Novità fiscali del 6 novembre 2009: già pubblicata la bozza del modello di dichiarazione IRAP/2010; nuovi formalità IVA dal 2010 non ancora recepite dal Legislatore italiano; agenzia delle Entrate: nasce la Direzione centrale Affari legali e contenzioso; vendita per corrispondenza: l’Agenzia spiega la procedura di reso; IVA ridotta per il miscuglio di frutta - ordinaria per il gel d’acqua

 






 


Indice:


 


1) Già pubblicata la bozza del modello di dichiarazione IRAP/2010


 


2) Nuovi formalità Iva dal 2010 non ancora recepite dal Legislatore italiano


 


3) Agenzia delle Entrate: nasce la Direzione centrale Affari legali e contenzioso


 


4) Niente bollo sulla documentazione per l’applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni


 


5) Aliquota Iva applicabile alle cessioni di frullati di frutta al naturale


 


6) Esenzione dall’IVA sulle utenze intestate a organizzazioni internazionali, sedi e rappresentanti diplomatici e consolari


 


7) Vendita per corrispondenza: L’Agenzia spiega la procedura di reso


 


8) Iva ridotta per il miscuglio di frutta – ordinaria per il gel d’acqua


 


 


1) Già pubblicata la bozza del modello di dichiarazione IRAP/2010


Dal 05.11.2009 é disponibile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la bozza del modello di dichiarazione IRAP/2010.


Per agevolare la lettura del nuovo modello, la stessa Agenzia ha, inoltre, pubblicato il documento che ne illustra le novità.


Il modello di dichiarazione IRAP 2010 da presentare nell’anno 2010 per dichiarare l’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo d’imposta 2009 presenta delle novità nel quadro IR “ripartizione della base imponibile e dell’imposta e dati concernenti il versamento” e nel quadro IS “prospetti vari”.


Quadro IS


Sezione I deduzioni art. 11, D.Lgs. n. 446/97.


Nel quadro IS, nella sezione I “deduzioni art. 11, D.Lgs. n. 446/97” sono stati eliminati i righi che nel modello IRAP 2009 avevano numerazione IS6 e IS7 e che erano denominati, rispettivamente, “deduzione base per incremento occupazionale” e “ulteriore deduzione per incremento occupazionale”.


La deduzione dal valore della produzione del costo del lavoro sostenuto per l’assunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato, prevista dal comma 4 quater dell’art. 11 del D.lgs. n. 446/97 (cosiddetta deduzione “base” fino a 20.000 euro), e dai commi 4 quinquies e 4 sexies del citato articolo (cosiddetta “ulteriore” deduzione) compete fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008.


Dal momento che il modello IRAP 2010 viene utilizzato per dichiarare l’Irap relativa al periodo d’imposta 2009 i righi IS6 e IS7 sono stati eliminati.


Quadro IR


Sezione I – Ripartizione della base imponibile determinata nei quadri IQ, IP, IC, IE, IK (sez. II e III)


Nella sezione I è stata introdotta una colonna 3 denominata “quota esente zone franche urbane”.


Tale colonna consentirà di indicare la quota del valore della produzione esente delle piccole e micro imprese, come individuate dalla raccomandazione 2003/ 361/CE della Commissione del 6 maggio 2003, che usufruiscono delle disposizioni agevolative di cui all’articolo 1, commi da 341 a 341 quater, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, riguardanti le cosiddette “zone franche urbane“.


Per tali imprese, la lettera b) del comma 341 della legge n. 296 del 2006 come modificato dal comma 562 della legge n. 244 del 207 prevede l’esenzione dall’Irap, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di euro 300.000, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;


Sezione II – Dati concernenti il versamento dell’imposta determinata nei quadri IQ, IP, IC, IE, IK (sez. II e III)


Nella sezione II sono stati eliminati i righi IR27 e IR28, rispettivamente denominati nel modello IRAP 2009, “Eccedenza di versamento in acconto” e “Eccedenza di versamento in acconto compensato in F24”.


I righi sono stati eliminati giacché, per l’anno 2009, non si applica l’art. 10 del Decreto n. 185 del 2008 che prevedeva una riduzione del 3% dell’acconto Irap.


 


 


2) Nuovi formalità Iva dal 2010 non ancora recepite dal Legislatore italiano


Dal 1° gennaio 2010 aumentano le formalità e gli obblighi per i contribuenti italiani che lavorano con l’estero.


L’entrata in vigore della direttiva sui servizi internazionali, peraltro non ancora recepita nel nostro paese, costringerà imprese e professionisti che hanno in corso rapporti con soggetti non residenti e ai quali forniscono prestazioni di servizi, ad informarsi della loro posizione giuridica prima di emettere la fattura.


Infatti, il trattamento sarà diverso a seconda se le prestazioni sono rese a privati consumatori ovvero a soggetti passivi non residenti: nel primo caso i servizi saranno soggetti a Iva in Italia, nel secondo l’imposta sarà applicata nel Paese del cliente.


In questa ultima situazione il prestatore italiano, pur non dovendo addebitare l’Iva dovrà, comunque, rispettare alcuni obblighi che sono imposti dalla direttiva 2008/08.


Vale a dire:


– dovrà emettere una fattura richiamando il titolo e la norma di non assoggettamento a imposta in Italia;


– dovrà riportare il numero di partita Iva del cliente se comunitario;


– sarà, inoltre, obbligato a compilare il nuovo modello Intrastat per i servizi resi a soggetti stabiliti in altri paesi Ue in cui gli stessi dovranno assolvere l’Iva con il meccanismo dell’inversione contabile.


Cambia anche il concetto di soggetto passivo che dal prossimo anno includerà pure gli enti, indipendentemente dalla circostanza che agiscano nell’ambito della loro attività istituzionale ovvero di quella commerciale.


Di particolare importanza sarà, quindi, individuare la categoria a cui appartiene il cliente e se lo stesso acquista il servizio come soggetto passivo o come privato consumatore.


Infatti, se si tratta di un soggetto passivo estero, la prestazione non sarà territorialmente rilevante in Italia.


Al contrario, se il cliente è un privato consumatore o un soggetto passivo che non agisce in quanto tale, la tassazione avverrà in Italia, paese del prestatore. Ad esempio, se un’impresa italiana renderà un servizio a una società estera di qualsiasi tipo, la semplice qualificazione soggettiva del committente comporta che il servizio non deve essere assoggettato a Iva in Italia ma segue la regola della tassazione nel Paese del cliente che, se comunitario, applicherà il sistema del reverse charge.


Complessa può risultare l’individuazione della posizione del cliente quando lo stesso è una persona fisica.


Per non correre rischi, quindi, sarà opportuno che il prestatore si faccia rilasciare una dichiarazione dal cliente non residente che la prestazione è ricevuta nell’ambito di un’attività economica.


Ad esempio, un avvocato italiano che assiste un imprenditore francese in una causa di divorzio dovrà sempre assoggettare ad Iva la prestazione, giacché il servizio viene reso nei confronti non di un soggetto passivo d’imposta ma di privato consumatore, e va tassato nel Paese del prestatore.


Invece la stessa prestazione legale, resa in una controversia aziendale, sarà fuori campo Iva in Italia giacché tassata in Francia.


 


 


3) Agenzia delle Entrate: nasce la Direzione centrale Affari legali e contenzioso


La Direzione centrale Normativa e contenzioso si fa in due, è, infatti, nata la Direzione centrale Affari legali e contenzioso.


Lo ha reso l’Agenzia delle Entrate con il comunicato stampa del 05.11.2009 che ha fornito le seguenti spiegazioni.


Migliorare la difesa in giudizio e massimizzare le vittorie, specialmente nelle controversie ad elevata rilevanza giuridica ed economica.


Con questo obiettivo, il Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate ha assegnato alla neonata direzione centrale “Affari legali e contenzioso” le funzioni di indirizzo e coordinamento per la gestione del contenzioso tributario che finora sono state curate dalla stessa struttura (la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso) cui fa capo l’attività di interpretazione normativa, il coordinamento dell’interpello e il supporto agli Organi competenti alla predisposizione della normativa tributaria.


La nuova struttura, rispondendo alle esigenze segnalate dall’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2010-2012, renderà più efficace l’azione di contrasto all’evasione fiscale anche attraverso un costante monitoraggio dell’andamento del contenzioso e l’analisi degli indirizzi giurisprudenziali riguardo alla sostenibilità della pretesa tributaria.


La direzione centrale “Affari legali e contenzioso” sarà impegnata nel realizzare una maggiore automazione del processo tributario, anche attraverso un’operazione “zero carta” che vedrà la progressiva eliminazione dei documenti cartacei e l’introduzione di quelli elettronici.


Inoltre, saranno potenziate le possibilità di accesso ai dati attraverso l’integrazione con gli altri sistemi informativi della giustizia tributaria e con tutte le basi informative disponibili.


 


 


4) Niente bollo sulla documentazione per l’applicazione della convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni


E’ esente dall’imposta di bollo il modello 5000-IT.


Si tratta del modello predisposto dall’Amministrazione Finanziaria francese, sulla base della Convenzione contro la doppia imposizione in vigore tra Italia e Francia in materia di imposta sul reddito e sul patrimonio, per prevenire l’evasione e le frodi fiscali, ratificata con legge 7 gennaio 1992, n. 20.


Il modello 5000-IT non assolve a finalità extrafiscali, ma consente, ai fini della tassazione, l’applicazione del regime convenzionale in luogo di quello ordinario.


Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 271/E del 05.11.2009 che ha ritenuto che si deve applicare l’esenzione di cui all’art. 5 della Tabella, allegato B, al DPR n. 642/1972, e, quindi, in nessuno dei 3 esemplari debba essere apposto il contrassegno sostitutivo delle marche da bollo.


Per quanto riguarda i tributi speciali, la normativa prevede il diritto per il rilascio di certificati, copie, estratti di atti catastali e non catastali e copie delle decisioni delle commissioni tributarie:


a) per ogni copia, certificato ed estratto, oltre il diritto di ricerca e per la


consultazione: euro 0,93;


b) per la prima pagina o scheda: euro 0,31;


c) per le pagine o schede successive: euro 0,1).


In particolare, si prevede il diritto di ricerca o per la consultazione degli atti catastali, dei registri, degli atti e degli schedari riguardanti le varie imposte anche ai fini della parificazione delle cartelle esattoriali: per ogni ora o frazione di ora successiva la corresponsione di euro 1,86.


 


 


5) Aliquota Iva applicabile alle cessioni di frullati di frutta al naturale


Alla cessione di frullati di frutta al naturale si applica l’aliquota IVA del 10 % e non quella del 4%.


Infatti, come accertato dalle Dogane i prodotti in oggetto sono “costituiti da frutta frullata e presentano un quantitativo evidente di polpa non finemente suddivisa”, ritiene di considerare tali “prodotti come ‘frutta ed altre parti commestibili di piante, altrimenti preparate’, costituiti da miscugli di frutta, in prevalenza diversa dalla frutta a guscio, da classificare al codice 2008 92.


Il suddetto codice NC 2008 92 corrisponde alla voce 2006 della Tariffa Doganale in vigore al 31.12.87, riconducibile alla Tabella A, parte III, n. 74 allegata al DPR n. 633 del 1972”.


(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 272/E del 05.11.2009)


 


 


6) Esenzione dall’IVA sulle utenze intestate a organizzazioni internazionali, sedi e rappresentanti diplomatici e consolari


Sui contratti che hanno ad oggetto somministrazioni di beni e servizi (luce, telefono, acqua,gas) a carattere continuativo, l’esenzione da Iva riconosciuta dall’art. 72 del D.P.R. n. 633/1972, si applica tenendo conto della durata del contratto e non del periodo di fatturazione.


Tuttavia, occorre fare riferimento all’ammontare fatturato nell’arco di un anno.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 273/E del 05.11.2009 che ha così risposto all’istanza di interpello, presentata dal Ministero degli Affari Esteri, tendente ad ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di determinazione del limite minimo imponibile di euro 258,23, a partire dal quale viene riconosciuta, ai sensi dell’art. 72 del D.P.R. n. 633/1972, l’esenzione dall’IVA sulle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate alle sedi e ai rappresentanti diplomatici e consolari di Stati esteri accreditati in Italia, nonché alle organizzazioni internazionali, se previsto da specifici trattati o accordi.


Più precisamente, il Ministero ha evidenziato che i contratti di somministrazione dell’energia elettrica, dell’utenza telefonica, dell’acqua e del gas prevedono la fatturazione dei relativi consumi secondo le scadenze d’uso (a cadenza bimestrale, ovvero con altra periodicità) e che, in taluni casi, le singole fatture non superano il limite minimo previsto dal citato art. 72, ultimo


comma, primo periodo.


In relazione a tale fattispecie, il Ministero ha chiesto di sapere se il limite di 258,23 euro vada rapportato al periodo di fatturazione o alla durata del contratto stesso.


Inoltre, riguardo ai contratti aventi ad oggetto beni soggetti ad accisa, invece, l’Agenzia ha ricordato che il predetto limite non trova applicazione, poiché, come previsto dallo stesso quarto comma, “la non imponibilità all’imposta sul valore aggiunto opera alle stesse condizioni e negli stessi limiti in cui viene concessa l’esenzione dai diritti di accisa”.


La non imponibilità IVA delle utenze, in ogni caso, resta subordinata alla sussistenza di reciprocità e, dunque, è concessa esclusivamente a condizione che lo Stato di appartenenza del soggetto che usufruisce dell’agevolazione accordi un beneficio analogo, anche per quanto attiene il riferimento temporale utile per la determinazione dell’eventuale corrispettivo minimo, alle sedi e ai rappresentanti diplomatici e consolari italiani.


Ai fini del riconoscimento del requisito di reciprocità, peraltro, è sufficiente che sia verificata un’analogia sostanziale tra le agevolazioni previste dal citato articolo 72 e quelle concesse dallo Stato estero; non è necessario, invece, che l’agevolazione sia applicata con modalità e forme analoghe a quelle prescritte dalla normativa italiana.


Infine, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i certificati rilasciati dal Ministero degli Affari Esteri, sulla base delle norme in esame, sono documenti sufficienti a consentire l’applicazione dell’esenzione fiscale.


 


 


7) Vendita per corrispondenza: L’Agenzia spiega la procedura di reso


L’operazione di vendita di beni materiali (articoli di abbigliamento venduti on line con mail di conferma) si configura come commercio elettronico indiretto giacché la transazione commerciale avviene in via telematica ma il cliente riceve la consegna fisica della merce a domicilio secondo i canali tradizionali, ossia tramite vettore o spedizioniere.


Ai fini Iva, le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilabili alle vendite per corrispondenza e, pertanto, non sono soggette all’obbligo di emissione della fattura (se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione), come previsto dall’art. 22 del D.P.R. n. 633/1972, né all’obbligo di certificazione mediante emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale ai sensi dell’art. 2, del D.P.R. 21.12.1996, n. 696.


I corrispettivi delle vendite devono, tuttavia, essere annotati nel registro previsto dall’art. 24 del D.P.R. n. 633/1972.


In tale contesto, riguardo alla procedura di reso proposta dalla società istante, avente ad oggetto le modalità di restituzione della merce entro un certo termine dall’acquisto, previo rimborso integrale del prezzo ovvero sostituzione del prodotto con altro integro dello stesso tipo, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 274/E del 05.11.2009, si è cosi espressa:


La procedura di variazione in diminuzione di cui all’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972 si applica per le sole cessioni documentate dalla fattura, mentre per le operazioni soggette al rilascio dello scontrino fiscale occorre ancorarsi alle disposizioni di cui all’art. 12 del D.M. 23.03.1983, che prevede, tra l’altro, l’indicazione nello scontrino fiscale di “eventuali rimborsi per restituzione di vendite o imballaggi cauzionati” (risoluzione n. 86/E del 2007).


Nel caso di specie, sebbene il cedente sia un soggetto esonerato dall’obbligo di certificazione fiscale dei corrispettivi, bastano i chiarimenti forniti dalle Entrate nei documenti di prassi riguardanti le procedure c.d. di reso relative ad operazioni certificate con documento fiscale.


In merito, la procedura di restituzione della merce proposta dall’istante è fattibile a condizione che dalla documentazione in possesso sia dato individuare gli elementi necessari a correlare la restituzione al medesimo bene risultante dal documento – che la società è tenuta a conservare – probante l’acquisto originario, quali, le generalità del soggetto acquirente, l’ammontare del prezzo rimborsato, il “codice” dell’articolo oggetto di restituzione e il “codice di reso” (quest’ultimo deve essere riportato su ogni documento emesso per certificare il rimborso).


E’ altresì necessario che dalle risultanze delle scritture ausiliare di magazzino, correttamente tenute, sia possibile verificare la movimentazione fisica del bene reinserito nel circuito di vendita (risoluzione n. 219/E del 2003).


Infine, l’Agenzia ha precisato che le cessioni effettuate dalla società istante, residente in Italia, nei confronti di privati residenti in altro Paese membro della Comunità europea (non soggetti passivi d’imposta) rientrino nell’ambito della disciplina Iva relativa alle “vendite a distanza” intracomunitarie di cui all’art. 41, comma 1, lettera b), del D.L. n. 331/1993.


 


 


8) Iva ridotta per il miscuglio di frutta; ordinaria per il gel d’acqua


Dipende dall’effettiva composizione del preparato alimentare la possibilità di applicare l’aliquota agevolata.


Si applica l’Iva al 10% per la cessione del “miscuglio di frutta” gommoso. Sconta l’aliquota ordinaria del 20%, invece, il gel alimentare a base di acqua aromatizzata e zuccherata, senza proprietà curative e senza frutta.


Così si è espressa l’Agenzia delle Entrate con le due risoluzioni 270/E e 269/E, del 04.11.2009, che si è avvalsa delle informazioni tecniche provenienti dagli uffici doganali.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


 


 

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