Novità fiscali del 18 gennaio 2010: nuova disciplina IVA per i servizi intracomunitari dal 1° gennaio 2010 – chiarimenti per gli enti non commerciali; doppie imposizioni: convenzione Italia-Arabia Saudita; procedure telematiche estese anche agli agenti della riscossione; niente rimborso IVA per l’esente; sentenza penale non è automatica nel campo tributario; guida per il finanziamento alle imprese in crisi; verifica fiscale: le informazioni fornite dal contribuente hanno valore indiziario

 

 

Indice:

 

1) Settore IVA: Nuova disciplina per i servizi intracomunitari dal 1° gennaio 2010 – Chiarimenti per gli enti non commerciali

 

2) Doppie imposizioni: Convenzione Italia-Arabia Saudita

 

3) Procedure telematiche estese anche agli agenti della riscossione

 

4) Niente rimborso Iva per l’esente

 

5) SISTRI: Gestione rifiuti al via

 

6) Sentenza penale non è automatica nel campo tributario

 

7) Guida per il finanziamento alle imprese in crisi

 

8) Verifica fiscale: Le informazioni fornite dal contribuente hanno valore indiziario

 

 

1) Settore IVA: Nuova disciplina per i servizi intracomunitari dal 1° gennaio 2010 – Chiarimenti per gli enti non commerciali

Secondo l’interpretazione dall’Ufficio Studi della F.I.G.C., per l’acquisto fuori da Italia per l’attività istituzionale, la relativa Iva non é detraibile, e, quindi, andrà registrata in un registro a parte e dovrà essere versata all’Erario.

Inoltre, l’interpretazione conferma l’obbligo del modello Intrastat, in via telematica, anche se si attendono le conferme normative.

Riguardo l’attività commerciale, confermata la procedura del reverse charge con emissione di autofattura e registrazione sia nel registro delle fatture emesse sia nel registro degli acquisti. 

Dal 01.01.2010 sono entrate in vigore le nuove regole in materia di Iva per i servizi intracomunitari, per i rimborsi dell’imposta ai soggetti passivi non residenti nonché per la redazione dei modelli Intrastat, recate dalle Direttive comunitarie, e recepite dall’Italia con apposito decreto legislativo in attesa di pubblicazione nella G.U..

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 58/E del 31.12.2009, ha fornito alcune indicazioni sulla nuova disciplina.

L’Ufficio Studi tributari della Federazione Italiana Gioco Calcio, con la circolare n. 25 del 13.01.2010, ne ha illustrato, di seguito, le novità più rilevanti.

Per rendere più semplice e più sicura la tassazione dei servizi tra soggetti residenti (cd. “stabiliti”) in Paesi diversi, comunitari ed extracomunitari, alla regola in vigore fino al 31.12.2009, ancorata alla residenza del prestatore del servizio, è stata aggiunta una nuova regola generale collegata alla residenza del committente se soggetto passivo IVA.

Al contrario, per le prestazioni rese a privati consumatori, si conferma come regola generale, quella della tassazione nel luogo di residenza del prestatore.

Viene introdotta una distinzione tra le prestazioni tra soggetti entrambi passivi IVA, cioè entrambi titolari di partita IVA, denominate “Business to Business”, in breve B2B, e quelle tra soggetti dei quali colui che riceve il servizio è un consumatore finale, che non detrae l’IVA sugli acquisti, denominate “Business to Consumer”, in breve B2C.

Per quanto riguarda le prestazioni “Business to Business” – B2B-, di servizi, cosiddetti generici, queste, dal 1° gennaio 2010 sono, di regola imponibili nello Stato di residenza del committente e non più in quello del prestatore, come prima previsto.

Pertanto, in linea generale, i servizi forniti ad un soggetto passivo residente (stabilito) in un Paese diverso da quello in cui è stabilito il prestatore, devono seguire il meccanismo dell’inversione contabile (“reverse charge”), ossia il committente deve provvedere all’emissione dell’autofattura per i costi sostenuti.

Quindi, il committente italiano, soggetto passivo IVA, che riceve la prestazione da un soggetto passivo non residente in Italia, deve emettere autofattura (reverse charge).

Anche le intermediazioni sono soggette alla nuova disposizione generale, indipendentemente dalla territorialità dell’operazione sottostante.

La nuova disciplina (B2B) non si applica ad una serie di prestazioni di servizi per le quali, invece, si applicano criteri diversi a seconda della natura del servizio.

Si tratta di:

– servizi relativi agli immobili che restano soggetti ad IVA nel Paese ove è situato l’immobile;

– locazioni, anche finanziarie, noleggio e simili di mezzi di trasporto di breve durata (30 giorni) che sono soggette ad IVA nel paese ove il mezzo è messo a disposizione;

– servizi di ristorazione e catering che sono soggetti ad IVA nel Paese ove i servizi stessi sono materialmente resi;

– servizi relativi ad attività culturali, scientifiche, sportive, fiere ed esposizioni, che sono soggette ad IVA nel Paese ove è effettuato il servizio;

– servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione che sono soggetti ad IVA nel Paese ove è effettuato il servizio.

Le prestazioni di servizi rese da un soggetto passivo italiano nei confronti di un soggetto passivo stabilito in un altro Stato comunitario, che non sono soggette ad imposta in Italia, vanno comunque fatturate con l’indicazione di “operazione non soggetta” e del numero di partita IVA del cessionario/committente.

La nuova disciplina ha introdotto una importante innovazione nei confronti degli enti non commerciali.

Essi devono emettere autofattura assolvendo l’imposta non solo per i servizi loro forniti nell’ambito dell’attività commerciale ma anche per i servizi loro forniti, in ambito dell’attività istituzionale, da prestatori non residenti in Italia.

L’ente non commerciale deve, però, sempre distinguere gli acquisti di servizi in ambito commerciale da quelli in ambito istituzionale dal momento che, per i servizi acquisiti in ambito commerciale, l’ente deve eseguire la registrazione nel registro delle fatture emesse e in quello degli acquisti (reverse charge), mentre per i servizi acquisiti in ambito istituzionale, l’ente deve procedere alla registrazione su apposito registro, come già accade per gli acquisti di beni intracomunitari in ambito istituzionale, e versare separatamente l’IVA relativa. Infatti, nell’acquisizione di servizi in ambito istituzionale, l’imposta, che dal 1° gennaio 2010 si applica nel Paese del committente, non è, comunque, detraibile per l’ente non commerciale committente.

Pertanto, al momento della ricezione della fattura emessa dal prestatore (comunitario) del servizio senza l’indicazione dell’IVA, l’ente non commerciale, che acquisisce il servizio in ambito istituzionale, deve applicare e versare l’imposta relativa alla prestazione ricevuta, imposta che rimane un costo per l’ente.

Per le prestazioni di servizi generici Business to Consumer – B2C -, e, cioè, per le prestazioni di servizi rese da un soggetto passivo ad un soggetto privato stabilito in un Paese comunitario o extracomunitario, l’imposta si applica nel Paese di residenza (stabilimento) del prestatore del servizio.

Pertanto, nel caso di prestazione fornita dal soggetto passivo stabilito in Italia a soggetto privato non stabilito in Italia, l’IVA è dovuta nel nostro Paese, mentre se la prestazione è resa da un soggetto passivo non stabilito in Italia ad un soggetto privato italiano, l’IVA è dovuta nel Paese in cui è stabilito il prestatore del servizio.

E’ stata introdotta l’obbligatorietà della presentazione degli elenchi Intrastat anche per i servizi (esclusi quelli esenti), sia resi che ricevuti.

La presentazione può essere eseguita esclusivamente per via telematica.

Viene evidenziato che l’obbligo di presentazione dei modelli INTRA è esteso a tutti i soggetti (a prescindere dunque dall’effettuazione di acquisti o cessioni di beni intracomunitari) che hanno reso o ricevuto prestazioni di servizi intracomunitarie anche per una sola prestazione di servizio.

Riguardo alla frequenza della presentazione del modello (mensile/trimestrale) sono attesi  precisazioni dal decreto in corso di pubblicazione.

E’ stata profondamente innovata la normativa relativa al rimborso dell’IVA pagata in un altro Paese comunitario.

A partire dal 1° gennaio 2010, l’istanza deve essere presentata all’amministrazione fiscale dello Stato di residenza, in via esclusivamente telematica, tramite lo stato membro ove è stabilito il richiedente.

Pertanto, il soggetto passivo italiano che vanta il diritto al rimborso dell’IVA assolta in uno Stato della Comunità, deve richiedere il rimborso allo Stato estero presentando istanza all’Agenzia delle entrate competente in Italia, la quale provvederà ad inoltrare la richiesta del rimborso allo Stato membro.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate è individuato il competente ufficio dell’Agenzia e sono stabilite le modalità e i termini procedurali relativi alla richiesta.

Analogamente i soggetti passivi stabiliti in Stati membri che vantano rimborsi dell’IVA assolta in Italia, devono inoltrare la richiesta all’amministrazione fiscale del loro Paese.

 

 

2) Doppie imposizioni: Convenzione Italia-Arabia Saudita

Le disposizioni si applicano dal 1° gennaio 2010.

E’ entrata in vigore la Convenzione Italia-Arabia Saudita per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e per prevenire le evasioni fiscali.

Infatti, il 27.10.2009 si é  perfezionato  lo  scambio  delle notifiche previsto per l’entrata in vigore della Convenzione  tra  il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Regno  dell’Arabia Saudita per evitare le doppie imposizioni in materia  di  imposte  sul reddito e sul patrimonio e per prevenire  le  evasioni  fiscali,  con Protocollo aggiuntivo, autorizzata con legge 23 ottobre 2009, n. 159, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2009.

(Comunicato Ministero affari esteri del 13.01.2010, pubblicato sulla G.U. n. 9 del 13.01.2010)

 

 

3) Procedure telematiche estese anche agli agenti della riscossione

Dal 15 gennaio 2010, le procedure telematiche previste per gli adempimenti in materia di registrazione, trascrizione, iscrizione, annotazione e voltura degli atti relativi a diritti sugli immobili, possono essere utilizzate anche dagli agenti della riscossione.

Pertanto, le procedure telematiche  di  cui  all’art.  3-bis  del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 463, sono state estese agli  agenti  della riscossione.

(Provvedimento Agenzia Territorio del 18.12.2009,  pubblicato sulla G.U. n. 8 del 12.01.2009)

 

 

4) Niente rimborso Iva per l’esente

La società esercitante attività esente da IVA e che effettua acquisti da terzi non può richiedere il rimborso dell’imposta.

Deve essere considerato il rapporto che si genera tra il cedente, che acquista i beni, ed il cessionario, a cui il cedente stesso rivende i beni e che svolge attività esente.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 355 del 2010)

 

 

5) SISTRI: Gestione rifiuti al via

E’ entrato in vigore il D.M. del 17.12.2009, pubblicato sulla G.U. n. 9 del 13.01.2010, che ha istituito il SISTRI (sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti).

Sono circa 600.000 le aziende tenute ad aderirvi, tramite le Camere di commercio: Tra sei mesi, toccherà alle grandi imprese (con più di 50 dipendenti), seguite il mese successivo dalle imprese che contano da 11 a 50 dipendenti, mentre rimarranno escluse quelle con meno di 11 dipendenti.

A tutte le aziende di trasporto sarà consegnato il kit di controllo satellitare dietro il pagamento di un contributo annuale che va dai 100 ai 6-700 euro.

E’, quindi, nato il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi).

Comunicazioni: fase transitoria

Entro il 31 dicembre 2010, i produttori iniziali di rifiuti e le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti che erano tenuti alla presentazione del MUD dovranno comunicare al SISTRI – compilando l’apposita scheda le seguenti informazioni, relative al periodo dell’anno 2010 precedente all’operatività del sistema SISTRI, sulla base dei dati inseriti nel registro di carico e scarico:

a) il quantitativo totale di rifiuti annotati in carico sul registro c/s, suddiviso per codice CER;

b)per ciascun codice CER, il quantitativo totale annotato in scarico sul registro c/s, con le relative destinazioni;

c)per le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti, le operazioni di gestione dei rifiuti effettuate;

d)per ciascun codice CER, il quantitativo totale che risulta in giacenza.

Per un mese successivo all’operatività del SISTRI i soggetti di obbligati sono comunque tenuti agli adempimenti di cui agli articoli 190 (registro c/s) e 193 (formulario) del TUA.

Fase 1 (soggetti con più di 50 dipendenti)

Il SISTRI verrà gestito dal Comando carabinieri per la Tutela dell’Ambiente (CCTA), e sarà operativo secondo due successive fasi temporali.

Dal 180° giorno dalla data di entrata in vigore del DM 17.12.2009 il SISTRI sarà operativo:

– per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi (ivi compresi quelli di cui all’art. 212, comma 8, del DLgs n. 152/2006, da ora TUA) con più di 50 dipendenti,

– per le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g), del TUA con più di 50 dipendenti;

– per i commercianti e gli intermediari, per i consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti che organizzano la gestione di tali rifiuti per conto dei consorziati, nonché per le imprese di cui all’art. 212, comma 5 del TUA che raccolgono e trasportano rifiuti speciali, per le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti e per i soggetti di cui all’art. 5, comma 10, del DM 17.12.2009.

Tali soggetti dovranno, quindi, comunicare le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto della loro attività attraverso il SISTRI, utilizzando dei dispositivi elettronici (e le credenziali personali di autenticazione) che verranno loro consegnati in comodato d’uso, rimanendo pertanto di proprietà del SISTRI (si tratta di un dispositivo elettronico USB per accedere in sicurezza dalla propria postazione al Sistema, per ciascuna unità locale dell’impresa e per ciascuna attività di gestione dei rifiuti svolta all’interno dell’unità locale e di una “black box” e cioè di un dispositivo elettronico da installarsi su ciascun veicolo che trasporta rifiuti, con la funzione di monitorare il percorso effettuato dal medesimo).

Fase 2 (soggetti con non oltre 50 dipendenti)

Dal 210° giorno dalla data di entrata in vigore del DM 17.12.2009 decorre l’operatività del nuovo Sistema:

– per le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi (ivi compresi quelli di cui all’art. 212, comma 8, del TUA) che hanno fino a 50 dipendenti; – per i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g) del TUA che hanno tra i 50 e gli 11 dipendenti.

Dalla stessa data è comunque prevista la possibilità di aderire volontariamente al SISTRI per le imprese più piccole (e cioè, le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g) del TUA che non hanno più di 10 dipendenti, le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui all’art. 212, comma 8, del TUA, gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 c.c. che producono rifiuti non pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da attività diverse da quelle di cui all’art. 184, comma 3, lettere c), d) e g) del TUA).

Infine, esce di scena il sistema di rilevazione cartaceo che ha consentito di conoscere i dati relativi alla gestione dei rifiuti speciali con notevole ritardo.

 

 

6) Sentenza penale non è automatica nel campo tributario

Gli effetti della sentenza penale non si estendono automaticamente all’accertamento fiscale svolto dall’ufficio.

La sentenza penale irrevocabile di assoluzione dal reato tributario non esplica efficacia di giudicato automatica, ancorché i fatti accertati siano gli stessi per i quali l’Amministrazione finanziaria ha promosso l’accertamento nei confronti del contribuente.

La pronuncia può essere presa in considerazione dal giudice tributario come possibile fonte di prova nel contenzioso fiscale, ma non in maniera automatica.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 27954, del 30.12.2009)

 

 

7) Guida per il finanziamento alle imprese in crisi

Arrivano le “Linee – guida per il finanziamento alle imprese in crisi”.

Si tratta della versione finale del lavoro predisposto dall’Università di Firenze in collaborazione con il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e con Assonime.

Il testo finale presentato e pubblicato il 15.01.2010 su www.cndcec.it,  recepisce commenti e spunti emersi anche nel corso di convegni scientifici e di seminari, nonché l’esperienza che si è formata nel corso del 2008 e, soprattutto, nella seconda metà del 2009.

I contributi ricevuti, talvolta adesivi, talvolta critici, sempre costruttivi, sono stati decisivi.

È infatti possibile affermare che le presenti Linee-guida, ancorché in modo esplicito riflettano la posizione del Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili e di Assonime, interpretano e cercano di dare risposta ad un’esigenza di certezza largamente condivisa.

Esse sono dunque nate “dal basso”.

Obiettivo del lavoro è quello di ridurre le incertezze che gli operatori incontrano nel finanziamento delle operazioni di ristrutturazione, suggerendo prassi virtuose e comportamenti che, pur non essendo strettamente imposti dalla legge, possono aumentare il grado di sicurezza delle operazioni di finanziamento.

Destinatari delle proposte di modelli di comportamento, non prescrittivi, contenuti nelle Linee – guida, sono professionisti, imprese e anche istituiti di credito.

Il fenomeno del finanziamento alle imprese in crisi, reso più attuale dalla riforma del diritto fallimentare, sta acquisendo crescente importanza.

Le Linee-guida dovranno perciò essere riviste alla luce dell’esperienza e delle prime pronunzie giurisprudenziali che interverranno.

Proprio per questo si è scelto di intitolarle “Prima edizione”, per sottolinearne il carattere contingente ed aperto ad ulteriori contributi.

(C.N.D.C.E.C., nota del 15.01.2010)

 

 

8) Verifica fiscale: Le informazioni fornite dal contribuente hanno valore indiziario

Le informazioni fornite nel corso di un controllo dell’Amministrazione finanziaria hanno valore indiziario.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Firenze, con la sentenza n. 40/1/09 del 2009, secondo la quale la partecipazione attiva del contribuente alla verifica, tramite l’indicazione degli elementi di fatto necessari per la ricostruzione dell’attività e il calcolo dei ricavi effettivi, determina che quanto accertato in contraddittorio assuma un valore indiziario vincibile solo con idonea prova contraria fornita tempestivamente.

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

 


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