I reati tributari (sesta parte)

Parlando di reati tributari, non si può non accennare all’istituto della “confisca per equivalente”.


Si tratta di un provvedimento disposto su denaro o altri beni di cui l’autore del reato abbia anche la sola disponibilità per un valore corrispondente al profitto illegittimamente conseguito, previsto per talune fattispecie criminose allorquando sia intervenuta condanna e sia impossibile identificare fisicamente le cose che ne costituiscono effettivamente il profitto.


Poiché l’istituto mira a impedire che l’impiego economico dei beni di provenienza delittuosa possa consentire al reo di garantirsi il vantaggio che era oggetto specifico del disegno criminoso, si può affermare che la confisca per equivalente trova il suo fondamento nel profitto derivato dal reato e prescinde dalla pericolosità che in qualsiasi modo possa derivare dalla cosa o dall’uso della stessa.


A partire dal 2008, in virtù dell’art. 1, comma 143, della L. n. 244 del 24 dicembre 2007, l’istituto della confisca per equivalente trova applicazione anche in relazione a gran parte dei reati tributari, ed in particolare con riferimento alle fattispecie di cui agli artt. 2, 3, 4, 5, 8, 10-bis, 10-ter, 10-quater e 11 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74. Nonostante sia passato poco tempo dall’entrata in vigore della cennata norma, il ricorso a questo istituto è ormai frequente, e di conseguenza sono emerse non poche sentenze di legittimità


La Corte Costituzionale ha recentemente confermato che tale istituto si applica, in campo penale-tributario, solo ai reati tributari commessi dal 2008.


 


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Conti confiscabili anche se cointestati alla moglie


Laddove sia stata posta in essere la misura della confisca prevista dagli artt. 322-ter c.p. e 12-sexies, D.L. n. 306/1992 non giova al contribuente una contestazione generica in ordine alla titolarità di somme di denaro detenute presso istituti di credito in conti cointestati con il coniuge convivente, dovendosi fornire concreta dimostrazione dell’imputazione in parti uguali del saldo attivo, al pari della disponibilità delle somme depositate su conti correnti intestati al coniuge.


(Cassazione, sezione II penale, sentenza n. 44940/08)


 


Istituto valido solo per i reati tributari post finanziaria 2008


La giurisprudenza di legittimità ha affermato il  principio secondo cui non è configurabile il concorso fra il delitto di frode  fiscale (D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2) e quello di truffa aggravata ai danni  dello Stato (art. 640 cpv c.p., n. 1), dovendosi ritenere il secondo consumato nel (ovvero in rapporto di specialità con il) primo,  con  la  conseguenza  che, verificandosi l’assorbimento nel delitto  di  frode  fiscale  di  quello  di truffa aggravata, è impedita l’applicazione della confisca per equivalente, non prevista dalla legge anche per i reati tributari, se non per i fatti – qui pacificamente non ricorrenti – successivi all’entrata  in  vigore  della legge finanziaria 2008, n. 244/2007


(Cassazione, sezione II penale, sentenza n. 41488/09)


 


 


Ambito oggettivo di applicazione


L’oggetto della misura della confisca per equivalente è circoscritto al prezzo del reato e non è suscettibile di essere esteso sino a ricomprendere le utilità od il profitto conseguiti dal reo per effetto della commissione del fatto penalmente rilevante.


(Cassazione, sezioni unite penali, sentenza n. 38691/09)


 


 


Oggetto del sequestro preventivo alla confisca


Il provvedimento di sequestro preventivo deve sempre riguardare cose che si trovino in rapporto di pertinenza con i reati in ordine ai quali sono svolte le indagini e qualora oggetto del sequestro siano somme di denaro – quindi beni che non sono normalmente destinati alla commissione dei reati -, il rapporto di pertinenza fra le cose ed i reati deve essere individuato e chiarito nella motivazione del provvedimento, nel senso che deve trattarsi di denaro che costituisca il prodotto, il profitto o il prezzo del reato oppure che sia servito a commetterlo.


 


 


La configurabilità di ciascun concorrente nel reato


Questa Sezione, in materia di sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, ha affermato che il legislatore ha operato la scelta di prevedere la confisca in capo a ciascuno dei singoli concorrenti nel reato, nel senso della configurabilità di una “responsabilità per l’intero”: qualora, mancando la possibilità di sottoporre a confisca (e, quindi, a preventivo sequestro) i beni che costituiscono il profitto o il prezzo di taluno dei reati cui si riferisce l’art. 322 ter C.P., si prospetti la necessità di dar luogo alla confisca “per equivalente” ed il reato per il quale tale misura è prevista, sia addebitato a più persone, è legittimo che il sequestro preventivo sia esteso per ciascuna di esse fino a coprire l’intero importo del profitto o del prezzo del medesimo reato, trovando ciò giustificazione, peraltro, non nell’ipotetica assimilabilità della confisca ad una sanzione penale ma nella scelta legittimamente operata dal legislatore nel senso della configurabilità di una “responsabilità per l’intero” in capo a ciascuno dei singoli concorrenti nel reato”.


Vero è che non si potranno confiscare multipli del profitto, ma solo l’ammontare equivalente, ma ciò da un lato non riguarda il momento del sequestro e dall’altro consente la confisca per equivalente dell’intero ammontare in capo anche solo a taluno dei concorrenti nel reato, salva la


possibilità di costui di rivalersi, ove ne ricorrano le condizioni, sui correi.


(Cassazione, sezione II penale, sentenza n. 20512/09)


 


 


Note in tema di responsabilità dei soggetti giuridici


La disciplina dettata in tema di responsabilità delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni prive di personalità giuridica prevede la costituzione in capo all’ente di una posizione autonoma di responsabilità rispetto a quella configurabile nei confronti delle persone fisiche attraverso le quali agisce. Conseguentemente, le disposizioni di cui all’art. 19 e 53, D.Lgs. n. 231/2001 non solo autorizzano l’adozione di misure relative alla confisca per equivalente (artt. 321, 322, 322-bis e 323 c.p.p.) ma altresì impongono tale provvedimento al fine di acquisire somme di denaro, beni o altre utilità in considerazione del prezzo o del profitto del reato.


(Cassazione, sezione VI penale, sentenza n. 14973/09)


 


 


La definizione di profitto del reato


Nella definizione di profitto del reato, ai fini dell’adozione delle misure cautelari del  sequestro  preventivo  e  della  confisca,  deve intendersi ricompreso l’intero complesso di vantaggi  economici  ed  utilità conseguiti  dal  reo  avuto  riguardo  alla  fattispecie   anche   negoziale interessata (nella specie, contratto di appalto pluriennale),    potendosi assumere  all’intero  valore  attribuibile  all’attività   criminosa   bensì soltanto  al  profitto  direttamente  rinvenibile  dalla   commissione   del fatto-reato.


(Cassazione, sezione VI penale, sentenza n. 42300/08)


 


Truffa ai danni dello Stato e frode fiscale


Il delitto di frode fiscale costituisce fattispecie di reato di pericolo o di mera condotta. L’offensività della violazione è anticipata in quanto la consumazione non è subordinata dal verificarsi di un danno essendo ricondotta alla realizzazione del comportamento tipico.


Conseguentemente, l’art. 640 c.p., truffa aggravata in danno dell’Erario è posto in posizione in rapporto di specialità in rapporto al delitto fiscale e viene ad essere assorbito dall’applicazione del regime sanzionatorio di quest’ultimo qualora non sia riscontrabile un fine ulteriore oltre all’evasione delle imposte suscettibile di ledere od offendere beni giuridici diversi, manifestando così una condotta plurioffensiva.


La consuzione del delitto di truffa in quello di frode fiscale esclude l’applicazione della confisca per equivalente e del sequestro preventivo.


(Cassazione, sezione VI penale, sentenza n. 40429/08)


 


 


 


Non confiscabili le quote sociali


In materia di reati tributari non è ammissibile il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di quote del capitale sociale, poiché le quote stesse non rappresentano il “profitto” del reato,e quindi,trattandosi di “confisca per equivalente” estesa ai reati tributari solo con la “Legge Finanziaria  2008”, la stessa non è retroattivamente applicabile; detto istituto, infatti, non è riconducibile alle misure di sicurezza ed alla disciplina di cui all’art. 200 c.p., avuto riguardo alla


sua natura “sanzionatoria”.

(Tribunale Verona, decreto GIP n. 1724/08)

15 febbraio 2010

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