Mancata emissione dello scontrino fiscale: si chiude sempre


          Con sentenza n. 19626 dell’11 settembre 2009 (ud. 26 maggio 2009) la Corte di Cassazione ha confermato il suo indirizzo e la tesi dell’Amministrazione finanziaria: si chiude sempre, anche se il trasgressore provvede al pagamento in via breve.

          La Corte, cassa la sentenza impugnata, poiché è difforme rispetto  all’orientamento espresso dalla Corte nella sentenza 5 febbraio 2007, n. 2439,  secondo cui “in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme  tributarie, il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 12, comma 2, il quale prevede la sospensione della  licenza  o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di un quinquennio tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale,  ha  carattere speciale rispetto  alla norma generale contenuta nel D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16, comma 3, con la conseguenza che l’irrogazione di detta sanzione non è  impedita dalla definizione agevolata prevista da quest’ultima disposizione”.

 

          Tale sentenza segue quella la n. 10960 del 13 maggio 2009 (ud. del 16 gennaio 2009), con cui la Corte aveva affermato e di fatto confermato che, nell’orientamento consolidato  della  giurisprudenza di legittimità, l’art. 12, D.Lgs. n. 471/1997 costituisce norma speciale rispetto  al disposto del successivo art. 16 e, conseguentemente, la sanzione della sospensione della licenza,   dell’autorizzazione all’esercizio, o dell’esercizio dell’attività nell’ipotesi di tre violazioni  accertate  nel corso del quinquennio, è irrogabile anche  in dipendenza  di  definizione agevolata.

          Infatti, osserva la Corte, “in  tema  di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie il D.Lgs. n.  471 del 1997, art. 12, comma 2 (ove si prevede la sospensione della  licenza  o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio   dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di un  quinquennio tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo  scontrino fiscale) ha carattere speciale rispetto alla norma  generale  contenuta  nel D.Lgs.  n.  472  del  1997,  art. 16,  comma  3,  con  la  conseguenza  che l’irrogazione di detta sanzione non è impedita dalla definizione  agevolata prevista da quest’ultima disposizione (v. Cass., 20/10/2008, n. 25468; Cass. 24/10/2008, n. 25671; Cass., 05/02/2007, n. 2439)”.

Analisi

 

          Una volta constatata l’infrazione e notificato l’atto di contestazione, entro il termine  previsto  per  la  proposizione del ricorso, il trasgressore e gli obbligati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, possono definire la controversia con il pagamento di un importo pari ad un quarto della sanzione indicata e comunque non inferiore ad un quarto dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a  ciascun  tributo.

          Se non addivengono a definizione agevolata, il trasgressore e i soggetti obbligati in solido possono, entro lo stesso termine,  produrre deduzioni difensive.

          In mancanza, l’atto di contestazione si considera provvedimento di irrogazione, impugnabile ai sensi dell’articolo 18.

 

          L’impugnazione immediata non è ammessa e, se proposta, diviene improcedibile qualora vengano presentate deduzioni difensive in ordine alla contestazione.

          In deroga all’art. 19, comma 7, del D.Lgs. n. 472 del 1997 – norma che prevede l’esecuzione delle sanzioni quando il provvedimento di irrogazione è divenuto definitivo -, il provvedimento di sospensione è immediatamente  esecutivo.

          Il punto specifico della sentenza della Corte di Cassazione qui commentata era stato già oggetto di esame da parte dell’Amministrazione finanziaria attraverso la R.M. n. 150/E del 4 luglio 2007.

          Le Entrate, dopo aver ripercorso il dettato normativo, e richiamato quanto già  chiarito al punto 4 della circolare n. 1/E  del  19  gennaio  2007, hanno  confermato che la sanzione della sospensione in questione è disposta “anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione  delle  disposizioni  del citato D.Lgs. n. 472 del 1997“, riprendendo  in  tal  modo  la  medesima previsione contenuta nel precedente testo dell’art. 12, comma 2, del  D.Lgs. n. 471 del 1997.

 

          La R.M. n. 150/2007 ricorda che sulla specifica questione l’Amministrazione finanziaria è intervenuta con la circolare n. 23/E del 25 gennaio 1999,  chiarendo  che  la  sanzione della  sospensione  della  licenza   o   dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero all’esercizio dell’attività medesima “va essenzialmente applicata  quand’anche  il  soggetto  interessato  abbia  definito  in   via agevolata la sanzione principale e, di conseguenza, non sia stato  possibile in precedenza irrogare alcuna pena  accessoria“. 

          Tale posizione si fonda sull’interpretazione letterale del comma 2 dell’art. 12  del D.Lgs. n. 471 del 1997, rimasto sostanzialmente immutato sul punto, in base  al quale “la sospensione di cui si tratta è disposta a prescindere dalla circostanza  che siano state, o meno, irrogate le sanzioni accessorie previste dal D.Lgs.  n. 472 del 1997.

          Ne deriva che l’effetto di impedire l’irrogazione delle  sanzioni accessorie  a  seguito dell’intervenuta definizione agevolata di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 472 del 1997 non può operare per la sanzione  in argomento, in quanto quest’ultima gode di una disciplina speciale.

          La R.M. diramata richiama ancora una volta un precedente giurisprudenziale della Cassazione, oggi ancora una volta fatta propria dalla Corte: la sentenza n.  2439  del  5  febbraio  2007,  che si  è  pronunciata  sulla specifica questione, accogliendo le tesi dell’Amministrazione finanziaria ed affermando il principio che l’irrogazione della sanzione prevista dall’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 471 del 1997 non  è  impedita  dalla  definizione agevolata disciplinata dall’art. 16 del D.Lgs. n. 472 del 1997. I giudici di  legittimità  hanno  evidenziato che il coordinamento dell’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 471 del 1997 con l’art. 16, comma 3, del D.Lgs. n. 472 del 1997 deve essere risolto mediante  il  criterio  della specialità. Più esattamente, “la disposizione  speciale  è  proprio  quella contenuta nella prima norma, come emerge dalla sua collocazione sistematica. Pertanto, l’irrogazione di tale sanzione non è  impedita  dalla  definizione agevolata“.

 

          La stessa Cassazione, con sentenza n. 22459 del 25 giugno 2008 (dep. il 5 settembre 2008) era nuovamente intervenuta in ordine all’applicazione della sanzione accessoria  della  sospensione  dell’esercizio  dell’attività  per   mancata emissione dello scontrino fiscale – ex art. 12, del D.Lgs. n. 471/1997 –  sostenendo che non trovava preclusione nell’applicazione la definizione  agevolata  di cui all’art. 16, D.Lgs. n. 472/1997. La Corte osservava che ha già convincentemente precisato – precedentemente – che, “in tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2 – il quale prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione  all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attività medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di  un  quinquennio tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo  scontrino fiscale – ha carattere speciale rispetto alla norma generale  contenuta  nel D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16, comma 3, cosicché  l’irrogazione  di  detta sanzione non è impedita dalla definizione agevolata prevista da quest’ultima disposizione (v. Cass. n. 2439/07)”.

 

Gianfranco Antico

3 ottobre 2009


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