Operazione trasparenza: obiettivi e conseguenze (auspicati e reali)

argomento negli ultimi mesi al centro di accese discussioni è quello della “operazione trasparenza“ racchiusa nella cosiddetta Legge Brunetta. Per comprendere le difficoltà di fronte alle quali enti e amministrazioni pubbliche si son dovuti trovare a causa di tali innovazioni e chiarire le finalità di tali disposizioni di Legge procediamo dalla semplice enunciazione all’analisi degli obiettivi ottenuti e di quelli auspicati dalle diposizioni stesse

Un argomento che negli ultimi mesi è stato al centro di accese discussioni è quello della “operazione trasparenza“ racchiusa nella cosiddetta Legge Brunetta. Legge che da un lato ha attirato sul principale artefice, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione molteplici critiche e che dall’altro ha palesato le enormi difficoltà da parte degli Enti e delle  Amministrazioni interessate di mettere in atto le disposizioni in essa contenute.


 


Per comprendere le cause di ciò e per meglio chiarire le finalità di tali disposizioni di Legge è opportuno procedere attraverso un percorso graduale, che passa dalla semplice enunciazione all’analisi degli obiettivi ottenuti e di quelli auspicati dalle diposizioni stesse.


 


L’ art. 21 (Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale) della Legge del 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) recita al comma 1 che le Pubbliche Amministrazioni hanno l’“obbligo di pubblicare sul proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti (1) e dei segretari comunali e provinciali nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per ufficio di livello dirigenziale(2).


Tutto questo entro il 15 settembre 2009 (termine già precedentemente prorogato) e comunque nel più breve tempo possibile.


 


In particolare, le Amministrazioni Pubbliche coinvolte sono: “tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende e amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni e le Province, i Comuni, le Comunità Montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli Enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli Enti del SSN, l’ARAN” (3), etc…


 


Sono soggetti interessati dalla rilevazione anche i dirigenti assunti con contratti a tempo determinato, mentre sono escluse da queste le società partecipate dalle Amministrazioni Pubbliche.


 


A supporto di queste Amministrazioni è prevista una procedura on-line con le istruzioni e le regole da seguire per la compilazione dei curricula, questo anche per dare un’omogeneità alle informazioni che saranno inserite e che successivamente verranno inviate al Ministero.


 


Ad una prima e sommaria presentazione la norma appare una semplice disposizione a sé stante, ma un’analisi più approfondita ne svela gli ambiziosi obiettivi, che puntano a:


 



  • semplificare le procedure e aumentare la competitività del sistema nazionale delle Amministrazioni Pubbliche;

  • aumentare la trasparenza e ridurre l’asimmetria informativa esistente tra Ente e cittadino;

  • ridurre gli sprechi;

  • ridurre i casi di favoritismo;

  • raccogliere informazioni omogenee;

  • contrastare l’assenteismo e aumentare la produttività;

  • incentivare i Dirigenti e gli altri operatori a migliorarsi cercando di eccellere nei rispettivi compiti;

  • aumentare l’efficienza dell’operato del pubblico;

  • aumentare la fiducia del cittadino nei confronti dell’ amministrazione di riferimento;

  • infine, con informazioni omogenee sarà anche possibile, non solo tenere aggiornato un valido data base, ma anche sviluppare studi e statistiche utili per un sempre migliore sistema di valutazione.


Il primo obiettivo, quello relativo alla semplificazione delle procedure, può esser raggiunto nella fase iniziale attraverso la procedura on- line prevista per la compilazione dei curricula. Lo stesso, visto nel lungo periodo, può rappresentare una seria opportunità di cambiamento e adeguamento del sistema nazionale che necessita di un maggiore livello di competitività in campo internazionale attraverso un sistema pubblico bisognoso di una sempre maggiore flessibilità “intellettuale”.


 


Questo sarebbe di supporto all’incremento della competitività delle Pubbliche Amministrazioni e in particolare degli operatori, che coglierebbero l’importanza di fornire dati omogenei ponendo l’attenzione su quelli di maggiore utilità (quinto obiettivo).


 


Il secondo obiettivo è di particolare importanza perché il cittadino vedrebbe cadere i tabù che fino ad ora le amministrazioni hanno costruito e al contrario si troverebbe a camminare nei corridoi degli Enti,che non sarebbero più visti come palazzi di cristallo con confini invalicabili..


 


Tra il terzo e il quarto obiettivo esiste una relazione in quanto, con la pubblicazione dei dati sensibili quali le retribuzioni tabellari, gli eventuali premi, i titoli di studio e professionali, le capacità linguistiche e le conoscenze tecnologiche acquisite, nonché le eventuali esperienze, si ridurrebbero i fenomeni dello spoil system e quello degli sprechi delle risorse economiche.


 


Queste si vedrebbero ridotte anche grazie alla pubblicazione dei dati relativi all’assenteismo, in quanto questa disposizione dovrebbe avere come effetto diretto una maggiore razionalizzazione nella richiesta e accettazione di eventuali permessi, ferie.


 


A questi, come altri obiettivi diretti, seguirebbero il sesto e il settimo, con l’effetto della riduzione dell’assenteismo, un incremento della produttività e la tendenza ad un costante miglioramento da parte di tutti gli operatori, anche da parte dei Dirigenti che si vedrebbero così esposti in primo piano.


Conseguenze di quanto sin qui esposto sono il settimo e l’ottavo obiettivo, punti focali di tutto l’intervento normativo ma anche di tanti altri precedenti; è da anni infatti che si parla di Efficacia, Efficienza ed Economicità delle pubbliche amministrazioni e di fiducia del cittadino Per questo la “Legge Brunetta” va a incrementare una lunga lista di interventi con tali tematiche, partiti già con le riforme del’93.


 


Se questi erano gli obiettivi, ad oggi, i risultati raggiunti sono molto deludenti. Infatti la maggior parte degli Enti interessati non ha reso evidenza dei dati richiesti e quelli che lo hanno fatto, per la maggior parte hanno presentato solo dati parziali. Secondo un monitoraggio sullo stato d’attuazione dell’art. 21 della Legge, pubblicato dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, tra i Ministeri nessuno ha presentato dati completi, mentre tra le Regioni solo l’Emilia Romagna e la Lombardia sono state virtuose.


Inoltre tra i dati presentati molti presentano imprecisioni in merito alle informazioni effettivamente richieste.


 


A supporto dei risultati ottenuti, ci sono le difficoltà cui inizialmente si è fatto cenno:



  • la prima è la cultura tipica del Pubblico, all’interno del quale la concezione della meritocrazia, che il sistema aiuterebbe ad implementare, fatica ad entrare;

  • altre difficoltà sono di tipo più operativo: in primo luogo legata alla raccolta dei dati da pubblicare e in secondo luogo legata all’elaborazione degli stessi per la costruzione degli indicatori richiesti;

  • ulteriore problema potrebbe essere legato anche alla mancanza di personale da dedicare a tale attività o a quella del monitoraggio delle eventuali modifiche, poiché preso per la maggior parte da questioni di contingenza.


Quest’ultimo problema però potrebbe essere facilmente risolto organizzando il lavoro di un’unica persona che possa dedicar visi anche due o tre volte al mese.



 


Di fronte a questa situazione, bisogna anche dire che molti vedono la richiesta della pubblicazione dei dati sensibili come una violazione della privacy, ed infatti alcune Amministrazioni hanno deciso di pubblicare tali dati senza però comunicare i nominativi degli interessati.


 


Anche se gli obiettivi della Legge Brunetta, ad oggi, non sembrano raggiungibili nel breve periodo, bisogna constatare che questi hanno dato il via a numerosi spunti per una riflessione di base:


anche se l’intervento può essere considerato “aggressivo” e in violazione della privacy, è altresì vero della necessità  di un cambiamento nell’atteggiamento del Pubblico Operatore, che ha bisogno di rendersi più “umano” nei confronti del cittadino il quale sente il bisogno di riscontri tangibili dell’operato dell’attività pubblica e di un rapporto più diretto con gli operatori interni.


 


Albina Mandrone


22 Settembre 2009








NOTE


 


(1) A tale riguardo si precisa che la disposizione fa riferimento a tutti i dirigenti, anche di livello apicale, ed ai segretari comunali e provinciali di livello A, B, C.


Inoltre i dati pubblicati dovranno essere aggiornati periodicamente a cura dell’ interessato.


(2) Legge 18 giugno 2009, n.69


(3) D. Lgs. 30 marzo 2001, n.165


 

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