel secondo caso parlare di interposta persona.


Infatti nei rapporti di interposizione reale sussiste un valido atto negoziale idoneo a trasferire situazioni da un soggetto ad un altro; l’interposizione fittizia prevede, invece, un accordo simulatori intercorrente tra tre soggetti per effetto del quale la stipulazione del negozio con la persona interposta è soltanto apparente, poiché nella realtà il vero contraente è la persona che non figura nel negozio, nei cui confronti l’altro contraente intende assumere tutti i diritti e gli obblighi contrattuali.


La circolare n. 99/2001 ha chiarito che si deve considerare soggetto fittiziamente interposto “una società localizzata in un Paese avente fiscalità privilegiata, non soggetta ad alcun obbligo di tenuta delle scritture contabili, in relazione alla quale lo schermo societario appare meramente formale e ben si può’ sostenere che la titolarità dei beni intestati alla società spetti in realtà al socio che effettua il rimpatrio”.


La stessa circolare n. 99/E del 2001, con riferimento alla possibilità di regolarizzare attività detenute all’estero tramite un trust, ha indicato, a titolo di esempio, quali casi di interposizione, il “trust revocabile (per cui il titolare va identificato nel disponente o settlor) ovvero un trust non discrezionale nei casi in cui il titolare può essere identificato nel beneficiario”.


Ad es., sono ritenuti fittiziamente interposti:


– trust che il disponente (o il beneficiario) può fare cessare liberamente in ogni momento, generalmente a proprio vantaggio o anche a vantaggio di terzi;


– trust in cui il disponente é titolare del potere di designare in qualsiasi momento se stesso come beneficiario;


– trust in cui il disponente (o il beneficiario) é titolare di significativi poteri in forza dell’atto istitutivo, in conseguenza dei quali il trustee, pur dotato di poteri discrezionali nella gestione ed amministrazione del trust, non può esercitarli senza il suo consenso;


– trust in cui il disponente é titolare del potere di porre termine anticipatamente al trust, designando se stesso e/o altri come beneficiari (cosiddetto “trust a termine”);


– trust in cui il beneficiario ha diritto di ricevere anticipazioni di capitale dal trustee.


In tali casi la dichiarazione di emersione deve essere presentata dal soggetto (disponente o beneficiario) che é l’effettivo possessore dei beni.


Ambito oggettivo


Il rimpatrio ha per oggetto le somme di denaro e le altre attività finanziarie, tra le quali: Azioni, e strumenti finanziari assimilati, quotati e non quotati, quote di società ancorché non rappresentate da titoli, titoli obbligazionari, certificati di massa, quote di partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio, polizze assicurative produttive di redditi di natura finanziaria detenute all’estero.


L’operazione di regolarizzazione, invece, ha per oggetto le somme di denaro, le altre attività finanziarie sopra elencate, nonché gli investimenti esteri di natura non finanziaria, quali, ad esempio, gli immobili e i fabbricati situati all’estero, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht, sempreché suscettibili di produrre reddito.


 


Vincenzo D’Andò


 


4 febbraio 2010

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