Lo scudo fiscale prorogato trova le istruzioni

 

Come è noto, il D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 ( cd. Milleproroghe) – all’art. 1 – ha disposto la proroga dei termini per accedere al cd. Scudo fiscale, strumento che va inquadrato nel nuovo contesto internazionale caratterizzato – come rilevato dalle Entrate nella circolare n. 3/E del 29 gennaio 2010 – dall’adozione di strumenti di cooperazione internazionale volti a contrastare fenomeni di evasione fiscale realizzati attraverso il trasferimento di capitali in Paesi nei quali vigono ordinamenti fiscalmente non trasparenti e dotati di un rigido segreto bancario che non consente un adeguato scambio di informazioni.


In particolare, per effetto della proroga, le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008 possono essere rimpatriate o regolarizzate, ai sensi dell’art. 13-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, fino al 30 aprile 2010.


Per le operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009 l’imposta di cui all’art. 13-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, si applica, secondo quanto stabilito dal comma 2 del medesimo art. 13-bis:


a) con un’aliquota sintetica del 60 per cento per le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione perfezionate a partire dal 30 dicembre 2010 e fino al 28 febbraio 2010;


b) con un’aliquota sintetica del 70 per cento per le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione perfezionate dal 1° marzo 2010 al 30 aprile 2010.




Ricordiamo che le disposizioni sullo “scudo fiscale” si rivolgono alle persone fisiche e agli altri soggetti fiscalmente residenti nel territorio dello Stato che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno esportato o detenuto all’estero capitali e attività in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari sanciti dalle disposizioni sul cosiddetto “monitoraggio fiscale” – vale a dire dalle norme contenute nel decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, comprese quelle relative al trasporto al seguito ora contenute nell’articolo 3 del decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195 – nonché degli obblighi di dichiarazione dei redditi imponibili di fonte estera.


In sostanza, attraverso il cosiddetto “rimpatrio” o la cosiddetta “regolarizzazione” è consentito far emergere denaro e attività di natura finanziaria e patrimoniale.


La regolarizzazione è tuttavia consentita esclusivamente nel caso in cui le attività siano detenute in Paesi dell’Unione Europea, nonché in Paesi che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa.


La riapertura dei termini, afferma l’Agenzia delle Entrate nella richiamata circolare n. 3/2010, “ non interferisce con le procedure di emersione già iniziate dai contribuenti e non concluse, per la presenza di cause ostative, alla data del 15 dicembre 2009, ferma restando l’avvenuta corresponsione entro detto termine della relativa imposta straordinaria. Infatti, come chiarito con le precedenti istruzioni in materia, se alla data del 15 dicembre 2009 non è stato possibile completare, per cause ostative non dipendenti dalla volontà dell’interessato, il rimpatrio o la regolarizzazione, gli effetti derivanti dalla dichiarazione riservata, disciplinati dall’articolo 14 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, e successive modificazioni, si producono in ogni caso a condizione che entro tale data i soggetti interessati abbiano presentato la dichiarazione riservata, fornendo all’intermediario la provvista per il pagamento dell’imposta straordinaria del 5 per cento”.


Resta fermo che le operazioni di emersione devono essere definitivamente concluse entro il 31 dicembre 2010.




Lo scudo prorogato




I contribuenti che intendono usufruire dei nuovi termini per far emergere le attività detenute all’estero devono, entro il 30 aprile 2010, effettuare tutti gli adempimenti previsti dall’articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009, in particolare:




  • sono tenuti alla presentazione della dichiarazione riservata ad uno degli intermediari abilitati, utilizzando il modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28 ottobre 2009;



  • sono obbligati a fornire al medesimo intermediario la necessaria provvista per il versamento dell’imposta straordinaria.




In presenza di cause ostative che impediscono l’effettivo rimpatrio e/o regolarizzazione entro la data del 30 aprile 2010, rimane fermo il termine ultimo del 31 dicembre 2010 per la conclusione definitiva delle operazioni di emersione.


La nota d’Agenzia rammenta che ai fini dell’accesso alla procedura dello scudo, non rileva la ricostruzione puntuale degli eventi che hanno dato origine alla fuoriuscita delle attività o alla loro costituzione all’estero né l’identificazione delle attività stesse quali frutto di evasione fiscale. La condizione essenziale è, dunque, la presenza all’estero delle suddette attività alla data del 31 dicembre 2008, anche se la costituzione delle medesime risalga ad anni precedenti.


Non rileva, quindi, il nesso tra le attività oggetto di emersione e l’evasione fiscale. Lo “scudo fiscale” può, infatti, “riguardare anche attività riferibili a redditi che sono stati oggetto di dichiarazione e tassazione in Italia da parte del contribuente ovvero che non erano originariamente imponibili ovvero non più suscettibili di accertamento per l’avvenuto decorso dei relativi termini”.


L’unico presupposto richiesto dalla legge per avvalersi dello scudo è, semplicemente, la violazione degli obblighi di “reporting” ai sensi della disciplina sul “monitoraggio fiscale”.


Sotto questo profilo, la preclusione accertativa prevista dall’art. 14, comma 1, lettera a), del D.L. n. 350 del 2001, richiamato dall’art. 13-bis del D.L.n. 78 del 2009, si produce automaticamente e in modo indifferenziato sui maggiori imponibili eventualmente non assoggettati a tassazione dal contribuente, operando al di fuori di una procedura di accertamento di evasione fiscale connessa con gli imponibili stessi.


Infatti, diversamente da quanto previsto per i condoni di cui alla legge 23 dicembre 2002, n. 289, il pagamento dell’imposta straordinaria non è in alcun modo rapportato ad una percentuale dell’ammontare di maggiori imponibili accertati.


In definitiva, la preclusione degli accertamenti tributari e contributivi prevista dal citato art. 14 costituisce un effetto indiretto e meramente eventuale dello “scudo fiscale” che, “ lungi dal presupporre un’attività di accertamento, richiede espressamente, tra i presupposti legittimanti, l’assenza di un controllo fiscale avviato prima del ricorso allo scudo stesso”.


Peraltro, quale ulteriore differenza rispetto ai condoni sopra richiamati, lo scudo non inibisce incondizionatamente l’esercizio dell’attività di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria. Infatti, qualora in sede di controllo vengano accertati maggiori imponibili non assoggettati a tassazione da parte del contribuente, cui possono essere riferite le attività oggetto di emersione, l’Amministrazione procederà al relativo recupero, secondo le modalità ordinarie, della quota di detti maggiori imponibili eventualmente eccedente l’importo delle attività rimpatriate o regolarizzate.




L’esonero dall’RX




Relativamente alle attività oggetto di rimpatrio e di regolarizzazione, i contribuenti che abbiano presentato la dichiarazione riservata sono esonerati dall’obbligo di indicare le medesime attività nella dichiarazione dei redditi (modulo RW) relativa al periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata, nonché per quello precedente.


Pertanto, per la dichiarazione riservata presentata all’intermediario nel 2010 (tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2010), con riferimento alle attività rimpatriate e/o regolarizzate non deve essere compilato il modulo RW relativo alla dichiarazione dei redditi per l’anno 2009 né quello relativo alla dichiarazione dei redditi per l’anno 2010.


Diversamente, per le attività oggetto di regolarizzazione l’esonero della compilazione del modulo RW non è definitivo in quanto, permanendo all’estero, le stesse rimangono assoggettate agli obblighi dichiarativi connessi al monitoraggio fiscale.




I redditi derivanti dalle attività finanziarie rimpatriate




Il contribuente che si avvale dell’operazione di rimpatrio delle attività finanziarie può comunicare all’intermediario, a norma del comma 8 dell’art. 14 del D.L. n. 350 del 2001, nonché dell’art. 1 del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, i redditi derivanti da tali attività percepiti dal 1° gennaio 2009 fino alla data di emersione delle attività.


Pertanto, tale facoltà può essere esercitata anche con riferimento ai redditi percepiti nel 2010 per quei contribuenti che si avvalgono dei nuovi termini.


Su tali redditi l’intermediario applica le imposte utilizzando il criterio analitico ovvero, in alternativa, il criterio presuntivo di cui all’art. 6 del D.L. n. 167 del 1990.




La proroga dei termini per l’accertamento e per l’irrogazione delle sanzioni




Il comma 3 dell’art. 1 in esame ha aggiunto i commi 2-bis e 2-ter all’art. 12 del D.L. n. 78 del 2009 recante disposizioni in materia di “contrasto ai paradisi fiscali”. Quest’ultima disposizione ha introdotto una presunzione di legge in base alla quale si considerano costituiti mediante redditi sottratti ad imposizione in Italia gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute, in violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale, in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.


Con l’inserimento del comma 2-bis all’art. 12, viene stabilito che i termini per l’accertamento basato sulla suddetta presunzione sono raddoppiati.


Si tratta, in particolare, dei termini previsti dall’art. 43, commi 1 e 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 in materia di accertamento delle imposte sui redditi e dall’art. 57, commi 1 e 2, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 in materia di accertamento dell’imposta sul valore aggiunto ( 4 anni nei casi di dichiarazione presentata, 5 nell’ipotesi di dichiarazione omessa).


Inoltre, con il successivo comma 2-ter sono stati altresì raddoppiati i termini di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 previsti per la notifica dell’atto di contestazione o di irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi dichiarativi del modulo RW della dichiarazione annuale dei redditi (art. 4, commi 1, 2 e 3, del D.L. n. 167 del 1990) riferite agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenute, in violazione dei predetti adempimenti, in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato oggettivamente individuati nei decreti ministeriali del 4 maggio 1999 e del 21 novembre 2001 (anche se con riferimento soltanto a talune tipologie di enti e società).


La presunzione di cui al predetto art. 12 del decreto legge n. 78 del 2009, incluse le disposizioni sopra esaminate relative all’ampliamento dei termini per l’accertamento e per l’irrogazione delle predette sanzioni, non opera con riferimento alle attività oggetto di emersione.




19 febbraio 2010


Roberta De Marchi

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