Lo scudo fiscale ai nastri di partenza

La recente ridefinizione della normativa volta a consentire l’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da soggetti residenti in  Italia  (cosiddetto  scudo  fiscale”), introdotta con l’art. 13-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, in sede di conversione dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, costituisce, per tutti i soggetti che  hanno esportato o detenuto all’estero capitali e altre attività in violazione dei vincoli  valutari  e degli obblighi tributari, una importante opportunità  offerta dal Fisco per  regolarizzare  la propria posizione fiscale.

 

La normativa è indirizzata alle persone fisiche  e agli altri soggetti fiscalmente residenti nel territorio dello Stato che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno  esportato  o  detenuto  all’estero capitali e attività in violazione dei vincoli  valutari e degli obblighi tributari sanciti dalle disposizioni sul cosiddetto “monitoraggio fiscale” – vale a dire dalle norme contenute nel decreto-legge 28 giugno 1990, n.  167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, comprese  quelle  relative  al trasporto al seguito ora contenute nell’art. 3 del decreto legislativo 19  novembre  2008,  n.  195 – nonché  degli obblighi  di dichiarazione dei redditi imponibili di fonte estera.

 

In sostanza, attraverso il cosiddetto “rimpatrio” o la cosiddetta “regolarizzazione” è consentito far emergere denaro  e  attività  di  natura finanziaria e patrimoniale.

La regolarizzazione è consentita esclusivamente nel caso in cui le attività siano detenute in Paesi dell’Unione  Europea,  nonché  in  Paesi aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE), che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa.

 

L’emersione delle predette attività non determina la regolarizzazione degli  illeciti di qualsiasi altra natura: restano fermi i presidi ordinamentali e le relative sanzioni contenute nella disciplina dell’antiriciclaggio, nonché in materia di  reati,  ad  eccezione  di  quelli  legati  all’infedele o all’omessa dichiarazione dei redditi.

 

Lo scarno dettato legislativo fa espresso rinvio agli artt. 11, 13, 14, 15, 16, 17, 19, commi 2 e 2-bis, 20, comma 3, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350,  convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409, e   successive modificazioni, e al decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, demandando al provvedimento del Direttore dell’Agenzia  delle   Entrate – appena approvato –  le   relative disposizioni di attuazione e gli adempimenti anche dichiarativi.

La regolarizzazione della propria posizione  comporta il versamento di  un’imposta  straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008 e all’effettuazione degli  adempimenti richiesti per il rimpatrio o la regolarizzazione nell’arco temporale che va dal 15  settembre 2009 al 15 aprile 2010.

 

Il costo dell’operazione è pari al 50 per cento – comprensiva di interessi e sanzioni e senza il diritto allo scomputo di eventuali ritenute o crediti  – di un rendimento lordo presunto in ragione del  2  per  cento  annuo  per  i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione, senza possibilità di scomputo di eventuali perdite.

In estrema sintesi, con l’ausilio della bozza della circolare diffusa il 15 settembre 2009 dall’Agenzia delle Entrate, indichiamo gli aspetti più salienti del nuovo istituto.

 

AMBITO SOGGETTIVO

 

I soggetti interessati all’operazione scudo fiscale sono le persone fisiche (titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo), gli enti non commerciali e le società semplici ed associazioni equiparate ai sensi dell’art. 5 del T.U. n. 917/86, fiscalmente residenti  nel territorio dello Stato (cfr. art. 2 del T.U. n. 917/86, per le persone fisiche e per le società semplici, le associazioni e gli enti non commerciali, gli artt. 5, comma 3, lettera d), e 73, comma 3, del TUIR ).

 

Restano, invece, esclusi gli enti commerciali, nonché le società, siano esse società di persone o  società  di capitali, ad eccezione delle società semplici.

Sono altresì esclusi i soggetti che abbiano osservato le disposizioni sul monitoraggio fiscale,  ma abbiano violato unicamente gli obblighi di dichiarazione annuale dei redditi di fonte estera.

 

L’emersione di  attività  comunque  riferibili  al  contribuente, detenute al di fuori del territorio dello Stato, è ammessa non soltanto anche nel caso in cui le  attività siano intestate a società fiduciarie o siano possedute dal contribuente per il tramite di interposta persona.

Possono usufruire del provvedimento agevolativo anche gli eredi di defunti, residenti in Italia nel momento in cui ha compiuto la violazione delle norme di cui al D.L. n. 167  del  1990.

 

L’emersione può riguardare anche attività detenute in comunione da più soggetti. In tal caso, la dichiarazione riservata deve essere presentata da ciascuno dei soggetti interessati per la quota parte di propria competenza.

 

AMBITO OGGETTIVO

 

Le disposizioni relative al rimpatrio hanno  per  oggetto  le  somme  di denaro e le altre attività finanziarie, tra le  quali: 

  • azioni e strumenti finanziari assimilati, quotati e non quotati;
  • quote di società ancorché  non rappresentate da titoli;
  • titoli obbligazionari;
  • certificati di massa; 
  • quote di partecipazione ad organismi di investimento collettivo del  risparmio;
  • polizze assicurative produttive di redditi di natura finanziaria – indipendentemente dalla residenza del soggetto emittente – detenute all’estero, in qualsiasi Paese europeo ed extraeuropeo, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, per le  quali  viene  disposto  dal contribuente il trasferimento in Italia;
  • finanziamenti  a  soggetti esteri.

L’operazione di regolarizzazione, invece, ha per oggetto le somme di denaro, le  altre attività finanziarie sopra elencate, nonché gli investimenti esteri di  natura  non  finanziaria,  quali, ad esempio, gli immobili e i fabbricati situati all’estero, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht, semprechè suscettibili di produrre reddito e detenuti  a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008 in un Paese europeo o in un Paese aderente allo Spazio economico europeo (SEE) che garantisce un effettivo scambio di informazioni fiscali  in  via  amministrativa,  per  le quali non deve essere  necessariamente  disposto  dal  contribuente  il trasferimento in Italia.

   

LA SANATORIA E’ GESTITA DAGLI INTERMEDIARI ABILITATI

 

Per l’effettuazione delle operazioni di emersione è necessario avvalersi dell’intervento degli intermediari specificamente individuati  dall’art. 11, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 350 del 2001.  Si  tratta,  in particolare, di:

1. banche italiane;

2. società di intermediazione mobiliare (SIM)  di  cui  all’articolo  1, comma 1, lettera e), del testo unico della finanza, approvato con il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF);

3. società di gestione del risparmio  (SGR)  previste  dall’articolo  1, comma 1, lettera o), del TUF, limitatamente alle  attività  di  gestione  su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi;

4. società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966;

5. agenti di cambio iscritti nel ruolo unico previsto dall’articolo  201 del TUF;

6. Poste Italiane S.p.A.;

7.  stabili  organizzazioni  in  Italia  di  banche  e  di  imprese   di investimento non residenti.

 

TERMINI PER L’EFFETTUAZIONE DELLE OPERAZIONI DI EMERSIONE

 

Le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione possono essere effettuate dai  soggetti interessati nel periodo compreso tra il 15 settembre 2009  e  il  15  aprile 2010.

In detto arco temporale devono concludersi tutti gli adempimenti previsti a carico  dei  contribuenti,  mentre  possono essere non ancora completati taluni degli  adempimenti  a  cura   degli intermediari.

 

Le attività rimpatriate prima del 15 settembre 2009 ovvero  dopo  il  15 aprile 2010 non possono essere oggetto dell’operazione di emersione.

Il rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento  dell’imposta straordinaria, e pertanto con la fornitura all’intermediario della  provvista  necessaria al pagamento dell’imposta straordinaria dovuta da parte del contribuente ovvero con l’addebito della medesima imposta sul conto del soggetto che  effettua  il  rimpatrio o la regolarizzazione,  non  rilevando,  invece,  a  questi  fini  la  data  del versamento all’Erario da parte dell’intermediario.

   

RIMPATRIO

 

L’art. 13-bis della norma agevolativa prevede, in  linea  generale,  l’emersione tramite il rimpatrio e/o la regolarizzazione sia delle attività  finanziarie che di quelle patrimoniali.

La circolare diffusa precisa che il  rimpatrio può essere in concreto effettuato per il denaro e le altre attività finanziarie detenute in qualsiasi Paese europeo ed extraeuropeo a partire  da  una  data non successiva al 31 dicembre 2008.

 

A tal fine i soggetti interessati  all’operazione di  rimpatrio  devono presentare agli  intermediari  precedentemente  elencati una dichiarazione riservata del denaro e delle attività finanziarie detenute all’estero alla predetta data, delle quali si dispone l’ingresso nel territorio dello  Stato, conferendo agli intermediari l’incarico di ricevere in deposito le attività provenienti dall’estero.

L’operazione di rimpatrio può  essere  effettuata  anche  attraverso  il trasporto al seguito del contante e delle altre attività finanziarie. In tal caso, il soggetto   interessato  deve dichiarare all’Agenzia delle Dogane l’operazione di trasporto al seguito del contante e le altre attività finanziarie di importo pari o superiore a euro  10.000.

La  dichiarazione può essere trasmessa in via telematica prima dell’attraversamento della frontiera ovvero consegnata in forma scritta al momento del passaggio presso gli uffici doganali di confine o limitrofi.

Il rimpatrio si considera eseguito nel momento in cui l’intermediario abilitato  assume formalmente in  custodia, deposito, amministrazione o gestione il  denaro e le predette attività finanziarie detenute all’estero, anche senza procedere al materiale  trasferimento  delle  stesse nel  territorio  dello  Stato. 

 

Le  attività, una volta rimpatriate, possono essere destinate a qualunque  finalità  e  quindi essere riallocate anche all’estero, nel rispetto delle disposizioni relative al monitoraggio fiscale e  valutario  e  di  tutte  le  altre  norme  che  regolano  le   operazioni finanziarie.

Nonostante l’astratta  previsione  normativa,  il  rimpatrio  non  è concretamente realizzabile per le attività patrimoniali in considerazione del  fatto  che, per la loro natura, le stesse non appaiono idonee a formare oggetto di un rapporto di  custodia,  deposito,  amministrazione  o  gestione  con   gli intermediari abilitati.

 

REGOLARIZZAZIONE

 

Il contribuente, in alternativa  all’effettuazione dell’operazione del rimpatrio,  può  avvalersi  degli  effetti dell’emersione attraverso la regolarizzazione  del  denaro  e  delle  attività  finanziarie che  intende mantenere all’estero.

La regolarizzazione può avere ad oggetto, oltre che al denaro e alle attività finanziarie, anche investimenti  di  diversa natura, quali gli immobili e i fabbricati situati all’estero, le quote di diritti reali, le cosiddette “multiproprietà”, gli  yacht,  gli oggetti preziosi, le opere d’arte, semprechè si tratti di beni suscettibili di produrre reddito e per i quali sono state violate le norme sul monitoraggio fiscale.

 

Vi rientrano anche le attività intestate a società fiduciarie o  possedute  dal  contribuente  per  il  tramite  di  interposta persona.

L’operazione di regolarizzazione è  tuttavia condizionata alla circostanza che le  attività  finanziarie e patrimoniali siano detenute, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, in un Paese dell’Unione Europea o in un Paese aderente all’accordo sullo Spazio Economico  Europeo  (SEE)  che  garantiscono  un  “effettivo”   scambio   di informazioni fiscali in via amministrativa.

 

Precisa la circolare che, per  le attività detenute in Liechtenstein, non è consentito effettuare la regolarizzazione. Da tale Paese, quindi, è consentito effettuare esclusivamente il rimpatrio.

La regolarizzazione non è altresì consentita per le attività detenute in Paesi extra UE, quali, ad esempio, la Svizzera, Montecarlo e San Marino, per le quali è prevista esclusivamente la possibilità del rimpatrio.

Così come per il rimpatrio, ai fini della regolarizzazione i contribuenti sono tenuti a presentare ad uno degli intermediari abilitati la dichiarazione riservata e ad effettuare le medesime procedure stabilite per le operazioni di rimpatrio.

 

Inoltre, qualora la dichiarazione riguardi attività di natura finanziaria il contribuente deve allegare alla dichiarazione  riservata  una certificazione o altra documentazione analoga (ad esempio, estratti conto bancari) rilasciata dall’intermediario estero, avente data  ragionevolmente ravvicinata a quella di presentazione della dichiarazione riservata, che sia in grado di  comprovare che  le attività finanziarie sono depositate o costituite presso l’intermediario medesimo e che quindi sono  effettivamente detenute all’estero.

 

L’IMPOSTA STRAORDINARIA DOVUTA

 

Ai  fini  del  conseguimento  degli  effetti  dell’emersione,  è  dovuta un’imposta straordinaria, che tiene conto  anche degli  interessi  e  delle sanzioni, pari al 50  per cento del rendimento presunto delle attività finanziarie rimpatriate o regolarizzate.

Il rendimento si presume maturato nella misura del 2 per cento annuo per i cinque anni precedenti l’operazione di emersione.

 

In sostanza, quindi, l’imposta è pari al  5  per  cento  delle  attività finanziarie  indicate  nella  dichiarazione  riservata. 

Supponendo, ad esempio, che sia effettuato il  rimpatrio  di  una  somma pari a € 1.000.000 il cui rendimento lordo presunto è pari a    20.000  per ciascun anno (per un totale di 100.000 nei  cinque  anni  precedenti),  ne consegue che l’imposta straordinaria dovuta è pari a 50.000.

Non è consentito lo scomputo di eventuali perdite, né il  riconoscimento di ritenute o crediti, anche per imposte eventualmente subite all’estero. Tale imposta, inoltre,  non  costituisce  per  il  contribuente  un  importo deducibile né compensabile, ai fini di alcuna imposta, tassa o contributo.

 

Francesco Buetto

24 Settembre 2009


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