Studi di settore e provvedimenti di revisione: motivazione degli accertamenti


Studi di settore e provvedimenti di revisione: Motivazione degli accertamenti

L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento del 07.10.2009 (prot. 2009/144704), ha comunicato la revisione di 68 studi di settore con effetti dal periodo d’imposta 2010.

Peraltro, la periodicità della revisione è triennale.

Tale comunicazione è stata anticipata per pianificare le attività di revisione e per permettere ai contribuenti di conoscere anticipatamente quali studi sono oggetto di modifiche.

Inoltre, la revisione dovrebbe consentire l’inserimento di ulteriori variabili atte ad aumentare la territorialità di stima del software Gerico.

In particolare, la revisione riguarderà 21 studi relativi al settore delle manifatture, 20 per i servizi, 6 per le attività professionali e 21 per il commercio.

Si tratta, in tutti i casi, di evoluzioni di studi già applicati nel periodo d’imposta 2007, e dunque da sottoporre a revisione entro il 2010.

La legge n. 146/1998 prevede, quindi, che gli studi siano rivisti al massimo, ogni 3 anni dalla data di entrata in vigore o dalla loro ultima revisione.

I 68 studi da “rinnovare” – che saranno applicabili a partire dal periodo d’imposta 2010 – riguardano, tra gli altri:

– fabbricanti di tessuti, abbigliamento e calzature per il manifatturiero;

– albergatori, fotoreporter e grafici web per i servizi;

– attori, registi e guide turistiche per le attività professionali;

– farmacisti, gioiellieri e ambulanti per il commercio.

La programmazione degli studi di settore da revisionare viene resa nota entro la fine di febbraio di ogni anno con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

In tale provvedimento vengono individuati gli studi di settore ed i relativi codici

di attività che saranno sottoposti a revisione e che daranno luogo a studi di settore applicabili a decorrere dal periodo di imposta 2010, a seguito di approvazione con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Per lo studio di settore UG74U, il codice attività 74.20.11 – “Attività di fotoreporter”, è stato previsto, per il periodo d’imposta 2008, nel modello per l’acquisizione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore, al fine di acquisire le informazioni utili alla costruzione dello studio stesso.

Al termine delle elaborazioni potrebbero anche essere previsti, ove ne emerga

l’opportunità nel corso dell’attività di revisione, accorpamenti tra studi.

Studi di settore per il 2008

Si ricorda che con i quattro decreti ministeriali del 23.12.2008 pubblicati sul supplemento straordinario della Gazzetta Ufficiale del 31.12.2008, sono stati resi noti i 69 studi di settore revisionati applicabili a decorrere dal periodo di imposta 2008.

Programma delle revisioni degli studi di settore applicabili a partire dal periodo d’imposta 2009

Con il provvedimento, 2009/5851 pubblicato il 19.01.2009, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha individuato gli studi di settore ed i relativi codici di attività da sottoporre a revisione e che danno luogo a studi di settore applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2009.

Studi di settore: pubblicato in G.U. il Decreto di revisione del 17.06.2009

Il Decreto 19.05.2009 relativo all’approvazione e alla revisione congiunturale degli studi di settore é stato pubblicato nella G.U. n. 138 del 17.06.2009.

Dal testo del Decreto è emerso che:

– non saranno sottoposti ad accertamento da studi di settore i contribuenti che,

anche a seguito di adeguamento, hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare non inferiore a quelli risultanti da GE.RI.CO 2009 integrato con i

nuovi correttivi congiunturali “anti crisi”;

– è stata ufficializzata la nuova territorialità generale aggiornata con effetto dal

periodo d’imposta 2008.

Studi di settore. Periodo d’imposta 2008: circolare delle Entrate

Il contribuente, se lo ritiene più conveniente, può utilizzare, anche per periodi d’imposta precedenti al 2008, le risultanze degli studi di settore approvati in evoluzione con decreti del ministro dell’Economia e delle Finanze 23 dicembre 2008 (studi ante crisi).

Tale possibilità di utilizzo retroattivo è tuttavia esclusa per le risultanze che derivino dagli stessi studi, così come successivamente integrati dagli interventi correttivi apportati dal decreto 19 maggio 2009, giacché in tal caso le risultanze tengono conto degli effetti della crisi economica del 2008 non applicabili con riguardo ad annualità precedenti.

In pratica, le risultanze degli studi che tengono conto dei correttivi di cui al decreto 19 maggio 2009 si applicano, ai fini dell’accertamento, per il solo periodo d’imposta 2008.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29/E del 18.06.2009 ha fornito

chiarimenti sulle principali novità relative agli studi di settore in vigore dal periodo d’imposta 2008.

Gli studi di settore evoluti possono essere utilizzati ai fini dell’accertamento, ove più favorevoli al contribuente ed a richiesta del medesimo, anche con riguardo a periodi d’imposta precedenti quello della loro entrata in vigore.

L’introduzione dei correttivi “anticrisi” non configura una “evoluzione” degli studi di settore ma una “integrazione degli stessi”.

Dolo le modifiche alla normativa gli studi di settore possono essere utilizzati in sede di accertamento solo se pubblicati prima della scadenza del periodo d’imposta cui si riferisce l’accertamento medesimo, ed opera a far corso dal periodo d’imposta 2008.

A partire dal periodo di imposta 2009 la pubblicazione entro il 30 settembre diventa condizione necessaria per potere utilizzare gli studi ai fini dell’accertamento con riguardo al periodo d’imposta medesimo ed a quelli successivi.

In gazzetta entro i termini o fuori dall’accertamento

Come previsto dalla manovra d’estate (D.L. n. 112/2008), a partire dal 2008 l’uso degli studi in sede di controllo è ammesso solo se pubblicati in Gazzetta ufficiale prima della scadenza del periodo d’imposta cui si riferisce l’accertamento.

Sempre il D.L. n. 112 ha stabilito che, a partire dal 2009, gli studi devono approdare in G.U. entro il 30 settembre dell’anno di entrata in vigore.

Nuovi studi a vocazione “federale”

Con la manovra d’estate è partito il conto alla rovescia per l’elaborazione degli

studi di settore su base regionale e locale entro la fine del 2013.

La loro predisposizione deve tenere conto delle differenze che possono evidenziarsi a livello territoriale, in termini di prezzi e tariffe, nelle prestazioni di servizi e nelle cessioni di beni, con un occhio di riguardo ai modelli organizzativi che caratterizzano la specifica attività economica.

Inoltre, secondo le linee operative dettate dal decreto Mef del 19 maggio 2009 (pubblicato in G.U. n. 139 del 18.06.2009), i Comuni entrano in campo attivamente nella predisposizione dei nuovi studi, guadagnandosi un posto in prima linea sia all’interno della Commissione degli esperti che negli Osservatori regionali.

Il coinvolgimento degli enti locali risponde all’intento di garantirne un’effettiva

elaborazione “su misura”.

Gli studi di settore guardano al federalismo fiscale: rappresentanti dei Comuni negli Osservatori regionali

In materia di federalismo fiscale, gli studi di settore vanno, quindi, verso l’adeguamento alle realtà economiche locali.

A tal fine, é stato pubblicato il 03.07.2009 il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, prot. 2009/100593, con il quale si dà il via libera alla

partecipazione effettiva dei Comuni all’elaborazione degli studi di settore, tramite l’inserimento di rappresentanti dell’Anci negli Osservatori regionali.

Motivazione per gli accertamenti sugli studi di settore

Ripercorriamo, di seguito (in formato tabella), gli ultimi interventi giurisprudenziali sulla motivazione per gli accertamenti sugli studi di settore

Accertamenti di settore nulli se non sono ben motivati: la fase del contradditorio tra le parti è il nodo cruciale

 

Gli studi di settore hanno mero valore indiziario, la loro funzione è quella di individuare i contribuenti che dichiarano ricavi sottodimensionati rispetto al cluster di appartenenza, che possono essere sospettati di condotte evasive e/o elusive.

In presenza di contradditorio anticipato illegittimo, l’accertamento è nullo.

Nel caso di specie il contribuente è stato invitata dall’Ufficio a fornire le proprie giustificazioni cosa che ha fatto.

Dal canto suo, l’Ufficio non le ha condivise ma avrebbe dovuto spiegare puntualmente le ragioni.

Le lamentele del contribuente sono risultate fondate e per conseguenza è stato accolto il ricorso.

La Commissione Tributaria Regionale di Lecce, dopo un attento esame del

ricorso e dei documenti prodotti e dalle deduzioni fatte dall’Ufficio ha ritenuto

che l’accertamento di un maggiore reddito non è legittimo se non P supportato

da altri elementi giustificativi, quali ad esempio, quelli dell’inattendibilità delle

scritture contabili.

Occorrono presunzioni gravi, precise e concordanti (art. 39, comma 1, lettera

d] del DPR n. 600/73).

 

Commissione Tributaria Regionale di Lecce, sentenza n. 71/22/09

depositata il 03.03.2009

 

Accertamento sugli studi di settore: semplice presunzione

La determinazione dei maggiori ricavi attraverso gli studi di settore costituisce

una presunzione semplice.

Pertanto, in caso di accertamento spetta all’Amministrazione finanziaria fornire

ulteriori elementi di prova per dimostrare gli scostamenti riscontrati.

 

Commissione Tributaria provinciale di Milano, sentenza n. 114 del

30.03.2009

 

Lo stato di crisi può fermare le rettifiche da studi di settore

 

L’accertamento tributario non si può fondare solo sugli elementi statistici

derivanti dagli studi di settore.

Infatti, si deve anche tenere conto della situazione di crisi del comparto in cui

opera l’impresa e dell’economia in generale.

 

Commissione tributaria provinciale di Massa Carrara

con la sentenza n. 216 del 11.06.2009.

 

Niente accertamento induttivo (sulla base degli studi di settore) per

la aziende contabilmente in regola

 

 

Per le imprese minori, con i libri contabili in regola, non si applica

l’accertamento induttivo basato solo sugli studi di settore.

La Suprema Corte, in particolare ha rilevato che l’accertamento induttivo non è

valido se, in presenza di una contabilità in apparenza regolare, l’Ufficio si è

limitato a rilevare l’applicazione di una differente percentuale di ricarico

rispetto al settore di appartenenza, senza fornire nessun altro elemento di

fatto o indizio tale da dimostrare l’inesattezza dei dati forniti dal contribuente.

 

Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19632 del

11.09.2009.

 

 

Studi di settore: Motivazione adeguata al singolo caso

Peraltro, secondo la stessa Amministrazione Finanziaria (nota del 04.06.2009) necessità un’adeguata motivazione della pretesa fondata sugli studi di settore.

Un ruolo determinante per la sostenibilità della pretesa deriva dalla “qualità e

accuratezza» della motivazione che non può risolversi nel mero rinvio alle risultanze dello studio (pena la nullità dell’atto per difetto di motivazione).

Pertanto, viene richiesto all’ufficio, oltre l’evidenziazione che lo studio di settore rappresenta adeguatamente le situazioni di normalità economica del comparto produttivo al quale appartiene, in particolare che le complessive argomentazione prodotte appaiano convincenti.

Inoltre, dalla nota inviata dalla Direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate agli uffici periferici è emerso che, riguardo la disciplina sugli studi

di settore, verrà valutato anche il passato.

Un’attenta disamina del comportamento fiscale tenuto dal contribuente nei periodi immediatamente precedenti a quello oggetto di analisi potrà confermare lo scostamento da Gerico.

Anche una condotta “antieconomica”, certificata da una serie storica di risultati

negativi, potrà essere utile ai fini dell’accertamento.

Infine, l’attuale orientamento, dell’Amministrazione Finanziaria sugli studi di settore, è quello gli uffici procederanno verso una progressiva attività di analisi

che condurrà all’individuazione dei contribuenti ritenuti meritevoli di controllo.

Almeno ciò è emerso dalla citata nota della Direzione centrale.

La non congruità, da valutare per ogni singolo settore, anche per mezzo di appositi indicatori di rischio che consentiranno un’analisi della complessiva situazione del contribuente, dovrà essere accompagnata da ulteriori elementi riferibili sia all’attività esercitata sia alle persone fisiche (utilizzo del cd. redditometro).

Debutta, dunque, il redditometro associato con gli studi di settore per “invitare” i contribuenti ad aderire direttamente all’invito al contraddittorio formato sugli studi stessi.

E per questo massima rilevanza alla motivazione che dovrà essere particolarmente accurata e di qualità.

 

Vincenzo D’Andò

24 ottobre 2009


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