Novità fiscali del 9 ottobre 2009: studi di settore: pubblicato il provvedimento per la revisione; Cassazione: i principi sul litisconsorzio nelle società; al medico spetta il rimborso dell’Irap anche se ha un dipendente; secondo la Cassazione é il fisco che deve provare che le fatture sono false; scudo fiscale: i codici tributo per il modello F24; Iva al 10% per autorimesse


 

 

Indice:

 

1) Principi sul litisconsorzio nelle società: La ricostruzione sistematica della Cassazione a Sezioni Unite

 

2) Al medico spetta il rimborso dell’Irap anche se ha un dipendente

 

3) Studi di settore: Nuovi correttivi – on line il provvedimento per la revisione

 

4) Fatture false: Nuova inversione di rotta della Cassazione stavolta pro contribuente

 

5) Iva al 10% per l’acquisto della seconda autorimessa

 

6) Modello F24: Pronti i codici tributo per l’emersione delle attività detenute illegalmente all’estero

 

7) Altre di fisco

 

 

1) Principi sul litisconsorzio nelle società: La ricostruzione sistematica della Cassazione a Sezioni Unite

Alla persona fisica destinataria della sanzione, ma non ingiunta del pagamento, va riconosciuta una autonoma legittimità ad opporsi, che si concretizza sia nella facoltà di proporre autonoma opposizione sia nel diritto di spiegare intervento litisconsortile nel giudizio instaurato dalla società.

Il rapporto processuale che si instaura tra la società e le persone fisiche intervenute nel giudizio di opposizione è di tipo litisconsortile facoltativo.

Nei casi di proposizione di diverse opposizione, in via autonoma, sia da parte della società sia da parte della persona fisica, soccorrono, al fine di evitare ipotetici contrasti tra giudicati, le ordinarie regole processuali in tema di connessione e riunione di procedimenti.

Nell’ipotesi di inerzia da parte della persona fisica rispetto al giudizio di opposizione intentato dalla società, il giudicato formatosi in quel processo spiega effetti nel successivo giudizio di regresso quanto ai fatti accertati (con conseguente preclusione delle eccezioni c.d. “reali”), salva l’opponibilità di eccezioni personali.

Infine, nei casi di mancata opposizione da parte della società (e di pagamento della sanzione inflitta), nessuna preclusione si verifica, di converso, in seno al giudizio di regresso, ove la persona fisica potrà spiegare tutte le opportune difese (anche) sul merito della sanzione.

Sono queste le conclusioni a cui è pervenuta la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, nella sentenza n. 20929 del 30.09.2009.

La ricostruzione sistematica dei  principi sul litisconsorzio

La Suprema Corte in tale sentenza ha, quindi, ricostruito quanto segue:

Si parla di litisconsorzio facoltativo allorchè, nonostante la plurisoggettività del rapporto, la pronuncia su di esso possa utilmente regolare i rapporti tra alcuni di quei soggetti lasciando impregiudicata la posizione degli altri.

Di tale fattispecie costituisce poi figura “speciale” il litisconsorzio c.d. unitario, nel quale, pur nella sua morfologica facoltatività, la legge impone, una volta volontariamente iniziato il giudizio da parte di più soggetti a legittimazione concorrente, la trattazione unitaria della causa, destinata ad essere decisa con unica sentenza (come accade nell’ipotesi prevista dall’art. 2378 c.c., comma 5, in tema di impugnazione delle deliberazioni assembleari, ove si realizza una fattispecie di litisconsorzio necessario quanto alla decisione, benchè volontario quanto alla realizzazione).

Di converso, criterio idoneo ad identificare con sufficiente certezza la speculare fattispecie del litisconsorzio necessario viene ritenuto quello secondo il quale, per stabilire se la decisione non possa pronunciarsi che nei confronti di più parti, deve farsi riferimento agli interessi come astrattamente considerati dal legislatore.

Si sono delineate tre categorie generali, per le quali il legislatore prevede il litisconsorzio necessario:

a) per avere attribuito un’eccezionale legittimazione processuale sostitutiva;

b) per semplice opportunità;

c) per ragioni di diritto sostanziale, in quanto la sentenza sarà destinata a produrre effetti per i titolari di un rapporto plurisoggettivo.

Mentre le prime due risultano, per definizione, non estensibili secondo identità di logica, l’ultima è quella che più direttamente investe la fattispecie delle obbligazioni solidali.

Ed è orientamento costante della giurisprudenza di legittimità quello volto ad escludere il litisconsorzio necessario in relazione a tale tipologia di obbligazioni. Nelle ipotesi di solidarietà sia attiva che passiva dell’obbligazione, pur nella sussistenza di più soggetti creditori o debitori della stessa somma o della medesima prestazione, non si verifica un’ipotesi di litisconsorzio necessario in quanto la struttura del rapporto è congegnata in modo tale che ogni creditore può esigere ed ogni debitore è tenuto a corrispondere l’intero, salvo l’esercizio del diritto di rivalsa nei confronti degli altri concreditori o condebitori.

Il principio consolidato viene ritenuto, peraltro, derogabile, nell’ambito di sottosistemi normativi “speciali”, laddove vi siano nessi di stretta connessione tra le varie responsabilità, quando, cioè, le posizioni dei coobbligati presentino obiettiva interrelazione, alla stregua della loro strutturale subordinazione anche sul piano del diritto sostanziale.

Entro tale dimensione di ius singolare, assume peculiare connotazione la materia tributaria, in seno alla quale queste stesse Sezioni Unite – con specifico riguardo all’imposta sui redditi ed all’accertamento posto alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone di cui al D.P.R. 22 dicembre, n. 917, art. 5, e dei soci delle stesse – hanno affermato che l’accertamento in rettifica compiuto dall’amministrazione, con un unico atto, e con riferimento ai maggiori redditi di una società di persone, interessa nel contempo sia la società ai fini Ilor, sia i soci ai fini Irpef, in guisa che, al processo introdotto dal ricorso contro tale accertamento, tutti devono partecipare, in quanto l'”oggetto del ricorso” riguarda inscindibilmente società e soci (norma sostanziale di riferimento essendo stata ritenuta, nella specie, il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 40).

Non è parso contestabile che il litisconsorzio tributario ripeta una sua disciplina autonoma da esplicite disposizioni di legge, quanto all’ipotesi che l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, giusta disposto del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 14, (1), disposizione che, secondo la giurisprudenza di questa stessa Corte, non costituisce (a differenza dell’art. 102 c.p.c.) “norma in bianco”, ma indica positivamente il presupposto della inscindibilità della causa come dipendente, appunto, dall’oggetto del ricorso (in particolare, secondo Cass., sez. un. 18 gennaio 2007, n. 1052, resa in un caso di imposta di registro su bene del quale i comproprietari avevano proceduto a divisione, in una siffatta prospettiva, “appare chiara una dimensione esclusivamente processuale del litisconsorzio”, perchè la realizzazione dell’ipotesi litisconsortile è connessa, strutturalmente e intimamente, alla domanda introdotta nel giudizio: “è la domanda, infatti, a determinare l’oggetto del processo e, quindi, a costituire, in ultima analisi, il parametro per valutare la inscindibilità della causa tra più soggetti, non senza, peraltro, disconoscersi” – si legge ancora in motivazione – “un profilo sostanziale, secondo cui vi è litisconsorzio necessario quando l’atto autoritativo presenti elementi comuni ad una pluralità di soggetti e siano proprio tali elementi ad esser posti a fondamento della impugnazione proposta da uno dei soggetti obbligati”, ciò che rende palese come la disposizione di cui al D.Lgs. 546 del 1992, art. 14, comma 1, si muova in una prospettiva diversa da quella nella quale si collocano le regole relative all’obbligazione solidale, “la cui (eventuale) sussistenza non realizza un presupposto per l’applicazione della norma in questione” – così ribadendosi che non è la mera solidarietà comune a fondare il litisconsorzio necessario.

La Cassazione ha, infine, precisato che non sussiste litisconsorzio necessario quando il contribuente svolga una difesa solo sulla base di eccezioni personali.

 

Nota (1)

(secondo cui: 1. Se l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi. 2. Se il ricorso non è stato proposto da o nei confronti di tutti i soggetti indicati nel comma 1, è ordinata l’integrazione del contraddittorio mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza. 3. Possono intervenire volontariamente o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dell’atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso. 4. Le parti chiamate si costituiscono in giudizio nelle forme prescritte per la parte resistente, in quanto applicabili. 5. I soggetti indicati nei commi 1 e 3, intervengono nel processo notificando apposito atto a tutte le parti e costituendosi nelle forme di cui al comma precedente. 6. Le parti chiamate in causa o intervenute volontariamente non possono impugnare autonomamente l’atto se per esse al momento della costituzione è già decorso il termine di decadenza”,)

 

 

2) Al medico spetta il rimborso dell’Irap anche se ha un dipendente

Al medico di famiglia, in regime di convenzione con la Asl, spetta il rimborso dell’Irap anche in presenza di un dipendente che si limita a svolgere attività di portineria.

E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria di Ragusa, con la sentenza n. 236 del 20.07.2009, la quale ha, peraltro, rilevato che l’utilizzo di uno studio ove ricevere gli assistiti e di mezzi strumentali indispensabili per l’esercizio di tale professione, con l’apporto di un solo dipendente addetto alla portineria, non possono certamente andare a modificare la rilevata natura del rapporto professionale convenzionato, né costituire quell’autonoma organizzazione che giustifica l’imposizione Irap.

Si tratta di una prima decisione della giurisprudenza che dichiara non dovuta l’Irap per il professionista anche in presenza di un solo dipendente.

Infatti, secondo prassi e giurisprudenza, ai fini del non assoggettamento ad Irap, viene consentito solo l’uso di collaboratore occasionale e non, invece, di quello continuativo e/o di dipendente.

Il fatto

Un contribuente, esercente l’attività professionale di medico di famiglia, con apposita istanza aveva richiesto al Centro servizio di Palermo il rimborso di l’IRAP versata per l’anno 1998.

Tuttavia, il Centro servizio di Palermo ha rigettato l’istanza con provvedimento del 23.4.2001.

Ciò nonostante che il contribuente, nelle compenti sede abbia dedotto che:

– L’IRAP non colpisce né il redito, né il consumo, né il patrimonio, essendo il suo presupposto individuato nell’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi;

– l’IRAP costituisce un’imposta che assoggetta a tassazione una capacità contributiva impersonale, basata sulla capacità produttiva che deriva dalla combinazione di uomini, macchine, materiali, ecc, e quindi una capacità contributiva autonoma, reale, separata dalla capacità contributiva personale propria dei singoli individui; nonché che abbia dedotto l’illegittimità costituzionale dell’IRAP per violazione dei principi.

Le osservazioni della Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa

Secondo tale C.T.P., l’Ufficio finanziario, anche se è vero che, trattandosi di istanza di rimborso, l’onere della prova è posto in capo al contribuente, alle deduzioni di questi avrebbe dovuto controdedurre con fatti e circostanze idonee ad avvalorare la fondatezza della propria tesi dell’assoggettabilità de reddito prodotto dal contribuente all’imposta regionale sulle attività produttive.

Il contribuente nel giudizio ha affermato che la dipendente costituisce un mero ausilio alla propria attività professionale.

Dai documenti prodotti non sono emersi elementi utili a dimostrare il contrario. Non è risultato che il contribuente abbia collaboratori interni e/o esterni ovvero altri dipendenti, oltre quello di addetto alla portineria, con altre mansioni.

Non è risultato che il contribuente si sia avvalso della collaborazione di altri professionisti della stessa o di altre discipline; così come non è risultato in atti che il lavoro svolto dalla dipendente fosse inserito in una organizzazione tale da assumere una valenza propria ed ulteriore da produrre un valore aggiunto a quello proprio del titolare dello studio professionale.

Pertanto, la Commissione Tributaria siciliana ha stabilito che l’utilizzo di uno studio ove ricevere gli assistiti e di mezzi strumentali indispensabili per l’esercizio di detta professione, con l’apporto di un solo dipendente addetto alla portineria, non possono certamente andare a modificare la rilevata natura del rapporto professionale convenzionato, né costituire quell’autonoma organizzazione che giustificherebbe l’imposizione IRAP.

Ricorso del contribuente accolto dalla C.T.P.

La C.T.P. ha, inoltre, rilevato che l’Ufficio fiscale non ha fornito alcuna prova che il caso esaminato sia assoggettabile ad imposizione fiscale.

Per tali motivi, ha ritenuto fondato il ricorso del contribuente ed ha, quindi, accolto le tesi difensive presentate dallo stesso medico di famiglia.

Ha, pertanto, dichiarato illegittimo il provvedimento di rigetto del Centro di servizio di Palermo, e per conseguenza ha dichiarato il diritto del contribuente ad ottenere il rimborso dell’IRAP versata nell’anno d’imposta 1998, oltre interessi e rivalutazione per legge a decorrere dalla data dell’istanza di rimborso.

Irap – Presupposto dell’imposta – Attività economica autonomamente organizzata

Per ultimo, la Corte di Cassazione con la sentenza del 17/09/2009, n. 20001, ha stabilito che “l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell’IRAP soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata, dovendo ravvisarsi il requisito dell’autonoma organizzazione quando il contribuente che esercita attivita’ di lavoro autonomo sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione (e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse) ed impieghi  beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l'”id quod plerumque accidit”, costituiscono nell’attualita’ il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, gravando sul contribuente che chiede il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta l’onere di provare l’assenza delle predette condizioni”.

 

 

3) Studi di settore: Nuovi correttivi – on line il provvedimento per la revisione

Si prevede l’accantonamento dei questionari cd. “liberi” che si sono rivelati poco significativi.

Sose, con la collaborazione di associazioni ed ordini, inizia la raccolta di dati del 2009 che avverrà in tre tappe.

Nel frattempo al Ministero dell’Economia sono allo studio interventi per la proroga delle revisioni relative all’anno di imposta 2009 che non hanno avuto il parere delle associazioni di categoria e degli ordini.

L’attività si andrà a sviluppare in tre tappe:

– entro metà novembre vi sarà l’invio telematico dei dati relativi al primo semestre 2009;

– in un secondo momento vi sarà l’aggiornamento dei dati da luglio a settembre;

– infine vi saranno i dati dei mesi rimanenti.

Il questionario sarà redatto in forma anonima, non sarà più compilato on-line e verrà inviato telematicamente dalle associazioni rappresentative delle imprese e con l’aiuto delle case produttrici di software.

Lo scopo della campagna informativa è la riproposizione dei correttivi anche per il 2009, così come avvenuto nel 2008.

Al riguardo é necessario l’apposito intervento legislativo che ne preveda l’applicazione.

Studi di settore, dai tessuti alle farmacie, 68 in lizza per la revisione – saranno applicabili dal 2010 – online il provvedimento

Produttori di abbigliamento e scarpe, albergatori, registi, farmacisti e gioiellieri all’appello per la revisione degli studi di settore.

Con un provvedimento, l’Agenzia detta il passo del prossimo “restyling” e individua 68 studi – con i relativi codici attività – da sottoporre a revisione per il 2010.

Si legge nel comunicato stampa del 08.10.2009 che  le Entrate giocano d’anticipo – il provvedimento con la programmazione degli studi da “ritoccare” è atteso ogni anno entro la fine di febbraio – per pianificare tempestivamente le attività e, al tempo stesso, mettere i contribuenti nelle condizioni di conoscere quali sono gli studi interessati dalle modifiche.

In particolare, la revisione riguarderà 21 studi relativi al settore delle manifatture, 20 per i servizi, 6 per le attività professionali e 21 per il commercio. In tutti i casi, si tratta di evoluzioni di studi già applicati nel periodo d’imposta 2007, e dunque da sottoporre a revisione entro il 2010. Infatti, spiega tale comunicato, – per mantenere nel medio periodo la capacità degli studi di “fotografare” la realtà economica cui si riferiscono – la legge (L. 146/1998) prevede che essi siano rivisti, al massimo, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore o dalla loro ultima revisione.

La short list dei 68 studi da “rinnovare” – che saranno applicabili a partire dal periodo d’imposta 2010 – riguarda, tra gli altri, fabbricanti di tessuti, abbigliamento e calzature per il manifatturiero; albergatori, fotoreporter e grafici web per i servizi; attori, registi e guide turistiche per le attività professionali; farmacisti, gioiellieri e ambulanti per il commercio.

Tra gli scenari aperti dal provvedimento, eventuali accorpamenti tra studi se, nel corso della revisione, dovesse emergerne l’opportunità.

Il provvedimento è disponibile sul sito internet dell’Agenzia, www.agenziaentrate.gov.it.

 

 

4) Fatture false: Nuova inversione di rotta della Cassazione stavolta pro contribuente

La Corte di Cassazione inverte le ultime interpretazioni, infatti, con la sentenza n. 21317 del 06.10.2009 ha stabilito che sulle fatture false spetta al fisco provare che l’operazione commerciale documentata in fattura in realtà non è stata mai posta in essere.

In particolare, secondo la sezione tributaria, “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nella ipotesi di costi documentati da fattura che l’amministrazione finanziaria ritenga relative a operazioni inesistenti, non spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva, ma spetta all’amministrazione che adduce la falsità del documento e, quindi, l’esistenza di un maggiore imponibile, provare che l’operazione commerciale in realtà non è stata mai posta in essere”.

 

 

5) Iva al 10% per l’acquisto della seconda autorimessa

La Direzione Lombardia, con la circolare n. 2009/80992 del 22 settembre 2009, ha chiarito che, nel caso di vendita di un appartamento e di due autorimesse:

– si applica l’Iva al 4% (e cioè la tassazione propria dei trasferimenti con l’agevolazione “prima casa”) sul valore imponibile dell’appartamento e della prima autorimessa;

– si applica l’iva al 10% sul valore imponibile della seconda autorimessa (nonché, eventualmente, di quelle ulteriori rispetto alla seconda);

– si applica una sola imposta fissa di registro di 168 euro (che, quindi, “copre” il trasferimento sia dell’appartamento che di tutte le autorimesse);

– si applicano un’imposta fissa ipotecaria e un’imposta fissa catastale (e cioè le imposte dovute per il trasferimento con l’agevolazione “prima casa”), dell’importo di 168 euro ciascuna, per il trasferimento dell’abitazione e della prima autorimessa;

– si applicano un’imposta fissa ipotecaria e un’imposta fissa catastale (e cioè le imposte dovute per il trasferimento imponibile a Iva) dell’importo di 168 euro ciascuna, per il trasferimento delle autorimesse ulteriori rispetto alla prima.

 

 

6) Modello F24: Pronti i codici tributo per l’emersione delle attività detenute illegalmente all’estero

Al via i versamenti per aderire alla procedura di emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute illegalmente all’estero.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 257/E del 08.10.2009, ha istituito i codici tributo che gli intermediari devono utilizzare per il pagamento dell’imposta straordinaria.

In particolare, gli intermediari indicano nel modello F24, senza poter usufruire della compensazione con crediti, i seguenti codici:

* 8107 – per le attività finanziarie e patrimoniali rimpatriate (art. 13-bis del dl

78/2009, convertito con modificazioni dalla legge n. 102 del 3 agosto 2009)

* 8108 – per le attività finanziarie e patrimoniali regolarizzate (art. 13-bis del dl 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge n. 102 del 3 agosto 2009)

La risoluzione, inoltre, ha istituito il codice tributo 1827, per il versamento dell’imposta sostitutiva sui redditi derivanti dalle attività rimpatriate e/o regolarizzate di attività detenute all’estero (art.1, comma 2-bis del dl 12/2002).

Infine, sono stati soppressi i codici tributo 1801, 1810, 8087, 8088 e 8089, utilizzati nelle precedenti operazioni di regolarizzazione e/o rimpatrio.

 

 

7) Altre di fisco:

 

– Imposta sostitutiva del 2002 da rimborsare a chi aderisce alla nuova rivalutazione: Si tratta di duplicazione di pagamento

Il contribuente che, dopo aver essersi avvalso della facoltà di rideterminare il valore dei terreni al 01.01.2002, aderisce alla normativa del 2007 per la rivalutazione degli stessi terreni al 01.01.2008, ha diritto di ottenere il rimborso dell’imposta sostitutiva versata per la prima rivalutazione.

Lo ha deciso la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso con la sentenza n. 62 del 03.06.2009.

 

 

– La sublocazione non ha diritto a sconti

In risposta ad un interpello, formulato da un genitore di uno studente universitario fuori sede, la D.R.E. dell’Emilia-Romagna ha precisato che per i contratti di sublocazione il Legislatore non ha previsto l’applicazione della detrazione Irpef del 19%.

Il beneficio fiscale può essere riconosciuto solo in caso di locazioni stipulate o rinnovate ai sensi della legge n. 431/1998; oppure in caso di contratti di ospitalità o di assegnazione in godimento posti in essere con enti per il diritto allo studio, università, collegi o enti senza scopo di lucro e cooperative

 

 

– Emersione lavoro domestico: l’Inps istituirà postazioni presso gli Sportelli Unici

Le istruzioni operative dell’Istituto per l’apertura delle posizioni assicurative.

Lo ha reso noto l’INPS con il Messaggio 06 ottobre 2009, n. 22408 che spiega della postazione INPS presso gli Sportelli Unici per l’Immigrazione delle prefetture della funzionalità delle postazioni INPS presso gli Sportelli Unici per l’immigrazione.

Emersione lavoro domestico : la ricevuta della domanda non consente l’uscita dall’Italia

Nel frattempo è stato precisato che la ricevuta attestante l’invio telematico al Ministero dell’Interno dell’istanza di emersione del lavoro domestico non è assimilabile a quella rilasciata dalle Poste per la richiesta del permesso di soggiorno e, pertanto, non consente uscita ed ingresso dall’Italia.

(Ministero dell’Interno – circolare 02 ottobre 2009, n. 6241).

 

 

– L’Agenzia delle Entrate “gioca pulito con l’energia” e conquista il premio per il miglior bando verde

Medaglia verde all’Agenzia, che punta su energia pulita e scelte ecologiche.

Un binomio “sostenibile” vincente per l’Agenzia delle Entrate, che ha ricevuto il 08.10.2009 a Cremona il premio CompraVerde, aggiudicandosi la menzione di merito per il miglior bando in materia di sostenibilità ambientale.

Un riconoscimento destinato ogni anno, in occasione del Forum Internazionale BuyGreen, agli enti pubblici che si distinguono per aver attivamente contribuito alla diffusione di acquisti verdi, impegnandosi così in prima linea nella riduzione del deficit ambientale.

(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 08.10.2009)

 

 

Vincenzo D’Andò

 

 

 


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