Novità fiscali del 10 dicembre 2009: patto di stabilità interno: nota sulla giurisprudenza costituzionale; trasparenza fiscale: scade il 31.12.2009 il termine per l'opzione e il rinnovo; in scadenza anche l’acconto Iva 2009; regole per il riconoscimento e la verifica del documento informatico in G.U.; imposta sugli intrattenimenti: istituiti i codici tributo per il recupero dell’Iva forfetaria

 






 


Indice:


 


1) Patto di stabilità interno: nota sulla giurisprudenza costituzionale


 


2) Trasparenza fiscale: Scade il 31.12.2009 il termine per l’opzione e il rinnovo


 


3) In scadenza anche l’acconto Iva 2009


 


4) Regole per il riconoscimento e la verifica del documento informatico in G.U.


 


5) Imposta sugli intrattenimenti: Istituiti i codici tributo per il recupero dell’Iva forfetaria


 


6) Altre di fisco


 


 


1) Patto di stabilità interno: nota sulla giurisprudenza costituzionale


L’Assonime ha reso disponibile la nota del 04.12.2009 sulla sentenza della Corte costituzionale n. 284/2009 che ha dichiarato legittime le disposizioni del D.L. n. 112/2008 che, per il triennio 2009-2011, stabiliscono limiti massimi alla spesa delle regioni e la sospensione del loro potere di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote e delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad esse attribuite con legge dello Stato.


Il Patto di stabilità interno


Il Patto di stabilità interno è diretta emanazione del Patto di stabilità e di crescita, stipulato dagli Stati membri dell’Unione europea per il controllo delle rispettive politiche di bilancio.


Il Patto di stabilità e di crescita, che ha il suo fondamento normativo negli artt. 99 e 104 del Trattato CE, si attua attraverso il rafforzamento delle politiche di vigilanza sui deficit e sui debiti pubblici.


In base al Patto gli Stati membri che, soddisfacendo tutti i parametri di Maastricht, hanno deciso di adottare l’Euro, devono continuare a rispettare nel tempo una serie di valori di riferimento.


Il Protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi fissa il limite di indebitamento netto e il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Uno dei principali obiettivi del Patto di stabilità interno è il controllo dell’indebitamento degli enti territoriali.


Per raggiungere gli obiettivi del Patto di stabilità interno lo Stato fissa i principi fondamentali nell’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario” (art. 117, comma 3, della Costituzione).


In base a tali principi e in armonia con la Costituzione gli enti territoriali possono stabilire a applicare tributi ed entrate propri (art. 119, comma 2, della Costituzione).


Giurisprudenza costituzionale in materia di patto di stabilità interno


Secondo la giurisprudenza costituzionale, la finalità di contenimento della spesa pubblica corrente deve essere ritenuta espressione della finalità generale di coordinamento finanziario.


Per cui il legislatore statale può legittimamente imporre alle regioni vincoli alle politiche di bilancio – anche se questi indirettamente incidono sull’autonomia regionale di spesa – per ragioni di coordinamento finanziario volte a salvaguardare, attraverso il contenimento della spesa corrente l’equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva, in connessione con il perseguimento di obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari. Tra questi ultimi c’è l’obbligo di rispettare il Patto di stabilità e di crescita.


Le norme statali che contengono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica non devono prevedere in modo esaustivo strumenti e modalità per il perseguimento degli obiettivi.


I vincoli derivanti dal Patto di stabilità interno si applicano in modo uniforme a tutti gli enti territoriali di una certa dimensione, poiché si tratta di una misura di emergenza che tende a realizzare, nell’ambito della manovra finanziaria annuale, un obiettivo di carattere nazionale.


Le questioni oggetto della sentenza n. 284/2009


In tale contesto, la Corte costituzionale ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 77, comma 1, del D.L. n. 112/2008 che fissa il tetto massimo della spesa del comparto regionale per il triennio 2009-20116. Questa norma rientra nell’ambito dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica poiché si limita a porre obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica, nel senso di un transitorio contenimento complessivo della spesa corrente del comparto regionale, e non prevede gli strumenti e le modalità per il perseguimento di questi obiettivi, la cui individuazione resta affidata alle scelte discrezionali autonome delle regioni.


La norma impugnata, inoltre, non viola l’art. 3 della Costituzione poiché non introduce alcuna discriminazione tra regioni con differenti gradi di sviluppo, ponendo un vincolo generale per l’intero settore regionale.


Secondo la Consulta, l’arco temporale di tre anni per il quale è fissato il tetto di spesa non è irragionevolmente ampio ma, al contrario, risulta idoneo a consentire un’adeguata programmazione dei limiti della spesa corrente.


Per gli stessi motivi rientra nell’ambito dei principi fondamentali, ed è quindi costituzionalmente legittimo, il comma 3 dell’art. 77-ter del D.L. n. 112/2008, che fissa un tetto per le spese di ciascuna regione a statuto ordinario per gli anni 2009-2011.


Secondo la Corte costituzionale il conseguimento degli obiettivi programmatici del Patto di stabilità interno è possibile solo se vengono fissati, con validità per tutto il comparto delle regioni, precisi limiti che devono necessariamente tradursi in cifre per essere effettivi e non rappresentare delle mere indicazioni di massima che non sono idonee a conseguire i risultati imposti dall’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.


Peraltro, la sentenza n. 284/2009 ha dichiarato infondata anche la questione di legittimità costituzionale dell’art. 77-ter, comma 19, del D.L. n. 112/2008. Questa norma proroga, per il triennio 2009-2011, o fino all’attuazione del federalismo fiscale se precedente all’anno 2011, la sospensione del potere delle regioni di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote o delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad esse attribuite con legge dello Stato.


Si tratta di una misura eccezionale, limitata nel tempo, volta a evitare che il rispetto del Patto di stabilità interno spinga le regioni ad azionare la leva fiscale per far fronte alle spese.


La durata triennale della sospensione è, secondo la Consulta, un periodo congruo per un’adeguata programmazione dell’opera di contenimento della spesa pubblica.


 


 


2) Trasparenza fiscale: Scade il 31.12.2009 il termine per l’opzione e il rinnovo


La scelta per il cd. regime di trasparenza fiscale va comunicata entro la fine del primo periodo di efficacia.


Nello stesso termine va comunicata anche l’intenzione di rinnovare dopo il primo triennio il regime di trasparenza.


Non opera in questo ambito il rinnovo tacito.


Per il periodo 2009 la valutazione dell’opzione per la trasparenza si può rivelare di particolare interesse per le piccole Srl.


Effetti della trasparenza fiscale


La scelta della trasparenza fiscale è legata a tanti fattori.


Principalmente, la convenienza della tassazione Irpef in luogo di quella Ires, presente in ipotesi di imponibili contenuti e con una compagine sociale allargata.


Un altro fattore di rilievo, soprattutto in periodi di crisi, deriva dagli effetti della trasparenza sul bilancio della società.


L’opzione per la trasparenza trascina il carico di imposta sui soci, lasciando gravata la società solo dell’Irap.


Questo fenomeno, per l’Irap, non permette di eliminare al bilancio la voce di costo costituita dalle imposte sui redditi.


Il documento interpretativo del principio contabile raccomanda di registrare le imposte nel bilancio della società trasparente.


Ciò in quanto con l’opzione per la trasparenza non si otterrebbe un’irrilevanza fiscale della società, come accade per le società di persone, ma una riorganizzazione della tassazione per scelta degli interessati.


La trasparenza delle società di capitali, secondo l’Oic, non è assimilabile a quella tradizionale per le società di persone: in questa, infatti, il reddito appartiene direttamente al socio come fatto naturale avente rilevanza anche civilistica mentre nelle società di capitali non si produce il possesso del reddito in capo al socio a prescindere dalla formale delibera assembleare di distribuzione.


Inoltre, la mancata rilevazione delle imposte nel bilancio della trasparente provocherebbe problemi di comparabilità con i bilanci degli esercizi non in trasparenza.


Il rispetto del documento interpretativo richiede di appostare il costo per imposte a fronte di una voce di debito verso i soci.


In caso di trasparenza tra società di capitali l’importo da registrare va calcolato semplicemente in base all’aliquota Ires.


Qualche interrogativo si pone per la piccola trasparenza dove il carico fiscale effettivo dipende dall’aliquota marginale dei singoli soci.


Una soluzione, sulla scorta del ragionamento del documento interpretativo, sembrerebbe quella di appostare le imposte teoriche in base all’aliquota Ires, garantendo così omogeneità con i periodi ante trasparenza, senza occuparsi delle vicende fiscali di ogni socio, che peraltro potrebbero anche essere influenzate dalla presenza di perdite da compensare.


Come e quando fare la scelta


L’opzione per la trasparenza o per il relativo rinnovo si effettua, rispettivamente, entro il primo triennio di efficacia dell’opzione o entro il primo periodo successivo alla scadenza del primo triennio.


Il modello da utilizzare è stato approvato con Dm 23.04.2004.


La comunicazione va presentata in via telematica direttamente o tramite intermediari.


L’opzione deve essere esercitata, oltre che dalla società, anche dai soci mediante raccomandata A/R indirizzata alla stessa società.


Gli effetti sugli acconti 2009


L’opzione a partire dal 2009 non permette alla società partecipante di non versare l’acconto Ires 2009.


L’obbligo di versare l’Ires e l’esempio il relativo acconto viene meno solo dal 2010.


La società partecipata può anche calcolare l’acconto con il metodo previsionale ma senza considerare gli effetti della trasparenza.


Invece, le società partecipanti possono tenere conto della trasparenza.


 


 


3) In scadenza anche l’acconto Iva 2009


Scadrà il 28.12.2009 il termine per il versamento dell’acconto Iva dovuta per l’ultimo periodo dell’anno.


In generale, i contribuenti hanno a disposizione tre metodi di calcolo, tra i quali possono scegliere liberamente il più vantaggioso.


Un quarto metodo speciale è previsto per le imprese operanti in particolari settori.


Dall’anno scorso, il metodo prescelto deve essere specificato nella dichiarazione annuale.


Il versamento non fa effettuato se l’importo non supera 102 euro.


Secondo Franco Ricca (Italia Oggi del 09.12.2009), entro il termine di versamento dell’acconto, è ancora possibile versare l’imposta dovuta per l’anno 2008 evitando di incorrere nella sanzione.


Metodi per calcolare l’acconto Iva


Il metodo storico è quello più semplice poiché legato al  debito tributario relativo all’annualità precedente.


L’acconto è infatti pari all’88% dell’intera imposta dovuta a chiusura della contabilità Iva riferita agli stessi periodi dell’anno passato.


Il metodo previsionale, a differenza di quello storico, non determina l’ammontare dell’acconto partendo da dati effettivi riferiti al passato ma, al contrario, consente al contribuente di pagare sulla base di una stima del debito tributario, che secondo lui risulterà dall’ultima liquidazione periodica 2009 o con la dichiarazione annuale.


È su una somma presunta, quindi, che si applica l’88%, fondata su un’ipotesi di attività svolta fino al 31 dicembre 2009.


Il metodo analitico, terza soluzione consentita, prende soltanto l’imposta realmente dovuta a seguito di operazioni effettuate, registrate o soggette a registrazione, fino al 20 dicembre dell’anno in corso.


I periodi interessati sono quindi:


– 1° dicembre – 20 dicembre 2009 per i contribuenti mensili


– 1° ottobre – 20 dicembre 2009 per i trimestrali.


Chi adotta questa metodologia paga un acconto pari al 100% dell’Iva dovuta per tali periodi.


Modalità dl pagamento


L’acconto si paga con il modello F24, i codici tributo sono il 6013 per i contribuenti mensili e il 6035 per i trimestrali.


Determinazione  dell’acconto   Iva,   dovuto   in  ipotesi di  fusione  per incorporazione


Per ultimo, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 16/2008 ha fornito chiarimenti in  merito  alla  determinazione  dell’acconto  IVA  nel  caso  di fusione di società.


L’art. 1, comma 471, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, prevede particolari modalità di assolvimento dell’obbligo dell’acconto Iva, di cui all’art. 6, della legge 29 dicembre 1990, n. 405, da parte dei soggetti che si avvalgono di particolari modalità di liquidazione dell’imposta individuati dai D.M. 24 ottobre 2000, n. 366 e 370.


Sono interessate le seguenti categorie di soggetti:


1) contribuenti che prestano servizi di telecomunicazione;


2) contribuenti che gestiscono il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilati;


3) contribuenti che gestiscono il servizio di fognatura e depurazione;


4) contribuenti che effettuano somministrazioni di acqua, gas, energia elettrica, vapore e teleriscaldamento urbano;


5) contribuenti che gestiscono il servizio delle lampade votive nei cimiteri.


Per tali soggetti, l’art. 1, comma 471, della legge n. 311/2004 prevede che, “se nell’anno solare precedente hanno versato imposta sul valore aggiunto per un ammontare superiore a due milioni di euro, l’acconto (…) è pari al 97 per cento di un importo corrispondente alla media dei versamenti trimestrali eseguiti o che avrebbero dovuto essere eseguiti per i precedenti trimestri dell’anno in corso”.


 


 


4) Regole per il riconoscimento e la verifica del documento informatico in G.U.


Il Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) ha stabilito le regole tecniche.


Firma digitale, buste criptate, certificati: il documento virtuale trova le regole.


La deliberazione  del CNIPA n. 45 del 21.05.2009, pubblicata sulla G.U. n. 282 del 03.12.2009, ha stabilito le regole per il riconoscimento e la verifica del documento informatico alle quali devono attenersi i certificatori accreditati.


Le disposizioni di cui al titolo II indicano gli algoritmi per la generazione e verifica della firma digitale.


Le disposizioni di cui al titolo III definiscono il profilo dei certificati qualificati e le informazioni che in essi devono essere contenute.


Le disposizioni di cui al titolo IV definiscono il profilo e le informazioni che devono essere contenute nei certificati elettronici di certificazione e di marcatura temporale.


Le disposizioni di cui al titolo V definiscono le regole per la validazione temporale, il formato e le informazioni che devono essere contenute nelle marche temporali utilizzate dai sistemi di validazione temporale dei documenti, così come definiti nel Titolo IV delle regole tecniche.


Le disposizioni di cui al titolo VI definiscono i formati e le modalità di accesso alle informazioni sulla revoca e sulla sospensione dei certificati, ai sensi dell’articolo 30 delle regole tecniche.


Le disposizioni di cui al titolo VII definiscono i formati delle buste crittografiche destinate a contenere gli oggetti sottoscritti con firma digitale.


Le disposizioni di cui al titolo VIII definiscono i requisiti delle applicazioni di apposizione e verifica della firma digitale di cui agli articoli 9, comma 10, e articolo 10 delle regole tecniche.


 


 


5) Imposta sugli intrattenimenti: Istituiti i codici tributo per il recupero dell’Iva forfetaria


L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 282/E del 09.12.2009 ha istituito i codici tributo per il recupero dell’Iva sugli intrattenimenti.


Si tratta dei codici 9711 e 9712 che dovranno essere indicati nel modello F24 per pagare le somme dovute per il recupero dell’Iva forfetaria connessa all’imposta sugli intrattenimenti, compresi gli interessi, e delle relative sanzioni.


Più in dettaglio, l’istituzione dei seguenti nuovi codici tributo:


– 9711, recupero dell’Iva forfetaria connessa all’imposta sugli intrattenimenti e relativi interessi;


– 9712, recupero dell’Iva forfetaria connessa all’imposta sugli intrattenimenti – sanzioni;
deriva dall’applicazione dell’art. 14-quinquies del D.P.R. n. 640/1972, che chiama in causa l’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’Iva sugli intrattenimenti.


A tal fine, infatti, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato segnala le violazioni constatate in sede di controllo dell’imposta sugli intrattenimenti derivante dall’utilizzazione degli apparecchi meccanici o elettromeccanici da divertimento e intrattenimento.


In particolare, i codici andranno inseriti nella sezione “Erario”, colonna “Importi a debito versati”.


Per le attività di intrattenimento l’Iva si applica sulla stessa base imponibile dell’imposta sugli intrattenimenti, con una detrazione forfetaria pari al 50% dell’imposta relativa alle operazioni imponibili.


 


 


6) Altre di fisco:


 


– Saldo ICI 2009: Versamenti entro il 16 dicembre


Anche quest’anno, i contribuenti soggetti all’ICI devono versare – entro il 16 dicembre – il saldo dell’imposta dovuta per l’anno 2009.


 


 


– Ricorso: va prodotto l’avviso di ricevimento della notifica


La sezione Lavoro della Corte di Cassazione (sentenza n. 24777 del 25.11.2009) si è pronunciata sulla rilevanza dell’onere di produzione dell’avviso di ricevimento della notificazione per posta del ricorso per cassazione.


Una controversia relativa alla trasformazione della pensione di invalidità in vecchiaia ha fornito alla sezione Lavoro della Corte di Cassazione l’occasione per occuparsi dalla rilevanza dell’onere di produzione dell’avviso di ricevimento della notificazione per posta del ricorso per cassazione, sottolineando le conseguenze dell’omissione ai fini della ammissibilità dell’impugnazione.


Secondo la Corte suprema la produzione dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione spedita per la notificazione a mezzo del servizio postale ai sensi dell’art. 149 cod. proc. civ., o della raccomandata con la quale l’ufficiale giudiziario da notizia al destinatario dell’avvenuto compimento delle formalità di cui all’art. 140 cod. proc. civ., è richiesta dalla legge esclusivamente in funzione della prova dell’avvenuto perfezionamento del procedimento notificatorio e, dunque, dell’avvenuta instaurazione del contraddittorio.


Ne consegue che l’avviso non allegato al ricorso e non depositato successivamente può essere prodotto fino all’udienza di discussione di cui all’art. 379 cod. proc. civ., ma prima che abbia inizio la relazione prevista dal primo comma della citata disposizione, ovvero fino all’adunanza della corte in camera di consiglio di cui all’art. 380-bis cod. proc. civ., anche se non notificato mediante elenco alle altre parti ai sensi dell’art. 372, secondo comma, cod. proc. civ..


In caso, però, di mancata produzione dell’avviso di ricevimento, ed in assenza di attività difensiva da parte dell’intimato, il ricorso per cassazione è inammissibile.


 


 


– Tfr: Datori di lavoro in scadenza per l’acconto sulle rivalutazioni


L’imposta sostitutiva deve essere pagata tramite F24 entro mercoledì 16.


Il codice tributo da utilizzare: “1712”


Il termine scadrà infatti il prossimo 16 dicembre per i datori di lavoro tenuti ad effettuare il versamento in acconto dell’imposta sostitutiva sulla quota annua di rivalutazioni del trattamento di fine rapporto.


 


 


– Rimborsi Iva: Regolamento che fissa le modalità di esecuzione da gennaio 2010


L’entrata in vigore del Regolamento è fissata al 1° gennaio 2010 in applicazione della nuova disciplina.


Il regolamento (CE) n. 1174/2009 della Commissione del 30 novembre 2009 dispone le modalità di esecuzione degli articoli 34 bis e 37 del regolamento (Ce) n. 1798/2003 del Consiglio per quanto riguarda il rimborso dell’Iva secondo quanto indicato nella direttiva 2008/9/CE del Consiglio.


Il regolamento entra in vigore dal primo gennaio 2010 in applicazione, tra le altre disposizioni, della nuova disciplina dell’Iva riguardante il luogo delle prestazioni di servizi.


Trattandosi di un regolamento comunitario, ogni Stato membro, pertanto, è obbligato direttamente ad applicarlo in tutti i suoi elementi.


 


 


– Friuli Venezia Giulia: Convenzione tra gli Ordini e l’Agenzia delle Entrate per un canale dedicato agli intermediari


Assistenza su comunicazioni di irregolarità ed avvisi telematici gestite con “CIVIS”.


Il 7 dicembre 2009 la Direttrice Regionale dell’Agenzia Entrate ha ricevuto e sottoscritto l’allegata convenzione tra l’Agenzia delle Entrate e i Consulenti del lavoro della regione FVG per l’utilizzo di un canale, denominato CIVIS, dedicato agli intermediari per l’Assistenza su comunicazione di irregolarità ed avvisi telematici.


Gli obiettivi sono quelli di semplificare i rapporti con i contribuenti mediante l’adozione di procedure atte ad agevolare l’adempimento fiscale e facilitare l’accesso ai servizi di assistenza ed informazione, privilegiando i canali di comunicazione telematica, nel rispetto dei criteri di economicità e di razionale impiego delle risorse disponibili.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 09.12.2009)


 


 


– Processo di riforma dei sistemi di pagamento e di riscossione: Istruzioni INPS


Partito l’accentramento dei pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito.


L’Inps ha fornito le istruzioni operative e contabili in relazione all’accentramento dei pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito che decorre dal 09.12.2009 e che, inizialmente, interessa l’erogazione delle indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, delle indennità di disoccupazione agricola e degli assegni familiari ai lavoratori domestici.


(Inps, circolare n. 121 del 04.12.2009)


 


 


– Rimborso IRPEF per i pensionati


Più di un milione di pensionati che si avvalgono dell’assistenza fiscale dell’Inps, riceveranno un rimborso pari al 20% di quanto versato a titolo di acconto Irpef per il periodo d’imposta 2009.


(Inps, messaggio n. 28131 del 03.12.2009)


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


 

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