Richiesta parere alla Corte dei Conti: ammesse anche le società “in house”


          Le società in house possono essere ricondotte nell’ambito della categoria di ente strumentale dell’ente locale e, di conseguenza, possono attivare l’attività consultiva della Corte dei Conti; è  l’orientamento manifestato dalla C.d.C., sezione controllo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, con la deliberazione n. 55 dell’8 maggio 2009.


 


Richiesta di parere alla  C.d.C.: ammissibilità della domanda


          L’aspetto su cui si focalizza il presente commento è  relativo ai requisiti che le società in house devono avere per avere diritto di richiedere il parere alla Corte dei Conti. Ai fini dell’individuazione dei soggetti legittimati a rivolgere istanze di motivato avviso, la Corte dei conti ha precisato che l’ambito soggettivo della attività consultiva espletabile dalla Sezione del Friuli Venezia Giulia è determinato dall’articolo 3, comma 1, del D. Lgs.  15 maggio 2003, n. 125,  che individua le amministrazioni nei confronti delle quali la Sezione della C.d.C. esplica le attività di controllo sulla gestione.


 


          Tali amministrazioni, per espressa disposizione legislativa, sono costituite:


– dalla regione e dai suoi enti strumentali;


– dagli enti locali territoriali e loro enti strumentali;


– dalle altre istituzioni pubbliche di autonomia aventi sede nella regione.


 


          Secondo i giudici contabili limitandosi all’interpretazione del significato da attribuire all’ente strumentale dell’ente locale, è necessario verificare,  se il soggetto che pone il quesito (società totalmente partecipata da enti locali)  possa essere considerato quale ente strumentale degli enti locali che ne detengono il capitale sociale.


          Alla luce di tale definizione, la Sezione della Corte dei Conti  osserva che, se tradizionalmente, nell’ambito della categoria dell’ente strumentale dell’ente locale, venivano ricomprese le aziende speciali e/o municipalizzate e le istituzioni,  una sua più attuale definizione deve tenere conto anche della diffusa utilizzazione da parte delle Pubbliche Amministrazioni di modelli organizzativi di tipo societario, ai quali viene affidato lo svolgimento dei propri compiti e delle proprie attività istituzionali.  Si osserva in proposito che la forma societaria rivestita da una persona giuridica non costituisce condizione ostativa a che possa essere considerata quale ente strumentale di un altro ente di riferimento. La Corte dei Conti friulana ritiene, in altri termini, di poter affermare che, nell’ambito della categoria di ente strumentale dell’ente locale, possa essere ricondotta, tra gli organismi societari che un ente pubblico può costituire, unicamente la cd. società in house, alla quale, in virtù del rapporto di delegazione interorganica, viene affidato, in via diretta, senza il previo svolgimento di una procedura ad evidenza pubblica, lo svolgimento di attività e servizi di pertinenza dell’ente di riferimento.


 


Come la verifica deve essere fatta


          La  verifica deve essere condotta, attraverso l’esame delle disposizioni statutarie, sulla base della previsione normativa contenuta nell’articolo 113, 5 comma, lett. c) del T.U.E.L., che individua le condizioni necessarie affinché l’affidamento diretto del servizio alla società in house possa essere ritenuto legittimo.


          Simili condizioni sono costituite dalla circostanza che il capitale sociale sia interamente pubblico, che l’ente o gli enti di riferimento esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi, che la società svolga la parte più importante della propria attività in favore dell’ente e/o degli enti che la controllano.  


 


Quali sono gli elementi


          Secondo i giudici contabili la verifica della qualifica dell’ente come società in house va condotta attraverso l’esame delle disposizioni statutarie.


          I punti sui  quali deve  effettuarsi  la verifica consistono:


– il capitale deve essere  interamente pubblico;


– l’ente di riferimento deve esercitare  sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi, e  la società deve svolgere  la parte più importante della propria attività in favore dell’ente e/o degli enti che la controllano.


 


          Lo statuto societario:


– non deve consentire  l’alienazione, neppure minoritaria, del capitale sociale a soggetti privati;


– non deve attribuire agli organi sociali rilevanti poteri gestionali, che devono essere affidati all’ente pubblico controllante;


– non deve consentire un ampliamento dell’oggetto sociale tale da far assumere alla società una vocazione di tipo commerciale ed un’espansione territoriale dell’attività della società al territorio nazionale o estero.


 


Ammissibilità oggettiva


          Alcune considerazioni in merito all’ammissibilità oggettiva della richiesta di parere alla Corte dei Conti devono essere prese in considerazione.  La C.d.C. con riferimento all’ammissibilità oggettiva osserva che l’art. 33, comma 4, del DPR  n. 902/1975, circoscrive i pareri che la  Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti può esprimere alle materie della contabilità pubblica.


          La Sezione Regionale per il Friuli Venezia Giulia, nella delibera n. 27  del 5 ottobre 2007, che fissa i requisiti di ammissibilità delle richieste di motivato avviso, aveva  precisato che “le materie di contabilità pubblica sulle quali può esplicarsi l’attività consultiva della Sezione sono quelle tematiche in relazione alle quali essa ritiene di poter utilmente svolgere quella funzione di affermazione di principi attinenti la regolarità contabile e la corretta e sana gestione finanziaria che costituiscono l’essenza del suo ordinario controllo”.


 


          Nella citata delibera sono stati indicati gli ulteriori requisiti di ammissibilità oggettiva delle richieste di motivato avviso costituiti dall’inerenza della richiesta a questioni:


– non astratte e/o di interesse generale;


–  a scelte amministrative future e non ancora operate;


– per le quali non è pendente un procedimento presso la Procura regionale della Corte dei Conti;


– per le quali non è pendente un giudizio avanti ad organi giurisdizionali di qualsiasi ordine;


– per le quali non è pendente una richiesta di parere ad altre autorità od organismi pubblici;


– di cui sia stata data notizia all’organo di revisione economica e finanziaria o se esistente, agli uffici di controllo interno.


 


Federico Gavioli


19 Settembre 2009


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