Lo scudo fiscale copre pure l’anagrafe tributaria


Il cd. Scudo fiscale è stato introdotto dall’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009, in sede di conversione della legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 3 agosto 2009, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141.

 

Le disposizioni sullo “scudo fiscale” si rivolgono alle persone fisiche e agli altri soggetti fiscalmente residenti nel territorio dello Stato che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno esportato o detenuto all’estero capitali e attività in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari sanciti dalle disposizioni sul cosiddetto “monitoraggio fiscale” nonché degli obblighi di dichiarazione dei redditi imponibili di fonte estera.

 

L’effettivo pagamento dell’imposta straordinaria inibisce i poteri di accertamento dei competenti uffici in materia tributaria e previdenziale, nonché estingue le sanzioni amministrative, tributarie e previdenziali relative alle disponibilità delle attività emerse.

 

In questo nostro intervento, dopo aver delineato brevemente il ruolo che gioca l’Anagrafe Tributaria, verifichiamo, alla luce delle importanti indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009, se ci sono e quali sono gli obblighi di comunicazione a carico degli intermediari.

 

L’anagrafe tributaria

 

Il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 reca disposizioni relative all’anagrafe tributaria, organo che  raccoglie e ordina su scala nazionale i dati e le notizie risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce presentate agli uffici dell’amministrazione finanziaria e dai relativi accertamenti, nonché i dati e le  notizie  che  possono  comunque  assumere  rilevanza  ai  fini tributari.

 

I dati e le notizie raccolti sono comunicati – telematicamente – agli organi preposti ai controllo e agli accertamenti fiscali.

 

Inoltre, sulla base dei dati in suo possesso l’anagrafe tributaria provvede alle elaborazioni utili per lo studio dei fenomeni fiscali.

Fra i soggetti che alimentano l’anagrafe tributaria vi sono pure i comuni, che  possono segnalare dati e notizie, desunti da fatti certi, indicativi di capacità contributiva delle persone fisiche che risiedono nei rispettivi territori, vi  possiedono beni o vi svolgono attività economica. I comuni possono altresì  segnalare all’anagrafe  tributaria  dati  e notizie relativi ai  soggetti  diversi  dalle  persone fisiche  residenti, operanti od aventi beni nei rispettivi territori.

 

Inoltre, per effetto di quanto disposto dall’art. 37, commi 4 e 5, del D.L. n. 223/06, conv. con modif. in Legge n. 248/2006, le banche, la società  Poste  italiane, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, gli organismi  di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio e ogni altro intermediario finanziario hanno l’obbligo di comunicare telematicamente all’Anagrafe tributaria l’elenco, completo di codice fiscale, dei  soggetti con i quali intrattengono rapporti, con la specificazione della natura di quest’ultimi, che saranno acquisiti  dall’Anagrafe  tributaria  in un’apposita sezione.

 

Pertanto, l’Archivio contiene dati relativi a tutti i rapporti continuativi esistenti al 1° gennaio 2005 o costituiti dopo tale data (ancorché cessati) ed alle operazioni extra-conto effettuate a far corso dalla stessa data, unitamente alle informazioni relative ai soggetti che agiscono in nome e/o per conto di terzi (cfr. circolare n. 42/E del 24 settembre 2009).

 

Qualora le indagini finanziarie riguardino annualità precedenti a quella 2005 occorrerà, invece, effettuare valutazioni specifiche, considerando sempre l’opportunità di estendere le richieste ad operatori finanziari ulteriori e diversi rispetto a quelli che, sulla base delle informazioni presenti nell’Archivio, risultano avere intrattenuto rapporti o compiuto operazioni con il contribuente dal 2005 in avanti.

 

Sempre per effetto della cd. Manovra Prodi – D.L. n. 223/06, conv. con modif. in Legge n. 248/2006 – che ha modificato, ancora una volta l’art. 7 del D.P.R. n. 600/73 -, le imprese, gli intermediari e tutti gli altri  operatori del  settore delle assicurazioni che erogano, in ragione dei contratti di assicurazione di qualsiasi ramo, somme di denaro a qualsiasi titolo nei confronti dei danneggiati, comunicano in via telematica all’anagrafe tributaria, anche in deroga  a contrarie  disposizioni  legislative, l’ammontare delle  somme liquidate, il codice fiscale o la  partita  IVA  del  beneficiario e dei soggetti  le cui  prestazioni  sono state valutate ai fini della quantificazione della somma liquidata. La presente disposizione si  applica con riferimento alle somme erogate a decorrere dal 1° ottobre 2006.

 

Ed ancora la cd. Manovra Prodi – art. 37, commi 21, 21-bis, 22 e 23 del D.L. n. 223/06, conv. con modif. in Legge n. 248/2006 – per semplificare gli  adempimenti dei contribuenti ai fini degli obblighi  dichiarativi  e,  nel  contempo,  per  rafforzare la capacità informativa dell’anagrafe tributaria -, ha obbligato le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura di comunicare all’anagrafe tributaria i dati e le  notizie  contenute  nelle  domande  di iscrizione, variazione e cancellazione delle imprese di cui alla lettera f) del comma 1 dell’art. 6 del D.P.R. n. 605/1973, anche  se relative a singole unità locali, nonché i dati  dei  bilanci  di  esercizio depositati.

 

L’art. 8 del citato D.P.R. n. 605/73 – nell’ambito dei poteri attribuiti – per effetto, altresì, delle novità introdotte dall’art. 37, comma 7, del D.L. n. 223/06, conv. con modif. in Legge n. 248/2006, prevede altresì che l‘anagrafe tributaria possa inviare questionari  a  qualsiasi  soggetto, mediante raccomandata con  avviso  di  ricevimento, e possa richiedere la presentazione di allegati alle dichiarazioni dei  redditi e dell’Iva, da redigersi in conformità a modelli stabiliti con decreto ministeriale, allo scopo di acquisire o verificare gli elementi di identificazione necessari per l’attribuzione del numero di codice fiscale e tutti gli altri elementi contenuti nelle domande di attribuzione di cui  al precedente  art.  4,  nonché  gli  altri dati utili per una completa individuazione del soggetto ovvero ai fini dell’accertamento di tributi o contributi.

 

Il  questionario, debitamente compilato e firmato, deve essere restituito entro quindici giorni dalla data di ricevimento.

L’anagrafe tributaria vigila sull’osservanza degli obblighi di comunicazione previsti dal decreto e può richiedere integrazioni e chiarimenti ai soggetti che hanno eseguito le comunicazioni stesse.

 

Come rilevato dalla circolare n. 28 del 4 agosto 2006, tale procedura sarà adesso utilizzabile “anche per l’acquisizione di dati utili all’attività di controllo. In particolare, l’Amministrazione finanziaria potrà inviare a qualsiasi soggetto questionari predisposti dall’anagrafe  tributaria,  con  invito  a restituirli compilati e sottoscritti entro un termine prescritto, ogni qual volta dai dati in possesso dell’anagrafe tributaria risulteranno situazioni tali da giustificare la richiesta di chiarimenti, dati, notizie e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento di tributi o contributi. Al riguardo, si osserva che tali  questionari  possono essere inviati anche a soggetti terzi  in  possesso  di  informazioni utili ai fini dell’accertamento nei confronti di un determinato contribuente”.

 

Si rileva, ancora, che la L. 24.12.2007, n. 244 (Finanziaria 2008) ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione di specifici dati al sistema informativo dell’anagrafe tributaria, in particolare attraverso l’integrazione della lettera g-ter) dell’art. 6, co. 1, D.P.R. 605/1973, ad opera dell’art. 1, comma 222. Per effetto di tale intervento normativo, anche nei contratti relativi ai servizi di telefonia, fissa, mobile e satellitare, dev’essere indicato il numero di codice fiscale dell’utente. Ciò significa che saranno «tracciati» anche gli estremi identificativi di tali contratti, resi accessibili al SIAT e dunque a tutte le attività di indagine tributaria. La presenza di un’utenza telefonica «fissa» potrebbe dunque denunciare delle locazioni «in nero», mentre più utenze mobili o satellitari potrebbero indicare la sussistenza di un’attività economica «occulta».

    

Si ricorda che l’art. 13 del D.P.R. n. 605/73 prevede le ipotesi sanzionatorie, quantificando la sanzione amministrativa, la cui irrogazione è demandata agli uffici delle Entrate.

Per effetto di quanto disposto dall’art. 15 del citato D.P.R. n. 605/73 i dati e le notizie raccolti dall’anagrafe tributaria  sono  sottoposti al segreto d’ufficio.

 

Scudo fiscale e obblighi degli intermediari

 

La circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009 ha precisato che “gli intermediari che ricevono le dichiarazioni riservate non devono fornire all’Amministrazione finanziaria i dati e le notizie relativi alle stesse. I dati relativi alle operazioni di emersione effettuate dal contribuente non soltanto non sono comunicati all’Amministrazione al momento dell’operazione, ma non sono forniti nemmeno successivamente in sede di accertamento”.

 

Gli stessi intermediari, tra l’altro, non devono comunicare all’Amministrazione finanziaria i dati e le notizie inerenti ai conti di deposito che accolgono il denaro e le attività finanziarie rimpatriate, né devono essere comunicati i dati relativi ai conti di sub deposito nei quali sono immessi denaro e attività finanziarie rimpatriate dal contribuente per il tramite di altri intermediari finanziari che sono impossibilitati a gestire direttamente i conti relativi all’attività svolta a favore della propria clientela.

 

Su tali conti, tuttavia, potranno essere depositati esclusivamente le attività rimpatriate di cui alle dichiarazioni riservate prodotte dai contribuenti interessati, restando escluso qualunque ulteriore accredito, tranne quello riguardante somme derivanti dall’alienazione delle attività rimpatriate, fino a concorrenza dell’importo indicato nella dichiarazione riservata e salvo quanto chiarito di seguito in ordine agli atti di disposizione delle attività rimpatriate. Tale condizione, naturalmente, va verificata confrontando il corrispettivo di cessione delle attività finanziarie con l’ammontare complessivo delle attività rimpatriate. In pratica tali conti sono sostanzialmente coperti, anche per il futuro, nel momento in cui, per esempio, il contribuente potrebbe essere sottoposto ad indagini finanziarie.

 

Allo stesso modo, entro il predetto limite, le Entrate ritengono che potranno essere accreditate le attività finanziarie acquisite dall’interessato con l’utilizzo del denaro rimpatriato o derivante dall’alienazione delle attività rimpatriate ovvero anche tramite operazioni di permuta dei titoli rimpatriati.

Le attività finanziarie in tal modo acquisite devono essere valorizzate secondo i criteri ordinariamente applicabili ai fini dell’attribuzione del costo fiscalmente riconosciuto alle partecipazioni, titoli e agli altri strumenti finanziari suscettibili di produrre redditi diversi di natura finanziaria.

 

Precisa l’amministrazione finanziaria che “il regime della riservatezza dei predetti conti si ritiene applicabile, oltre l’importo indicato nella dichiarazione riservata, anche ai redditi di capitale e alle plusvalenze derivanti dal denaro e dalle attività finanziarie rimpatriate realizzati anche successivamente al perfezionamento dell’operazione di emersione, a condizione che si tratti di proventi assoggettati a tassazione definitiva (ritenute alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva) da parte dell’intermediario depositario. Con riferimento, invece, ai redditi sottoposti a ritenuta d’acconto, il regime della riservatezza riguarda esclusivamente i redditi conseguiti fino alla data di presentazione della dichiarazione riservata sempreché il contribuente abbia esercitato l’opzione di cui all’articolo 14, comma 8, del decreto legge n. 350 del 2001”.

 

In caso di trasferimento tra intermediari del denaro e delle altre attività finanziarie oggetto di rimpatrio, rimane fermo il regime della riservatezza, sempreché il nuovo rapporto sia intestato al medesimo contribuente.

L’intermediario che effettua il trasferimento deve rilasciare apposita comunicazione al successivo intermediario al fine di attestare l’ammontare per il quale vige il regime della riservatezza cui è tenuto l’intermediario che riceve il trasferimento a decorrere dalla data di ricezione della comunicazione.

 

A fronte della deroga ai poteri di controllo degli uffici dell’Amministrazione, rimangono valide le cautele volte ad evitare che gli intermediari e, tramite questi, gli stessi contribuenti possano utilizzare le disposizioni di deroga per ostacolare i controlli dell’Amministrazione con riferimento ad informazioni diverse da quelle riguardanti le operazioni di rimpatrio: qualora l’intermediario non si limiti a garantire la riservatezza dei dati e delle notizie con riferimento esclusivamente alle operazioni di emersione, lo stesso è tenuto a fornire all’Amministrazione finanziaria non solo i dati relativi alle predette operazioni ma anche quelli inerenti ad operazioni diverse.

 

Relativamente alle attività oggetto di rimpatrio e di regolarizzazione, i contribuenti che abbiano presentato la dichiarazione riservata sono esonerati dall’obbligo di indicare le medesime attività nella dichiarazione dei redditi (modulo RW) relativa al periodo d’imposta in corso alla data di presentazione della dichiarazione riservata.

 

Inoltre, l’effettuazione delle operazioni di emersione consente di evitare, in caso di successivo accertamento della detenzione di attività all’estero in violazione degli obblighi di segnalazione previsti dalla disciplina sul “monitoraggio fiscale”, la presunzione introdotta dall’art. 12 del D.L. n. 78 (2009 in base alla quale gli investimenti e le attività finanziarie detenute in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato si considerano costituiti mediante redditi sottratti ad imposizione in Italia.

 

Francesco Buetto

16 Ottobre 2009


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