Annullamento del provvedimento lesivo della sfera giuridica del contribuente: è necessario prima della richiesta di risarcimento dei danni?

          La  tematica  affrontata dal Tribunale ordinario di Roma sez. 2 civile, con sentenza n. 4635 del 2 luglio 2009, riguarda direttamente il caso dell’azione risarcitoria in ambito tributario ovvero la c.d. pregiudizialità dell’azione di annullamento rispetto a quella risarcitoria. In particolare, tale decisum  si è così sviluppato: “La domanda di risarcimento proposta ai sensi dell’art. 2043 cod.civ. sulla base di una esposizione dei fatti e degli elementi di diritto afferenti ad una assenta illegittimità della iscrizione ipotecaria, seppure costituente oggetto di controversia devoluta alla giurisdizione civile per essere fatto valere un diritto soggettivo correlato ad una obbligazione per fatto illecito ascritta alla amministrazione finanziaria alla quale è imputata la produzione di un ingiusto danno al contribuente leso nel suo patrimonio, non appare ammissibile nel caso in esame se si considera che non risulta alcuna pronunzia della declaratoria di illegittimità per difetto di forma essenziale o di invalidità degli atti ovvero per motivi di merito della iscrizione ipotecaria effettuata dall’agente della riscossione in data 28\5\2007, devoluta come controversia alla giurisdizione tributaria……           Va dichiarata non esaminabile la domanda di risarcimento proposta dall’attore per carenza di pronuncia in materia del giudice tributario”.


 


          Orbene, in ambito amministrativo la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha risposto positivamente a tale quesito statuendo la necessaria pregiudizialità dell’azione demolitoria, cioè di annullamento del provvedimento, rispetto a quella risarcitoria (1). Pertanto, chiunque volesse far valere il diritto al risarcimento del danno cagionato da un provvedimento amministrativo dovrà prima agire nel termine di decadenza per ottenerne l’annullamento e solo dopo attivarsi per godere di una tutela ristoratoria.


          Come noto, sulla base delle più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, tale dogma è stato posto in discussione creandosi così, un conflitto tra le affermazioni del Consiglio di Stato e quelle della Suprema Corte.


          Il Giudice di Legittimità ha affermato che non è assolutamente necessario chiedere l’annullamento dell’atto lesivo della propria sfera giuridica per ottenere il risarcimento del danno. Anzi, quest’ultimo rimedio sarebbe del tutto scollegato dal primo poiché risponderebbe a logiche e forme di tutela del tutto diverse e distinte rispetto a quelle demolitorie (2).


          Ci si chiede cosa accade per il diritto tributario nel caso in cui il Giudice Ordinario rilevi che non è stata effettuata alcuna impugnazione del provvedimento tributario lesivo dell’interesse legittimo del contribuente. In questo caso si applica la regola della pregiudizialità?


          E’ preferibile optare per la tesi della non pregiudizialità dell’azione risarcitoria rispetto a quella costitutiva di annullamento dell’atto illegittimo (3).


          Si pensi al caso di cui all’art. 12 del D. Lgs. 471/97 dove si statuisce che la sanzione accessoria della sospensione dell’esercizio commerciale per chi abbia commesso quattro distinte violazioni di emettere lo scontrino fiscale. La legge precisa che il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo nonostante il ricorso in sede giurisdizionale. In questi casi può accadere che il Giudice Tributario dichiari la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse ad agire. Infatti, se il provvedimento viene comunque eseguito in pendenza del giudizio il ricorrente non avrà più alcun interesse ad ottenere l’annullamento di un atto ormai già eseguito. Però, lo stesso contribuente avrebbe tutto l’interesse ad agire innanzi il Giudice Ordinario per ottenere il risarcimento del danno patito da una illegittima chiusura del proprio esercizio commerciale.


 


          Qualora si accedesse alla tesi della pregiudizialità, di fatto il privato vedrebbe compromesso il diritto fondamentale ad una piena ed effettiva tutela giurisdizionale. L’azione risarcitoria sarebbe sottoposta, anziché alla regola generale della prescrizione, ad un termine decadenziale che lo renderebbe eccessivamente difficoltoso ed ostico (4).


          La giurisdizione, in merito alla richiesta  di  risarcimento  del  danno (patrimoniale e non) per  illegittima  iscrizione  di  ipoteca,  appartiene  al giudice ordinario.


          Le SS.UU., con quattro contestuali sentenze di contenuto identico (nn. 26972, 26973, 26974 e 26975 in data  11-11-2008), hanno  di recente proceduto ad una rilettura in chiave costituzionale del disposto dell’art. 2059 c.c., ritenuto principio informatore del diritto, come tale vincolante anche nel giudizio di equità, da leggersi – non già come disciplina di un’autonoma fattispecie di illecito, produttiva di danno non patrimoniale, distinta da quella di cui all’art. 2043 c.c. – bensì  come norma che regola i limiti e le condizioni di risarcibilità dei pregiudizi non patrimoniali (intesa come categoria omnicomprensiva, all’interno della quale  non  è possibile individuare, se non con funzione meramente descrittiva, ulteriori sottocategorie), sul presupposto dell’esistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito richiesti dall’art. 2043 c.c., e cioè: la condotta illecita, l’ingiusta  lesione di interessi tutelati dall’ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso.


 


          In tale prospettiva la peculiarità del danno non patrimoniale è individuata nella sua tipicità, avuto riguardo alla  natura  dell’art. 2059 cit., quale norma di rinvio ai casi previsti dalla legge (e, quindi, ai fatti costituenti reato o agli altri  fatti  illeciti  riconosciuti  dal legislatore ordinario produttivi di tale tipo di danno)  ovvero ai diritti costituzionali inviolabili, presieduti dalla tutela minima risarcitoria, con la precisazione, in quest’ultimo caso, che la rilevanza costituzionale deve riguardare l’interesse leso e non il pregiudizio consequenzialmente sofferto e che la risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale presuppone, altresì, che la lesione sia grave (e, cioè, superi la soglia minima di tollerabilità, imposto dai doveri di solidarietà sociale) e che il  danno  non  sia  futile (vale a dire che non consista in meri disagi o  fastidi  o  sia  addirittura meramente immaginario).


 


          Rientra nella competenza del giudice tributario (5) esaminare le questioni  relative all’iscrizione ipotecaria (6), rappresentando essa un evoluzione della procedura di riscossione azionata con la cartella di pagamento, attraverso la predisposizione di mezzi di  garanzia  del  credito vantato. Quindi, ove il giudice tributario annulli la  cartella  esattoriale deve disporre la cancellazione della detta iscrizione a cura e spese del concessionario per la riscossione, che è  legittimamente  chiamato  in giudizio (Sent. n. 200 del 24 aprile 2007 dep. il 30 maggio 2007 della Comm. trib. reg. di Roma, Sez. I).


          Spetta alle Commissioni tributarie il controllo (7) sulle modalità di riscossione coattiva demandate al concessionario in tema di iscrizione ipotecaria (si pensi all’ipotesi in cui  il  concessionario,  nonostante  lo sgravio della cartella da parte dell’ufficio, non abbia provveduto alla richiesta di cancellazione dell’ipoteca; si  pensi  all’ipotesi in cui il concessionario abbia iscritto l’ipoteca su beni di cui il debitore non era più proprietario; si pensi  all’ipotesi  in cui  il  concessionario, nonostante la sopravvenuta  perdita  di   titolo esecutivo da parte ruolo per effetto  del  condono  ex  L.  n.  289  del  27 dicembre  2002  non  abbia  provveduto alla richiesta di cancellazione dell’ipoteca; si pensi ai casi di omonimia; si pensi all’omessa notificazione di atti presupposti come la cartella esattoriale). Naturalmente il contribuente, nel momento in cui riceva la “comunicazione di avvenuta iscrizione di ipoteca”, senza che prima  gli sia stata notificata la cartella di pagamento, potrà scegliere se impugnare soltanto quest’ultimo atto, facendo valere il vizio derivante dall’omessa notifica dell’atto   presupposto, o impugnare, unitamente, l’atto consequenziale (l’iscrizione di ipoteca) e quello presupposto (la cartella di pagamento) e, addirittura, gli ulteriori atti presupposti non  notificati (ad esempio, l’avviso d’accertamento anch’esso non  notificato,  contestando alla radice il debito tributario fatto valere nei suoi confronti).


 


          Non è consentito al giudice tributario  di accertare se vi sia  stato da parte del concessionario o dell’ufficio in tema di iscrizione di ipoteca un comportamento colposo tale che, in violazione della  norma  primaria  del neminem laedere, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo del contribuente. La giurisdizione, in merito alla richiesta  di  risarcimento  del  danno (patrimoniale e non) per  illegittima  iscrizione  di  ipoteca,  appartiene  al giudice ordinario.


          La sola previsione degli altri accessori di cui all’art. 2 del D.lg. n. 546/1992 non è di per sé sufficiente a radicare la giurisdizione esclusiva del giudice tributario anche alle controversie sul risarcimento del danno per comportamento illecito dell’Agente della riscossione in tema di iscrizione di  ipoteca o di fermo ;  per accessori, infatti, si intendono gli aggi esattoriali, le spese di notifica, gli interessi moratori, ed  al  limite  il  maggior  danno  da  svalutazione monetaria ex art. 1224, comma 2, del codice civile (Cass., SS.UU., sentenza n. 14274 del 4 ottobre 2002) (8).


 


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NOTE


(1) Il dogma della pregiudizialità nel diritto amministrativo è stato recentemente ribadito dal Cons. di Stato, Sez. VI, sen. n. 587 del 3 febbraio 2009; Cons. di Stato, Ad. Plen., sen. n. 12 del 22 ottobre 2007, ma originariamente è stato affermato da Cons. di Stato, Ad. Plen., sen. n. 4 del 26 marzo 2003.


 


(2) Corte di Cassazione, SS. UU., Ord. n. 13659 del 13 giugno 2006; Corte di Cassazione, SS. UU., Ord. n. 13660 del 13 giugno 2006; Corte di Cassazione, SS. UU., sen. n. 30254 del 23 dicembre 2008 in Giornale Dir. Amm., 2009, n. 4, pag. 385, con nota di L. Torchia, La pregiudizialità amministrativa dieci anni iopo la sentenza 500/99: effettività della tutela e natura della giurisdizione.


15.


 


(3) Spetta al giudice ordinario, pronunciarsi sulla domanda risarcitoria, a nulla rilevando il previo annullamento dell’atto impositivo illegittimo (c.d. ripudio del rapporto di pregiudizialità tra annullamento dell’atto impositivo e risarcimento del danno). Va riconosciuta piena autonomia all’azione di risarcimento del danno collegata alla condotta dolosa o colposa dei funzionari del fisco(Angelo Buscema , La responsabilità aquiliana del fisco : fondamento presupposti e limiti in www.commercialistatelematico . com marzo 2007) 


 


(4) In senso critico si veda G. Pellegrino, Pregiudiziale e contratto: un nuovo concordato tra SS. UU. e C.d.S., in www.giustizia-amministrativa.it dove si rileva la contraddizione della Corte di Cassazione che, in materia amministrativa, non riconosce la pregiudizialità consentendo al Giudice di conoscere del provvedimento illegittimo divenuto definitivo ai fini del risarcimento del danno. D’altra parte, però, con la sentenza 2870 del 06 febbraio 2009 la Sez. V della Corte di Cassazione ha negato che, in tema di autotutela tributaria, in difetto di tempestiva impugnazione di un atto di accertamento di una imposta si possa dare “ingresso ad una controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo”. In realtà, tale sentenza sembra riguardare un caso diverso, quello in cui si vuole rimettere in discussione il provvedimento amministrativo per ottenerne un annullamento attraverso un giudizio di cognizione sull’autotutela tributaria. In dottrina, favorevole alla pregiudiziale sembra essere Giuseppe Alfano,  Risarcimento  del  danno  consequenziale  alla  pronuncia   giudiziale di annullamento del provvedimento tributario illegittimo, in “il fisco” n. 27 del 4 luglio 2005, pag. 4215.


 


(5) Carmela Lucariello, Sui poteri del giudice tributario in tema di cancellazione dell’iscrizione ipotecaria del concessionario alla luce di recenti interventi giurisprudenziali in “il fisco” n. 34 del 24 settembre 2007, pag. 5030


M. Cantillo Ipoteca  iscritta  dagli  agenti  della  riscossione  e  tutela giudiziaria del contribuente in “Rassegna tributaria”  n. 1 di gennaio-febbraio 2007, pag. 11


Angelo  Buscema e  Carmela  Lucariello, Ganasce fiscali e ipoteca sugli immobili: alle commissioni tributarie le controversie n. 33 – Finanza & Fisco 2006 – pag. 2825Angelo  Buscema, L’ipoteca del concessionario nell’ordinamento tributario n. 42 – Finanza & Fisco 2005 – pag. 3683 Attilio Romano, L’individuazione del giudice competente in materia di fermo amministrativo in Consulenza n. 7/2007 pag. 37. Voglino Alessandro, La giurisdizione sulle controversie sul fermo amministrativo e sull’iscrizione ipotecaria dopo lo scontato ma necessario verdetto della Suprema Corte in Bollettino Tributario 2008 pag. 1559. Santa Micali, La giurisdizione delle commissioni tributarie sulle sole controversie aventi ad oggetto i tributi e  la tendenza ad ampliare la nozione di tributo in bollettino tributario n. 15-16 /2008 pag. 1225.


 


(6) La comunicazione del provvedimento  di  avvenuta iscrizione di ipoteca  appare  doverosa,  da  un  lato,  in  ragione  di  un principio base di civiltà giuridica per cui  tutti  gli  atti  lesivi  della sfera giuridica del cittadino devono essere ad esso comunicati,  dall’altro, in quanto è il presupposto  necessario  per  l’impugnabilità  della  stessa. Infatti, il processo tributario è pur sempre strutturato come un processo di impugnazione di atti e la ricorribilità, in assenza di un atto  impugnabile, appare quantomeno problematica(Luca Sandullo, L’iscrizione di ipoteca ex art. 77 del D.P.R. n. 602/1973 in “il fisco” n. 17 del 27 aprile 2009, pag. 2719).


Lo strumento dell’iscrizione di ipoteca assurge a strumento reale di garanzia esercitabile da parte dell’Agente della riscossione direttamente sugli immobili del debitore. Per effetto dell’iscritta ipoteca, l’agente della riscossione diviene creditore ipotecario ex art. 2808 del codice civile, divenendo titolare non solo del diritto di espropriare, anche nei confronti del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito, ma anche di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall’espropriazione. Non giova, tuttavia, all’Agente della riscossione ipotecare l’intera palazzina condominiale in cui è presente l’unità immobiliare del ricorrente. In particolare, è irregolare l’iscrizione ipotecaria eseguita senza l’individuazione dei subalterni catastali relativi alla porzione  immobiliare interessata, e ciò in violazione dell’art. 2841 del codice civile. Tale interessante assunto è stato precisato dalla recente sentenza n. 374 del 2 ottobre 2008 della Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 1.A norma dell’art. 2826 c.c., 2939 (recte, art. 2839 c.c.) e art. 2841 c.c., l’iscrizione ipotecaria è nulla qualora le incertezze ed omissioni in essa contenute inducano incertezza nell’individuazione dei beni gravati, fermo restando la natura di pubblicità costitutiva dell’iscrizione ipotecaria, la quale prende grado dal momento della sua iscrizione (art. 2852 c.c.), L’ articolo 2841 del cc disciplina le omissioni, le inesattezze e le incertezze nei titoli o note di iscrizione ipotecaria o e tra le varie ipotesi alternativamente previste (l’omissione o inesattezza può riguardare anche una sola delle indicazioni relative all’immobile gravato previste dall’art. 2826 c.c.: Cass. n. 4421/77), contempla quella della incertezza nella nota, sulla identità dei singoli beni gravati: ipotesi, quest’ultima che comporta la nullità dell’iscrizione ipotecaria.


Equitalia  può iscrivere ipoteca sui beni del debitore a garanzia del proprio credito soltanto se questo è superiore a 8.000 euro. Così ha concluso la Commissione tributaria provinciale di Cosenza (sentenza 138/1/09), ordinando la cancellazione dell’ipoteca iscritta dal concessionario della riscossione a fonte di un credito sotto tale soglia. Il contribuente, raggiunto dalla comunicazione con la quale Equitalia comunicava di aver proceduto all’iscrizione ipotecaria sui beni immobili, ricorreva alla commissione tributaria chiedendo che fosse ordinata la cancellazione contestando, tra l’altro, l’illegittimità della misura cautelare essendo il debito inferiore a 8.000 euro. Il ragionamento seguito dai giudici di prime cure per il proprio convincimento parte dal fatto che l’iscrizione ipotecaria è un provvedimento finalizzato alla garanzia del credito nel caso di mancato pagamento spontaneo prosegue nel constatare che l’esecuzione immobiliare è consentita soltanto quando il credito supera gli ottomila euro e il valore dell’immobile da espropriare non è inferiore a tale somma. Considerato che il legislatore ha previsto l’iscrizione dell’ipoteca a garanzia del credito per cui si procede non lascia dubbi sul fatto che siano assoggettabili alla predetta misura solo i crediti per i quali il concessionario può agire. Non avrebbe senso consentire l’iscrizione dell’ipoteca, che è un atto funzionale all’espropriazione immobiliare se poi quest’ultima non fosse consentita dalla stessa legge in quanto il credito da realizzare è inferiore all’importo per il quale tale tipo di procedura, di tipo speciale, è consentita. Lo speciale limite all’ammissibilità dell’ipoteca scaturisce dal divieto, imposto dall’articolo 76 del Dpr 602/73, di procedere all’esecuzione immobiliare quando l’ammontare complessivo del credito, comma o il valore del bene da espropriare, comma 2, non superino ottomila euro. Ne consegue che l’iscrizione dell’ipoteca, strumentale all’esecuzione forzata immobiliare, quando questa è inibita, non può non essere preclusa anche la costituzione del diritto reale di garanzia. La commissione cosentina, preso atto che il credito vantato da Equitalia era inferiore alla soglia di ottomila euro ha accolto il ricorso e ordinato la cancellazione dell’ipoteca iscritta a cura e spese del concessionario.


 


(7) Costituisce principio consolidato l’affermazione secondo  cui  l’omissione  della  notificazione di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato  e tale nullità può essere  fatta  valere  dal contribuente mediante la scelta di impugnare, per tale vizio, l’atto consequenziale notificatogli (Sent. n. 1024 del 26 ottobre 2007 dep. il 18 gennaio 2008 della Corte Cass., Sez. tributaria) È onere della Amministrazione produrre tempestivamente  in  giudizio  la prova  dell’avvenuta  notifica  della  cartella  di  pagamento, in difetto l’iscrizione deve essere dichiarata  illegittima per non  essere stata preceduta (o perché non risulta che sia stata preceduta) da  regolare notifica della cartella di pagamento e  all’Agente della  riscossione deve chiedere tempestivamente, salva l’impugnazione della sentenza, al Conservatore dei Registri immobiliari la cancellazione dell’ipoteca per  cui è causa (Sent. n. 395 del 14 novembre 2007 dep. il 29 novembre 2007 della Comm. trib. prov. Milano, Sez. VIII ). Il  concessionario alla riscossione  di  crediti  erariali, ai  fini dell’iscrizione dell’ipoteca di cui all’art. 77 del D.P.R. n. 602/1973, deve dimostrare la sussistenza del  presupposto della regolare notifica delle cartelle esattoriali e non può addurre a giustificazione l’avvenuto  decorso del termine di cinque anni in cui è tenuto a conservare tale  documentazione (art. 26 del D.P.R.  n.  602/1973)  in  quanto  l’esistenza  della  cartella regolarmente notificata  è  un  presupposto  indefettibile  del  potere  del concessionario(Sent. n. 270 del 17 settembre 2007 dep. il 24 settembre 2007 della Comm. trib. prov. di Caserta, Sez. XV)


Rientra nella competenza del giudice tributario esaminare le questioni  relative  all’iscrizione  ipotecaria,  rappresentando essa un evoluzione della procedura  di riscossione azionata con la cartella di pagamento, attraverso la predisposizione di mezzi di  garanzia  del  credito vantato. Quindi, ove il giudice tributario annulli la  cartella  esattoriale deve disporre la cancellazione della detta iscrizione a  cura  e  spese  del concessionario per la riscossione (Sent. n. 200 del 24 aprile 2007 dep. il 30 maggio 2007 della Comm. trib. reg. di Roma, Sez. I).


 


(8) Poiché il danno da attività illegittima dell’ente impositore, o del concessionario della riscossione, non può rientrare nel concetto di “accessorio”, previsto dall’art. 2 del D.lg. n. 546/1992 la giurisdizione, in merito alla  richiesta di risarcimento,  apparterrà al giudice ordinario. Non si può escludere a priori che dall’illegittima iscrizione di ipoteca derivi, oltre che il danno alla  sfera  patrimoniale,  anche  un  danno non patrimoniale e non si vede perché negarne, ricorrendone le condizioni, la risarcibilità. Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (Cass.,  SS.UU., 11 novembre 2008, n. 26972, in “Corriere Giuridico”, 2009, 1, pag. 48) hanno chiarito che il danno non patrimoniale è risarcibile: a) quando la risarcibilità è prevista dalla legge (ad esempio quando  il  fatto  illecito integri gli estremi di un reato); b) quando la risarcibilità del danno in esame, pur non essendo espressamente prevista da una norma di legge ad  hoc, deve  ammettersi  sulla  base di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 del codice civile, per  avere  il  fatto  illecito vulnerato, in modo grave, un diritto  della  persona direttamente tutelato dalla Costituzione. È di tutta evidenza che  l’iscrizione illegittima di ipoteca può causare, nella vittima, una sofferenza morale qualificabile come danno esistenziale (Luca Sandullo, L’iscrizione di ipoteca ex art. 77 del D.P.R. n. 602/1973 in “il fisco” n. 17 del 27 aprile 2009, pag. 2719).


Vd. Alessandro Galante, Atti atipici di riscossione e responsabilità per danni in Azienditalia Finanza e tributi n. 14/2008 inserto contenzioso pag. 13. 


 


Angelo Buscema


5 novembre 2009


 


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ALLEGATO


 


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA – SEZIONE II CIVILE


Il Tribunale, in composizione monocratica, in persona del giudice Dr. N. A., ha pronunziato la seguente:


SENTENZA


Nella causa civile di primo grado iscritta al RGN. 86918\2008, posta in deliberazione alla udienza del 27\03\2009, e vertente tra le parti così costituite:


S. D.  – ATTORE


El.te dom.to in Roma,via Del ……..n…., rappresentato e difeso dal proc.re avv.to E.G., per procura speciale alle liti in calce all’atto di citazione.


 


E


MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE, in persona del Ministro pro tempore.
AGENZIA delle ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, con sede in Roma.



CONVENUTI



Rappresentati e difesi per legge dalla Avvocatura Generale dello Stato, dom.ti nella sede di Roma, via dei……………… n…



E


EQUITALIA GERIT SPA, con sede in Roma ,in persona del l.r. pro tempore.


 


CONVENUTA


Contumace


Oggetto: ipoteca.


Conclusioni precisate dai difensori delle parti costituite come in atti processuali e rispettive scritture difensive.


ESPOSIZIONE DEI FATTI RILEVANTI DI CAUSA E DELLE RAGIONI. GIURIDICHE DELLA DECISIONE.


La lettura della domanda giudiziale proposta dall’attore S. D. consente di determinare l’oggetto della domanda nella richiesta formulata contro le parti convenute Equitalia Gerit spa e AE – MEF nelle conclusioni precisate in atto introduttivo , per la declaratoria della illegittimità della iscrizione di ipoteca sull’immobile di proprietà dell’istante in data 28\5\2007, sito in Roma, via ………. n. 36\13,per un importo pari ad euro 22.470,00, e per la cancellazione della stessa e condanna dei convenuti al risarcimento dei danni a favore dell’attore in misura pari ad euro 20.000,00.
Dalla lettura dell’avviso di mora che risulta notificato al destinatario S. D. in data 18\6\2006 presso l’indirizzo dell’immobile mediante consegna effettuata dal notificatore alla persona stessa del destinatario sottoscrivente l’atto di ricezione, si desume che trattasi di crediti IRPEF, di sovrattasse e interessi maturati risalenti ad accertamenti riferiti all’anno 1992, e detti titoli di credito in contestazione ,come pure l’atto di iscrizione ipotecaria eseguito ad iniziativa dell’agente della riscossione nella sfera dei poteri cautelativi nel corso della procedura promossa ai sensi dell’art. 45 del D.P.R. N. 602\73,di esazione dei crediti tributari iscritti al ruolo ed indicati nell’avviso di mora , di cui è contestata la legittimità per disconoscimento della veridicità della notificazione effettuata non nelle forme processuali dell’art. 221 c.p.c. della proposizione della querela di falso ,ma nella forma della denunzia di falso presentata alla P.G.,configurano i temi controversi di una lite devoluta in base agli artt. 2 e 19,lettera e bis del D.lgs n. 546\1992 , come modificati ed integrati dall’art. 12 della L. N. 448\2001,e dalla L .n .248\06, alla giurisdizione tributaria presso la quale devono essere impugnati tutti gli atti compiuti nella sfera endoprocedimentale della procedura di matrice tributaria di accertamento e di riscossione delineata dal sistema di esecuzione esattoriale vigente, comprese le iscrizioni effettuate ai sensi dell’art. 77 del D.P.R. N. 602\73, sulla base dei presupposti di fatto e delle condizioni giuridiche del decorso del termine stabilito dall’art. 50 e del ruolo costituente titolo per la formalità, con esclusione delle controversie riguardanti gli atti di esecuzione forzata tributaria successivi alla notificazione della cartella di pagamento, come si evince dall’indirizzo giurisprudenziale di legittimità emergente dalla sentenza delle SS.UU. n. 3171\08.


La domanda di risarcimento proposta ai sensi dell’art. 2043 cod.civ. sulla base di una esposizione dei fatti e degli elementi di diritto afferenti ad una assenta illegittimità della iscrizione ipotecaria ,seppure costituente oggetto di controversia devoluta alla giurisdizione civile per essere fatto valere un diritto soggettivo correlato ad una obbligazione per fatto illecito ascritta alla amministrazione finanziaria alla quale è imputata la produzione di un ingiusto danno al contribuente leso nel suo patrimonio, non appare ammissibile nel caso in esame se si considera che non risulta alcuna pronunzia della declaratoria di illegittimità per difetto di forma essenziale o di invalidità degli atti ovvero per motivi di merito della iscrizione ipotecaria effettuata dall’agente della riscossione in data 28\5\2007, devoluta come controversia alla giurisdizione tributaria.


In ragione della novità delle questioni controverse in tema di giurisdizione sussistono giusti motivi di compensazione degli oneri processuali ai sensi dell’art. 92 c.p.c.


 


P.Q.M.


Il Tribunale Ordinario di Roma, Sezione 11 Civile,così provvede nella causa iscritta al r.g.n. 86918\08:
Dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario a favore dellà Giudice Tributario ai sensi del D.lgs n. 546\92, per la domanda principale proposta da S. D. contro Equitalia Gerit spa , Agenzia delle entrate e Ministero dell’Economia e delle Finanze con riferimento alla iscrizione ipotecaria eseguita in data 28\5\2007, e dichiara non esaminabile la domanda di risarcimento proposta dall’attore per carenza di pronunzia in materia del giudice tributario, compensando le spese di lite tra le parti.


 
Roma, 19\6\2009.


 


Il giudice designato N. A.


 


Depositato in Cancelleria

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