Notifica effettuata dall’avvocato a mezzo del servizio postale: si perfeziona con l’affidamento del plico alle poste?


          Ai fini della decorrenza del termine breve è necessaria la notificazione della sentenza ad istanza di parte  e cioè della parte personalmente, o del procuratore in giudizio eseguita dall’ufficiale giudiziario ex articolo 137, comma primo, del c.p.c. (Cassazione sentenza n. 6166 del 2/05/2001).

          In un solo eccezionale caso la notificazione della sentenza può essere eseguita da organo diverso dall’ufficiale giudiziario; in particolare, trattasi del caso disciplinato dalla legge n. 53/1994 (1) che consente all’avvocato, munito di procura ad litem (oltrechè in presenza di altre specifiche condizioni quali la previa autorizzazione del consiglio dell’ordine, la previa vidimazione dell’originale e della copia dell’atto, l’istituzione e impiego del registro cronologico per la documentazione della consegna della copia) di eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge n. 890/1982.

 

          La L. n. 54/1993 consente al difensore, previa la predetta autorizzazione,  di procedere alla notifica degli atti processuali a mezzo posta, redigendo su  apposito registro numerato e vidimato dall’Ordine professionale, la relazione di notificazione, con apposizione del numero cronologico progressivo e successiva menzione dell’ufficio postale dal quale viene spedito l’atto  e del quale va apposto il timbro sulla stessa relata

          All’infuori di tale eccezionale ipotesi vale la regola generale; perciò, è inesistente (2) la notificazione della sentenza della CT eseguita personalmente dal difensore (dottore commercialista), peraltro abilitato alla difesa tecnica davanti al giudice tributario (Cassazione sentenza n. 6166 del 2/05/2001).

          L’articolo 1 della legge n. 53 del 1994 consente (ove non disposto diversamente dall’autorità giudiziaria) all’avvocato – munito di procura alle liti a norma dell’articolo 83 del cpc e di apposita autorizzazione del consiglio dell’ordine competente la notificazione di atti a mezzo del servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge n. 890 del 1982. L’articolo 11 della legge n. 53 del 1994 considera nulla tale notificazione se manchino i requisiti soggettivi od oggettivi previsti dalla legge, se non siano osservate le disposizioni della stessa legge e comunque se vi è incertezza sulla persona cui è consegnata la copia dell’atto o sulla data della notifica; tale qualifica legislativa di nullità (e non di inesistenza)ne comporta la sanatoria  ai sensi dell’articolo 156 del cpc, nel caso di raggiungimento dello scopo dell’atto; nell’ipotesi in cui la notificazione a mezzo del servizio postale risulti effettuata direttamente con il mezzo della posta (senza il tramite dell’ufficiale giudiziario) dal difensore munito di procura e la controparte risulti aver ricevuto il ricorso, costituendosi tempestivamente, il mancato rispetto delle formalità richieste dalla legge n. 53 del 1994 (ad esempio la mancata redazione della relata di notifica da parte del difensore)  e l’eventuale carenza di autorizzazione rilasciata dal consiglio dell’ordine debbono ritenersi sanate (sentenza n. 15081 del 5/08/2004  del giudice di legittimità). Secondo un preciso orientamento in  caso  di  notifica  di  un  atto processuale effettuata in proprio dall’avvocato ex art 3, l.  21.1.1994,  n. 53, la notificazione si perfeziona, anche per il notificante, “in forza  del rinvio operato dall’art. 3, comma 3, di detta legge alla disciplina della l. 20 novembre 1982 n. 890, con la consegna del plico al destinatario da  parte dell’agente postale” (T.A.R. Piemonte Torino Sez. I, 10 aprile 2009, n. 1018;Cassazione Civile, Sez.  II,  25  settembre  2002,  n. 13922).

         

          Tale assunto viene argomentato nel modo seguente:

a) con la sentenza n. 604/2008 la Cassazione ha valorizzato la circostanza che  è  solo relativamente alle notifiche effettuate dall’ufficiale giudiziario in quanto pubblico ufficiale deputato specificamente ed istituzionalmente ad effettuare  notifiche di atti  giudiziari, che  è intervenuta la Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 477/2002, i  cui dettami hanno poi partorito il nuovo art. 149 c.p.c. modificato con L. n. 263/2005 e che pertanto non può applicarsi alle notifiche  effettuate in proprio dall’avvocato ex art. 3, L. n. 53/1994, il meccanismo anticipatorio del momento perfezionativo della notifica alla consegna del plico all’Ufficiale notificante (T.A.R. Piemonte, Sez. I, 9.4.2008, n. 604).

b) quando a notificare è l’Ufficiale giudiziario, nessuno può dubitare che il  momento di perfezionamento della notifica retroagisce – rispetto alla data di consegna del  plico al destinatario  o allo spirare del termine di dieci  giorni  dalla  spedizione della seconda raccomandata recante avviso  del  deposito  dello  stesso  presso l’Ufficio postale di destinazione: art. 8, commi 2 e 4, L. n. 890/1982,  come sostituito dall’articolo 2 del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 – non già al momento in cui l’ufficiale giudiziario consegna l’atto all’ufficio postale, bensì al differente e anteriore momento in cui l’atto notificando viene consegnato agli Ufficiali giudiziari dall’interessato alla notifica. E’ questo, infatti, il quid novi recato dalla sentenza costituzionale n. 477 del novembre 2002, come dalla successiva n. 28/2004 e poi  recepito  con la riformulazione dell’art. 149 c.p.c con la novella al codice  di  rito  in vigore dal marzo 2006 (L. n. 263/2005).

c) il discrimen non è dato, dunque, dalla consegna  del  plico  alle  Poste Italiane – col ché si è dimostrata l’inesattezza dell’assunto individuante un  non  meglio  identificato principio generale in tal senso – bensì dall’anteriore momento della consegna del plico all’Ufficiale giudiziario, il quale potrà anche impiegare  qualche giorno a portarlo all’Ufficio postale, senza che ciò alteri il momento perfezionativo della notifica. La ratio e la realtà fenomenica che sottende il decisium della  Consulta di cui alla citata sentenza n. 477/2002 è infatti da ravvisare nell’esigenza di buon andamento della P.A. e nella tutela del diritto di azione, in  nome delle quali non possono ripercuotersi, sul cittadino interessato a notificare, le lungaggini degli uffici UNEP che notoriamente ritardavano a consegnare gli atti agli uffici postali e dello stesso sistema postale che a sua volta incorreva nei noti disservizi nel recapito delle raccomandate.

          La Corte Costituzionale ha inteso  porre al riparo il cittadino  che richiede la notifica dalle complessive disfunzioni dell’apparato pubblico deputato alle notifiche, facendo retroagire il perfezionamento della notifica al momento della consegna dell’atto all’ufficiale  giudiziario ma non certo a quello della consegna  del  plico da parte  dell’ufficiale giudiziario alle Poste Italiane. La data da tenere a riferimento per individuare il perfezionamento della notifica non è dunque quella di consegna dell’atto all’Ufficio postale bensì quella, presumibilmente anteriore  o  anche coeva ma giuridicamente e logicamente distinta, di consegna del plico  all’Ufficiale  giudiziario, la quale segna il momento perfezionativo della notifica. La notifica è perfetta al momento in cui l’interessato affida l’atto da notificare all’ufficiale giudiziario.

d) e che questa  sia la giusta lettura  è  confermato  dal Legislatore, allorché con la modifica del c.p.c. di cui alla L. 28.12.2005, n. 263 entrata in vigore l’1 marzo 2006 ha riformulato l’art. 149  c.p.c.  dedicato alle notifiche a mezzo posta, stabilendo al comma 2 (..) che “La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario,  dal  momento  in  cui  lo stesso ha la legale conoscenza dell’atto.

e) la  notifica  compiuta  in  proprio  dall’avvocato  si perfeziona con il ricevimento del plico da parte del destinatario o con la legale scienza dell’operazione notificatoria discendente dal meccanismo della seconda raccomandata inviata al destinatario e recante l’avviso di deposito presso l’ufficio postale dell’atto notificando. Il combinato disposto degli artt. 3, comma 4 l. n. 54/1993 e 8 L. n.  890/1982  comporta che la notifica dell’avvocato si perfeziona con il ricevimento o la legale scienza da parte del destinatario, laddove la notifica effettuata  dall’Ufficiale giudiziario è perfezionata al momento della consegna del plico al  medesimo

f) la L. n. 890/1982, il cui art. 8, commi 2 e 4, giova ribadire, individua nel  ricevimento dell’atto da parte del destinatario o nel decorso di dieci giorni  dall’invio della seconda raccomandata recante l’avviso di deposito postale del  plico ovvero, se anteriore, nel ritiro dell’atto presso l’ufficio postale depositario,  il

dies di perfezionamento della notifica L. n. 890/1982, il cui art. 8, commi 2 e 4,  giova  ribadire, individua nel  ricevimento  dell’atto  da  parte  del destinatario  o  nel decorso di dieci giorni dall’invio della seconda raccomandata recante l’avviso di deposito postale del  plico ovvero, se anteriore, nel ritiro dell’atto presso l’ufficio postale depositario, il dies di perfezionamento della notifica.

 

          Secondo diverso orientamento (sentenza n. 15081 del 5/08/2004  del giudice di legittimità; T.A.R. Lazio Roma Sez. III ter Sent., 02-08-2007, n. 7465; T.A.R. Lazio Roma Sez. III ter Sent., 15-07-2009, n. 7006)gli effetti della notificazione a mezzo posta (una volta che il plico sia pervenuto al destinatario) devono essere ricollegati -per quanto riguarda il notificante – al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge e rientranti nella sua sfera di controllo e disponibilità (come espressamente statuito dalla Corte Costituzionale con le decisioni n. 69 del 1994, n. 477 e 520 del 2002, n. 28 del 2004); ne consegue che, nel caso di notifica effettuata  dall’avvocato a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 53/94, la notifica si deve  considerare effettuata dal notificante al momento dell’affidamento del plico alle poste.

 

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NOTE

 

(1) L. 21 gennaio 1994, n. 53. (Gazz. Uff. n. 20 del 26 gennaio 1994)

 

Art. 1

    1. L’avvocato o il procuratore legale, munito di procura  alle  liti  a  norma  dell’articolo  83  del  codice   di   procedura   civile   e   della autorizzazione del consiglio dell’ordine nel cui albo è  iscritto  a  norma dell’articolo 7 della presente legge, può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale  a  mezzo  del  servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, salvo che l’autorità giudiziaria disponga  che  la  notifica  sia  eseguita personalmente.

                                     

Art. 7

    1. L’avvocato o il procuratore  legale,  che  intende  avvalersi  delle facoltà previste dalla presente legge, deve essere previamente  autorizzato dal consiglio dell’ordine nel cui  albo  è  iscritto;  tale  autorizzazione potrà essere concessa esclusivamente agli avvocati o procuratori legali che non abbiano procedimenti disciplinari pendenti e che non abbiano  riportato la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio  professionale  o altra più grave sanzione e dovrà essere prontamente  revocata  in  caso  di irrogazione  delle   dette   sanzioni   ovvero,   anche   indipendentemente dall’applicazione di sanzioni disciplinari, in  tutti  i  casi  in  cui  il consiglio  dell’ordine,  anche  in  via  cautelare,  ritenga  motivatamente inopportuna la prosecuzione dell’esercizio  delle  facoltà  previste  dalla presente legge.

    2. Il provvedimento di  rigetto  o  di  revoca,  emesso  in  camera  di  consiglio dopo aver sentito il professionista,  è  impugnabile  davanti  al Consiglio nazionale forense nel termine di dieci giorni solo per motivi  di legittimità ed è  immediatamente  esecutivo,  indipendentemente  dalla  sua eventuale impugnazione.

    3. In caso di revoca dell’autorizzazione, l’avvocato o  il  procuratore legale consegna al consiglio dell’ordine il registro di cui all’articolo 8, sul quale  vengono  annotati  il  provvedimento  di  revoca  e  l’eventuale annullamento del medesimo.

    4. I provvedimenti del consiglio dell’ordine adottati  ai  sensi  della presente legge sono resi pubblici nei modi più ampi.

 

(2)  In  tema  di notificazione di atti processuali, nel nostro ordinamento esiste    a parte le ipotesi contemplate in trattati internazionali (cfr., ad esempio,  la  recente  legge 19 ottobre 1999 n. 422, che ha reso esecutiva la Convenzione  di  Bruxelles  26  maggio  1997, sulla notificazione negli Stati membri  dell’Unione  Europea di atti giudiziari ed extragiudiziari in materia civile  e commerciale) – un solo caso in cui la notificazione, nell’ambito di un  procedimento giurisdizionale, può essere eseguita da organo diverso dall’ufficiale  giudiziario:  ed  è  quello disciplinato dalla legge 21 gennaio 1994  n. 53 (Facoltà di notificazione di atti civili, amministrativi e stra-giudiziali),  che  consente  all’avvocato,  munito di procura “ad litem” (oltrechè  in presenza di altre specifiche condizioni) di eseguire “la notificazione  di  atti  in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del  servizio  postale  secondo le modalità previste dalla legge 20 novembre 1982 n.  890″  (art. 1 comma primo). All’infuori di tale eccezionale ipotesi, vale  la  regola  generale: sicchè deve considerarsi radicalmente nulla, ai sensi  dell’art. 156  comma secondo cod. proc. civ., in quanto del tutto estranea  alle fattispecie legali tipiche di notificazione della sentenza impugnata,  ai  fini  della decorrenza del termine per impugnare, prefigurate e dal decreto legislativo sul nuovo processo tributario e dal codice di rito, e, quindi,  priva di effetti al predetto fine, la notificazione presso l’Ufficio distrettuale delle imposte dirette eseguita personalmente dal difensore del resistente dinanzi alla Commissione tributaria regionale, di professione dottore commercialista  e, quindi, abilitato alla difesa tecnica davanti  al  giudice  tributario: cfr. art. 12 comma secondo primo periodo del D.Lgs. n. 546 del 1992 (Cassazione sez. 5 sent. 06166 del  02/05/2001).  

Il nuovo tipo di notificazione degli atti civili, amministrativi e stragiudiziali  delineato  dalla legge n. 53 del 1994 (che si affianca alle forme tradizionali  di  notificazione) si basa sull’eliminazione del coinvolgimento della figura  dell’ufficiale  giudiziario,  in  quanto il difensore e’ stato trasformato  in  organo  del relativo procedimento notificatorio. Ne consegue che – a  differenza  di  quanto avviene per l’ufficiale giudiziario, per il quale, in quanto inserito nell’organico giudiziario, vige il principio fondamentale della competenza territoriale – nei confronti dell’avvocato non può configurarsi  alcuna  questione  di competenza territoriale, non incon- trando egli alcun limite territoriale alla sua potesta’ notificatoria. (Fattispecie  relativa alla  notificazione di una sentenza impugnata con ricorso per cassazione) (Cassazione sez. l sentenza n. 01938 del 19/02/2000).

 

Angelo Buscema

9 Ottobre 2009


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