Novità fiscali del 21 gennaio 2010: adempimenti comunitari, in arrivo le regole IVA; multa deducibile ai fini delle imposte sui redditi; IVA sulla cessione di fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione edilizia; nuova disciplina dei conferimenti in natura nelle società azionarie: possibili applicazioni nell’ambito di fusione e trasformazione?

 

 

Indice:

 

1) Adempimenti comunitari: In arrivo le regole I.V.A.

 

2) Multa deducibile ai fini delle imposte sui redditi

 

3) Sanatoria Colf: Ampliata la platea dei familiari che possono concorrere al raggiungimento del requisito reddituale richiesto

 

4) Iva sulla cessione di fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione edilizia (accatastamento nella categoria “F” prima della cessione)

 

5) Quale tassazione applicare sulla divisione ereditaria stipulata in Francia tra più coeredi avente per oggetto beni immobili sia in Francia sia in Italia

 

6) Nuova disciplina dei conferimenti in natura nelle società azionarie: Possibili applicazioni nell’ambito della fusione e della trasformazione ?

 

 

1) Adempimenti comunitari: In arrivo le regole I.V.A.

Nell’ultima versione dello schema di D.Lgs. di riforma dell’I.V.A., in attesa del varo definitivo, viene stabilito che non è più necessaria l’autofattura per le prestazioni che l’impresa nazionale riceve da fornitori U.E.: l’applicazione dell’I.V.A. può si potrà effettuare mediante l’integrazione della fattura del fornitore.
Inoltre, viene modificato il momento di effettuazione dell’operazione, relativamente alle prestazioni generiche scambiate con soggetti passivi esteri, che si considereranno effettuate all’atto della loro ultimazione, se antecedente al pagamento del corrispettivo.

Viene previsto l’accesso al rimborso infrannuale per le imprese che fatturano prevalentemente prestazioni già disciplinate dall’art. 40 del D.L. n. 331/1993 nei confronti di soggetti passivi stabiliti in altri Stati membri.

Inoltre, in evidenza:

La territorialità delle prestazioni di servizi prevede l’applicazione di regole diverse a seconda se il committente sia un soggetto passivo d’imposta o un privato.

Sono considerati soggetti passivi ai fini della territorialità Iva:

a) esercenti attività d’impresa, arti e professioni;

b) enti, associazioni e altre organizzazioni;

c) enti, associazioni e altre organizzazioni, non soggetti passivi, identificati in Italia.

Gli elenchi Intrastat riferiti al 2010 andranno presentati esclusivamente in via telematica, anche se l’obbligo verrà posticipato dal prossimo mese di aprile. Inoltre non vi sarà più la periodicità annuale ma solamente mensile o trimestrale (inizialmente per operazioni Ue fino a 50.000 euro).

Infine, i soggetti non residenti che pagano l’IVA in altro Stato Ue dovranno chiedere i rimborsi direttamente all’Agenzia delle Entrate.

2) Multa deducibile ai fini delle imposte sui redditi

E’ deducibile, in determinate condizioni, la multa pagata per i veicoli aziendali.

In particolare, sulla specifica questione della deducibilità fiscale delle contravvenzioni e degli oneri di dissequestro di un camion, non esiste una soluzione consolidata.

Secondo la Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro nell’ipotesi esaminata in un quesito la multa relativa a tale dissequestro del camion é deducibile.

Peraltro, non ha convinto la motivazione dell’Amministrazione finanziaria e la tesi di quella parte della giurisprudenza che esclude l’inerenza delle sanzioni rispetto all’attività dell’impresa.

A conferma di ciò lo stesso Ministero delle finanze con RM 27/4/91 n. 9/174 ha riconosciuto la deducibilità delle penalità derivanti da responsabilità contrattuali.

Nell’auspicare un consolidamento della giurisprudenza in tal senso, la Fondazione Studi citata ha evidenziato che in caso di verifica certamente l’organo ispettivo eccepirà la non deducibilità della contravvenzione e che l’esito del contenzioso si preannuncia incerto.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 20.01.2010)

 

 

3) Sanatoria Colf: Ampliata la platea dei familiari che possono concorrere al raggiungimento del requisito reddituale richiesto

Semplificata anche la procedura per la sottoscrizione del contratto di soggiorno nell’ipotesi in cui il datore di lavoro non sia in grado di recarsi personalmente allo sportello Unico.

Il Ministero dell’Interno ha ampliato la platea dei familiari che possono concorrere al raggiungimento del requisito reddituale richiesto per la sanatoria delle colf, il dettato normativo non va interpretato in senso restrittivo.

Per conseguenza gli Sportelli Unici che avevano già respinto varie istanze, dovranno riesaminarle alla luce della circolare n. 8456/09.

La legge 102/09 prevedeva per la regolarizzazione di extracomunitari irregolari prestatori di lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare (colf, babysitter, giardiniere, ecc.), il possesso di un reddito minimo di 20mila euro annui, elevati a 25mila in caso di nucleo familiare composto da più soggetti conviventi.

Il Ministero, peraltro, aveva prima precisato che il cumulo dei redditi era possibile solo per il nucleo familiare, intendendo per famiglia quella prevista dalla normativa vigente, ossia i familiari che hanno la medesima residenza, poi che un figlio non convivente con i genitori poteva presentare istanza di emersione dal lavoro irregolare a favore di una colf che presta servizio presso i genitori stessi.

Su queste basi si sono mossi gli Sportelli Unici in questi mesi, respingendo ad esempio, le domande dei datori che non raggiungevano il reddito richiesto.

In atto il Ministero ammette il calcolo dei redditi comprendendo non solo quello dei familiari che hanno la medesima residenza, ma anche la famiglia anagrafica (DPR 223/89).

Si tratta, quindi, di poter comprendere nel computo anche i redditi delle persone legate da matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela e vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune.

Peraltro, vige l’obbligo di comunicare all’Autorità di PS l’alloggio o l’ospitalità concessa agli stranieri extracomunitari ai sensi dell’art. 7 del TU immigrazione.

Per la chiamata al SUI alla quale il datore non possa essere presente, possono intervenire (esibendo un documento che provi l’impossibilità del datore) il coniuge, i figli, altri parenti in linea retta o collaterale fino al 3° grado.

Soggetti diversi da questi, invece, potranno sottoscrivere il contratto non solo con apposita procura notarile, ma anche solo con delega o mandato o procura con firma autenticata nel Comune di residenza del datore.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 20.01.2010)

 

 

 

 

4) Iva sulla cessione di fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione edilizia (accatastamento nella categoria “F” prima della cessione)

La cessione di un fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione edilizia, posta in essere da un soggetto Iva, è soggetta ad Iva ” essendo l’operazione esclusa dall’ambito applicativo dell’art 10 nn 8-bis e 8-ter, trattandosi di un bene ancora nel ciclo produttivo”.

L’aliquota Iva applicabile alla cessione del fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione è stabilita nel 20%, nel 10% o nel 4% della base imponibile e potrà essere stabilita solo a seguito della concreta individuazione dell’oggetto della cessione , del momento in cui verrà effettuata la cessione stessa (anche in relazione allo stato di avanzamento dei lavori) e dell’analisi della posizione delle singole parti del contratto.

Al fine della determinazione dell’aliquota non si devono considerare solo le caratteristiche del fabbricato preesistente oppure solo quelle del fabbricato che risulterà alla fine dell’intervento.

La soluzione va infatti trovata analizzando l’intera fattispecie in un’accezione più ampia.

E’ preferibile, prima di procedere alla cessione dell’immobile in fase di ristrutturazione, di accatastarlo nella categoria “F”.

E’ questo una delle considerazioni contenuta nel documento (Studio n. 88-2009/T approvato il 12.11.2009) del Consiglio Nazionale del Notariato pubblicato sul proprio sito web il 20.01.2010.

Dallo studio è, infatti, emersa (riguardo la problematica della cessione di beni strumentali) la presenza di tre tipologie di cessione di bene in ristrutturazione cui si applicano regole diverse proprie del sistema Iva a seconda dell’oggetto che viene dedotto e del momento in cui vengono poste in essere.

Le rispettive aliquote Iva sono quindi anch’esse diverse, anche perché riferite a cessioni inserite in un particolare contesto negoziale .

Pertanto, si possono venire a configurare i seguenti casi:

a) vendita di bene strumentale che sarà oggetto di ristrutturazione effettuata prima dell’inizio dei lavori (art. 10 primo comma n. 8-ter DPR 633/72).

La vendita può avere ad oggetto un bene strumentale con riferimento al quale i lavori edili di ristrutturazione non siano stati effettivamente iniziati. Ai fini fiscali rilevano le caratteristiche che il bene aveva in origine;

b) vendita di fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione (i cui lavori sono iniziati almeno con la demolizione parziale).

Venduto come tale – nel caso in cui non ricorrono le condizioni per ritenere applicabili le aliquote Iva ridotte.

La vendita potrà avere ad oggetto un fabbricato strumentale in corso di ristrutturazione i cui lavori sono iniziati e che viene venduto come tale con applicazione dell’aliquota Iva ordinaria del 20%.

Il bene oggetto della vendita sarebbe quindi un fabbricato strumentale del quale è in corso la parziale demolizione (fase iniziale e primaria della ristrutturazione edilizia) le cui caratteristiche oggettive non consentono di applicare la normativa disciplinante le aliquote ridotte (ad esempio perchè le case da realizzare sono di lusso; perchè non ricorrono le qualità soggettive del venditore o dell’acquirente ecc.) oppure perchè semplicemente le parti non intendono avvalersene (quando il venditore e l’acquirente non intendono impegnarsi in ordine al completamento dei lavori con mantenimento della destinazione progettuale).

La vendita non conterrà la disciplina della permanenza della originaria destinazione e neanche la regolamentazione pattizia di ciò che ne consegue.

Alla fine dell’intervento edilizio quindi il bene “potrà” avere (salvo varianti in corso d’opera) natura residenziale, ma ciò non risulta determinante per la qualifica propria dell’oggetto e la individuazione della relativa disciplina fiscale.

L’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 58 del 21.02.2008) si è espressa nello stesso senso.

Per cui vanno considerate le caratteristiche che il bene ha al momento dell’atto: Quelle di bene in ristrutturazione;

c) vendita di “fabbricato strumentale da ultimare con destinazione residenziale” – ricorrono le condizioni per l’applicazione delle aliquote Iva ridotte – (nn. 21, 21-bis e n. 127-undecies della Tabella A parte III del decreto Iva).

La vendita può infine avere ad oggetto un fabbricato che, benchè in ristrutturazione, sarebbe “progettualmente” destinato ad uso residenziale in base ad un progetto corredato da idoneo titolo abilitativo edilizio.

Per configurare tale contratto sarà necessario considerare che il venditore abbia effettivamente iniziato i lavori e che la parte acquirente dovrà impegnarsi a completare l’intervento di ristrutturazione edilizia, senza ulteriori modifiche di destinazione d’uso, documentando la ultimazione dei lavori e la permanenza della originaria destinazione.

In tal caso pur potendosi prescindere dalla destinazione catastale del bene sarebbe opportuno che l’atto di vendita avesse ad oggetto un fabbricato censito in categoria catastale F; nel contempo sarebbe auspicabile che il contratto prevedesse uno specifico programma negoziale (previsione della voltura del permesso di costruire, la indicazione dei termini di costruzione, impegno al completamento dei lavori, comunicazioni obbligatorie tra le parti, ecc.).

Il negozio inoltre dovrebbe regolamentare anche la fase successiva alla cessione, alla quale anche il costruttore originario/venditore non potrebbe più disinteressarsi in quanto condizionante il regime impositivo Iva dell’operazione.

(con la variazione dell’imposta e la rettifica della detrazione .

In conclusione, visto che l’oggetto al momento dell’atto potrebbe definirsi un “fabbricato residenziale in corso di ultimazione”, viene ritenuta applicabile l’aliquota ridotta del 4% o del 10 % (a seconda di quale dei casi ricorre).

Andranno, pertanto, considerate le caratteristiche che il bene avrà al termine dei lavori.

 

 

5) Quale tassazione applicare sulla divisione ereditaria stipulata in Francia tra più coeredi avente per oggetto beni immobili sia in Francia sia in Italia

Tale problematica è stata esaminata nello Studio n. 152-2009/T (approvato il 12.11.2009) del Consiglio Nazionale del Notariato pubblicato sul proprio sito web il 20.01.2010

L’analisi risponde in primo luogo ad uno specifico quesito relativo ad una divisione ereditaria stipulata in Francia tra più coeredi, francesi residenti in Francia, avente per oggetto beni immobili in Francia e beni immobili in Italia, ma riguarda, necessariamente, ogni atto fiscalmente dichiarativo stipulato all’estero in forma pubblica o autenticata ed avente per oggetto sia beni “esteri”, sia beni “italiani”, per il quale atto sia necessario il deposito dell’atto imposto dalla legge notarile.

Infatti, in tutti i casi in cui l’atto estero sia depositato presso un notaio italiano o presso l’Archivio notarile, occorre stabilire quale sia il regime fiscale del relativo verbale di deposito e, più precisamente, se e come sia inciso dalle imposte indirette sugli affari anche l’atto depositato.

Lo specifico quesito ha riguardato una divisione stipulata in Francia per atto notarile avente per oggetto beni immobili posti in Francia e beni immobili posti in Italia, con valori di 10.000.000 euro circa per i beni francesi e di circa 100.000 euro per i beni italiani, precisando che l’assegnatario del bene in Italia riceve (in Francia) un conguaglio di 1.000.000 di euro.

Per tale fattispecie si sono poste le seguenti questioni: Su quale importo deve essere calcolata l’imposta di divisione, e se il conguaglio sconta imposta in Italia.

In base al principio di applicazione dell’imposta ai soli beni che abbiano collegamento con il territorio dello Stato, così come non è dovuta l’imposta di registro proporzionale sui negozi portanti “trasferimento” di diritti su immobili posti all’estero, così essa non è dovuta sui negozi dichiarativi-distributivi aventi per oggetto gli stessi beni.

Per cui si giunge al risultato della non imponibilità della divisione per il valore attribuito dalle parti ai beni esteri.

Pertanto, sulla divisione prospettata nel quesito è dovuta l’imposta solo relativamente ai beni immobili posti in Italia, con l’aliquota propria degli atti dichiarativi (1%).

Pare ritenere che il meccanismo della “rettifica/imposizione sul conguaglio presunto” non trovi spazio di applicazione, a causa della impossibilità di attuare pienamente le regole poste a base del potere di rettifica nelle divisioni e dell’inaccettabilità di una rettifica parziale da cui il conguaglio venga ipotizzato senza alcuna parametrazione.

Riguardo al potere di rettifica, le modifiche apportate dal D.L. 223/06 all’art. 52 TUR (in base alle quali, per le cessioni di immobili, è stato soppresso il limite al potere di rettifica del valore dei beni dichiarato in misura non inferiore a quello c.d. tabellare) non riguardano le divisioni, la cui estraneità al concetto di cessione lascia invariato il sistema precedente, con la conseguenza che per esse vale ancora il limite al potere di rettifica allorché il valore degli immobili dichiarato dalle parti sia pari o superiore a quello “tabellare”.

Infine, per le imposte ipotecaria e catastale non si ripetono i problemi legati alla nazionalità, perché esse sono dovute in relazione alla pubblicità italiana e sono strettamente legate alla trascrizione e volturazione.

 

 

6) Nuova disciplina dei conferimenti in natura nelle società azionarie: Possibili applicazioni nell’ambito della fusione e della trasformazione ?

Infine, il Consiglio Nazionale del Notariato, con lo Studio n. 224-2009/I approvato il 19.11.2009 e pubblicato sul proprio sito web il 20.01.2010 ha esaminato la seguente problematica: Ci si chiede se – nonostante il silenzio del legislatore sulla possibilità di applicare il nuovo regime di valutazione dei conferimenti in natura di cui agli artt. 2343-ter, 2343-quater, 2440 e 2440-bis c.c. anche a fattispecie diverse dalla costituzione di società azionarie o dall’aumento del loro capitale sociale e indipendentemente dal condividere l’idea che si tratti di un regime alternativo di valutazione e non già di deroga alla disciplina recata dall’art. 2343 c.c. – tale regime sia applicabile anche:

– alla fusione omogenea di società di capitali, quando azionaria sia la incorporante o la società risultante dalla fusione e si imputi al capitale della stessa post fusione una somma superiore alla somma dei netti contabili delle società fuse;

– alla fusione eterogenea cui partecipi quale incorporante o società risultante dalla fusione una società azionaria;

– alla trasformazione – progressiva o eterogenea – in società azionaria.

Il citato studio esamina appunto l’intera fattispecie.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

 

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it