Responsabilità professionale dell’avvocato per mancata restituzione del fascicolo di primo grado al nuovo difensore

Nonostante la cessazione del  rapporto  professionale  per effetto della nomina di altro difensore, il primo patrocinatore del  cliente ha l’obbligo – in dipendenza del mantenimento del domicilio eletto presso il proprio studio – di comunicare l’intervenuta notificazione della sentenza al fine di consentire al nuovo difensore di fruire per intero dello spatium deliberandi per la proposizione dell’impugnazione.


Tale importante principio è stato statuito dalla sentenza n. 21589 del 12 ottobre 2009 della Corte di Cassazione sez. II.


L’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia ha denotato i seguenti capisaldi:


a) va ravvisata la colpa professionale  dell’avvocato che, nonostante la nomina del nuovo difensore, rimanendo invariata presso lo stesso l’elezione di domicilio effettuata dalla parte, non provveda ad informare il nuovo difensore dell’avvenuta  notifica della sentenza, anche se quest’ultimo era già a conoscenza del  contenuto  del provvedimento per avere ricevuto dallo stesso la copia semplice del provvedimento giurisdizionale.


b) nel caso che la parte abbia nominato un altro difensore in sostituzione di quello precedente presso il quale la stessa parte aveva eletto il proprio domicilio, quest’ultimo è tenuto a comunicare al nuovo difensore gli atti in relazione ai quali il domicilio era stato eletto, rientrando l’obbligo di informazione nel  più  generale  dovere  di  diligenza  professionale   cui l’avvocato è tenuto verso il proprio cliente, anche in caso di rinuncia  o revoca del mandato (Cass. n. 5325/93).


c) la particolare relazione che si stabilisce tra il soggetto destinatario degli atti ed il difensore domiciliatario non fa venir meno a carico di quest’ultimo gli obblighi connessi alla ricezione degli atti per i quali sia avvenuta la domiciliazione,  i  quali  permangono in capo al domiciliatario anche se nel frattempo la parte abbia  nominato un nuovo difensore. Tra tali obblighi rientra quello di informare il nuovo difensore dell’avvenuta notifica di eventuali sentenze che riguardano la  parte, che non può ritenersi assolto se non con la prova, di cui è onerato il domiciliatario, di avere dato notizia dell’avvenuta notifica, perché solo questa permette al nuovo difensore di  fruire compiutamente dello spatium deliberandi  predeterminato per legge ai fini  della proposizione dell’eventuale impugnazione.


d) l’avvocato non più legale del cliente al momento della notificazione della  sentenza, è comunque tenuto, quale domiciliatario, a comunicare al nuovo difensore   l’avvenuta  notifica  del provvedimento. 


 


Riflessione


La Corte di Cassazione, con la  sentenza n. 21589/09, in tema di responsabilità professionale dell’avvocato nell’ipotesi in cui, esaurito un grado di giudizio, il mandato professionale si estingua consensualmente ed il cliente affidi l’incarico ad un nuovo avvocato ha stabilito  che:


a) nel caso che la parte abbia nominato un altro difensore in sostituzione di quello precedente presso il quale la stessa parte aveva eletto il proprio domicilio, quest’ultimo è tenuto a comunicare al nuovo difensore gli atti in relazione ai quali il domicilio era stato eletto e, in particolare, residua a suo carico l’obbligo di informare il nuovo difensore dell’avvenuta notifica di eventuali sentenze che riguardino la parte.


b) l’obbligo di informazione trae fonte dal più generale dovere di diligenza professionale cui l’avvocato è tenuto verso il proprio cliente, anche in caso di rinuncia o revoca del mandato, nonché nella particolare relazione che si stabilisce tra il soggetto destinatario degli atti ed il difensore domiciliatario la quale non fa venir meno gli obblighi connessi alla ricezione degli atti per i quali sia avvenuta la domiciliazione, che residuano a carico del domiciliatario anche se nel frattempo la parte abbia nominato un nuovo difensore.


c) la mancata tempestiva comunicazione dell’avvenuta notifica vale da sola a riferire all’avvocato domiciliatario la responsabilità della tardiva proposizione dell’Appello, atteso che solo la pronta conoscenza dell’avvenuta notifica della sentenza permette al nuovo difensore di fruire compiutamente dello spatium deliderandi rideterminato per legge ai fini della proposizione dell’eventuale impugnazione.


d) l’onere di provare la comunicazione al nuovo difensore della notifica incombe a carico dell’avvocato domiciliatario.


Giova osservare che una volta  appurato l’inadempimento da parte dell’avvocato, ai fini del riconoscimento del diritto al risarcimento del danno a favore del cliente, occorrerà raggiungere la prova della fondatezza dell’appello tardivamente proposto per responsabilità professionale. L’affermazione della responsabilità di un legale, infatti, postula l’indagine sul sicuro fondamento dell’azione che avrebbe dovuto essere proposta (…) e perciò la “certezza morale” che gli effetti di una diversa attività del professionista sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente. Al criterio della certezza degli effetti della condotta si può sostituire quello della probabilità di tali effetti e della idoneità della condotta a produrli  (Cass. 9238/07).


In definitiva, rischia di dover pagare i danni al cliente l’avvocato che, quando rinuncia al mandato perché secondo lui non ci sono chance per vincere la causa, non usa il massimo della trasparenza e non informa adeguatamente il collega che gli succede. Deve infatti comunicare al nuovo difensore tutti gli atti notificati nel domicilio eletto dal difeso.


Angelo Buscema


7 Novembre 2009


 


ALLEGATO


Sent. n. 21589 del 12 ottobre 2009 (ud. del 26 febbraio 2009) della Corte Cass., Sez. II civ


     Svolgimento del processo – Con citazione del 12.5.1994  il  dott.  E.T., premesso che l’avv. P.G., del foro  di  Bologna,  era  stato suo difensore domiciliatario in relazione  ad  un  giudizio  svoltosi  davanti  al   TAR dell’Emilia e Romagna che lo aveva visto contrapposto ai Comune di Lizzano in Belvedere; che, conclusosi il giudizio con sentenza per lui sfavorevole, l’avv. G. aveva omesso di comunicare al nuovo difensore l’avvenuta notifica della sentenza; che conseguentemente il ricorso in appello, proposto dal nuovo difensore, avv. Saporito, oltre il termine perentorio  dei  60 giorni previsto dalla legge, era stato respinto dal Consiglio di  Stato in quanto tardivo, conveniva il G.  davanti al Tribunale di Bologna perchè fosse condannato al risarcimento dei danni, da accertarsi in corso di causa o, in subordine, in via equitativa, a titolo di responsabilità professionale.


    L’avv. G., costituitosi, chiedeva il  rigetto  della  domanda  deducendo che,  intervenuta la sentenza del  TAR, egli ne aveva dato subito comunicazione al T. informandolo di non essere  disponibile  a  proporre  un eventuale appello che non aveva, a suo avviso, probabilità di successo essendo la sentenza ben argomentata; che per tale motivo aveva  invitato  il T. a munirsi di un altro difensore, al quale aveva consegnato il fascicolo e la copia semplice della sentenza ed al quale aveva anche telefonicamente comunicato l’imminenza  della  notifica  del  provvedimento  del  TAR;  che, pertanto, l’incarico doveva ritenersi cessato senza contare che, essendo la sentenza ormai nota sia alla parte sia al nuovo difensore, l’appello poteva essere proposto ancora prima che la sentenza fosse notificata e che pertanto non vi era alcun nesso di causalità tra l’eventuale addebito di colpa  mosso dal T. nei suoi confronti e i danni dallo stesso lamentati;  in  ogni  caso, precisava di avere  anche  comunicato  telefonicamente  al  nuovo  difensore l’avvenuta notifica della sentenza.


    Chiamata in causa dal G. ai fini  della garanzia assicurativa, si costituiva la RAS aderendo alla tesi difensiva del professionista.


    Con sentenza 7.6.1999, il Tribunale di Bologna, ritenuto consensualmente risolto il rapporto professionale tra attore e convenuto, e ritenuto altresì che  l’appello contro la  decisione del TAR poteva essere proposto indipendentemente  dalla  notifica  del  provvedimento e che, per ciò, costituiva una mera cortesia l’onere di comunicazione dell’avvenuta notifica al nuovo legale, escludeva che il  rigetto  dell’appello da parte del Consiglio di Stato potesse essere imputato all’avv. G., respingendo, pertanto, la domanda del T. e compensando le spese.


    Contro la sentenza proponeva appello il T. con atto notificato agli eredi dell’avv. G., nel frattempo deceduto.


    Costoro chiedevano il rigetto del gravame proponendo appello incidentale limitatamente alla disposta compensazione delle spese processuali.


    La Ras chiedeva la conferma della sentenza di primo grado.


    Con sentenza n. 518/2004 la Corte d’appello di Bologna, pur affermando che permaneva  in  capo  all’avv.  G.  l’obbligo  di  comunicare  l’avvenuta notifica della sentenza del TAR e che il predetto non aveva dato la prova di averlo assolto, respingeva il gravame del T. sul rilievo, fondato sull’esame degli atti relativi al giudizio amministrativo, che l’appello al Consiglio di Stato ben  difficilmente avrebbe potuto trovare  accoglimento  essendo fondato  su  motivi  nuovi.  Respingeva  altresì l’appello  incidentale compensando le spese dei due gradi di giudizio.


    Contro la sentenza ricorre per cassazione il Dott. T. con un unico motivo di censura illustrato da una memoria difensiva.


    Resistono gli eredi G. con controricorso  proponendo, a loro volta, ricorso incidentale sorretto da un unico motivo illustrato da una memoria difensiva.


    La Ras resiste con controricorso ed una memoria difensiva.


 


    Motivi della decisione – 1 – Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c.,  e  sgombrato  il  campo,  anzitutto, dalle eccezioni di inammissibilità di entrambi  i  gravami  che sono state formulate, rispettivamente, dalla RAS con riferimento al ricorso principale, e dal T. con riferimento al ricorso incidentale.


    Secondo la RAS il ricorso principale è inammissibile perché non  investe entrambe le rationes decidendi su  cui si fonderebbe, a suo avviso, la sentenza impugnata, avendo il T. censurato soltanto la statuizione, per  lui sfavorevole, riguardante l’esclusione della responsabilità dell’avv. G., non anche la statuizione riguardante la mancata prova del danno.


    A sua volta il T. sostiene che il ricorso  incidentale  è  inammissibile perché  gli  eredi  G.,  vittoriosi  in  appello,  non  avrebbero  interesse all’impugnazione.


    Entrambe le eccezioni sono infondate.


    Il giudizio di cassazione non verte su  domande  o  su  eccezioni,  ma soltanto su questioni, sicché la sussistenza dei requisiti di legittimazione all’impugnazione va valutata alla stregua di tale caratteristica  peculiare del giudizio, con la conseguenza che la soccombenza deve  essere  apprezzata non già rispetto  al  risultato  pratico conseguito nella  pregressa  fase processuale,  ma  rispetto all’esito specifico delle  questioni  in  essa dibattute e decise, così da costituire altrettanti capi della sentenza (Sez. Un. n. 212/2001).


    In applicazione di tali  principi  entrambi  i  ricorsi  vanno  ritenuti ammissibili.


    Il ricorso principale perché la questione della mancata prova del  danno è di carattere subordinato rispetto alla questione riguardante l’esclusione della responsabilità del G., con la conseguenza che l’eventuale accoglimento del gravame sulla questione principale, riguardante Van del giudizio di responsabilità, travolgerebbe anche il capo della  sentenza  riguardante  la questione subordinata vertente sul quantum.


    Quanto al ricorso incidentale, esso ha  per  oggetto  una  questione  di merito – e cioè il profilo di colpa ravvisato in concreto a carico dell’avv. G. – che il giudice di appello ha deciso sfavorevolmente per gli  eredi  G..


Costoro,  pertanto, hanno interesse  ad  impugnare la corrispondente statuizione in quanto la loro vittoria  sul  merito è resa  incerta dalla proposizione del ricorso principale, vertente sulla questione  decisa  in senso per loro sfavorevole.


    2 – Premessa dunque l’ammissibilità di entrambi ì gravami, si può passare all’esame delle questioni che, rispettivamente, ne formano oggetto.


    Di queste, la prima da esaminare in ordine logico è la questione  che forma oggetto del ricorso incidentale proposto dagli eredi G..


    Con un unico motivo, denunciando violazione di legge in  relazione  agli artt. 1176, 1218, 1223,  1710,  1727,  2230  e  2236  c.c.,  nonché  omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo, i  ricorrenti censurano la sentenza impugnata per  avere  ritenuto  sussistente  la  colpa professionale dell’avv. G. perché, quale domiciliatario del T. nel  giudizio davanti al TAR Emilia  e  Romagna,  aveva  omesso  di  comunicare  al  nuovo difensore l’avvenuta notifica della sentenza del giudice amministrativo.


    Secondo i ricorrenti la Corte di merito non ha  considerato  che,  avuto riguardo alle peculiarità del caso di specie, il rapporto professionale  tra il T. e il  G.  doveva  considerarsi  risolto  consensualmente  prima  della


notifica della sentenza del TAR e  precisamente  con  la  nomina  del  nuovo difensore, avv. Saporito, sicché  non  ricorreva  l’ipotesi    erroneamente ravvisata dalla Corte d’appello – di rinuncia all’incarico implicante per il difensore l’obbligo di compiere gli atti formali fino a quando la parte  non si sia munita di un nuovo difensore.


    La censura va disattesa.


    Contrariamente a quanto si sostiene nel motivo, la  Corte  d’appello  ha ravvisato la colpa professionale  dell’avv. G. proprio  in  considerazione delle peculiarità del caso di specie, in cui, nonostante la nomina del nuovo difensore, era rimasta  invariata  presso  il  G.  l’elezione  di  domicilio effettuata dalla parte ai fini del giudizio amministrativo. Tale circostanza – pacifica in causa – comportava, secondo la Corte di merito,  l’obbligo del G. di informare il nuovo difensore, avv.  Saporito, dell’avvenuta  notifica della sentenza, anche se costui era  già a conoscenza  del  contenuto  del provvedimento per avere ricevuto dallo  stesso  G.  la  copia  semplice  del provvedimento del TAR.


    La decisione non merita censura.


    Nel caso che la parte abbia nominato un altro difensore in  sostituzione di quello precedente presso il quale la stessa parte aveva eletto il proprio domicilio, quest’ultimo è tenuto a comunicare al nuovo difensore gli atti in relazione ai quali il domicilio era stato eletto,  rientrando  l’obbligo  di informazione  nel  più  generale  dovere  di  diligenza  professionale   cui l’avvocato è tenuto verso il proprio cliente, anche in caso  di  rinuncia  o revoca del mandato (Cass. n. 5325/93).


    Ed invero, la particolare relazione che si stabilisce tra il soggetto destinatario degli atti ed il difensore domiciliatario non fa venir  meno a carico di quest’ultimo gli obblighi connessi alla ricezione degli atti per i quali sia avvenuta la domiciliazione, i quali  permangono in  capo al domiciliatario anche se nel frattempo la parte abbia nominato un nuovo difensore. Tra tali obblighi rientra quello di informare il nuovo difensore dell’avvenuta notifica di eventuali sentenze che riguardano la  parte, che non può ritenersi assolto se non  con  la  prova, di cui è onerato il domiciliatario, di avere dato notizia dell’avvenuta  notifica, perché  solo questa permette al nuovo difensore di  fruire compiutamente dello spatium deliberandi  predeterminato per legge ai fini della proposizione dell’eventuale impugnazione.


    Correttamente, quindi, la Corte di merito ha ritenuto non rilevante  nel caso di specie che l’avv. G. non fosse più il legale del T. al momento della notificazione della sentenza, essendo egli comunque tenuto,   quale domiciliatario, a comunicare all’avv. Saporito l’avvenuta notifica del provvedimento. Altrettanto  correttamente ha ritenuto che l’eventuale negligenza del nuovo difensore che, pur avendo già a disposizione  il  testo della sentenza, non avere predisposto per tempo il ricorso al Consiglio  di Stato, non era idonea ad interrompere il nesso di causalità tra  l’omissione del G. ed il passaggio in giudicato della sentenza.


    3 – Va ora esaminato il ricorso principale.


    Con un unico motivo si denuncia ai sensi dell’art.  360 c.p.c., n. 5, assenza o insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo  per avere la Corte d’appello ritenuto che l’appello al Consiglio  di  Stato  non poteva trovare accoglimento in  quanto  fondato su motivi  nuovi,  laddove dall’esame degli atti del giudizio  amministrativo e dalla  lettura  della sentenza impugnata risultava che l’unico motivo nuovo era quello della falsità della causa dell’atto impugnato.


    La censura è fondata.


    La conclusione a cui è  pervenuta  la  Corte  di  appello,  e  cioè  che l’appello del T. al Consiglio di  Stato  ben difficilmente avrebbe  potuto trovare accoglimento parchè fondato su motivi nuovi, non risulta sorretta da convincente motivazione.


    Se  infatti  si  raffrontano  tra  loro, sulla base della sintetica esposizione fattane dalla stessa Corte d’appello, i quattro motivi posti dal T. a sostegno dell’appello al Consiglio di Stato con i due motivi di ricorso al TAR, non si riscontra – se non per il terzo motivo di appello concernente la falsità della causa – l’affermata diversità  di  oggetto. Al contrario, risulta una sostanziale corrispondenza tra i primi due motivi del ricorso in appello ed il secondo motivo di ricorso al TAR, e tra il  quarto  motivo  di appello ed il primo motivo del ricorso al TAR. Ne valgono a superare l’illogicità della motivazione le sommarie  considerazioni  svolte dal giudicante a sostegno del giudizio di  novità  dei  motivi  di  appello, in quanto completamente disancorate  dal  contenuto degli atti  del  giudizio amministrativo quale esposto nella stessa sentenza.


    Pertanto, in accoglimento del motivo, la sentenza cassata in  parte  qua con rinvio della causa al giudice d’appello per nuovo esame sul punto.


    Il giudice di rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese  del giudizio di cassazione.


 


    P.Q.M. – La Corte riuniti i ricorsi, rigetta il ricorso incidentale, accoglie il ricorso principale, cassa la  sentenza impugnata e rinvia  la causa alla Corte d’appello di Bologna (altra sezione) anche per le spese del giudizio di cassazione.

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