Società di persone: litisconzorzio necessario


Con sentenza n. 21145 del 9 ottobre 2009 (ud. del 3 luglio 2009) la Corte di Cassazione, Sez. tributaria – ha ritenuto necessario il litisconsorzio  nelle società di persone.


 


La sentenza


 


          Il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, ha rilevato preliminarmente (in conformità  alle  conclusioni assunte dal P.G. nell’adunanza) la nullità dell’intero processo, con conseguente necessità di regresso dello stesso  in primo grado, in applicazione del principio secondo il quale “l’unitarietà  dell’accertamento che è (o deve essere) alla base della rettifica  delle  dichiarazioni  dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22  dicembre  1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli  utili  ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso  un  solo avviso  di  rettifica, da uno dei soci o  dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci –  salvo  il  caso in cui questi prospettino questioni personali, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria  del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti  i debitori  rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva  dell’obbligazione, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio   necessario originario: pertanto, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone al giudice adito in primo grado l’integrazione del  contraddittorio, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992,  art. 14  (salva  la  possibilità  di riunione ai sensi del successivo art. 29), ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da  nullità  per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2, rilevabile in ogni stato e grado del  procedimento, anche di ufficio (Cass., Sez. un.,n. 14815 del 2008)”.


 


Brevi riflessioni


 


          Tale sentenza segue il pronunciamento n. 11466 del 18 maggio 2009 (ud. del 23 aprile 2009) con cui la Corte di Cassazione aveva già ritenuto necessario il litisconsorzio  in una società di professionisti.


          Nel caso di specie il giudizio  di primo grado non si era svolto alla presenza o, comunque, previa  instaurazione del contraddittorio nei confronti di tutti i  litisconsorti necessari, di conseguenza “ne consegue che la Commissione Regionale non  avrebbe  potuto  pronunciare  nel merito, ma soltanto  limitarsi  ad  annullare  la  decisione  gravata  ed  a rimettere la causa dinanzi alla Commissione Provinciale in applicazione  del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 59”.


 


          Anche in questo caso era stata rilevata “l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni  delle società di persone e dei loro soci e la conseguente  automatica  imputazione dei redditi della società ai soci  configura  un’ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che la proposizione di un ricorso da parte di uno (o più) dei destinatari degli avvisi comporta la  necessità  d’integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri interessati dato che, in caso contrario, si verificherebbe la nullità del giudizio e  della  sentenza rilevabile, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento”.


          La unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle  dichiarazioni  dei  redditi  delle  società  ed associazioni di cui all’art, 5 del T.U. n. 917/86 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi,  costituisce l’argomento di cui si è occupata la Corte di Cassazione a SS.UU. nella sentenza n. 14815 del 19 febbraio 2008, dep. il 4 giugno 2008, citata proprio nella sentenza che si annota. 


 


          Per le SS.UU. della Cassazione, il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi prospettino questioni diverse e personali), i quali tutti devono  essere  parte  nello stesso processo.


          La controversia, pertanto, non può essere  decisa  limitatamente  ad alcuni soltanto di essi (art. 14, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992), perché  non  ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione   inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione.


 


          Le Sezioni Unite della Cassazione – a cui gli ultimi giudici della Cassazione si richiamano – hanno fissato dei principi di diritto, partendo dal presupposto che trattasi di fattispecie di litisconsorzio necessario originario: i fatti in contestazione, infatti, sono sostanzialmente gli stessi in  entrambi i processi.


          Il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un avviso di accertamento, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che  non  si  possa  disporre  la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi  dell’art. 29 del D.Lgs. n. 546/1992).


          Il  giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti  necessari  è nullo per  violazione del principio del contraddittorio di cui agli artt. 101 c.p.c. e 111, secondo comma,  della Cost..


          Quando il socio di una società di persone impugni l’avviso di accertamento dei redditi della società contestando la qualità di socio o la quota lui spettante, gli altri soci (e non la  società)  sono  litisconsorzi necessari perché il venir meno di un socio (o una riduzione della sua quota) comporta un incremento del loro debito tributario.


 


          Quando ricorra un’ipotesi di litisconsorzio necessario originario, il giudice tributario deve quindi attenersi alle seguenti regole:


a) se tutte le parti hanno proposto autonomamente ricorso, il giudice deve disporne la riunione ai sensi dell’art. 29 del D.Lgs. n. 546/1992, se sono tutti pendenti dinanzi allo stessa commissione (la facoltà di disporre la riunione si  trasforma in obbligo in considerazione  del  vincolo del litisconsorzio necessario). Altrimenti, la riunione va disposta  dinanzi  al giudice preventivamente adito, in forza del criterio stabilito dall’art. 39, c.p.c., anche perché con la proposizione del primo ricorso sorge la necessità di integrare il contraddittorio e quindi si radica  la  competenza territoriale, senza che possa opporsi la inderogabilità della  stessa, sancita dall’art. 5, comma 1, del D. Lgs. n. 546/1992.


b) Se, invece, una  o  più  parti  non  abbiano  ricevuto  la  notifica dell’avviso di accertamento, o avendola ricevuta, non  l’abbiano  impugnato, il giudice adito per primo deve disporre l’integrazione del contraddittorio, mediante la loro chiamata in causa entro un  termine  stabilito  a  pena  di decadenza (art. 14, comma 2, Del D.lgs. 546/1992).


 


          Pertanto, la  unitarietà dell’accertamento comporta che tutti  devono  essere  parte nello stesso processo, e la controversia non può essere decisa  limitatamente  ad  alcuni soltanto di essi, perché  non  ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente   comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato.


   


Francesco Buetto


10 Novembre 2009


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