Novità fiscali del 28 gennaio 2010: consiglio di stato: accesso libero agli atti del procedimento tributario; revisori contabili: in scadenza all'1 febbraio il contributo 2010; pagamento del bollo auto 2010: tariffe previgenti confermate; per fruire del regime del margine non basta solo la specifica in fattura; lotta all'evasione: aumenteranno nel 2010 i controlli da redditometro, così come le indagini finanziarie; il campo dell'informatica subirà un incremento con l’uso della PEC

lotta all’evasione: aumenteranno nel 2010 i controlli da redditometro, così come le indagini finanziarie; il campo dell’informatica subirà un incremento con l’uso della PEC; Consiglio di Stato: accesso libero agli atti del procedimento tributario; revisori contabili: in scadenza all’1 febbraio il contributo 2010; pagamento del bollo auto 2010: tariffe previgenti confermate; per fruire del regime del margine non basta solo la specifica in fattura; le attività dei verificatori si possono estendere al di fuori dell’incarico ricevuto

 

 

Indice:

 

1) Consiglio di Stato: Accesso libero agli atti del procedimento tributario

 

2) Revisori contabili: In scadenza il contributo 2010 – va versato entro il 31 gennaio

 

3) Pagamento del bollo auto 2010: Tariffe previgenti confermate

 

4) Per fruire del regime del margine non basta solo la specifica in fattura

 

5) Le attività dei verificatori si possono estendere al di fuori dell’incarico ricevuto

 

6) Continua la lotta all’evasione nel 2010: Secondo Befera sarà l’anno dei servizi

 

 

1) Consiglio di Stato: Accesso libero agli atti del procedimento tributario

Concluso il procedimento tributario con la definizione dell’accertamento con adesione, l’Amministrazione finanziaria non può negare al contribuente l’accesso ai documenti fiscali che lo riguardano.

E’ quanto ha deciso il Consiglio di Stato con sentenza n. 53 del 13.01.2010, in accoglimento del ricorso di un contribuente che aveva chiesto i documenti del procedimento tributario che lo riguardavano, in vista dell’udienza preliminare del procedimento penale instaurato nei suoi confronti, in relazione alle vicende tributarie.

A seguito della risposta negativa delle Entrate, il contribuente si era rivolto al TAR, senza ottenere nulla.

Finalmente le ragioni del contribuente sono state poi accolte dal Consiglio di Stato, secondo cui l’inaccessibilità agli atti dei procedimenti tributari si deve intendere limitata, temporalmente, alla fase di pendenza dei procedimenti medesimi; né sono rilevabili esigenze di “segretezza” nella fase che segue la conclusione del procedimento di adozione del provvedimento definitivo di accertamento dell’imposta dovuta, sulla base degli elementi reddituali che conducono alla quantificazione del tributo.

Peraltro, l’art. 24, comma 7, D.Lgs. n. 241/1990 garantisce l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza è necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici.

 

 

2) Revisori contabili: In scadenza il contributo 2010 – va versato entro il 31 gennaio

Mancano solo tre giorni al termine (31 gennaio 2010) entro cui va versato il contributo obbligatorio a carico degli iscritti nel Registro dei Revisori Contabili tramite versamento di € 26,84 sul c/c postale n. 75511741 intestato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, indicando anno cui si riferisce il versamento, numero d’iscrizione nel Registro e codice fiscale.

Il versamento può, quindi, essere effettuato nel seguente modo:

– Utilizzando il bollettino prestampato trasmesso dall’Istituto dei Revisori Contabili per il pagamento del contributo annuo che permette di contabilizzare automaticamente il versamento effettuato, evitando l’invio della relativa attestazione prevista dalla legge;

– utilizzando un bollettino in bianco, con il versamento di € 26,84 sul c/c postale n. 75511741 intestato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, indicando nella causale l’anno cui si riferisce il versamento, il numero d’iscrizione nel Registro e il codice fiscale.

 

 

3) Pagamento del bollo auto 2010: Tariffe previgenti confermate

Il 1° febbraio (poiché il 31 gennaio cade di domenica) sarà l’ultimo giorno utile per versare il tributo dovuto dai proprietari di veicoli per i quali il precedente pagamento ha avuto validità fino al 31 dicembre 2009.

Per l’annualità 2010 sono confermati, su tutto il territorio nazionale, gli importi di tariffa in vigore per l’anno precedente.

Con riguardo sia alle vetture sia ai motocicli (oltre che per il rimanente parco veicoli) sussistono ancora oggi, tuttavia, marcate differenze tariffarie da Regione a Regione.

Infatti, ricorda l’Agenzia delle Entrate, nella guida aggiornata al 26.01.2010, come la legge Finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006) aveva stabilito che gli aumenti regionali intervenuti nel corso degli anni precedenti, rispetto alla tariffa base per autovetture, a suo tempo varata con il decreto interministeriale del 27 dicembre 1997, erano da ricalcolare  nuovamente – con effetto dal 2007 ed entro il limite del 10% – prendendo a base, per conteggiare la maggiorazione, i nuovi importi approvati con la Finanziaria 2007.

Analoga  previsione fu stabilita per la tariffa relativa ai motocicli, approvata con la legge 286/06.

Ulteriori differenze di disciplina tra Regione e Regione – anche fuori dall’ambito strettamente tariffario – possono essere tuttora vigenti sulla base della specifica normativa regionale che in talune Regioni fu varata fino a tutto il 2003.

A tal riguardo, l’articolo 2 del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207 ha prorogato di due anni – fino al periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2010 – il termine entro cui ciascuna Regione interessata potrà sopprimere eventuali difformità di disciplina all’epoca stabilita rispetto alla normativa statale che – in futuro – dovrebbe diventare l’unica applicabile in qualunque Regione a garanzia della uniformità delle regole di dettaglio applicabili, salve solo eventuali differenze tariffarie.

Chi è tenuto al pagamento

Obbligato al pagamento è colui che, nel pubblico registro automobilistico (Pra), risulta proprietario del veicolo l’ultimo giorno stabilito per il pagamento.

Per i residenti in Lombardia, tuttavia, vige una regola diversa secondo cui è obbligato al pagamento colui che nel Pra risulta essere proprietario del veicolo il primo giorno del periodo fisso.

Recenti disposizioni hanno inoltre precisato chi deve intendersi obbligato in talune particolari situazioni: in caso di locazione finanziaria, pertanto, l’obbligo di pagamento è in capo all’utilizzatore piuttosto che in capo al proprietario.

Lo stesso vale in caso di usufrutto e di acquisto con patto di riservato dominio: l’obbligo di pagamento cade in capo all’usufruttuario e all’acquirente.

Ai soli fini della individuazione della competenza territoriale – tuttavia – fa fede il luogo di residenza del soggetto proprietario del veicolo.

Pagamento periodico e rinnovo alla scadenza

Il pagamento del bollo auto segue regole diverse a seconda che si tratti di primo pagamento ovvero di rinnovo (versamento, cioè, collegato a un pagamento precedente).

Poiché al rinnovo sono interessati un numero elevatissimo di contribuenti (nell’ordine di alcune decine di milioni), il sistema dei pagamenti è storicamente congegnato in modo da evitare code e affollamenti.

E’ per tale ragione che tutte le scadenze sono scaglionate nel corso dell’anno e le fasce di contribuenti distribuite nei diversi mesi dell’anno in ragione sia del tipo di veicolo posseduto sia della data di immatricolazione (per quanto attualmente, in realtà, cominciano a diffondersi modalità di pagamento on line capaci di evitare alla radice tale problematica).

Si spiega così il perché, in sede di prima immatricolazione, vi sono regole predeterminate di incanalamento delle future scadenze di rinnovo entro binari predefiniti che variano appunto in base alla tipologia del veicolo (queste regole sono state derogate nelle regioni Piemonte e Lombardia).

Dal punto di vista del contribuente, tuttavia, non ci sono difficoltà di sorta nel momento del rinnovo.

Basta semplicemente collegarsi alla scadenza dell’ultimo bollo pagato ed evitare l’errore di versare il dovuto in anticipo o in ritardo rispetto alla scadenza naturale.

Il rinnovo di pagamento va infatti effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza del bollo precedente.

Questa è una regola che (salvo casi di proroga espressa) vale sempre e per qualsiasi tipo di veicolo (autovetture, motocicli, autocarri, ecc.).

Ad esempio, il bollo scaduto a luglio, va rinnovato entro agosto, quello scaduto ad agosto va rinnovato entro settembre.

Quando l’ultimo giorno del mese cade di sabato o di giorno festivo, il termine è prorogato di diritto al primo giorno lavorativo successivo.

Per i motocicli la scadenza naturale per il rinnovo del bollo può solo essere o nel mese di febbraio, o ad agosto di ogni anno.

Ciò dipende dalla scadenza dell’ultimo bollo pagato in precedenza.

E’ sbagliato, quindi, pagare il rinnovo in mesi dell’anno diversi, come a esempio nel corso del mese di gennaio.

Entro tale mese scade invece il termine per le vetture con ultimo bollo pagato fino a dicembre dell’anno prima, nonché il termine di versamento per tutte le tasse fisse: ciclomotori, minicar, roulottes, targhe di prova, ecc..

Principali scadenze per il rinnovo  

SCADENZA

TERMINE DI PAGAMENTO (senza sanzioni)

DIC 2009

1 febbraio 2010

GEN 2010

1 marzo 2010

APR 2010

31 maggio 2010

AGO 2010

30 settembre 2010

SET 2010

2 novembre 2010

DIC 2010

31 gennaio 2011

GEN 2011

28 febbraio 2011

Ravvedimento

Chi versa in ritardo è soggetto sempre a interessi e sanzioni, in caso di ravvedimento operoso nel termine di 30 giorni dalla scadenza, oltre al bollo, è necessario pagare una sanzione pari al 2,5% dell’importo della tassa (misura ridotta dallo scorso anno grazie alle disposizioni contenute nel primo decreto anticrisi – Dl 185/2008).

La “penalità” sale al 3% se il ravvedimento avviene dopo i 30 giorni, ma in ogni caso entro un anno.

A parte, gli interessi (al tasso legale dell’1% annuo), che vanno calcolati giorno per giorno a decorrere da quello successivo alla data di scadenza del mancato pagamento e fino al momento della regolarizzazione.

 

 

4) Per fruire del regime del margine non basta solo la specifica in fattura

Le cessioni degli acquisti intracomunitari di autoveicoli usati possono essere sottoposte al regime del margine, quindi senza addebito dell’Iva, soltanto se si possa dimostrare la sussistenza dei presupposti normativi.

Infatti, occorre che il cessionario nazionale faccia una valutazione sull’applicabilità della disciplina agevolativa secondo le regole dell’ordinaria diligenza e in base a elementi oggettivi, fornendo la prova dell’esistenza dei presupposti.
Così ha stabilito  la C.T.R. di Firenze, con la sentenza n. 107/30/09, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate su una controversia in cui era stata accertata la mancanza delle condizioni per l’applicazione della disciplina del margine.

Come è stato osservato, il regime del margine si applica alle cessioni di beni usati, oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, al fine di evitare che la vendita di tali beni sia sottoposta a un’ulteriore applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, quando essi sono stati acquistati senza Iva (cioè, provengono da soggetti passivi nazionali o comunitari che hanno assoggettato il bene allo stesso regime o da privati) o con Iva indetraibile (provengono da soggetti passivi che non possono detrarre l’imposta assolta sull’acquisto).

Fatto

Una società, esercente l’attività di commercio di autoveicoli, aveva presentato ricorso avverso un accertamento

L’Agenzia delle Entrate ha emesso accertamento ad una società, per mancanza dei requisiti per l’applicazione del regime del margine, recuperando l’Iva dovuta sulle cessioni nazionali di autoveicoli usati derivanti da acquisti intracomunitari erroneamente assoggettati dal cedente comunitario e dal successivo cedente nazionale a tale regime.

Il contribuente si era giustificato affermando di non sapere se il cedente comunitario dovesse applicare o meno il regime del margine e che una volta che la fattura era stata emessa con l’indicazione del regime del margine, il cessionario nazionale non poteva sindacare tale scelta, inoltre non era stato provato dall’Agenzia che il cedente comunitario avesse detratto l’Iva, in quanto, essendo una mera facoltà e non un obbligo, la detrazione poteva non essere avvenuta in concreto.

Tali motivi di difesa erano stati accolti in sede di primo ricorso del contribuente, talché che la relativa sentenza è stata appellata dall’ufficio del fisco a causa del fatto che, per l’applicazione del regime agevolativo, era ininfluente che nella fattura emessa dal fornitore comunitario fosse indicato che l’operazione era soggetta al regime del margine.

Infatti, tale circostanza non escludeva la responsabilità dell’acquirente nazionale qualora, da elementi oggettivi, fosse agevolmente desumibile che il cedente comunitario non potesse applicare l’agevolazione.

E ciò era facilmente rilevabile nella fattispecie concreta, in cui appariva, dall’esame dei libretti di circolazione degli autoveicoli, che le società estere di prima immatricolazione erano imprese di noleggio e, quindi, potevano detrarre l’imposta.
Inoltre, in aggiunta ai motivi principali, l’Amministrazione ha ritenuto di scarsa importanza la dimostrazione che il primo acquirente del veicolo avesse detratto effettivamente l’Iva sull’acquisto, giacché il regime del margine spetta solo ai soggetti passivi che non possono detrarre l’imposta a causa di una limitazione normativa alla detrazione.

 

 

5) Le attività dei verificatori si possono estendere al di fuori dell’incarico ricevuto

La verifica fiscale è un’indagine finalizzata all’acquisizione di ogni elemento utile all’accertamento dell’imposta e diretta, quindi, a determinare complessivamente la capacità contributiva di un soggetto.

Pertanto, le attività dei verificatori possono anche estendersi oltre l’ambito oggettivo dell’incarico, che ne costituisce solo il necessario punto di partenza.
In tal senso si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26321/2009.

La verifica fiscale, sia “generale” (cioè mirata all’approfondimento della posizione fiscale di un soggetto, in relazione alla totalità dei tributi), sia “parziale” (rivolta all’approfondimento del rapporto del contribuente nei confronti di uno o più tributi in particolare), sia, inoltre, “speciale” (vale a dire riguardante singoli atti oppure un complesso di atti di gestione), costituisce, in ogni caso, attività d’indagine finalizzata all’acquisizione e al reperimento di ogni elemento utile all’accertamento dell’imposta e alla repressione dell’evasione e delle altre violazioni alle norme tributarie.

Ciò vale qualsiasi sia il suo oggetto che non va confuso con la finalità della verifica fiscale, che resta quella di acquisire una serie di informazioni grazie alle quali gli uffici preposti hanno la possibilità di ricomporre i volumi d’affari dei contribuenti, nonché i relativi redditi imponibili.

 

 

6) Continua la lotta all’evasione nel 2010: Secondo Befera sarà l’anno dei servizi

Il 2010 sarà l’anno dei servizi, pur restando la lotta all’evasione l’obiettivo primario dell’Amministrazione finanziaria.

Lo ha precisato a Telefisco 2010 il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.

Sul versante della lotta all’evasione, aumenteranno nel 2010, i controlli da redditometro, così come le indagini finanziarie.

Il direttore delle Entrate ha poi ricordato l’impegno dell’amministrazione sul fronte dello scudo fiscale.

Ma, secondo Befera, il 2010 sarà caratterizzato come anno dei servizi.

Verrà completata la riorganizzazione dell’Agenzia, con l’istituzione di tutte le direzioni provinciali.

Sarà ristrutturato anche il sito delle Entrate, con lo scopo di semplificare alcune operazioni per i cittadini, senza che questi debbano rivolgersi agli uffici.
Il campo dell’informatica subirà un incremento con l’uso della Pec.

Befera ha annunciato infine la semplificazione di tutta la modulistica delle Entrate, per la quale ci sarà un tavolo tecnico con i professionisti.

L’attuale modulistica deriva infatti dalla riforma del 1972 e da tutte le stratificazioni normative successive.

A breve ci sarà anche una nuova cartella esattoriale di Equitalia, che produrrà un’ulteriore semplificazione.

Il direttore delle Entrate ha chiesto anche un impegno diretto dei professionisti, chiamati a diffondere nei contribuenti il senso della lealtà fiscale.

“Chiedo ai professionisti – ha detto Befera – di non favorire, se non proprio scoraggiare, progetti di evasione che in qualche caso vedono la protagonisti anche alcuni commercialisti”.

Ha offerto, in tal senso, la sua disponibilità Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili.

Siciliotti ha, infine, aperto alla collaborazione per rielaborare lo strumento del redditometro.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

 

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