Contrasto ai paradisi fiscali





Nel S.O. n. 140 alla G.U. n. 179 del 4 agosto 2009 è stata pubblicata la Legge 3 agosto 2009, n. 102, che ha convertito in legge, con modificazioni, il Decreto Legge 1° luglio 2009, n. 78, recante: “Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali”.  

Si ritiene opportuno riassumere le disposizioni contenute nell’articolo 12 del citato Decreto Legge, volte ad introdurre norme di contrasto ai paradisi fiscali.

Il primo comma dell’articolo 12 esplicita l’intenzione di dare attuazione alle intese raggiunte tra gli Stati aderenti alla Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) in materia di emersione di attività economiche e finanziarie detenute in Paesi aventi regimi fiscali privilegiati, allo scopo di migliorare l’attuale insoddisfacente livello di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni, nonché di incrementare la cooperazione amministrativa tra Stati.

Il comma 2 dell’articolo 12 del D.L. n. 78/2009, così come risulta anche a seguito della conversione in legge, introduce una presunzione relativa (fatta salva cioè la prova contraria) in base alla quale, in deroga ad ogni vigente disposizione di legge, gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato in violazione degli obblighi di dichiarazione di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 4 del D.L. n. 167/1990, convertito dalla L. n. 227/1990, si presumono, ai soli fini fiscali, costituiti mediante redditi sottratti a tassazione.

Per l’individuazione dei citati Stati o territori a fiscalità privilegiata, la norma in questione rinvia al Decreto del Ministro delle Finanze 4 maggio 1999 ed al Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 21 novembre 2001, senza tener conto delle limitazioni ivi previste.

Si ricorda che il richiamo all’articolo 4 del D.L. n. 167/1990 comporta che i destinatari delle disposizioni in esame siano le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici e quelle ad esse equiparate ai sensi dell’articolo 5 del D.P.R. n. 917/1986 che, avendo taluni investimenti ed attività detenute all’estero (nel caso specifico in Stati o territori a fiscalità privilegiata), sono tenuti alla compilazione del Modulo RW della dichiarazione dei redditi.

Nel caso in cui i contribuenti interessati non siano in grado di fornire prova opportuna affinché la riferita presunzione non operi, l’articolo 12 del D.L. n. 78/2009 prevede che le sanzioni stabilite dall’articolo 1 del D.Lgs. n. 471/1997 siano raddoppiate.

La violazione, dunque, delle disposizioni concernenti l’obbligo di comunicazione attraverso il Modulo RW degli investimenti e delle attività di natura finanziaria in Stati o territori a regime fiscale privilegiato comporterà l’applicazione di una sanzione dal 240 per cento al 480 per cento delle imposte dovute nei casi di omissione della presentazione della dichiarazione e dal 200 al 400 per cento nel caso di presentazione di dichiarazione infedele.

Massimo Pipino

7 settembre 2009


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