Confermata l’indeducibilità dell’IRAP dai redditi


          L’Irap non è deducibile dalle imposte sui redditi e ciò non contrasta con i principi della capacità contributiva e della ragionevolezza.

          Il predetto principio, già sancito dalla Consulta nel 2001 e dai giudici dell’Unione europea, è stato sancito dall’ordinanza n. 258 depositata il 30 luglio 2009 della Corte Costituzionale con gli stessi giudici hanno ritenuto i ricorsi presentati da alcune commissioni tributarie in parte manifestamente inammissibile e, per altre questioni, hanno restituito gli atti alle medesime Commissioni.

 

          L’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive esercitate nel territorio regionale), introdotta dalla legge n. 662 del 1996, ed istituita con D.lgs. 15/12/1997, n. 446, ha natura di  imposta a carattere reale e non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi. Presupposto di tale imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata finalizzata alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione dei servizi; tale attività, quindi, deve essere svolta mediante una “organizzazione autonoma”.

 

          L’accertamento della mancanza di tale condizione rappresenta il presupposto necessario ai fini dell’esclusione dal pagamento dell’imposta per quei soggetti che non si avvalgono di una struttura organizzativa stabile. Ed è proprio sulla sussistenza di tale condizione che la giurisprudenza è stata chiamata ad accertare il rapporto tra attività professionale ed Irap ed una prima sentenza limitativa c’è stata con la pronuncia n. 156 del 2001 della Corte Costituzionale che di fatto ha limitato l’ambito applicativo dell’imposta in relazione all’esatta individuazione della nozione di attività autonomamente organizzata.

          La giurisprudenza della Suprema Corte ha emesso una serie di sentenze che hanno affermato a  più riprese che il presupposto dell’imposta in esame “è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o alla scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi (1). Il consolidamento di tale orientamento giurisprudenziale ha indotto l’amministrazione finanziaria ha fornire le opportune istruzioni operative dapprima con la circolare n. 141 del 1998 e recentemente con la circolare n. 45 del 13 giugno 2008.

          Su quest’ultimo tema, detta circolare ha escluso un assoggettamento generalizzato all’Irap degli esercenti arti e professioni, invitando gli uffici a prendere posizione anche sulle spese di giudizio e a fornire al giudice elementi che possano giustificare la compensazione delle stesse.

 

          Nella fattispecie in esame una società per azioni ha impugnato il provvedimento di diniego dell’ufficio finanziario in relazione all’istanza di rimborso dell’Irpeg per la quota indeducibile dell’Irap e la Commissione tributaria ha sollevato questione di legittimità costituzionale, ritenendo che, con riferimento al reddito di impresa, l’esclusione della deducibilità dell’imposta regionale determina l’imposizione  non su un reddito netto ma su un reddito lordo; da ciò si verificherebbe che le imprese la cui perdita sia in perdita paghino ugualmente Irpef ed Irpeg come se avessero prodotto un reddito, mentre altre imprese con gestione in utile siano assoggettate ad imposta con prelievo pari o superiore all’utile stesso, in violazione dell’art. 53 Cost. Per di più la duplicazione d’imposta configge anche con il principio di ragionevolezza.

 

          Detta interpretazione fornita dalle ricorrentti Commissioni tributarie non è stata accolta dai giudici della consulta, anche alla luce dell’entrata in vigore del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 del 2008, successiva alla proposizioni delle questionisollevate. In particolare, l’art 6 di detto provvedimento ha previsto la deducibilità parziale dell’Irap, nella misura forfetaria del 10% ai fini dell’imposta sui redditi, legittimando le imprese e i lavoratori autonomi a potre detrarre una quota dell’Irap versata alle casse erariali e che riguarda le spese sostenute per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti.

          Circa la questione di legittimità posta dalla Commissionie tributaria di Genova, per la quale il divieto di cui trattasi comporta l’assolvimento delle imposte su un reddito lordo e non su un reddito netto, l’Avvocatura Generale dello Stato, nel sostenere comunque la infondatezza della questione, ha rilevato che rientra nella discrezionalità del legislatore il compito di indicare la misura della deducibilità degli oneri sostenuti ai fini della produzione del reddito. Ed anche che l’indeducibilità dell’Irap, frutto di una consapevole scelta decisa dal legislatore, sarebbe da ricollegare alla natura di tributo reale dell’imposta regionale e alla circostanza che detta imposta colpirebbe una capacità contributiva che risulta incontrollabile all’imposizione reddituale.

          Alla luce di quanto precede si ritiene che la questione presumibilmente sarà riproposta dai giudici tributari che dovranno valutare se permangono i dubbi sulla legittimità di tale imposizone, atteso anche che l’emanazione del citato dl n. 185/2008 ha aperto un nuovo scenario ai fini della deducibilità dell’Irap.

Enzo Di Giacomo

10 Ottobre 2009

 


NOTE

 

(1) Cass. n. 3678 del 16 febbraio 2007. L’Irap non va applicata ai liberi professionisti (medici, avvocati, commercialisti) che non si avvalgono di una significativa organizzazione di mezzi o uomini in grado di ampliarne i risultati profittevoli. L’applicazione dell’imposta è giustificata solo dalla presenza di una struttura organizzativa esterna al lavoro autonomo.

Sul tema Cass. n. 13810 del 2007; 9213 e 9214 del 2007. Sussiste l’autonoma organizzazione allorché il contribuente è il responsabile dell’organizzazione e non è inserito in strutture riferibili ad altrui responsabilità ed interesse e impiega beni strumentali.

CTR Palermo n. 52/25/08 del 13 maggio 2008). I giudici tributari, nel considerare che il professionista è escluso dall’Irap, hanno affermato che l’ufficio è tenuto a rimborsare le somme versate e non dovute e conseguentemente pagare le spese di giudizio del contenzioso instaurato..

 


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