Novità fiscali del 17 febbraio 2010: misure cautelari più efficaci per il Fisco; registro imprese: in vigore dal 16 febbraio le nuove specifiche tecniche per la presentazione di domande e denunce; trasferte e rimborso spese: deducibilità fiscale; detraibili le spese per la parrucca se legata a grave disagio psicologico

 






 


Indice:


 


1) Misure cautelari più efficaci per il fisco


 


2) Registro Imprese: in vigore dal 16 febbraio le nuove specifiche tecniche per la presentazione di domande e denunce


 


3) Trasferte e rimborso spese: Deducibilità fiscale


 


4) Detraibili le spese per la parrucca se legata a grave disagio psicologico


 


5) Altre di fisco


 


 


1) Misure cautelari più efficaci per il fisco


Le nuove norme introdotte, nell’ambito delle misure cautelari, mirano a fornire un nuovo impulso all’utilizzo di tali strumenti di tutela del credito erariale, di assoluta rilevanza per il contrasto dei più rilevanti fenomeni di evasione da riscossione.


In particolare, il legislatore (D.L. n. 185/2008), ha precisato la possibilità per gli uffici impositori di chiedere al Presidente della Commissione tributaria provinciale l’iscrizione di ipoteca sui beni del debitore e dei soggetti obbligati in solido e l’autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo, anche a garanzia dei crediti afferenti le imposte ed i relativi interessi connessi a processi verbali di constatazione.


E’ questa una delle prime osservazioni fatte dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 4/E del 15.02.2010.


La disciplina in tema di richiesta di misure cautelari si applica, nelle ipotesi di pericolo per la riscossione, anche dopo la notifica del provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi; anche in tal caso la garanzia assiste “tutti gli importi dovuti” risultanti dall’atto di recupero tributario.


L’altra importante novità in materia è la previsione (D.L. n. 78/2009), secondo la quale, in relazione agli importi iscritti a ruolo in base ai previsti provvedimenti, e cioè in ipotesi di iscrizione di ipoteca e di sequestro conservativo adottate con riguardo a importi iscritti a ruolo sulla base di provvedimenti di accertamento di maggiori tributi, le stesse misure conservano, senza bisogno di alcuna formalità o annotazione, la loro validità e il loro grado a favore dell’agente della riscossione cui è affidato il ruolo.


Un ulteriore passo verso il potenziamento della tutela accordata alle ragioni di credito dell’Erario è poi rappresentato dalle disposizioni, per effetto delle quali l’Agenzia può legittimamente avvalersi dell’ausilio delle indagini finanziarie anche per la richiesta di iscrizione di ipoteca e di adozione del sequestro conservativo.


In particolare, il legislatore consente all’Agenzia di richiedere dati, notizie e documenti a specifiche categorie di imprese esercenti attività finanziarie e creditizie, anche ai fini di iscrizione di ipoteca e di concessione di sequestro conservativo, per il caso in cui vi sia fondato timore di perdere la garanzia del credito derivante da sanzioni tributarie dovute in base a un atto di contestazione, a un provvedimento di irrogazione della sanzione o ad un processo verbale di constatazione.


Per tale scopo, è stato aggiunto un periodo al comma 1 dell’art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997, che prevede la possibilità per gli Uffici di avvalersi anche dello strumento delle indagini finanziarie per l’individuazione delle disponibilità utilizzabili per garantire il concreto soddisfacimento del credito erariale.


Indici antievasione


I verificatori fiscali possono valutare se richiedere le misure cautelari nel caso in cui il processo verbale di constatazione contenga rilievi che comportino, tra l’altro, un recupero di maggiore imposta superiore a 120mila euro o di ritenute non operate sopra i 60mila euro.


Tali verificatori possono comunque fare a meno di questi indici se il comportamento del contribuente è spia di situazioni particolarmente a rischio per la riscossione del credito.


Inoltre, i nuclei di verifica possono ampliare ulteriormente l’analisi patrimoniale dei contribuenti, esaminando più a fondo i documenti di bilancio e ricorrendo a ulteriori indicatori più specifici.


Pvc e non


Gli uffici possono promuovere l’adozione di misure cautelari non solo davanti a un processo verbale di constatazione, ma di fronte a un atto emesso senza un’attività istruttoria esterna, sulla base di controlli spinti da altre fonti d’impulso.


Le misure ottenute dall’Agenzia valgono anche per Equitalia


Le ipoteche e i sequestri conservativi mantengono, senza bisogno di alcuna formalità o annotazione, la loro validità e il loro grado a favore dell’agente della riscossione cui è affidato il ruolo.


Ambito applicativo


L’iscrizione di ipoteca ha il fine di costituire una prelazione, attribuendo all’Agenzia il diritto (esercitabile anche nei confronti del terzo acquirente) di espropriare i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatta con preferenza sul prezzo ricavato dall’espropriazione; ciò al fine di garantire la pretesa tributaria.


Può avere ad oggetto i beni immobili, i diritti, le rendite, e tutti gli altri beni (navi, aerei, auto) indicati dall’art. 2810 c.c..


Il sequestro conservativo ha come finalità quella di evitare che i beni del trasgressore vengano dispersi, facendo venire meno la garanzia che gli stessi costituiscono per il creditore, ed adempie alla funzione preventiva di rendere inopponibili al creditore gli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal debitore; non producono effetto, in pregiudizio al creditore sequestrante, le alienazioni e gli altri atti che hanno per oggetto il bene posto sotto sequestro.


Non sussistono limitazioni in ordine al tipo di beni sequestrabili; difatti, ai sensi


dell’art. 671 c.p.c., possono essere oggetto di sequestro beni mobili (compresi crediti, depositi bancari, quote sociali, azioni, obbligazioni, titoli, ecc.), beni mobili registrati, beni immobili, somme o cose dovute al debitore (nei limiti ammessi per il pignoramento) e, per espressa previsione normativa, anche l’azienda.


Le due misure cautelari possono essere chieste congiuntamente, nel caso in cui


l’adozione di uno solo dei due strumenti non fosse sufficiente a garantire la pretesa tributaria, secondo una valutazione da effettuarsi a cura dell’Ufficio tributario richiedente.


Tra le più importanti novità introdotte in materia dal decreto, gli Uffici risultano ormai pacificamente legittimati a richiedere l’iscrizione d’ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido o l’autorizzazione a procedere, a mezzo di ufficiale giudiziario, al sequestro conservativo dei rispettivi beni, compresa l’azienda, quale garanzia riguardante tutti gli importi dovuti (imposta evasa, relativi interessi e sanzioni) sulla base di un atto formale, che può consistere in un processo verbale di constatazione, in un atto di contestazione, in un provvedimento di irrogazione sanzioni o in un avviso di accertamento.


Tra gli atti impositivi suscettibili di essere assistiti dalle misure cautelari in argomento viene ricompreso l’atto di recupero, strumento già introdotto dall’articolo 1, comma 421, della legge 30.12.2004, n. 311 per il recupero dei crediti indebitamente utilizzati anche in compensazione.


Il D.L.gs n. 472/1997 ha ampliato il numero dei soggetti nei confronti dei quali possono essere richieste le misure cautelari: si fa riferimento al principio della riferibilità della sanzione alla persona fisica che ha commesso la violazione, alle previsioni del concorso di persone, dell’autore mediato, alle particolari fattispecie del cessionario d’azienda e della società o ente risultante dalla trasformazione, fusione e scissione.


L’estensione (o valore) della garanzia varia secondo la posizione assunta dal soggetto nei cui confronti essa viene richiesta.


In questo contesto, sono stati rappresentati i seguenti casi tipici:


– nel caso in cui il trasgressore non abbia agito con dolo o colpa grave, le misure cautelari devono essere contenute nel limite di euro 51.645,69;


– nel caso di concorso di persone non omissivo, poiché ciascuno risponde autonomamente per la sanzione irrogata nei suoi confronti, le misure cautelari


saranno differenti (può accadere, pertanto, che l’adozione di misure cautelari si


reputi necessaria nei riguardi dell’uno e non dell’altro);


– nel caso di concorso di persone omissivo, essendoci un’unica sanzione per cui rispondono in solido più soggetti, la misura cautelare potrà essere richiesta nei confronti di uno solo, purché sia sufficiente a garantire il credito;


– nel caso di cessione di azienda, il cessionario è responsabile in solido con il cedente per il pagamento delle imposte e delle sanzioni riferibili a:


– violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuto il trasferimento e nei due anni precedenti, ancorché non contestate o irrogate alla data della cessione;


– violazioni già contestate nel medesimo periodo, anche se commesse in epoca


anteriore.


Il beneficio della previa escussione accordato al cessionario, impone all’Ufficio di procedere, anzitutto, in via esecutiva nei confronti del cedente.


La responsabilità solidale (sussidiaria) non può eccedere il valore dell’azienda o del ramo d’azienda acquisito.


Il valore dei beni cui riferire la misura cautelare deve essere determinato con riferimento all’obbligazione del cessionario, che dipende a sua volta dall’ammontare del debito risultante alla data del trasferimento dagli atti degli Uffici;


– nelle ipotesi di trasformazioni o fusioni, la società o l’ente risultante può subire misure cautelari sui propri beni in relazione alla responsabilità per la sanzione; nell’ipotesi di scissioni, le misure cautelari possono avere ad oggetto beni per un valore sufficiente a garantire il pagamento delle somme dovute per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale essa produce effetto.


 


 


2) Registro Imprese: in vigore dal 16 febbraio le nuove specifiche tecniche per la presentazione di domande e denunce


Il Ministero dello Sviluppo economico, con il Decreto del 14.08.2009 ha approvato le nuove specifiche tecniche per la creazione di programmi informatici finalizzati alla compilazione delle domande e delle denunce da presentare all’ufficio del registro delle imprese per via telematica o su supporto informatico.


Il decreto prevedeva che i programmi informatici creati sulla base delle precedenti specifiche tecniche di cui al D.M. del 06.02.2008, non potevano essere più utilizzati a partire dal 02.01.2010.


Il D.M. del 24.11.2009, ha modificato questo termine prevedendo che la data a partire dalla quale non possono essere più utilizzati i programmi informatici è il 16.02.2010.


Le nuove specifiche tecniche sono state aggiornate alla luce della normativa sulla comunicazione unica di cui all’art. 9 del D.L. n. 7/2007, convertito dalla legge n. 40/2007.


In particolare, le specifiche tecniche sono state integrate per consentire l’attivazione automatica dell’iscrizione agli enti previdenziali nel caso delle domande di iscrizione alle camere di commercio delle imprese artigiane e di quelle esercenti attività commerciali (art. 44, comma 8, del D.L. n. 269/2003).


In secondo luogo, le specifiche tecniche rispondono ad un’esigenza di adeguamento rispetto a norme di recente emanazione.


In particolare, alla normativa sull’impresa sociale; alle norme che hanno introdotto le specifiche tecniche del formato elettronico elaborabile (XBRL) per la presentazione di bilanci di esercizio e consolidati e di altri atti al registro delle imprese; alle disposizioni che prevedono nuove modalità di trasferimento delle quote di Srl di cui al D.L. n. 112/2008.


Per ultimo, il Ministero dello Sviluppo economico ha emanato la circolare 09.09.2009, n. 3628, che contiene le istruzioni per la compilazione della modulistica secondo le nuove specifiche tecniche.


(Assonime, nota del 15.02.2010)


 


 


3) Trasferte e rimborso spese: Deducibilità fiscale


Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro ha pubblicato il 16.02.2010 sul proprio sito una guida sulle trasferte e rimborsi spese che cosi di seguito premette: I lavoratori che, recandosi fuori sede per ragioni di servizio, sostengono spese connesse con l’esecuzione del loro lavoro hanno diritto di ricevere dall’impresa i relativi rimborsi.


Per operare correttamente diverse sono le conoscenze necessarie in ordine a imposizione sui redditi, Iva, imposta di bollo, IRAP, ecc..


I soggetti che possono essere considerati sono una pluralità e non solo i lavoratori subordinati, coordinati e continuativi (amministratori e sindaci), a progetto ma anche i soggetti che hanno rapporti con l’impresa (professionisti, agenti, rappresentanti).


I riferimenti e chiarimenti principali sono nell’art. 51 del TUIR, nella circolare n. 326/E del 1997, nella circolare n. 6/E del 2009 e nella circolare 27/E del 2009.


In particolare, vengono considerati i lavoratori subordinati.


Trasferte


Le indennità ed i rimborsi di spese per le trasferte nell’ambito del territorio comunale in cui si trova la sede di lavoro sono interamente tassabili, tranne i rimborsi di spese di trasporto documentate con documenti provenienti dal vettore.


Nel caso di trasferte fuori del territorio comunale, è necessario distinguere tra indennità forfetaria e rimborso a piè di lista.


La prima è tassata solo per la parte che eccede € 46,49 al giorno per le trasferte nel territorio nazionale e € 77,47 al giorno per le trasferte all’estero.


In caso di rimborso a piè di lista, i rimborsi delle spese di vitto, alloggio e trasporto non concorrono a formare il reddito, purché documentate.


Il rimborso di altre spese, anche non documentabili purchè attestate dal dipendente, è escluso da imposizione fino ad un importo di € 15,49 al giorno, elevato a € 25,82 per le trasferte all’estero.


L’Amministrazione Finanziaria ha precisato che la scelta di uno dei suddetti metodi va fatta con riferimento all’intera trasferta.


Non è consentito nell’ambito della stessa trasferta adottare criteri diversi.


A tal riguardo, nella circolare n. 326/E del 1997, l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto:


a) la necessità che dalla documentazione comprovante l’esclusione da tassazione del rimborso risulti “in quale giorno l’attività del dipendente è stata svolta all’esterno della sede di lavoro”;


b) che “non assume alcuna rilevanza l’ampiezza del comune in cui il dipendente ha la sede di lavoro”;


c) che “non assume alcun rilievo l’eventuale ripartizione del territorio in entità subcomunali, come le frazioni, dovendosi comunque aver riguardo al territorio comunale”.


Trattamento dei rimborsi e spese fuori dal comune














































Rimborso spese a piè di lista


Esente


Trasferte o diarie in misura fissa senza resa di conto anche se corrisposte con carattere di continuità


Esenti fino a euro 46,48 al giorno per trasferte in Italia e fino a euro 77,47 al giorno per le trasferte all’estero


Trasferte o diarie in misura fissa e rimborso a piè di lista per talune spese individuate nella lettera di incarico


Esenti fino a euro 30,99 al giorno per le trasferte in Italia e fino a euro 51,65 al giorno per le trasferte all’estero


Trasferte o diarie in misura fissa e rimborso delle spese sia di alloggio sia di vitto


Esenti fino a euro 15,49 al giorno per le trasferte in Italia e fino a euro 25,82 al giorno per le trasferte all’estero


Rimborso a piè di lista per le sole spese di alloggio


Esente


Diaria, oltre il rimborso spese a piè di lista


Interamente imponibile


Rimborso spese non documentate ma attestate dal lavoratore


Esente fino all’importo giornaliero di euro 15,49 elevate a euro 25,82 per le trasferte all’estero


Rimborso chilometrico senza resa di conto


Interamente imponibile


Rimborso spese varie per recarsi alla sede di Lavoro


Interamente imponibile


Rimborso chilometrico con resa di conto max Tabella ACI


Esente


Rimborso spese in misura fissa


Interamente imponibile


Rimborso spese senza resa di conto


Interamente imponibile


Rimborso spese non documentate e non attestate dal lavoratore


Interamente imponibile


Rimborsi spese carenti di inerenza con la Trasferta


Interamente imponibile


Spese di vitto, alloggio


Le spese di vitto e alloggio rimborsate con il metodo analitico non sono tassate in capo al lavoratore purchè documentate mediante fattura, ricevuta fiscale, opportunamente intestate al soggetto beneficiario della detrazione.


La circ. 53/E del 5 settembre 2008 ha chiarito che nelle ipotesi in cui la prestazione alberghiera o di ristorazione fosse fruita da un soggetto diverso dall’effettivo committente del servizio, impresa o professionista, ai fini della detrazione era necessario che la fattura fosse cointestata.


La circ. 6/E del 3 marzo 2009 ha rivisto l’obbligo di cointestazione della fattura: in luogo della cointestazione è ora previsto che i dati dei dipendenti o dei collaboratori fruitori della prestazione siano indicati nel corpo della fattura o in una apposita nota ad essa allegata.


Per quanto riguarda la documentazione necessaria quale giustificativo del rimborso, il datore di  lavoro non è obbligato a rilasciare un’apposita autorizzazione preventiva per lo svolgimento della trasferta e per la documentazione delle spese sostenute in occasione delle trasferte “non è necessaria l’intestazione al dipendente dei documenti stessi, essendo sufficiente che le spese stesse risultino sostenute nei luoghi e nel tempo di svolgimento delle trasferte stesse e che siano attestate dal dipendente mediante nota riepilogativa”.


La deducibilità di queste spese è subordinata alla possibilità di dimostrare l’effettività e l’inerenza dei costi afferenti alla trasferta da parte delle imprese (C.M. 188/E del 1998 e Corte di Cassazione,a sentenza n. 6650 del 2006).


Indennità forfetaria, altre spese non documentate


Le spese rappresentate dalla consumazione ad esempio di piccole colazioni al bar, dall’acquisto di schede telefoniche, dalle spese di parcheggio, di lavanderia, dalle mance per trasporto bagagli, ecc…, sostenute dai dipendenti in sede di trasferta, non documentabili, costituivano, fino al 1997, un problema per la deducibilità del rimborso e per l’esclusione dall’IRPEF.


Dal 1° gennaio 1998, il 5° comma dell’art. 51, prevede che, in presenza di rimborso analitico, non concorre a formare il reddito del lavoratore in trasferta il rimborso di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, fino all’importo massimo giornaliero di euro 15,49 e/o di euro 25,82.


Tali spese ovviamente devono essere analiticamente attestate dal dipendente in trasferta e comunque devono risultare rispondenti al principio dell’inerenza verso l’incarico.


Deducibilità nell’ambito del reddito d’impresa


La deducibilità in capo alle aziende dei rimborsi corrisposti ai dipendenti è contenuta nell’art. 95, comma 3, del TUIR.


In particolare, questa disposizione disciplina il trattamento fiscale dei rimborsi relativi alle spese di vitto e alloggio sostenute dai dipendenti per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale, alle spese di trasporto e riconosce la deducibilità delle spese di vitto e di alloggio per un ammontare massimo giornaliero pari a:


euro 180,76 per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale;


euro 258,23 per le trasferte effettuate all’estero.


Tale limite di deducibilità (come precisato dalla C.M. n. 188/E del 1998) si riferisce esclusivamente alle ipotesi di rimborso analitico (c.d. rimborsi “a piè di lista”) e, pertanto, non sono assoggettati a detto limite le indennità forfetarie e i rimborsi misti.


Questi costi sono deducibili, nel rispetto del limite giornaliero, soltanto per i giorni durante i quali l’alloggio è stato effettivamente utilizzato dai lavoratori dipendenti e dai collaboratori coordinati e continuativi per le trasferte e non sono deducibili per i giorni durante i quali l’alloggio non è stato effettivamente utilizzato dagli stessi soggetti.


Spese per utilizzo autovettura


Come è stato rilevato dall’Amministrazione finanziaria, l’ammontare dell’indennità chilometrica è determinato avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di autovettura.


L’INPS ha individuato nelle tabelle ACI il punto di riferimento per determinare il tetto massimo di esenzione contributiva concedibile ai rimborsi chilometrici.


Il costo chilometrico può anche essere concordato preventivamente tra il datore di lavoro ed il lavoratore.


In questo caso è opportuno indicare nella lettera di incarico e di utilizzo dell’autovettura propria (o nei documenti interni da conservare a cura del datore di lavoro) la procedura seguita per determinare il costo stesso riferito al tipo di autovettura utilizzato.


Le spese di trasporto deducibili dal reddito d’impresa sono limitate, rispettivamente:


a) al costo di percorrenza relativo ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali (ovvero 20 cavalli fiscali in caso di autoveicoli con motore diesel);


b) alle tariffe di noleggio relative ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali (ovvero 20 cavalli fiscali in caso di autoveicoli con motore diesel).


Nell’ipotesi in cui i dipendenti utilizzino autoveicoli con potenza fiscale maggiore rispetto a quella prevista, la deducibilità di tali spese è comunque limitata al costo di percorrenza o alle tariffe di noleggio relative ad autoveicoli con potenza fiscale non superiore a quella prevista.


Nell’ipotesi in cui il dipendente utilizzi la propria auto nella trasferta operata all’interno dello stesso comune della sede di lavoro, si pone il problema della tassabilità o meno dei rimborsi relativi alle indennità chilometriche erogate ai dipendenti stessi.


L’Assonime,  con la circolare n. 25 del 1998, sostiene l’intassabilità delle suddette indennità, giacché, in queste ipotesi, il rimborso sembrerebbe “trovare il suo fondamento in un titolo autonomo (e cioè l’uso dell’auto privata nell’interesse del datore di lavoro) rispetto a quello lavorativo”.


Sulla questione però, l’Amministrazione finanziaria continua a sostenere il proprio orientamento contrario e, quindi, favorevole alla tassazione dei rimborsi spese in ambito comunale erogati ai dipendenti in considerazione del fatto che “le trasferte in relazione alle quali vengono erogati i rimborsi spese si realizzano nell’ambito del territorio comunale in cui si trova la sede di lavoro e non si versa nell’ipotesi di spese di trasporto comprovate da documento rilasciato dal vettore, che consentirebbe l’esclusione del rimborso dal concorso al reddito imponibile” (C.M. n. 232/E del 2002).


 


 


4) Detraibili le spese per la parrucca se legata a grave disagio psicologico


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 9/E del 16.02.2010, ha ammesso la detrazione Irpef del 19% per l’acquisto della parrucca, specificando ulteriormente che la parrucca può rientrare tra le spese sanitarie detraibili se serve a rimediare al danno estetico provocato da una patologia e ad alleviare una condizione di grave disagio psicologico nelle relazioni della vita quotidiana. In questa ipotesi, infatti, la parrucca svolge una funzione sanitaria a tutti gli effetti e può essere considerata a pieno titolo come un qualsiasi dispositivo medico destinato dal produttore a essere usato per attenuare malattie o lesioni umane e messo in commercio con queste finalità.


In particolare, nel caso di specie, la parrucca viene inclusa tra gli oneri sanitari detraibili perché utilizzata da una paziente per superare le difficoltà psicologiche legate alla caduta dei capelli causata dai trattamenti chemioterapici.


 


 


5) Altre di fisco:


 


– Decreto che recepisce la disciplina europea sull’Iva nei servizi in G.U.


Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo che recepisce la disciplina europea sull’Iva nei servizi, con l’emanazione del decreto che definisce la normativa di dettaglio.


Nei nuovi modelli Intrastat occorre fornire anche le informazioni supplementari rispetto a quelle indicate nelle direttive Ue ma, per venire incontro alle esigenze delle imprese, per i primi 60 giorni non saranno applicate sanzioni per il mancato invio degli intra servizi.


 


 


– Accertamento su dati extracontabili legittimo


E’ legittimo l’accertamento fiscale basato sui dati extracontabili rinvenuti, senza autorizzazione, nel centro di elaborazione dell’azienda durante un’ispezione della Guardia di finanza.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 3388 del 12.02.2010)


 


 


– Statuto del contribuente: Non garantisce la compensazione automatica dei crediti


Lo Statuto del contribuente non garantisce la compensazione automatica dei crediti che il cittadino vanta nei confronti del fisco.


Tale compensazione può essere legittimamente richiesta solo nei casi espressamente previsti dalla legge.


Accolto il ricorso del fisco presentato contro la decisione della Commissione tributaria regionale di Milano che aveva dato ragione ad un contribuente.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 2957

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