Il provvedimento per lo scudo fiscale

          Con provvedimento del 14 settembre 2009, prot. n. 117825, del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, è stato diramato il modello di dichiarazione riservata delle attività emerse, ai sensi dell’art. 13-bis del  decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, con  le relative  istruzioni,  nonché  la definizione  del tasso di  cambio per la determinazione del controvalore in euro delle attività finanziarie  e  degli investimenti rimpatriati o regolarizzati.

 

          In particolare, come osservato peraltro dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate diffusa il 15 settembre 2009, tali disposizioni si rivolgono alle  persone  fisiche e agli altri soggetti fiscalmente residenti nel territorio dello  Stato che, anteriormente al 31 dicembre 2008, hanno  esportato o detenuto  all’estero capitali e attività in violazione dei  vincoli  valutari  e  degli  obblighi tributari sanciti dalle disposizioni sul cosiddetto “monitoraggio fiscale”, vale a dire dalle norme contenute nel decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, comprese  quelle  relative  al trasporto al seguito ora contenute nell’articolo 3 del decreto legislativo 19  novembre 2008,  n. 195,  nonché  degli  obblighi  di dichiarazione dei redditi imponibili di fonte estera.

          In sostanza, attraverso il cosiddetto “rimpatrio” o la cosiddetta “regolarizzazione” è consentito far emergere denaro  e  attività di natura finanziaria e patrimoniale.

 

          La regolarizzazione è tuttavia consentita esclusivamente nel caso in cui le attività siano detenute in Paesi dell’Unione  Europea,  nonché  in  Paesi aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE), che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa.

          L’emersione delle predette attività – sia nel caso di rimpatrio  che  in quello della regolarizzazione – produce effetti estintivi delle violazioni di natura tributaria e previdenziale relativamente agli importi  dichiarati, con riferimento ai periodi di imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini per l’accertamento ed estingue le relative sanzioni amministrative.

          Ai fini degli effetti dell’emersione, nonché delle modalità di effettuazione della stessa, la nuova normativa fa espresso rinvio agli artt. 11, 13, 14, 15, 16, 17, 19, commi 2  e  2-bis, 20, comma 3, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, convertito, con modificazioni, dalla legge  23  novembre  2001, n.  409, e successive modificazioni, e al decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni,  dalla  legge 23  aprile  2002, n. 73,  demandando al provvedimento del Direttore  dell’Agenzia  delle Entrate le relative disposizioni di attuazione e gli adempimenti anche dichiarativi.

 

          Per regolarizzare la propria posizione il contribuente è tenuto al versamento di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero a partire da una data non successiva al  31 dicembre 2008 e all’effettuazione degli adempimenti richiesti per il rimpatrio o la regolarizzazione nell’arco temporale che va dal 15  settembre 2009 al 15 aprile 2010.

          Per beneficiare delle disposizioni in esame, il contribuente è tenuto al versamento di una somma pari al 50 per cento – comprensiva  di  interessi  e sanzioni e senza il diritto allo scomputo di eventuali ritenute o crediti  – di un rendimento lordo presunto in ragione del 2 per cento annuo per  i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione, senza possibilità di scomputo di eventuali perdite.

 

          Relativamente alle attività oggetto di  rimpatrio, i contribuenti che abbiano presentato la dichiarazione riservata sono esonerati dall’obbligo di indicare le medesime attività nella dichiarazione dei redditi (modulo RW).

In sostanza, quindi, l’imposta è pari al  5 per cento delle  attività finanziarie  indicate nella dichiarazione riservata. Si tratta di una presunzione assoluta che non tiene conto del periodo di effettiva detenzione all’estero delle attività che si intende rimpatriare o regolarizzare né del reale rendimento conseguito.

 

          Tale presunzione esplica effetti esclusivamente ai fini della determinazione dell’imposta straordinaria e non incide sugli altri profili applicativi della normativa sullo scudo fiscale.

 

ESEMPIO

Supponendo che sia effettuato il  rimpatrio  di  una  somma pari a 1.000.000 il cui rendimento lordo presunto è pari a    20.000  per ciascun anno (per un totale di 100.000 nei  cinque  anni  precedenti),  ne consegue che l’imposta straordinaria dovuta è pari a 50.000.

 

          Non è consentito lo scomputo di eventuali perdite, né il  riconoscimento di ritenute o crediti, anche per imposte  eventualmente  subite  all’estero.

          Tale imposta, inoltre, non costituisce per il contribuente un importo deducibile né compensabile, ai fini di alcuna imposta, tassa o contributo.

          Ai fini dell’operazione di emersione, il contribuente è tenuto a   redigere una dichiarazione riservata e a consegnarla all’intermediario che riceve in  deposito le somme e le altre attività finanziarie o che è incaricato della regolarizzazione.

 

          Come abbiamo accennato, tale  dichiarazione  deve  essere  redatta  in  conformità al modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del  14 settembre 2009, nel quale  sono  indicate  la  natura  e  l’ammontare  delle attività  oggetto  di  rimpatrio. 

          La dichiarazione ha contenuto sintetico e ricalca sostanzialmente i dati e le notizie che il contribuente avrebbe dovuto indicare nella dichiarazione dei redditi, modulo RW, in osservanza degli obblighi previsti dal cosiddetto “monitoraggio fiscale”.

          Le attività, in essa specificate, devono essere indicate  con  esclusivo riferimento alla tipologia delle stesse, senza la descrizione analitica  dei relativi estremi identificativi (quali, ad esempio: codice titolo,  soggetto emittente, ecc.).

 

          Relativamente all’ammontare del denaro e delle attività  finanziarie espresse in valuta, il contribuente è tenuto anche ad indicare nella dichiarazione riservata il valore in euro  convertito  utilizzando  i  cambi delle valute estere, indicati nel predetto  provvedimento del  Direttore dell’Agenzia delle Entrate, calcolati  sulla  base  della  media  dei  cambi mensili fissati, ai sensi dell’art. 110,  comma  9,  del  TUIR,  per  il periodo che va da gennaio a dicembre 2008.

          Ai fini dell’indicazione dell’ammontare delle attività finanziarie, il contribuente non è tenuto ad adottare criteri specifici di valorizzazione, fermo restando che gli effetti previsti in conseguenza della emersione delle disponibilità detenute all’estero sono limitati agli importi indicati nelle dichiarazioni riservate. Il contribuente può, ad esempio, indicare l’importo corrispondente al valore corrente delle attività ovvero al costo di acquisto delle stesse o a valori intermedi.

 

          La dichiarazione riservata, debitamente sottoscritta  dall’intermediario e rilasciata in copia al contribuente, comprova  il  pagamento  dell’imposta straordinaria e costituisce l’unico documento idoneo ad invocare gli effetti del rimpatrio e/o della regolarizzazione previsti dal decreto in  esame.  Detta dichiarazione riservata non è soggetta ad imposta di bollo.

 

Il modello

 

          Il modello è  composto  dalle sezioni concernenti i dati  del soggetto   che procede al rimpatrio e/o regolarizzazione, del rappresentante del dichiarante e dell’intermediario al quale viene presentata la dichiarazione, nonché dai quadri contenenti i dati relativi alle attività rimpatriate e/o regolarizzate detenute  all’estero  a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008.

          Il modello è reso disponibile gratuitamente  in formato elettronico e può essere utilizzato prelevandolo dal  sito  Internet dell’Agenzia delle entrate www.agenziaentrate.gov.it

 

 

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Roberta De Marchi

22 Settembre 2009


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