Novità fiscali del 18 novembre 2009: enti non commerciali: nuove regole Iva in vigore dal 2010; i sostituti d’imposta dovranno ridurre l’acconto Irpef; non riconosciute, per errore, nel modello 730 per gli anni 2005, 2006 e 2007, le detrazioni fiscali: si rimedia con l’istanza di rimborso lunga; infortunio sul lavoro senza notifica alla PS; lavoratori italiani all’estero: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’emersione di attività detenute al di fuori dall’Italia


 






 


Indice:


 


1) Enti non commerciali: Nuove regole Iva in vigore dal 2010


 


2) I sostituti d’imposta dovranno ridurre l’acconto Irpef


 


3) Nel modello 730 per gli anni 2005, 2006 e 2007 non sono state riconosciute, per errore, le detrazioni fiscali: Si rimedia con l’istanza di rimborso lunga


 


4) Infortunio sul lavoro senza notifica alla PS


 


5) Lavoratori italiani all’estero: I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’emersione di attività detenute al di fuori dall’Italia


 


6) Altre di fisco


 


 


1) Enti non commerciali: Nuove regole Iva in vigore dal 2010


Nuovo regime Iva in relazione ai servizi per gli enti non commerciali, pubblici o privati.


Paolo Parodi e Benedetto Santacroce, in Il Sole 24 Ore del 17.11.2009, hanno analizzato le seguenti novità che saranno in vigore dal 01.01.2010.


Nella fase degli acquisti di servizi, gli enti non commerciali in possesso di partita Iva vengono adesso considerati “soggetti passivi” in ogni caso e quindi, anche quando acquistano nella propria sfera istituzionale, devono seguire le nuove regole del “B2B” (luogo di stabilimento del committente); gli enti non titolari di partita Iva seguono invece le regole “B2C” dei privato consumatore (luogo di stabilimento del prestatore).


Enti con partita Iva


A parte le prestazioni che devono seguire le regole in deroga di cui ai nuovi artt. 7-quater e 7-quinquies del Dpr n. 633/72, per gli acquisti di servizi l’Iva è sempre dovuta in Italia e il suo debitore è l’ente committente; unico modo per assolvere l’Iva è il reverse charge, non essendo più possibile per tali casi né il ricorso al rappresentante fiscale nè l’identificazione diretta da parte del prestatore non residente.


Per cui gli enti non profit dovranno osservare una serie di adempimenti, molti dei quali costituiscono una novità assoluta, i cui riferimenti normativi sono gli l’art. 17, comma 2 e l’art. 30-bis, entrambi del Dpr 633/72.


Mentre fino al 31.12.2009 l’autofatturazione rimane una prerogativa della sfera commerciale degli enti, con l’intervento sull’art. 17 del Dpr n. 633/72 viene introdotto dal 01.01.2010 l’obbligo per l’ente di emettere autofattura anche per gli acquisiti effettuati in ambito istituzionale.


L’ente, però, dovrà sempre distinguere gli acquisti in ambito commerciale da quelli in ambito istituzionale: per i primi, dovrà eseguire la doppia registrazione dell’autofattura sul registro delle fatture emesse e su quello degli acquisti, facendo confluire l’Iva nella liquidazione del mese in base alle regole ordinarie; per la sfera istituzionale, invece, sarà necessaria la registrazione su apposito registro ed il versamento dell’Iva relativa.


Accertata la territorialità in Italia, occorre poi applicare le norme nazionali: Non solo riguardo alle aliquote ma anche, ad esempio, per le fattispecie di esenzione di cui all’art. 10 del Dpr n. 633/72.


Anche ai tini dichiarativi gli enti non commerciali in possesso di partita Iva dovranno gestire attentamente gli acquisti in ambito commerciale e quelli in ambito istituzionale.


 Entrambe le tipologie di acquisti di servizi, se territoriali in Italia, dovranno confluire nei nuovi modelli Intrastat di cui al nuovo art. 5 del D.L. n. 331/93 da presentare all’agenzia delle Dogane (un problema sarà l’obbligo della trasmissione telematica in vigore dal 2010 per la generalità dei soggetti Iva).


Unica eccezione alla compilazione dei modelli si avrà per le operazioni per le quali non è dovuta l’imposta in Italia, comprese anche le operazioni esenti ex art. 10.


Per gli acquisti di servizi, invece, solo quelli operati in ambito istituzionale dovranno formare oggetto di specifica dichiarazione (ulteriore rispetto ai modelli Intrastat) da trasmettere mensilmente in via telematica all’agenzia delle Entrate secondo una nuova modulistica (art. 49 del Dl 331/93).


Enti senza partita Iva


Regola generale è la territorialità nel paese del prestatore, mentre le deroghe sono costituite dalle prestazioni elencate ai nuovi artt. 7-sexies e 7-septies del Dpr 633/72.


In caso di territorialità italiana, non è mai possibile l’emissione di autofattura da parte dell’ente committente, ma il prestatore è obbligato alla nomina del rappresentante fiscale ovvero all’identificazione ne diretta in Italia.


Un’ultima considerazione riguarda gli enti che, non svolgendo attività commerciale, non hanno partita Iva ma sono successivamente obbligati a richiederla perché effettuano acquisiti di beni provenienti da paesi comunitari per ammontare superiore a 10mila euro (art. 50, comma 4 del D.L. n. 331/93): L’identificazione ai fai Iva li fa rientrare tra gli enti di cui alla lettera c) del secondo comma del nuovo art. 7-ter, con la conseguente inversione del principio della territorialità (B2B e non più B2C) e con l’insorgenza degli obblighi di fatturazione (art. 17, comma 2), registrazione, dichiarazione e versamento (art.30-bis).


 


 


2) I sostituti d’imposta dovranno ridurre l’acconto Irpef


Anticipo Irpef ridotto: Anche i sostituti devono ridurre l’acconto.


Lo sconto interessa, infatti, anche ai dipendenti, oltre agli altri beneficiari tra cui le imprese individuali ed i lavoratori autonomi.


Lo sconto del 20% dell’acconto Irpef riguarda, quindi, anche i lavoratori dipendenti che compilano il 730 per la denuncia dei redditi diversi da stipendi e pensioni, mentre chi ha già versato gli anticipi fiscali senza il bonus avrà diritto ad un credito di imposta.


Queste e altre le misure che hanno trovato conferma con lo schema di decreto legge sugli acconti approvato dal Consiglio dei ministri del 12.11.2009,  e adesso inviato al Quirinale, in attesa della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Grazie allo sconto di venti punti percentuali, l’acconto dovuto a novembre scende, quindi, dal 99 al 79%.


Tra i beneficiari del provvedimento gli effetti più rilevanti sono quelli attesi dalle ditte individuali e professionisti; il taglio degli acconti interessa anche i lavoratori dipendenti con redditi extra rispetto alla busta paga a cui il beneficio sarà riconosciuto con lo stipendio o con la pensione di dicembre.


Nessun costo per il sostituto di imposta che recupererà quanto versato riducendo i versamenti all’erario delle trattenute di competenza.


Ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi avvalendosi dell’assistenza fiscale (presentando, quindi, il modello 730), la riduzione dell’acconto viene riconosciuta dal sostituto d’imposta.


Nel caso in cui l’acconto sia stato trattenuto senza tener conto della nuova misura del 79%, le maggiori somme prelevate saranno restituite dal sostituto al momento della corresponsione degli emolumenti relativi al mese di dicembre.


 


 


3) Nel modello 730 per gli anni 2005, 2006 e 2007 non sono state riconosciute, per errore, le detrazioni fiscali: Si rimedia con l’istanza di rimborso lunga


In tale caso, al contribuente non viene consentito presentare una dichiarazione integrativa a favore oltre il termine previsto dall’art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. n. 322 del 1998, tuttavia lo stesso può recuperare le eventuali imposte versate in eccesso avvalendosi dell’istanza di rimborso da presentare, ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973, entro 48 mesi decorrenti dal pagamento eseguito in assenza di presupposti o dal pagamento del saldo.


E’ quanto ha chiarito il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro con il parere n. 14 del 16.11.2009.


Poiché in sede di predisposizione del modello 730 per gli anni 2005, 2006 e 2007 non sono state riconosciute, per errore (poi notato solo nel 2009), le detrazioni per figli a carico risultanti dal mod. Cud, é stato chiesto ai citato Consiglio Nazionale se e in che modo sia possibile recuperare le predette detrazioni.


Dichiarazione integrativa


E’ stato ricordato che se il contribuente riscontra nella dichiarazione 730 presentata, errori od omissioni la cui correzione comporta un maggior rimborso, un minor debito ovvero l’errore non influisce sulla determinazione dell’imposta scaturita dalla dichiarazione originaria, può presentare, ai sensi dell’art. 14 del D.M. n. 164 del 1999, una dichiarazione integrativa (730-integrativo) entro il 25 ottobre dell’anno di presentazione della dichiarazione. In questo caso la presentazione del 730 integrativo deve essere effettuata obbligatoriamente ad un CAF o professionista abilitato, anche se l’assistenza fiscale era stata precedentemente prestata direttamente dal sostituto d’imposta.


In caso sia trascorso tale termine, o comunque in alternativa al 730-integrativo, è possibile presentare il Mod. Unico/PF entro il termine previsto per la presentazione del Modello Unico relativo all’anno successivo (dichiarazione integrativa a favore).


Istanza di rimborso


Nel caso di specie, ha osservato il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, essendo trascorsi i termini per predisporre una dichiarazione integrativa, l’unica soluzione che rimane è quella del rimborso ex art. 38 del D.P.R. n. 602/1973.


Peraltro, è stato evidenziato che la possibilità di recuperare le maggiori imposte pagate per effetto di un errore materiale o di calcolo (nel caso specifico per un errore concernente il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia) attraverso la presentazione di un’istanza di rimborso, non è stata sempre pacificamente ammessa dall’Amministrazione finanziaria.


Ed infatti, con la risoluzione n. 24 del 14.02.2007, nella quale sostanzialmente trova conferma l’orientamento già espresso con la circolare n. 6/E del 25.01.2002 e con la risoluzione n. 12/E del 17.01.2006, l’Agenzia delle Entrate, ha affermato, sulla scorta di un consolidato orientamento giurisprudenziale, che la possibilità di emendare la dichiarazione a favore del contribuente mediante presentazione di un’istanza di rimborso nei termini previsti dall’art. 38 del D.P.R. n. 602 del 1973 è riconducibile alla disciplina vigente anteriormente all’introduzione, nell’art. 2 del D.P.R. n. 322 del 1998, del comma 8-bis disciplinante la cd. dichiarazione integrativa a favore.


Tesi poi smentita dalle decisione della Corte di Cassazione e dal parere dell’Avvocatura di Stato, per cui l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 459 del 02.12.2008, ha dovuto fornire ulteriori chiarimenti sulla base dei più recenti orientamenti giurisprudenziali.


Infatti, con la sentenza 08.06.2007, n. 13484 (ma in senso conforme anche Cassazione 10.09.2001, n. 11545 e SS.UU. 25.10.2002, n. 15063) la suprema Corte ha affermato che “ I principi fondamentali della buona fede e della tutela dell’ordinamento che informano l’ordinamento tributario consentono di far valere ogni tipo di errore commesso in buona fede dal contribuente al momento della dichiarazione attraverso la procedura disciplinata dall’art. 38 del D.P.R. n. 602/1973.


Conseguentemente la richiamata disposizione opera in maniera indifferenziata in tutte le ipotesi di ripetibilità del versamento indebito.”.


Pertanto, l’Agenzia delle Entrate ha concluso che “al contribuente non è consentito presentare una dichiarazione integrativa a favore oltre il termine previsto dall’art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. n. 322 del 1998, tuttavia lo stesso può recuperare le eventuali imposte versate in eccesso avvalendosi dell’istanza di rimborso da presentare, ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n.602 del 1973, entro 48 mesi decorrenti dal pagamento eseguito in assenza di presupposti o dal pagamento del saldo (così Cass. 7 luglio 2000, n. 9156, 10 gennaio 2004, n. 198; 20 settembre 2005, n. 18522; 15 settembre 2006, n. 20057 e 20 dicembre 2007, n. 26863)”.


 


 


4) Infortunio sul lavoro senza notifica alla PS


“Dal DDL semplificazione Brunetta -Calderoli si attendono molte altre novità.


Per tutti gli infortuni con conseguenza di morte o inabilità superiore a tre giorni, il datore di lavoro non dovrà più darne notizia all’autorità di pubblicazione sicurezza del luogo in cui è avvenuto l’infortunio (resta solo la denuncia all’Inail).


A prevederlo è il ddl semplificazione approvato giovedì 12 novembre in via preliminare dal consiglio dei ministri.


Il provvedimento, inoltre, prevede l’estensione dell’efficacia della comunicazione unica d’impresa ai fini dell’iscrizione delle aziende all’albo artigiani.


L’istituto assicuratore, ricevuta la denuncia trasmetterà, per ogni caso denunciato di infortunio in conseguenza del quale un prestatore d’opera sia deceduto o abbia sofferto lesioni tali da doversene prevedere la morte o una inabilità superiore ai trenta giorni (se si tratta di lavoro soggetto all’obbligo dell’assicurazione), una copia della denuncia alla DPL competente per territorio, con riferimento al luogo dell’infortunio”.


(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 17.11.2009)


 


 


5) Lavoratori italiani all’estero: I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’emersione di attività detenute al di fuori dall’Italia


I dipendenti di ruolo pubblici in servizio all’estero non sono tenuti all’osservanza dell’obbligo sul monitoraggio (compilazione del modulo RW) relativamente ai depositi e ai conti correnti detenuti presso banche estere per l’accredito degli emolumenti.


I lavoratori dipendenti transfrontalieri e i dipendenti di imprese multinazionali che lavorano all’estero sono, invece, tenuti agli obblighi di monitoraggio relativamente ai depositi e ai conti correnti detenuti presso banche estere per l’accredito degli emolumenti.


Tuttavia, tenuto conto che si tratta di disponibilità all’estero derivanti da redditi


assoggettati a tassazione alla fonte e che, quindi, la mancata compilazione del modulo RW non intende ostacolare l’azione di controllo dell’Amministrazione finanziaria, questi soggetti possono regolarizzare la propria posizione fino al 2008 presentando una dichiarazione dei redditi integrativa completa del modulo RW pagando una sanzione minima pari a 26 euro.


Sono questi i nuovi chiarimenti in materia di scudo fiscale forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 48/E del 17.11.2009.


Già in precedenza, la stessa Agenzia, con la circolare n. 43/E del 10.10.2009 è intervenuta sulla normativa volta a consentire l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da soggetti residenti in Italia in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari (cd. “scudo fiscale”), normativa introdotta dall’art. 13-bis del D.L. 01.07.2009, n. 78, convertito dalla legge 03.08.2009, n. 102.


Destinatari delle disposizioni concernenti l’emersione delle attività detenute all’estero


I destinatari delle disposizioni concernenti l’emersione delle attività detenute all’estero sono quelli interessati dalla normativa sul cosiddetto “monitoraggio fiscale”, ossia le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed associazioni equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato.


Il presupposto della residenza ricorre in presenza di almeno uno dei seguenti requisiti:


– Iscrizione nelle anagrafi comunali dei residenti per la maggior parte del periodo d’imposta e, cioè, per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili);


– domicilio nel territorio dello Stato, per il medesimo periodo, inteso come sede principale di affari ed interessi;


– residenza nel territorio dello Stato, intesa come dimora abituale.


Ovviamente, il primo dei requisiti non è posseduto da coloro che, per la maggior parte del periodo d’imposta, siano iscritti all’albo dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE).


In quest’ultima ipotesi, occorre tuttavia valutare se permane la qualità di “residente” nel nostro Paese in relazione agli altri predetti requisiti (qualora, ad esempio, la famiglia non abbia seguito il lavoratore all’estero e questi abbia mantenuto in Italia, per la maggior parte del periodo d’imposta, la sede principale dei propri affari e interessi).


Inoltre, si considerano altresì residenti, salvo prova contraria del contribuente, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.


Al riguardo viene ricordato che, fino all’emanazione del citato decreto, si considerano residenti i cittadini emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato individuati dal D.M. 4 maggio 1999 (cosiddetta “black list”).


Ne consegue che, anche tali soggetti, ricorrendone i presupposti, rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione delle disposizioni in commento.


In tal caso è necessario manifestare all’intermediario il proprio status di residente italiano, rinunciando pertanto alla possibilità di fornire la prova contraria di cui al comma 2-bis dell’art. 2 del TUIR.


Il requisito della residenza nel territorio dello Stato deve sussistere per il periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della cosiddetta “dichiarazione riservata” (2009).


Per poter usufruire dell’emersione delle attività detenute all’estero, rimane fermo il presupposto del mancato adempimento delle disposizioni sul monitoraggio fiscale nei periodi d’imposta nei quali essi erano residenti in Italia.


Monitoraggio fiscale


La disciplina del cosiddetto “monitoraggio fiscale”, impone alcuni obblighi a carico delle persone fisiche residenti in Italia in relazione ad operazioni transfrontaliere e ad investimenti detenuti all’estero.


Gli adempimenti salienti sono i seguenti:


– Indicazione nell’apposito modulo RW (Sez. II), contenuto nella dichiarazione annuale dei redditi, degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria, detenuti al termine del periodo d’imposta per un ammontare superiore a euro 10.000,00, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia;


– Indicazione nel medesimo modulo RW (Sez. III) dei trasferimenti da, verso e


sull’estero che hanno interessato tali investimenti ed attività finanziarie.


In base alla suddetta normativa ed ai chiarimenti costantemente confermati nel tempo dall’Amministrazione finanziaria, tra le attività estere di natura finanziaria di cui al primo punto rientrano sicuramente i depositi ed i conti correnti detenuti presso le banche estere, indipendentemente dalla fonte di produzione delle disponibilità finanziarie confluite in detti depositi e conti correnti.


Pertanto, alla stregua di tali consolidati principi, anche i depositi e i conti esteri nei quali vengono accreditati o comunque detenuti emolumenti erogati da Amministrazioni pubbliche o private italiane per il lavoro svolto all’estero, nonché retribuzioni corrisposte da soggetti non residenti per attività svolte all’estero sono, in linea di principio, soggetti alla normativa sul cd. “monitoraggio fiscale” e dovrebbero, quindi, sempre essere indicati nel modulo RW, pena l’applicazione di specifiche sanzioni, che il comma 7 dell’art. 13-bis del decreto ha ulteriormente inasprito in un’ottica di rafforzamento dell’attività di contrasto all’evasione fiscale.


Sanzioni


In particolare, le sanzioni amministrative sono state elevate nella misura che va dal 10% al 50% dell’ammontare degli importi non dichiarati.


Si tratta delle segnalazioni riguardanti:


a) le consistenze degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria (modulo RW, sez. II);


b) i trasferimenti da, verso e sull’estero degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria (modulo RW, sez. III).


La violazione dell’obbligo di dichiarazione delle consistenze degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria è anche punita con la confisca di beni di corrispondente valore.


Dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso con applicazione di sanzioni ridotte


I lavoratori all’estero, per i quali non sussiste una specifica disposizione normativa che determini la residenza fiscale in Italia per presunzione assoluta, sono invece tenuti agli obblighi del monitoraggio fiscale ricorrendone i presupposti.


Tuttavia, tenuto conto della carenza, nei casi in esame, della volontà di porre in essere comportamenti illeciti (è sintomatica, al riguardo, la circostanza che si tratta di disponibilità detenute all’estero derivanti da redditi di lavoro dipendente ed assimilato generalmente assoggettati a tassazione alla fonte a cura del datore di lavoro), tali soggetti, qualora inadempienti, possono regolarizzare la propria posizione fiscale con riferimento agli anni pregressi, presentando la dichiarazione dei redditi integrativa relativamente al periodo d’imposta 2008 ed indicando nel modulo RW, Sezione II, la consistenza del deposito e/o conto corrente al termine del medesimo anno.


Analogo adempimento può essere effettuato per la regolarizzazione dell’ammontare dei contributi complessivamente versati a forme di previdenza


individuale o collettiva organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero,


nonché dei diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni o strumenti finanziari anche di natura non partecipativa.


In tal caso, tenuto conto che la funzione del modulo RW è quella di fornire un quadro delle attività detenute all’estero con finalità di monitoraggio fiscale nonché di supportare l’efficacia dell’azione di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, la rettifica operata dai lavoratori dipendenti con riferimento alle sole disponibilità, contributi e diritti, può beneficiare di una attenuazione del trattamento sanzionatorio ordinariamente applicabile.


In particolare, nel caso di specie, si applica la sola sanzione in misura fissa  che va da euro 258 ad euro 2.065, che punisce, tra l’altro, la mancata indicazione in dichiarazione di qualsiasi “elemento prescritto per il compimento dei controlli” (R.M. n. 12/2006).


Inoltre, qualora la dichiarazione integrativa venga presentata nei termini di cui all’art. 13, comma 1, lettera b), del D.Lgs. n. 472/1997 – e non siano ancora iniziati accessi, ispezioni, verifiche, o non sia ancora stato notificato il questionario relativo alle disponibilità costituite all’estero – il contribuente può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, pagando la predetta sanzione ridotta ad un decimo.


L’attenuazione del trattamento sanzionatorio sopra descritto è altresì applicabile ai dipendenti pubblici che hanno prestato la propria attività lavorativa all’estero e che sono rientrati in Italia entro il 31.12.2008, mantenendo le proprie disponibilità all’estero.


Peraltro, qualora non sia possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso – per effetto dell’intervenuto avvio di accessi, ispezioni o verifiche ovvero della notifica di apposito questionario – la sanzione potrà comunque essere definita in forma agevolata dal contribuente, usufruendo delle riduzioni previste in relazione alle modalità di contestazione della violazione.


Obbligo di compilazione del modulo RW per il periodo 2009


Infine, a decorrere dal periodo d’imposta 2009, ricorrendone i presupposti, rimane fermo, per la tipologia di lavoratori esteri in esame, l’obbligo di compilazione del modulo RW per la consistenza delle attività detenute all’estero e dei relativi trasferimenti (Sez. II e Sez. III), nonché l’obbligo di dichiarazione dei redditi derivanti da tali attività.


Con specifico riferimento a questi ultimi, gli interessi derivanti dai conti correnti in questione devono essere assoggettati ad imposizione in Italia nell’ambito della dichiarazione dei redditi, compilando il quadro RM del modello Unico e liquidando l’imposta sostitutiva nella stessa misura (27%) della ritenuta alla fonte a titolo d’imposta applicata in Italia sui redditi della stessa natura.


In alternativa, il contribuente può dare disposizione all’istituto bancario estero di trasferire su un conto corrente italiano gli interessi maturati sul conto estero, consentendo in tal modo alla banca italiana di operare la ritenuta d’ingresso ai sensi dell’art. 26, comma 3, del D.P.R. n. 600/1973 (C.M. n. 54/E/2002).


In questo caso non sussiste l’obbligo di compilazione del modulo RW ed inoltre è assolto in via definitiva l’onere dichiarativo dei relativi redditi.


Occorre tener presente che nel caso in cui i suddetti redditi non vengano sottoposti ad imposizione in Italia secondo le predette modalità, si presume che le attività finanziarie siano fruttifere in misura pari al tasso ufficiale medio di riferimento vigente nel relativo periodo d’imposta, a meno che nella dichiarazione non venga specificato che si tratta di redditi la cui percezione avverrà in un successivo periodo d’imposta.


A tale presunzione può essere opposta prova contraria da parte del contribuente.


Pertanto, qualora sulla base della legislazione o della prassi vigente in taluni Paesi i conti non siano produttivi di reddito, sarà opportuno che gli interessati acquisiscano dalla banche estere documenti o attestazioni da cui risulti tale circostanza.


Restano comunque impregiudicati gli ordinari poteri di accertamento dell’Amministrazione finanziaria, compresa l’applicazione dell’art. 12 del D.L. n. 78/2009.


 


 


6) Altre di fisco:


 


– Indennità di trasferta: la natura mista esige la ritenuta IRPEF


Sono escluse da imposizione soltanto le somme corrisposte a titolo risarcitorio.


Non spetta il rimborso delle ritenute IRPEF sulle indennità di trasferta percepite dall’ispettore del lavoro in occasione delle ispezioni effettuate presso società cooperative: La natura mista degli importi (destinati, in parte, a rimborsare il lavoratore delle spese sostenute e, in parte, a remunerarlo del maggiore disagio derivante dalla trasferta) impone la tassazione IRPEF.


Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23175 del 02.11.2009, che è intervenuta in merito al regime di tassazione delle somme corrisposte, in via forfetaria, agli ispettori del lavoro in occasione dell’espletamento di incarichi fuori sede.


Tali somme che vanno comunque ricondotte tra le indennità di trasferta, hanno natura mista di importi destinati, in parte, a rimborsare il lavoratore delle spese sostenute ed, in parte, a remunerarlo del maggiore disagio derivante dalla trasferta.


Ne consegue, ha osservato la Corte Suprema, che vadano assoggettate al regime IRPEF previsto per tali indennità.


 


 


– Tarsu nei porti: Non è di competenza dei Comuni


Lo smaltimento dei rifiuti nelle aree portuali non è di competenza dei Comuni.


Ciò poiché l’attività di smaltimento rifiuti, considerato il quadro normativo ed istitutivo delle Autorità portuali, è da attribuire direttamente all’area portuale stessa, attivando il relativo servizio di raccolta e trasporto rifiuti fino alla discarica.


Ne consegue che tale attività non può essere assoggettata alla Tarsu.


(Corte di Cassazione, sentenza n-. 23583 del 06.11.2009)


 


 


– Fermo amministrativo sempre nullo se manca l’indicazione del responsabile del procedimento


Il fermo amministrativo senza l’indicazione del responsabile del procedimento è nullo anche se è stato notificato prima del 01.06.2008.


E’ quanto ha deciso la Commissione Tributaria Provinciale Lecce, con la sentenza, sez. II, n. 654 del 13.10.2009)


Ciò poiché la limitazione temporale della nullità, che decorre dal 01.06.2008, riguarda le sole cartelle di pagamento e non anche gli atti dell’Agente della riscossione, quali l’iscrizione di ipoteca sugli immobili o l’iscrizione del fermo amministrativo sugli autoveicoli.


 


 


– Notifiche brevi per le violazioni non tributarie


Il momento in cui decorrono i 90 giorni per la notifica, a pena di decadenza, delle contestazioni delle violazioni amministrative non tributarie (come ad es. la normativa antiriciclaggio), non deve necessariamente decorrere da quando sia stata compiuta la valutazione da parte dell’organismo deputato a deliberare e decidere sulla violazione stessa; esso può retroagire sino alla fase della contestazione dell’illecito.


Spetta al giudice individuare la decorrenza del termine di decadenza.


(Corte di Cassazione, sentenza n. 23016 del 30.10.2009).


 


 


– Linguaggio Xbrl destinato a codificare l’intera contabilità


Il Modello è da estendere anche alla revisione e consulenza gestionale.


L’eXtensible Business Reporting Language non più limitato alla presentazione dei rendiconti annuali al registro delle imprese ma strumento informatico da utilizzare per codificare l’intera contabilità, questa, in estrema sintesi, la “proposta” dell’Irdecec (Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) contenuta nel documento n. 4 di novembre 2009.


 


 


– Televisore in albergo off limits se manca l’autorizzazione della Siae


Non si può installare il televisore in albergo se manca l’autorizzazione della Siae.


E’ quanto ha deciso il Tribunale di Torino con la sentenza del 09.10.2009 incentrata sulla tutela dei diritti di radiodiffusione.


In particolare, il citato tribunale ha affermato che “la distribuzione di un segnale mediante apparecchi televisivi da parte di un albergo ai clienti alloggiati nelle sue camere, indipendentemente dalla tecnica di trasmissione del segnale utilizzata, costituisce un atto di comunicazione al pubblico, come tale soggetta all’autorizzazione del titolare del diritto sui programmi trasmessi”.


 


 


– Bilanci 2009 ancora con vecchio IAS 39


La Commissione UE ha comunicato di avere interrotto la riforma contabile degli strumenti finanziari, con particolare riferimento al processo di approvazione dello IFRS 9.


Le società europee nei bilanci 2009 dovranno ancora applicare l’attuale versione dello IAS 39, giacché le modifiche contenute nello IFRS 9, relative al predetto principio contabile, sono state congelate, per consentire allo IASB di completare la sostituzione delle regole in vigore.


La conclusione dei lavori è prevista per il 2010, mentre é al momento sconosciuta la data di prima applicazione dei nuovi principi contabili.


 


 


– Incentivi automatici per lo sviluppo delle PMI: In Sicilia e Val d’Aosta, in G.U. le modalità per accedere


Il Ministero dello Sviluppo economico ha determinato (con D.M. del 18.09.2009, pubblicato in G.U. n. 265 del 13.11.2009) i criteri e le modalità per la concessione delle agevolazioni in forma automatica previste dalla legge n. 266/1997, per sviluppare le attività produttive delle PMI, relativamente alle iniziative nelle regioni Sicilia e Valle d’Aosta.


Con successivo decreto verranno individuati i termini e le modalità per la presentazione delle dichiarazioni per l’accesso agli incentivi.


 


 


– Indice di rivalutazione del TFR del mese di ottobre 2009


L’Istat ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di ottobre 2009 è pari a 135,5 punti.


L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31.12.2008 è pari a 0,743494; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui è risultato pari a 1,807621.


 


 


– Agenzia del Territorio: Riattivati i servizi di consultazione e certificazione degli atti e dei registri cartacei dell’Ufficio provinciale di L’Aquila


A decorrere dal 16.11.2009, è stato riattivato nella sede  provvisoria di viale Corrado IV il servizio di consultazione dei registri, delle note e dei titoli, presenti in conservatoria fino all’evento sismico, dei documenti catastali cartacei, nonché la  relativa attività di certificazione da parte dell’Ufficio provinciale di L’Aquila.


(Agenzia del Territorio, Provvedimento del 11.11.2009)


 


 


– Le dimissioni per giusta causa non fanno perdere l’indennità di mobilità


Recepita dall’Inps la sentenza della Corte Costituzionale che le considera involontarie.


L’Inps, con il messaggio n. 25942 del 12.11.2009 ha spiegato che le dimissioni per giusta causa consentono il ripristino dell’indennità di mobilità.


Il quesito posto all’Istituto ha riguardato un lavoratore che, instaurando un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato, aveva perso il diritto all’indennità citata.


Ma dopo pochi mesi il nuovo datore di lavoro ha smesso di versare al dipendente le retribuzioni, nonostante le richieste del lavoratore che si è visto costretto a dare le dimissioni per giusta causa.


In tal caso, ha spiegato l’Inps nel messaggio, il lavoratore ha diritto alla reiscrizione nelle liste di mobilità e, nella sussistenza dei requisiti, all’indennità di mobilit


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