Lo scudo fiscale blocca il sintetico


          Il comma 3, dell’art.13-bis, del D.L. n. 78/2009 stabilisce che il rimpatrio ovvero la regolarizzazione non possono costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale.

          In pratica, il perfezionamento dello scudo fiscale – che si ha con l’effettivo pagamento – preclude, nei confronti del dichiarante, ogni accertamento tributario e contributivo, per i periodi d’imposta per i quali non è ancora scaduto il termine per l’azione di controllo alla data di entrata in vigore del decreto.

 

          La lettura della norma ci consente di affermare che la volontà del legislatore è quella di mettere al riparo i soggetti interessati da qualsiasi tipo di accertamento.

          Verifichiamo, quindi, in questo nostro intervento, in che limiti lo scudo fiscale possa essere opposto in presenza di un accertamento sintetico, rilevando subito che le prime indicazioni offerte dall’Agenzia delle Entrate il 15 settembre 2009 in bozza (di fatto oggi confermate dalla circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009), ritengono applicabili, fatte salve le deroghe espressamente previste, ove   compatibili, le istruzioni e i chiarimenti precedentemente  forniti  con le circolari nn. 85/2001, 99/2001, 101/2001, 9/2002, 24/2002, 37/2002, 54/2002, 13/2003, 25/2003 e con le R.M. n. 143/2001, 57/2002, 102/2002, in vigenza del primo scudo fiscale.

 

Principi generali

 

          In linea generale, è prevista l’inibizione dei poteri di accertamento dei competenti uffici in materia tributaria, nonché l’estinzione delle sanzioni tributarie relative alle disponibilità delle attività emerse, relativamente ai periodi d’imposta che hanno termine al 31 dicembre 2008, sia per le attività esportate dall’Italia, sia per quelle comunque costituite direttamente al di fuori del territorio dello Stato, a fronte, per esempio, del conseguimento di un reddito erogato all’estero.

          La circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009 precisa che la preclusione dell’attività di accertamento si riferisce in ogni caso a presupposti verificatisi fino al 31 dicembre 2008.

          E’ altresì preclusa l’attività di accertamento nei confronti dei soggetti obbligati in via solidale con il contribuente, se e in quanto tenuti all’obbligazione tributaria in dipendenza degli imponibili accertati in capo al contribuente che ha presentato la dichiarazione riservata.

          Pertanto, gli effetti della dichiarazione riservata non si producono automaticamente nei confronti di soggetti che detengono attività all’estero in comunione con altri soggetti qualora soltanto questi ultimi abbiano effettuato le operazioni di emersione.

          A tal fine, occorre che ciascuno dei soggetti interessati presenti una distinta dichiarazione di emersione per la quota parte di propria competenza.

 

          Nel caso in cui la dichiarazione riservata sia stata presentata dagli eredi, essi godono della preclusione degli accertamenti tributari relativi ai redditi del de cuius per i quali sono solidalmente obbligati. Tuttavia, in caso di rimpatrio, le attività non godono della riservatezza in capo agli eredi.

          Gli accertamenti sono preclusi anche con riferimento a tributi diversi dalle imposte sui redditi, sempreché si tratti di accertamenti relativi ad “imponibili” che siano riferibili alle attività oggetto di emersione.

          La preclusione opera automaticamente, senza necessità di prova specifica da parte del contribuente, in tutti i casi in cui sia possibile, anche astrattamente, ricondurre gli imponibili accertati alle somme o alle attività costituite all’estero oggetto di rimpatrio.

 

Scudo fiscale e accertamento sintetico

 

          La norma – art. 13-bis, comma 4, del D.L. n. 78/2009 – richiama, in quanto applicabile, fra l’altro, l’art. 14 del D.L. n. 350 del 21 settembre 2001, conv. in L. n. 409 del 23 novembre 2001, secondo cui le operazioni di emersione non  producono gli effetti previsti qualora, alla data di presentazione della dichiarazione riservata, la violazione sia  stata già constatata ovvero siano iniziati accessi, ispezioni e verifiche o altre attività di accertamento tributario e contributivo di cui  il  contribuente ha avuto  formale  conoscenza,  comprese  le  richieste,  gli  inviti  e  i questionari di cui agli artt. 51, comma 2,  del  D.P.R.  26  ottobre  1972, n. 633 e 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. 

 

          Al  riguardo,  l’allora circolare n. 85 del 1° ottobre 2001, diramata per dirimere i primi dubbi interpretavi sul vecchio scudo fiscale, richiamò quanto già chiarito nella circolare n. 180/E del 10 luglio 1998 ove è stato precisato “che affinché vi  sia  un effetto preclusivo alla regolarizzazione, gli  inviti,  le  richieste  e  i questionari, devono essere stati notificati al contribuente”.

          Tale interpretazione è stata oggi confermata dalle Entrate nel documento di prassi diffuso il 1° ottobre 2009 (C.M. n. 43/E).

          Naturalmente, le operazioni di rimpatrio e di regolarizzazione non producono effetti con riferimento all’anno o agli anni per i quali sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica ovvero sia  iniziata un’attività di  accertamento. Precisa la C.M. n. 43/E del 10 ottobre 2009 che “tuttavia, tali effetti possono essere opposti qualora per lo stesso anno l’Amministrazione finanziaria abbia successivamente avviato un’ulteriore attività di controllo”.

          Per effetto di quanto previsto dal comma 6 dell’art. 14, in caso di accertamento, il contribuente può quindi opporre agli  organi  competenti  gli effetti preclusivi ed estintivi delle operazioni di emersione, chiedendo la verifica della congruità della somma corrisposta in relazione all’ammontare delle attività indicate nella dichiarazione riservata ovvero l’effettività della sottoscrizione dei titoli di Stato.

 

          Previa adesione del contribuente, le basi imponibili  fiscali e contributive determinate dall’Amministrazione  finanziaria e dagli  Enti previdenziali,  sono  definite  fino  a  concorrenza  dell’ammontare  delle attività dichiarate.

          La speciale “copertura” assicurata dalle operazioni di rimpatrio e di regolarizzazione opera – fino a concorrenza degli importi esposti nella dichiarazione riservata – sui maggiori imponibili accertati, rappresentati dalle somme o dalle attività rimpatriate o regolarizzate. In tal caso,  gli organi di accertamento determinano l’eventuale maggiore imposta dovuta su un  ammontare pari alla  differenza tra l’importo che sarebbe stato imponibile in assenza delle operazioni in questione e quello del denaro e delle altre attività dichiarate.

 

          Specificatamente, in ordine all’accertamento sintetico, l’effetto preclusivo dell’accertamento può essere opposto, “nell’ipotesi di contestazioni basta su elementi di capacità contributiva induttivamente espressi da spese o investimenti che siano manifestati successivamente alla emersione delle attività detenute all’estero”.

          Così si esprimeva la circolare n. 101 del 2001, interpretazione successivamente confermata nella circolare n. 9 del 2002 (punto 1.29), e oggi – di fatto – dalla circolare n. 43/E del 10 ottobre 2009: “si evidenzia che l’effetto preclusivo dell’accertamento, tenuto conto delle finalità generali del provvedimento, può altresì essere opposto anche nei confronti di accertamenti di tipo sintetico, come nell’ipotesi di contestazione di un maggior reddito complessivo riferibile anche astrattamente alle attività oggetto di emersione”.

 

I tempi per l’utilizzo dello scudo fiscale

 

          Il contribuente che intende opporre agli organi competenti gli effetti preclusivi ed estintivi delle operazioni di emersione deve però farlo in sede di inizio di accessi, ispezioni e verifiche ovvero entro i trenta giorni successivi a quello in cui l’interessato ha formale conoscenza (notifica) di un avviso di accertamento o di rettifica o di un atto di contestazione di violazioni tributarie, compresi gli inviti, i questionari e le richieste di cui agli articoli 51, comma 2, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e all’articolo 32 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

 

Francesco Buetto

15 Ottobre 2009


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