Contrasto agli arbitraggi fiscali internazionali



Nel S.O. n. 140 alla G.U. n. 179 del 4 agosto 2009 è stata pubblicata la Legge 3 agosto 2009, n. 102, che ha convertito in legge, con modificazioni, il Decreto Legge 1° luglio 2009, n. 78, recante: “Provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali”.

In questa sede si intendono riassumere le disposizioni introdotte dall’articolo 13 del citato Decreto Legge, volte ad introdurre norme di contrasto agli arbitraggi fiscali internazionali.

Il comma 1 di detto articolo 13 stabilisce che, per analogia ed armonizzazione con quanto già disposto in altri ordinamenti europei, allo scopo di evitare indebiti arbitraggi fiscali, l’accesso a regimi che possono favorire disparità di trattamento, con particolare riferimento ad operazioni infragruppo, sia sottoposto ad una verifica di effettività sostanziale.

Nell’ottica dell’attuazione di tali finalità viene, dunque, modificato l’articolo 167 del D.P.R. n. 917/1986, Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), recante disposizioni in materia di imprese estere collegate, il quale prevede l’imputazione diretta, per trasparenza, degli utili delle società controllate situate in Stati e territori a fiscalità privilegiata in capo ai soggetti residenti in Italia che direttamente o indirettamente le controllano.

Detto articolo dispone, inoltre, che il soggetto residente in Italia possa chiedere la disapplicazione di tali norme relative alle cosiddete “Controlled Foreign Companies” (CFC), mediante la presentazione preventiva di un apposito interpello all’Amministrazione Finanziaria, dimostrando la sussistenza delle prescritte circostanze esimenti, previste dal comma 5 dell’articolo 167 del TUIR.

Esse prevedevano che il contribuente dimostrasse, alternativamente che:



a) la società o altro ente non residente svolga un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nello Stato o nel territorio nel quale ha sede;

b) dalle partecipazioni non consegua l’effetto di localizzare i redditi in Stati o territori a fiscalità privilegiata.



In relazione a tale disciplina, il D.L. n. 78/2009 modifica la citata lettera a) del comma 5 dell’articolo 167 del TUIR, prevedendo che la circostanza esimente si configuri qualora la società o altro ente non residente svolga un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello Stato o territorio di insediamento; per le attività bancarie, finanziarie ed assicurative quest’ultima condizione si ritiene soddisfatta quando la maggior parte delle fonti, degli impegni o dei ricavi originano negli Stato o territorio di insediamento.

L’articolo 13 del Decreto Legge n. 78/2009 introduce, altresì, un nuovo comma 5-bis al predetto articolo 167 del D.P.R. n. 917/1986.

Tale comma 5-bis prevede che le disposizioni dettate dalla lettera a) del comma 5, modificato coì come illustrato in precedenza, non si applichino qualora i proventi della società od altro ente non residente provengano per più del 50 per cento dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari.

In tutti i casi citati, dunque, non è possibile configurare l’esimente descritta in precedenza, dovendosi, invece, imputare i conseguenti redditi per trasparenza al soggetto residente.

L’articolo 13 del D.L. n. 78/2009 introduce anche due nuovi commi finali all’articolo 167 del TUIR, di notevole rilievo.

Il nuovo comma 8-bis dispone che la disciplina sulle CFC dettata dal primo comma dello stesso articolo 167 trovi applicazione anche nell’ipotesi in cui i soggetti controllati siano localizzati in Stati o territori diversi da quelli richiamati (cioè, ovunque siano localizzati) qualora ricorrano, congiuntamente, le seguenti condizioni:



a) siano assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia;

b) abbiano conseguito proventi derivanti per più del 50 per cento dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari.



Il comma 8-ter dispone, invece, che le norme appena illustrate dettate dal comma 8-bis non si applichino qualora il soggetto dimostri che l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

Anche in relazione alle citate disposizioni del comma 8-ter, il contribuente che intenda avvalersene è tenuto a presentare un interpello preventivo all’Amministrazione Finanziaria, così come, si è riferito in precedenza, è già previsto dal comma 5 dell’articolo 167 del TUIR per le partecipazioni in Stati e territori a fiscalità privilegiata.

Tale estensione della disciplina prevista per le CFC non si applica nei confronti delle società estere collegate ai sensi dell’articolo 168 del D.P.R. n. 917/1986.

Massimo Pipino

12 settembre 2009


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