L’accertamento anticipato è valido anche senza giustificazioni


Con sentenza n. 121 del 29 maggio 2009 (ud. del 1° dicembre 2008) la Comm. trib. reg. di Potenza, Sez. I, si é occupata, fra l’altro, dell’avviso di accertamento notificato prima che siano trascorsi 60 giorni dalla consegna del pvc, affermando che non è suscettibile di generare alcuna invalidità, dovendosi considerare mera irregolarità, la notificazione dell’atto impositivo anteriormente allo spirare del termine di sessanta giorni contemplato dall’art. 12, L. n. 212/2000.


 


I giudici potentini hanno disatteso le doglianze di parte che lamentavano che l’avviso in questione venne notificato prima del suddetto termine di sessanta giorni decorrenti dal rilascio della copia del verbale senza alcuna indicazione di eventuali ragioni di urgenza  che potessero giustificare tale anticipata notifica: da tanto discenderebbe la nullità dell’avviso, come deciso da altre Commissioni tributarie.


L’assunto, sia pure fondato su una serie di precedenti giurisprudenziali, non è stato condiviso dai giudici.


 


La mancata osservanza del termine  previsto dalla norma determina,  a parere del Collegio, una mera irregolarità dell’atto. Il mancato rispetto del lasso temporale, infatti, non comporta alcuna lesione di diritti del contribuente o una tale  difformità  del modello tipico dell’atto di accertamento che possano indurre a ritenere applicabile la grave sanzione della nullità dell’atto. Va, sul punto, osservato che non solo nessuna specifica comminatoria  in tal senso è  rinvenibile nella norma,  ma  che  neanche  in  base ad  una interpretazione sistematica della stessa si può  giungere  alle  conclusioni volute dall’appellata”.


 


Invero, l’art. 12 intitolato “Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali” prescrive a carico dell’Ufficio un modus operandi posto a tutela della  riservatezza del contribuente e della adeguatezza della azione accertativa, che  deve svolgersi con il minore disagio possibile per l’attività del soggetto verificato.


La norma, quindi, ha di mira principalmente la tutela dei sopra richiamati beni della vita e non contiene prescrizioni che possano  incidere sul diritto di difesa o su altri beni costituzionalmente protetti alla cui lesione debba farsi conseguire la comminatoria della nullità dell’atto”. 


 


Il comma 7, in particolare, enuncia chiaramente che in base allo spirito di cooperazione tra amministrazione e contribuente quest’ultimo è facoltizzato a produrre nel termine di sessanta giorni dalla chiusura delle operazioni di controllo osservazioni e richieste all’Ufficio, che non può emanare prima della scadenza di predetto termine l’avviso di accertamento, salvo i casi di particolare e motivata urgenza.


 


Non vi è però ragione per cui si debba comminare la nullità ad un avviso di accertamento che intervenga prima dello spirare di  tale  termine  atteso che, come dimostra la lettera della norma, il  termine  è  stato  posto  dal legislatore a tutela di interessi per così dire bilaterali in quanto, da  un lato, il contribuente è posto nelle condizioni di collaborare  evidenziando fatti ritenuti a lui favorevoli e rilevanti  e,  dall’altro, l’Ufficio può trovare motivo di evitare inutili dispendi di energie  amministrative e processuali conseguenti alla adozione di un avviso di accertamento che può invece risultare emendabile in tale fase dialettica e precontenziosa”.


 


Il Collegio ritiene che “provi troppo l’argomento svolto sul punto dalla appellata, secondo la quale una volta prescritto un determinato  presupposto dell’atto (nella specie il decorso del termine) alla sua inosservanza  debba necessariamente essere collegata la sanzione di invalidità  dell’atto,  pena la inutilità della norma che tali prescrizioni abbia stabilito: in realtà, all’inosservanza del termine ben potranno conseguire effetti  giuridicamente rilevanti  quali  un  severo  governo  delle  spese  processuali  a carico dell’Ufficio che affrettatamente abbia notificato un avviso di  accertamento rivelatosi infondato in base ad elementi che il contribuente avrebbe  potuto agevolmente produrre nella fase precontenziosa”.


 


In conclusione, l’avviso di accertamento notificato prima del  termine previsto dal comma 7 dell’art. 12 della L. 212/2000 può ritenersi affetto da mera   irregolarità, categoria enucleata in base a precedenti giurisprudenziali di diritto amministrativo,  richiamabili  per  analogia  e formatisi sull’art. 3 L. 07.03.1990  n.  241, che  prescrive  l’indicazione nell’atto amministrativo del termine entro il quale proporre ricorso e della autorità a cui ricorre. In forza dei suddetti arresti,  l’eventuale  assenza nel corpo del provvedimento amministrativo di tali  elementi  (senz’alto  di maggior spessore rispetto alla prescrizione di un termine dilatorio  per  la emanazione di un  avviso  di  accertamento)  non  comporta  in  nessun  caso l’illegittimità dell’atto, (v.  ex  multis  Consiglio  Stato,  sez.  IV,  19 settembre 2008, n. 4501: “Costituisce una mera irregolarità dell’atto impugnato la circostanza che esso non  rechi  l’indicazione  del  termine e dell’autorità alla quale è possibile proporre  ricorso“; T.A.R.  Basilicata Potenza, sez. I, 27 novembre 2008, n. 901: “L’omissione,  nel  provvedimento amministrativo, del termine di impugnazione e  dell’autorità  cui  ricorrere prescritti dall’art.3 comma 4, L. 7 agosto 1990 n. 241,  non  integra  un vizio di illegittimità ma una mera irregolarità che, al più e  nel  concorso di significative ulteriori circostanze, può dar luogo alla  concessione  del beneficio della rimessione in termini per la sua impugnazione“).


 


Le considerazioni innanzi esposte valgono, come è evidente, a confutare l’ulteriore censura relativa alla mancata indicazione dei motivi di urgenza che avrebbero indotto l’ufficio alla  notifica prima dello spirare del termine di 60 giorni ex art. 12 comma 7 L. 212/2000.


 


Brevi riflessioni


 


Il comma 7, dell’art. 12, della legge n. 212/2000 – dispone che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.


 


I giudici potenti prendono atto del dettato normativo e ne danno una lettura che fa strage di tante sentenze di merito, di segno opposto.


Si ricorda, comunque, che con ordinanza n. 244 del 24 luglio 2009 (ud. del 16 luglio 2009) la Corte Costituzionale ha ritenuto manifestamente inammissibile la  questione  di  legittimità costituzionale  dell’art. 12, comma 7, L. 27 luglio  2000,   n.   212, sollevata, in riferimento agli artt.24 e 111 della Costituzione.


 


La stessa sentenza in esame richiama la legge n. 241 del 1990: in particolare, l’art. 21-octies della citata legge n. 241/90 sancisce la non annullabilità del provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma se, per la natura vincolata del provvedimento risulti palese che il suo contenuto non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.


In pratica, l’accertamento è salvo se le eventuali osservazioni formulate all’Agenzia delle Entrate prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, non avrebbero modificato il contesto nel quale l’atto è stato emanato (1).


 


Francesco Buetto


2 Dicembre 2009








NOTE

 


(1) Cfr. BUETTO, Non è nullo l’accertamento anticipato, in www.ilhttps://www.commercialistatelematico.com, ottobre, 2007


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